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San Fruttuoso (Genova)

quartiere di Genova
San Fruttuoso
Genova-San Fruttuoso bassa-IMG 0887.JPG
Salita della Noce, nel nucleo storico del quartiere
StatoItalia Italia
RegioneLiguria Liguria
ProvinciaGenova Genova
CittàProvincia di Genova-Stemma.svg Genova
CircoscrizioneMunicipio III Bassa Valbisagno
Altri quartieriMarassi, Quezzi
Codice postale16143
Mappa dei quartieri di Genova

Mappa dei quartieri di Genova

Coordinate: 44°24′25″N 8°57′25″E / 44.406944°N 8.956944°E44.406944; 8.956944

San Fruttuoso (San Frutozo /saŋ fryˈtuːzu/ in genovese) è un quartiere di Genova nella bassa Val Bisagno, compreso tra i quartieri di Marassi a nord, San Martino a est e Foce e Albaro a sud. Per un breve tratto, nella zona di Borgo Incrociati, confina anche con il quartiere di Castelletto.

Indice

Descrizione del quartiereModifica

L'ex circoscrizione di San Fruttuoso fa parte, insieme ai quartieri di Marassi e Quezzi, del Municipio III Bassa Valbisagno e comprende le unità urbanistiche "San Fruttuoso" e "Sant'Agata", che insieme hanno una popolazione di 34.444 abitanti al 31 dicembre 2016, di cui 25.320 nell'area di San Fruttuoso e 9.124 in quella di Sant'Agata.[1]

Con la denominazione di San Fruttuoso d'Albaro, è stato comune autonomo fino al 1873, quando insieme ad altri cinque comuni della bassa Val Bisagno fu inglobato nel comune di Genova. Dopo l'annessione alla città, il piccolo borgo rurale appena fuori delle mura con l'espansione urbanistica del primo Novecento si è trasformato in un quartiere residenziale semi-centrale.

Il nome del quartiere deriva da quello dell'omonima chiesa, con annesso convento, oggi scomparsi[2], di cui si ha memoria dal 1130, ma fino al XVI secolo la zona era detta Terralba, toponimo oggi limitato all'area più bassa della valle del Rio Noce.

TerritorioModifica

San Fruttuoso si compone di una parte collinare, comprendente anche il santuario della Madonna del Monte e il colle di Camaldoli e di una parte bassa, estesa nella piana sulla sponda sinistra del Bisagno, alla confluenza del rio Noce ma comprendente anche il Borgo Incrociati, situato sulla sponda destra del torrente e collegato al resto del quartiere dal ponte Castelfidardo, che in epoca recente ha sostituito l'antico ponte di Sant'Agata, oggi diroccato a seguito dell'alluvione del 1970, durante la quale il Bisagno in piena ne fece crollare la parte centrale.[3]

A San Fruttuoso bassa si trovano le vie e le piazze principali che costituiscono il centro del moderno quartiere (Piazza Manzoni, Piazza Giusti, Piazza Martinez, Piazza Terralba, Corso Sardegna, Corso Galliera, Via Giacometti). Il quartiere si estende poi verso San Martino nella valletta del rio Noce, fino a via Barrili e a metà di via Donghi (in corrispondenza della grande grotta-edicola votiva conosciuta come La Madonnetta); a sud San Fruttuoso è separato dai quartieri di Albaro e Foce dalla linea ferroviaria Genova-La Spezia, appena fuori dalla stazione di Genova Brignole.

Il "polmone verde" del quartiere è costituito dal parco pubblico annesso alla storica Villa Imperiale e dal "Bosco dei Frati".

StoriaModifica

Dalle origini al SettecentoModifica

Il primo nucleo urbano di San Fruttuoso si formò in epoca medioevale intorno a ospitali e monasteri a servizio dei viandanti che percorrevano la via medioevale da Genova alla riviera di levante che, uscita dalla città attraverso la Porta Romana, aperta nelle secentesche Mura Nuove (e in precedenza dalla medioevale Porta Aurea e poi dalla rinascimentale Porta dell'Arco), attraversava il Bisagno sul lungo ponte di Sant'Agata. Raggiunta l'altra sponda nei pressi della chiesa di Sant'Agata, con annesso ospitale, di cui si hanno notizie scritte dal 1191, l'antica via, il cui percorso a tratti è ancora riconoscibile nel moderno tessuto urbano, proseguiva verso il colle di San Martino per le attuali via San Fruttuoso e salita della Noce. Attorno al convento di Sant'Agata e lungo la salita sulla sponda destra del Noce, nei pressi della chiesa di San Fruttuoso, sorsero i primi nuclei abitati. Al 1183 risalgono le prime notizie del santuario della Madonna del Monte, sorto sul colle che dominava la via verso San Martino.

In epoca rinascimentale e nei secoli successivi nella zona sorsero progressivamente numerosi insediamenti signorili, tra i quali la Villa Imperiale con il suo vasto giardino.

Nel 1746, quando la Repubblica di Genova, alleata della Francia, si trovò coinvolta nella guerra di successione austriaca, la città di Genova fu occupata da un esercito austro-piemontese, al comando del generale Botta Adorno, poi cacciato in seguito all'insurrezione popolare del 5 - 10 dicembre 1746, che prese avvio con il leggendario episodio del Balilla. In quei giorni, a San Fruttuoso avvenne un episodio simile a quello del Balilla, ad opera di un ragazzo bisagnino di soli dieci anni soprannominato Pittamuli. Questi il 10 dicembre 1746, nei pressi del ponte di Sant'Agata, visti i vani tentativi di alcuni popolani di assaltare un gruppo di soldati austriaci asserragliati all'interno di un'osteria, riuscì a introdurre nel locale una fascina accesa, provocando un incendio, così che i soldati furono costretti ad uscire, arrendendosi.

«Cinquanta granatieri, riparatisi in una osteria, non volevano cedere alla forza che d'ogni intorno gli circondava, quando un ragazzo di dieci in undici anni, per soprannome Pittamuli, disse: «Lasciate pur fare a me» e presa da una mano una pistola, dall'altra una fascina accesa, corse contro l'osteria, e piantata una palla in petto al primo Tedesco che si parò avanti, e poi entrato con altri ragazzi dentro, pose fuoco ai sacconi dei letti, per forma che l'incendio, unito alle archibusate ed alle cannonate che fioccavano e dal Bisagno e da San Vincenzo e da Santa Chiara, costrinsero i granatieri ad arrendersi, gittate primieramente le armi...»

(Carlo Botta, Storia d'Italia, continuata da quella del Guicciardini, dall'anno 1513 sino al 1814 (Volume 4), F. Pagnoni, Milano, 1878)

L'OttocentoModifica

Nel 1818 fu istituito il comune di San Fruttuoso al quale fu annesso anche il borgo degli Incrociati, formatosi sulla sponda destra del Bisagno fuori della seicentesca Porta Romana, all'imboccatura a ponente del ponte di Sant'Agata. Il borgo ospitava l'antica chiesa di Santa Maria e il Convento dei Cruciferi che aveva funzionato per secoli come ospitale al servizio dei viandanti.

 
Particolare del quadro di Luigi Garibbo con il panorama di San Fruttuoso nel 1822

In un acquerello del paesaggista Luigi Garibbo, che raffigura i sobborghi orientali di Genova dalle mura di Santa Chiara[4] si vede sullo sfondo San Fruttuoso; si distinguono Borgo Incrociati, il ponte di S. Agata, ancora nella sua interezza, le chiese di S. Agata e S. Fruttuoso, Villa Imperiale e il santuario della Madonna del Monte, in un contesto ancora scarsamente edificato. In primo piano i poderosi bastioni delle Fronti Basse, che delimitavano a levante la città di Genova e il ponte Pila, oltre il quale si vede Borgo Pila, allora frazione di S. Francesco d'Albaro.

Iniziava in quegli anni lo sviluppo urbanistico che avrebbe visto il suo culmine nei decenni successivi all'annessione al comune di Genova, rendendo necessaria l'apertura di nuove direttrici viarie e infrastrutture varie, tra le quali la nuova casa comunale, costruita nell'attuale piazza Manzoni tra il 1865 e il 1870.

Sempre in quel periodo fu inaugurato nel Borgo Incrociati lo stabilimento per la produzione del gas illuminante delle Officine Elettriche Genovesi. Il comune di San Fruttuoso, pur nella ristrettezza dei fondi, dovette fronteggiare anche eventi disastrosi quali l'alluvione causata dallo straripamento del Bisagno nell'ottobre del 1822, che causò ingentissimi danni, e l'epidemia di colera del 1835. Così il Casalis descrive nel 1849 il comune di San Fruttuoso:

«… S. FRUTTUOSO, comune nel mandamento di S. Martino, prov. dioc. e div. di Genova. Trovasi immediatamente di là da porta Pila di Genova: non è lontano che un mezzo miglio dal suo capoluogo di mandamento, e da s. Francesco d’Albaro, coi quali borghi ha in comune le colline; il ch. conte Gräberg, di cui lamentiamo la morte, avvenuta or sono pochi mesi, parlando di quelle colline, così si esprime: «sono esse un mondo di superbissime fabbriche, e di bellissime ville, formanti in questa parte un teatro naturale, di cui non ha pari l’Europa, e si può dire l’Universo. » Diffatto ivi si veggono il palazzo imperiale detto l’albero d’oro, già proprio dell’illustre famiglia Vivaldi: ne diede il disegno Galeazzo Alessi[5]: contiene una vastissima sala nel mezzo, ed ha due logge sui lati: nella sala vedesi un medaglione rappresentante il ratto delle Sabine, lavoro di Luca Cambiaso, che è ammirato non tanto per la vastità della composizione, quanto per la distribuzione delle masse, e per l’intelligenza del chiaro-scuro; è però gran danno, che una compagnia di Panduri[6] nel 1746 abbia con moschettate guastato quelle stupende figure. Lo stesso valente Luca Cambiaso fregiò d’altri dipinti storici l'interno dell'edifizio. Il palazzo Fransoni di Terralba, presso la salita del Monte non lungi dalla villa precedente, fu già proprio dei Sopranis, e poi degli Airoli; contiene una gran sala, ove il Tabarone rappresentò la guerra di Giuda Maccabeo; egregio lavoro artistico, che regge al confronto colla battaglia di Costantino, pregevolissima opera di Giulio Romano. Nelle vicine camere si vedono affreschi del medesimo Tabarone e di altri valenti pittori. Tra le chiese del comune di s. Fruttuoso è particolarmente da osservarsi la parrocchiale, che già esisteva nell'anno 1313; ma per la sua piccolezza, fu ridotta nell’attuale stato mentre correva l'anno 1584: ivi è una tavola del Crocefisso con s. Gioanni, ammirato lavoro di Luca Cambiaso. La chiesa e la casa sotto il titolo di s. Agata già spettanti agli Agostiniani, sono di presente proprie delle Madri Pie. In un borgo detto degli Incrociati, è pure una chiesa: la ufficiano i religiosi ospitalieri degli infermi. Propizio alla coltura è quasi tutto il territorio di s. Fruttuoso, ed i villici lo coltivano con grande amore e con molta intelligenza, a tal che ottengono nelle buone annate abbondanti ricolte di prodotti d’ogni maniera. L’aria ch’essi respirano è pura e salubre; la temperatura vi sarebbe anche dolcissima ove non andasse soggetta a tante mutazioni, cagionate dal soffio repentino dei venti diversi. Popol. 3672.»

(Goffredo Casalis, Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna, 1849)

L'annessione a GenovaModifica

Nel 1873, con un Regio Decreto, il Comune di Genova si espandeva oltre il confine del Bisagno, inglobando, oltre a San Fruttuoso, i comuni di San Francesco d'Albaro, San Martino, Staglieno, Marassi e Foce, e dando avvio ad un'espansione urbanistica che avrebbe radicalmente cambiato il volto di quei quartieri.

L'espansione urbanistica tra Ottocento e NovecentoModifica

 
L'ex mercato ortofrutticolo di corso Sardegna

Già al termine del periodo municipale, nel 1873, nonostante le molte avversità San Fruttuoso era cresciuto notevolmente, ma il maggiore sviluppo urbanistico avvenne tra il 1880 e il 1930, quando il quartiere si espanse nelle aree pianeggianti che costituivano l'antico letto del Bisagno, ristretto tra nuovi argini. Nelle aree in precedenza occupate da orti e dal greto del torrente furono aperte nuove vie e piazze, costruiti nuovi caseggiati, edifici scolastici e luoghi di culto, modificando per sempre l'antico paesaggio della zona. Al ponte di Sant'Agata fu affiancato il nuovo ponte Castelfidardo, per consentire il transito delle vetture tramviarie dirette da Genova al capolinea di piazza Martinez.

Nel 1929 fu inaugurato il mercato ortofrutticolo di corso Sardegna, importante struttura commerciale, che ha funzionato in quella sede fino al 2009 quando, ormai inadeguato per le nuove esigenze, fu trasferito nella nuova sede di Bolzaneto. Nell'area dismessa del mercato, attualmente (ottobre 2010) abbandonata, saranno collocati diversi servizi pubblici tra cui strutture sanitarie e la nuova sede della Polizia Municipale del Municipio Bassa Valbisagno.[3]

Il quartiere subì gravi danni durante l'alluvione del 7 ottobre 1970, quando il Bisagno, dopo prolungate piogge torrenziali, superò gli argini allagando tutta la bassa Valbisagno e causando oltre venti morti. L'alluvione provocò anche il crollo di due delle arcate superstiti del ponte di Sant'Agata.

Frazioni e localitàModifica

Borgo IncrociatiModifica

 
Il ponte di Sant'Agata, sul torrente Bisagno, venne costruito in epoca medioevale sul percorso di una precedente struttura di epoca romana. Inizialmente di 28 arcate, nella seconda metà del XX secolo ne rimanevano visibili ed intatte solo 5, di cui due sono crollate durante l'alluvione nel 1970. Il ponte si trovava sulla strada che collegava la città antica con i borghi e le cittadine del levante. Sullo sfondo le case di Borgo Incrociati

Borgo Incrociati, l'unica porzione del quartiere di San Fruttuoso sulla sponda destra del Bisagno, si trova immediatamente a monte della Stazione di Genova Brignole.

L'antico borgo, sorto come punto di sosta dei viaggiatori all'imboccatura di ponente del ponte di Sant'Agata, è uno dei meglio conservati tra gli antichi borghi fuori delle mura di Genova, con il suo aspetto medioevale, ancora riconoscibile in mezzo alle moderne costruzioni, le sue case colorate e gli stretti vicoli, ed ospita numerose attività commerciali (soprattutto negozi di antiquariato "povero" e modernariato vintage, divenuti nel tempo l'attività principale del rione, e antiche trattorie).[7]

Il toponimo deriva dagli "Incrociati", termine con il quale erano chiamati popolarmente i Canonici ospitalieri Crociferi, presenti fin dal 1191 in un convento-ospitale sorto nei pressi del ponte. Questo toponimo fu ufficialmente definito a partire dal 1632, dopo la costruzione delle Mura Nuove; in precedenza era noto come Borgo di Mirteto o Borgo Inferiore di Bisagno.

Molte dicerie circolavano a Genova riguardo all'ospedale degli Incrociati, poiché si riteneva che spesso vi trovassero ospitalità malfattori e cospiratori politici, essendo il monastero esente dalla giurisdizione vescovile.

Nel 1776 quanto restava del convento, ormai abbandonato, fu venduto a privati. Nello stesso anno l'antica chiesa intitolata a Santa Maria e ai Diecimila Crocefissi venne eretta in parrocchia. Demolita nel 1940, la chiesa fu ricostruita poco distante, davanti alla vecchia sede delle Officine Elettriche Genovesi.[8]

Il "Monte"Modifica

Sulla piana del Bisagno si eleva un'altura (138 m s.l.m.) da sempre chiamata il "monte", che nell'antichità fu probabilmente una postazione di guardia. Oggi sulla vetta sorge il santuario di Nostra Signora del Monte, un tempo meta di gite fuori porta dei genovesi. Dall'ampio piazzale antistante il santuario, pavimentato con un artistico risseu, si può osservare un ampio panorama sulla città.

 
Uno scorcio del "Bosco dei Frati"

Lungo le numerose vie che salgono al "monte" nei secoli sono cresciute moltissime case dalle modeste abitazioni rurali di un tempo ai condomini del moderno quartiere; l'espansione edilizia ha comunque risparmiato il "Bosco dei Frati", ampia area verde recintata da un alto muraglione impiantata dai frati francescani nel Seicento. Il bosco, ricco di piante ad alto fusto tipiche della macchia mediterranea, in prevalenza lecci, è oggi di proprietà del comune di Genova ed è aperto al pubblico.

La costa della collina prosegue quasi in piano verso nord, prendendo il nome di "Pianderlino"; da qui il panorama spazia sul quartiere di Marassi e le colline della Valbisagno.[8]

CamaldoliModifica

 
Panorama dai Camaldoli

Nella parte più alta del colle di Santa Tecla sorge l'abitato di Camaldoli, che prende il nome dai Camaldolesi di Toscana che vi si insediarono tra il XVII e il XVIII secolo. L'insediamento trae origine da un primo convento di Agostiniani ai quali la famiglia Cybo, subentrata agli originari proprietari, i Boccanegra, aveva affidato la chiesa di Santa Tecla[9].

Nel XVII secolo i nuovi proprietari (la famiglia Maineri) affidarono il complesso prima ai Camaldolesi di Piemonte e poi, essendo questi malvisti dai governanti genovesi dell'epoca, ai Camaldolesi di Toscana, che costruirono un nuovo convento e vi rimasero dal 1637 al 1798, quando il complesso fu abbandonato a causa delle leggi napoleoniche di soppressione degli ordini religiosi.

 
Panorama del villaggio di Camaldoli, sovrastato dal Forte Richelieu.

La proprietà del complesso, che già aveva subito gravi danni nella guerra del 1747, passò alla famiglia Borsotto, che trasformò in abitazioni rurali quanto restava del convento. All'inizio del Novecento fu acquistato dall'impresario teatrale Domenico Chiarella, che intendeva costruire un villaggio residenziale per artisti di teatro a riposo, ma per la sua morte il progetto rimase incompiuto, finché negli anni trenta vi si insediò l'opera Divina Provvidenza fondata da don Orione. Nel villaggio, rinominato "Villaggio della carità", sono ospitati diversamente abili e malati psichici.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Vie e piazzeModifica

Corso SardegnaModifica

Questa ampia via è stata aperta nell'Ottocento nell'area di nuova urbanizzazione ricavata nell'antico greto del Bisagno; è il principale collegamento tra il quartiere della Foce e quello di Marassi. Sulla via si affacciano il vecchio mercato ortofrutticolo, ora dismesso, e la chiesa di Santa Fede, costruita negli anni venti del Novecento.

Via GiacomettiModifica

Perpendicolare a corso Sardegna, è la via di collegamento tra il centro di Genova e il levante. Corre ampia, parallela alla via San Fruttuoso, l'antica via "romana", collegando le principali piazze della parte bassa del quartiere, da piazza Giusti (adiacente a piazza Manzoni e corso Sardegna) a piazza Martinez.

Piazza TerralbaModifica

 
L'ingresso del mercato rionale di piazza Terralba

La piazza, che riprende l'antico nome del borgo, si trova nella parte bassa della valletta del rio Noce, dove inizia la salita verso il colle di San Martino. La piazza ospita un mercato comunale coperto; nei pressi si trova l'ex scalo-merci ferroviario contiguo alla stazione di Genova Brignole. A poca distanza dalla piazza si trova l'accesso al parco della Villa Imperiale.

Piazza ManzoniModifica

Piazza Manzoni, ubicata tra il lungo Bisagno e Corso Sardegna, nei pressi dell'antico Ponte di S. Agata, è stata recentemente oggetto di un intervento di riqualificazione ed è oggi un centro di aggregazione del quartiere. Sulla piazza si affaccia l'edificio che dal 2009, dopo lavori di restauro e messa in sicurezza, ospita la sede del Municipio "Bassa Valbisagno"; costruito tra il 1865 e il 1870 come casa comunale del comune di San Fruttuoso, su progetto dell'architetto Pietro Pallas, l'edificio non fu mai utilizzato a tale scopo per la contemporanea annessione del comune a quello di Genova, divenendo dapprima sede di uffici comunali decentrati e più recentemente istituto scolastico.[3]

Piazza MartinezModifica

La piazza aperta nella zona di Terralba, considerata il centro del moderno quartiere, all'inizio del Novecento ospitava il capolinea dei tram provenienti dal centro di Genova e nel 1915 vi fu costruita la nuova chiesa che sostituiva l'antica parrocchiale di San Fruttuoso, distrutta da un incendio nel 1912.[3]

Dall'estate del 2016, una parte di essa è stata chiusa per una ristrutturazione costata all'amministrazione 280.000 €.[10]

Architetture civiliModifica

Villa Imperiale di TerralbaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Villa Imperiale (Genova).
 
Il parco della Villa Imperiale

Villa Imperiale è una villa rinascimentale con parco. Oggi appartiene al comune di Genova ed ospita la biblioteca comunale "G. Lercari", la scuola materna "G. Rodari" e un centro sociale per anziani, mentre il grande parco è adibito a giardino pubblico.

La villa ha l'ingresso da via San Fruttuoso, antica strada di levante e fu fatta costruire da Lorenzo Cattaneo nei primi anni del Cinquecento e nel 1502 ospitò re Luigi XII di Francia, in visita a Genova.

La villa, completamente risistemata nel 1560, conserva stucchi ed affreschi di artisti dell'epoca, tra i quali il pregevole Ratto delle Sabine di Luca Cambiaso, nella volta del salone al primo piano.

Nel Seicento la villa divenne proprietà della famiglia Salvago, e poi della famiglia Imperiale, da cui prende il nome, fino agli anni venti del Novecento, quando fu acquistata dal comune di Genova e recentemente restaurata dopo anni di degrado.[11]

 
Atto di resa delle truppe tedesche al CLN di Genova, conservato a palazzo Doria-Tursi, sede del comune di Genova
 
Targa commemorativa della resa dei tedeschi a Villa Migone

Villa MigoneModifica

Nei pressi di Villa Imperiale sorge la Villa Migone, edificio di origine medievale, ampliato nel XVI secolo e ristrutturato nelle attuali forme neoclassiche nel 1792. Il 25 aprile 1945 nella villa fu firmato, con la mediazione del cardinale Pietro Boetto, temporaneamente ospite della famiglia Migone, [12], l'atto di resa delle truppe tedesche comandate dal generale Günther Meinhold al Comitato di Liberazione Nazionale, rappresentato da Remo Scappini, presidente del CLN della Liguria; fu questo l'unico caso in Italia nel quale l'esercito tedesco si arrese alle forze partigiane e non all'esercito alleato, non ancora giunto in città.[3]. L'avvenimento è ricordato da una targa in marmo collocata nei pressi dell'ingresso della villa.

Villa BorsottoModifica

La Villa Borsotto-Airoli-Franzone (citata dal Casalis come "palazzo Fransoni di Terralba"), si trova in Salita Nuova di Nostra Signora del Monte, all'interno del complesso delle suore Gianelline. Il cinquecentesco edificio fu acquistato da Francesco Borsotto, membro dell'aristocrazia genovese noto come benefattore dei poveri (una statua a lui dedicata si trova nell'Albergo dei Poveri). All'interno è conservato un affresco di Lazzaro Tavarone, La battaglia di Giuda Maccabeo.[3]

Ponte di Sant'AgataModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Bisagno § L'antico ponte medioevale di Sant'Agata.
 
I resti dell'antico ponte di Sant’Agata, affiancato dal moderno ponte Castelfidardo

Dal Borgo Incrociati l'antica strada per il levante attraversava il Bisagno sul ponte di Sant'Agata, ubicato immediatamente a valle del moderno ponte Castelfidardo e che prende il nome dalla omonima chiesa, che si trovava un tempo all'imboccatura orientale del ponte. Il ponte, costruito nell'Alto Medioevo, in epoca bizantina (VII secolo), gravemente danneggiato dalla storica piena del Bisagno del 30 settembre 1452, attraversava l'ampia area golenale alla confluenza tra il rio Noce e il Bisagno, ed aveva in origine ventotto arcate per una lunghezza di 280 m[13], ridotte a sei nel corso dei lavori di sistemazione urbanistica dell'Ottocento (altre due, parzialmente interrate, sono ancora visibili presso la chiesa di Sant'Agata). L'alluvione del 7 ottobre 1970 distrusse due delle arcate superstiti, rendendo da allora inagibile il ponte; l'unica arcata rimasta sulla sponda di levante sarebbe poi crollata a causa di un altro evento alluvionale nel 1993, pertanto oggi restano solo le tre verso Borgo Incrociati.[14],[15]

Architetture religioseModifica

Il vicariato "San Fruttuoso" dell'arcidiocesi di Genova, coincidente con il territorio dell'ex circoscrizione, comprende sette chiese cattoliche parrocchiali ed altri tre storici luoghi di culto, il santuario della Madonna del Monte, la chiesa di S. Agata e la chiesa di S. Giovanni Battista di Paverano.

Santuario della Madonna del MonteModifica

 
Il Santuario della Madonna del Monte

Secondo la tradizione, sulla cima del "Monte" esisteva fin dal X secolo una cappella dedicata alla Madonna, ma i primi documenti che attestano l'esistenza di una vera e propria chiesa risalgono al 1183, quando era vi si insediarono i canonici regolari di Santa Croce di Mortara, detti Mortariensi, ai quali nel settembre del 1444, dopo un periodo di abbandono, con il patrocinio del doge Raffaele Adorno, subentrarono i Minori Osservanti che ancora oggi officiano il santuario. In quello stesso periodo la famiglia Adorno fece ricostruire il santuario, ingrandendolo ed arricchendolo con pregevoli opere d'arte. Nel XV secolo a più riprese furono depositati nel santuario preziosi arredi sacri, pergamene e reliquiari, provenienti dalla colonia genovese di Pera (oggi quartiere di Istanbul), caduta nelle mani dei turchi; tra questi una presunta reliquia di Sant'Anna, oggi conservata nel Museo del tesoro della cattedrale di San Lorenzo.

Mentre il convento conserva sostanzialmente la struttura quattrocentesca, la chiesa deve il suo aspetto attuale alla ricostruzione secentesca in forme barocche, ad opera dell'architetto ticinese Giovanni Battista Ghiso e alle ristrutturazioni che si sono succedute fino al XX secolo. Nello stesso periodo fu anche costruito il campanile.

Nella chiesa si trovano numerose sepolture di famiglie patrizie genovesi. Il santuario conserva anche una ricca raccolta di ex voto donati soprattutto da marinai scampati a naufragi.[8][16]

La chiesa ha pianta a croce latina con tre navate e dieci cappelle laterali. L'altare maggiore in marmi policromi, con il tabernacolo a forma di tempietto a cupola, opera seicentesca di Giovanni e Giovanni Battista Orsolino, è sormontato da un crocifisso. Gli affreschi nella volta dello scurolo, raffiguranti Storie della Vergine, sono di Andrea Ansaldo, mentre quelli della navata centrale e della Cappella di S. Francesco sono di Giovanni Battista Semino. Nella chiesa sono conservate opere di Domenico Fiasella (Assunzione della Vergine, Sacra Famiglia con S. Anna e S. Francesco in estasi), Bernardino Fasolo (San Sebastiano fra i santi Pantaleo e Rocco), Bernardo Strozzi (San Francesco d'Assisi, Sant'Antonio di Padova e Santa Caterina da Genova), Andrea Semino (L'albero di Jesse), fra Simone Dondo da Carnoli (Sposalizio della Vergine) e la statua quattrocentesca della Madonna del Monte, attribuita al senese Francesco di Valdambrino, collocata sull'altare dello scurolo sottostante il presbiterio. Nel refettorio, Ultima Cena di Orazio De Ferrari.[16][17]

Il piazzale è lastricato con un artistico risseu, formato da ciottoli bianchi e neri che al centro disegnano lo stemma di Genova. Una lapide sul piazzale riporta che nel 1785 il re Ferdinando IV di Borbone cacciando nei boschi alle pendici del monte uccise tre cervi.[17]

Convento e chiesa di Sant'AgataModifica

 
Il convento di S. Agata e il campanile della chiesa

Il complesso conventuale di Sant'Agata con annesso ospitale di via, situato presso l'originaria imboccatura di levante del ponte omonimo, è citato per la prima volta in documenti del 1191 come S. Agata de capite pontis Bisannis. Il monastero ospitò inizialmente le Monache Cistercensi. Il 30 settembre 1452 fu gravemente danneggiato da una eccezionale piena del Bisagno; le cistercensi vi rimasero fino al 1514, quando vi si insediarono le Canonichesse Lateranensi e dal 1531 i frati agostiniani. Chiuso nel 1797 in seguito alle leggi di soppressione degli ordini religiosi, il convento fu venduto a privati; nel 1825 il complesso fu acquistato dal sacerdote don Angelo Cervetto che lo mise a disposizione di suor Vittoria Giorni, fondatrice dell'Istituto delle Maestre Pie di Sant'Agata che vi si trasferì con le consorelle nel 1827 dopo i necessari lavori di ristrutturazione; ancora oggi le Maestre Pie operano nel complesso, dove tengono una scuola materna ed elementare.[3][18][19]

Si accede al complesso per uno stretto archivolto, sormontato da un dipinto murale raffigurante Sant'Agata e due santi, identificati come San Fruttuoso di Tarragona e Sant'Antonio; appena fuori dall'ingresso del convento una breve rampa dissestata è quanto rimane dell'antico accesso al ponte di Sant'Agata, del quale si possono ancora vedere due arcate, parzialmente interrate, incluse in un cortile privato.

La chiesa attuale, integrata nel complesso conventuale, ha tre navate. La navata centrale ha quattro campate, di cui tre coperte da volte a crociera sostenute da massicci pilastri. Le navate laterali, di altezza inferiore, hanno ciascuna tre campate, anch'esse con volte a crociera.[18] La chiesa ospita al suo interno la statua di Sant'Agata, opera di Filippo Parodi, eseguita fra il 1680 ed il 1690.[17]

Convento e chiesa di San Giovanni Battista di PaveranoModifica

Sul colle di Paverano, alle spalle di piazza Martinez, sorge il complesso di San Giovanni Battista, costruito nel 1118 come sede del Priorato dei canonici regolari di S. Croce di Mortara, detti comunemente Mortariensi, che vi rimasero fino all'inizio del XV secolo, quando la congregazione fu annessa dal papa Martino V ai canonici regolari lateranensi. Nel 1411 il complesso fu dato in commenda al cardinale Ludovico Fieschi. Nel 1595 la chiesa ed il convento passarono alla compagnia di Gesù che ne fecero sede del loro noviziato; nel 1656, in occasione di un'epidemia di peste fu adibito a lazzaretto. Abbandonato dai Gesuiti nel 1659, dal 1687 vi si installarono i padri Scolopi, che vi rimasero fino al 1797, quando le istituzioni religiose furono soppresse dalle leggi napoleoniche. Danneggiato durante l'occupazione francese alla fine del Settecento il complesso di Paverano fu venduto a privati e adibito a civile abitazione. Le opere d'arte furono disperse e la chiesa andò in rovina[20] Intorno alla metà dell'Ottocento fu acquistato dal comune di Genova come sede del nuovo ricovero di mendicità, che fu inaugurato nel 1853. La chiesa fu eretta in parrocchia nel 1899 dall'arcivescovo Tommaso Reggio[21], ma pochi anni più tardi il comune decise di trasferire il ricovero in una nuova sede alla Doria, cosa che avvenne nel 1911 e il titolo parrocchiale fu trasferito alla chiesa del nuovo complesso assistenziale. Da quella data il Paverano (come era comunemente chiamata la struttura) ospitò una sezione dell'ospedale psichiatrico genovese e la clinica neuropsichiatrica dell'università di Genova, sotto la direzione del celebre psichiatra modenese Enrico Morselli. Dopo il trasferimento della clinica universitaria all'Ospedale San Martino, avvenuto nel 1931, dal 1933 il complesso del Paverano passò all'Opera di Don Orione. Ai sacerdoti orionini è affidata anche la nuova parrocchia di S. Giuseppe Cottolengo, adiacente alla struttura assistenziale

La chiesa di San Giovanni Battista di Paverano nel corso dei secoli ha subito numerose trasformazioni; dell'originaria struttura romanica restano la zona absidale, parte dei muri perimetrali, della facciata e della navata di destra. Gravemente danneggiata nel 1943 dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, la chiesa è stata oggetto anche di un recente intervento di restauro, eseguito nel 2003.

L'interno è a tre navate; l'area del presbiterio, a testimonianza dell'origine conventuale dell'edificio, è molto ampia in rapporto alle navate ed ha la volta in pietra sorretta da semicolonne con capitelli sfero-cubici (caratteristica del romanico genovese). Nell'abside della navata destra è presente un affresco seicentesco rappresentante La Madonna con angeli e S. Ignazio, di incerta attribuzione (Giovanni Bernardo Carbone o Domenico Fiasella). L'affresco, con l'immagine del fondatore dei Gesuiti, testimonia la loro presenza nel complesso a quell'epoca. L'altare maggiore è decorato con un soprapporta in pietra del XV secolo raffigurante una Natività con le armi araldiche dei Doria, attribuito a Giovanni Gaggini.[22],[23]

Chiesa di San FruttuosoModifica

 
La chiesa di San Fruttuoso

L'attuale chiesa di San Fruttuoso si trova nella centrale piazza Martinez, poco distante da dove, lungo l'antica via "romana", sorgeva la chiesa di San Fruttuoso (Ecclesia Sancti Fructuosi de capite pontis), citata per la prima volta in un documento del 1186 ma in base a particolari architettonici ritenuta anteriore all'anno 1000 (secondo la tradizione la sua costruzione viene fatta risalire al VII secolo); più volte ricostruita, fu distrutta da un incendio nel 1912.

Succursale della pieve di S. Martino, fu restaurata nel 1584 e completamente ricostruita nel 1740 con il contributo della nobildonna Camilla Spinola e del nipote Gerolamo Spinola. La nuova chiesa fu elevata a prevostura nel 1755 dall'arcivescovo Giuseppe Maria Saporiti e consacrata da Giovanni Lercari il 28 ottobre 1772.

Il 6 aprile 1912, Sabato Santo di quell'anno, un incendio distrusse completamente l'edificio con tutti i suoi arredi. Il 6 giugno 1915 avvenne la posa della prima pietra dell'attuale chiesa, alla presenza dell'arcivescovo Ludovico Gavotti. La nuova chiesa, ancora non del tutto completata, fu aperta al culto nel 1922. Per il definitivo completamento, a causa di problemi finanziari, fu necessario attendere il 1965, quando la chiesa fu consacrata dal cardinale Giuseppe Siri. La facciata della chiesa è stata recentemente restaurata.

Tra le opere d'arte conservate nella chiesa la tela di Sebastiano Conca detta Sacro Amore, il tabernacolo e l'ambone in bronzo, opere moderne dello scultore G.B. Airaldi, il gruppo ligneo seicentesco della Madonna del Rosario e il reliquiario d'argento di San Fruttuoso.

Chiesa di Maria SS. della Misericordia e S. FedeModifica

Conosciuta semplicemente come chiesa di S. Fede, si trova in corso Sardegna. La chiesa, che riprende il titolo parrocchiale della soppressa chiesa omonima che si trovava nel quartiere di Prè[24], fu costruita nel 1932 su progetto dell'architetto Piero Barbieri e inaugurata il 18 dicembre dello stesso anno dal cardinale Carlo Dalmazio Minoretti, che già nel 1926 aveva costituito la nuova parrocchia, decretando nello stesso tempo la soppressione della vecchia parrocchia di S. Fede, che fu accorpata a quella di S. Sisto.

La chiesa, consacrata il 10 maggio 1952 dal cardinale Siri, conserva opere provenienti dall'omonima chiesa soppressa e dall'oratorio di S. Tommaso di Pré, nella maggior parte di artisti genovesi del Seicento. Tra queste San Tommaso condannato al fuoco e Predica di San Tommaso al re delle Indie di Giovanni Andrea De Ferrari, Transeverberazione di Santa Teresa di Gregorio De Ferrari, Battesimo dei Re Magi di Giovanni Andrea Ansaldo, San Tommaso riceve la cintola dalla Madonna di Giovanni Battista Carlone, Crocifisso e la Maddalena di Giulio Benso.[17],[3]

Chiesa dei Diecimila Martiri CrocifissiModifica

 
La chiesa dei Diecimila Crocifissi

L'attuale chiesa del Borgo Incrociati, intitolata ai Diecimila Martiri Crocifissi, fu costruita negli anni 1933-1934, ma nel borgo esisteva da tempi remoti una chiesa, detta di S. Maria di Bisagno, di cui si hanno notizie dal 1191, quando ne presero possesso i Canonici ospitalieri crociferi detti popolarmente Incrociati, che vi rimasero fino al XV secolo quando, nel 1411, fu data in commenda al cardinale Lodovico Fieschi. La chiesa fu restaurata nel 1546 e ricostruita, ampliandola, nel 1750; fu eretta in parrocchia e prevostura nel 1776 dall'arcivescovo Giovanni Lercari. Quando nel 1811 furono aboliti i due vicini oratori del Crocifisso e del Carmine tutti i loro arredi sacri furono consegnati alla parrocchia; tra questi il settecentesco altare del Crocefisso, opera di Gerolamo del Canto.

Nel 1933 fu decisa la costruzione della nuova chiesa nella via Canevari, inaugurata il 14 ottobre 1934 dal cardinale Minoretti e consacrata il 20 giugno 1958. La vecchia chiesa fu demolita nel 1940.

Chiesa di Santa SabinaModifica

 
La chiesa di S. Sabina

La chiesa di Santa Sabina, che riprende il titolo parrocchiale di un'antica chiesa del centro storico di Genova, si trova in via Donghi ed è stata costruita negli anni trenta del Novecento.

Nel 1931 fu aperto al culto un piccolo locale nei fondi di un caseggiato di via Donghi, e pochi mesi più tardi fu decisa dal cardinale Minoretti la costituzione di una nuova parrocchia, alla quale fu trasferito il titolo parrocchiale dell'antica chiesa di via delle Fontane, sconsacrata e chiusa al culto in quello stesso anno.[25] Nel 1933 iniziarono i lavori di costruzione della nuova chiesa, finanziata da un anonimo benefattore e da sottoscrizioni dei parrocchiani. La costruzione, progettata da Luigi Ferrari in uno stile moderno ispirato al romanico, fu completata l'anno seguente; la chiesa, a croce latina, con tre navate e sormontata da una cupola, fu aperta al culto il 21 ottobre del 1934 e solennemente inaugurata il 16 dicembre. Nella nuova chiesa furono trasferiti arredi e opere d'arte della chiesa soppressa, tra cui la statua di Santa Sabina, opera settecentesca di Bernardo Mantero. Nel 1959 l'altare barocco proveniente dalla vecchia chiesa fu sostituito con uno nuovo eseguito dallo scultore G.B. Airaldi, al quale si devono anche le balaustre in bronzo e gli amboni in marmo e bronzo. La chiesa fu consacrata dal cardinale Siri in occasione dell'inaugurazione del nuovo altare (14 novembre 1959). Oltre alla citata statua di Santa Sabina, nella chiesa sono conservate, tra le altre opere, due tele della prima metà del XVII secolo raffiguranti Il martirio di Santo Stefano, di Bernardo Castello e Visione di San Gregorio Magno, di Giovanni Andrea Ansaldo.

Altre chiese cattoliche parrocchialiModifica

 
La chiesa di S. Giuseppe Cottolengo

Oltre ai luoghi di culto storici, negli anni sessanta del Novecento, a seguito della massiccia edificazione nella zona collinare di San Fruttuoso, sono state costruite tre nuove chiese parrocchiali:

  • Chiesa di S. Giuseppe Cottolengo, inaugurata nel 1965, eretta in parrocchia nel 1967 e consacrata nel 1971. La chiesa sorge accanto al "Piccolo Cottolengo di don Orione" (Paverano) ed è affidata ai religiosi della Congregazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza che operano anche nella struttura assistenziale.
  • Chiesa del SS. Redentore, eretta in parrocchia nel 1960 (sede provvisoria). La chiesa, costruita a partire dal 1969 fu inaugurata e consacrata nel 1975.
  • Chiesa di N.S. degli Angeli, eretta in parrocchia nel 1963 (sede provvisoria). La chiesa fu inaugurata nel 1972 e consacrata nel 2002.

Architetture militariModifica

Forte Santa TeclaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Forti di Genova e Forte Santa Tecla.
 
Il Forte Santa Tecla

Situato sulla collina alle spalle dell'ospedale San Martino ad un'altitudine di 195 m s.l.m. domina i quartieri di San Fruttuoso e San Martino. Sorge nel luogo in cui anticamente si trovava una chiesetta dedicata a Santa Tecla, di cui si hanno notizie dall'XI secolo e che nel 1359, abbandonata dagli Agostiniani, era stata incorporata nella proprietà del doge Simon Boccanegra. Passata ai Camaldolesi nel 1622, quando nel Settecento fu iniziata la costruzione del forte vi rimase racchiusa all'interno, finché fu demolita nella prima metà dell'Ottocento per l'ampliamento della struttura militare. La costruzione dei forti sulle colline a levante di Genova fu decisa nel 1747, quando in seguito all'assedio austriaco di Genova, nel contesto della guerra di successione austriaca, emerse la necessità di fortificare la dorsale tra la Val Bisagno e la Valle Sturla. La costruzione del forte Santa Tecla fu iniziata alla fine dello stesso anno, ma i lavori proseguirono a rilento, con varie modifiche al progetto iniziale. Nel 1751 erano state completate solo le mura perimetrali. Nuove proposte di ampliamento furono ritenute onerose e non necessarie dalle autorità dell'epoca e solo durante l'assedio del 1800 furono condotti alcuni lavori dalle truppe francesi. Il completamento del forte riprese nel 1815 per volere del governo sabaudo, dopo l'annessione della Repubblica Ligure al Regno di Sardegna e fu completato nel 1833, con la costruzione della caserma, di un'ulteriore cinta difensiva e di una batteria rivolta verso Sturla. Durante i moti popolari del 1849 il forte fu occupato dagli insorti, i quali l'abbandonarono all'approssimarsi dei soldati regi. Utilizzato saltuariamente da reparti militari fino alla prima metà del '900, fu poi dismesso dal demanio militare e trasformato in abitazione privata: restaurato una prima volta negli anni settanta e chiuso in attesa di una destinazione, fu danneggiato da atti vandalici. Nuovamente restaurato, è oggi custodito dai volontari della Protezione Civile. L'ingresso è consentito solo su specifica autorizzazione.

EventiModifica

Fiera di Sant'AgataModifica

In occasione della festa di Sant'Agata, la prima domenica di febbraio nel quartiere si tiene una grande fiera di merci varie, molto frequentata dai genovesi. Se oggi vi partecipano soprattutto banchi ambulanti di prodotti alimentari, biancheria e oggetti per la casa, un tempo la fiera era anche un grande mercato agricolo e zootecnico. Le origini di questo periodico mercato all'aperto risalgono a tempi lontani, quando la zona era un punto di incontro di mercanti appena fuori delle mura cittadine.[8]

SportModifica

A San Fruttuoso sono attive diverse società di calcio dilettantistiche, l'"Associazione Sportiva Dilettantistica Borgo Incrociati", che milita tra la Terza e la Seconda Categoria. In via Canevari è presente un campo sportivo gestito dall'"Associazione Sportiva Dilettantistica Polisportiva Canevari", che pratica il calcio a 5. Infine, legata alla parrocchia dei Diecimila Martiri Crocefissi, la "XM Crociati Genova Società Polisportiva" è attiva sia nel calcio a 5 che a 7 giocatori.

Infrastrutture e trasportiModifica

StradeModifica

Numerose strade urbane collegano il quartiere di San Fruttuoso con il centro di Genova e gli altri quartieri della Val Bisagno. Il principale asse di collegamento è costituito da corso Sardegna che collega Marassi e l'alta Val Bisagno con Brignole, corso Torino e il quartiere della Foce.

Il quartiere è attraversato dalla Strada statale 45 di Val Trebbia, che collega Genova a Piacenza e nel tratto urbano assume le denominazioni di Via Giacomo Moresco e Via Canevari.

Il casello autostradale più vicino è quello di Genova-Est sull'Autostrada A12, Genova - Livorno, che si trova nel quartiere di Staglieno, appena dopo il quartiere di Marassi, percorrendo corso Sardegna e corso De Stefanis.

FerrovieModifica

La stazione ferroviaria è quella della limitrofa Genova Brignole.

NoteModifica

  1. ^ integrale 4-2016.pdf Notiziario statistico della città di Genova 4/2016[collegamento interrotto].
  2. ^ L'attuale chiesa di San Fruttuoso è stata riedificata nel XX secolo in un altro sito
  3. ^ a b c d e f g h http://www.municipio3bassavalbisagno.comune.genova.it/servlets/resources?contentId=510534&resourceName=ALLEGATO-01
  4. ^ Collezione Topografica e Cartografica del Comune di Genova
  5. ^ Diversamente da quanto riportato dal Casalis, Villa Imperiale è in realtà un tipico modello di villa genovese rinascimentale, costruita all'inizio del Cinquecento, prima che a Genova si affermasse lo stile dell'Alessi, attivo a in città solo dal 1548.
  6. ^ Reparti speciali dell'esercito austriaco formati da soldati serbi o romeni
  7. ^ Borgo Incrociati Genova - Zenazone.It
  8. ^ a b c d Corinna Praga, Genova fuori le mura
  9. ^ Sul cui sito sorge oggi il forte omonimo.
  10. ^ Piazza Martinez cambia volto e dimezza le aiuole, su m.ilsecoloxix.it. URL consultato il 25 settembre 2016.
  11. ^ Villa Imperiale di Terralba - FoscaWiki
  12. ^ Gli uffici della curia e la residenza del cardinale Boetto erano temporaneamente ospitati a Villa Migone, dopo che la sede dell'arcivescovado era stata danneggiata dai bombardamenti.
  13. ^ Equivalente di 1150 palmi genovesi, come riportato dal Giustiniani nei suoi annali
  14. ^ Ponte di Sant'Agata - FoscaWiki
  15. ^ http://www.federico.marchesi.name/album2/v/Varie/FotoEpoca/Genova/sfruttuoso.jpg.html[collegamento interrotto] In questa fotografia d'epoca si vede il ponte come appariva prima dell'alluvione dell'ottobre 1970
  16. ^ a b Santuario della Madonna del Monte - FoscaWiki
  17. ^ a b c d TCI, "Guida d'Italia, Liguria"
  18. ^ a b Chiesa di Sant'Agata - FoscaWiki
  19. ^ La chiesa di S. Agata sul sito www.cistercensi.info Archiviato il 12 luglio 2003 in Internet Archive.
  20. ^ Alcune delle opere d'arte furono trasferite nella chiesa di S. Margherita di Marassi, tra queste una Decollazione di S. Giovanni Battista attribuita al Fiasella.
  21. ^ L'avvenimento è ricordato da una lapide oggi conservata nel nuovo ricovero della Doria.
  22. ^ Chiesa e convento di San Giovanni Battista di Paverano - FoscaWiki
  23. ^ San Giovanni Battista di Paverano
  24. ^ Sconsacrata ed oggi sede del Municipio I Centro Est
  25. ^ La vecchia chiesa si trovava in via delle Fontane, a poca distanza dalla Basilica della Santissima Annunziata del Vastato. Le sue origini erano fatte risalire dagli storici al VI secolo. Fu più volte ricostruita nel corso dei secoli; la ricostruzione della prima metà del XVI secolo le fece perdere l'aspetto romanico. Soppressa la parrocchia il 30 dicembre 1931, la chiesa fu sconsacrata ed adibita inizialmente a sala cinematografica. Oggi ciò che resta è inglobato nei locali di una banca, dell'antico rimane visibile (da vico della Croce Bianca) soltanto la parete absidale in stile romanico (Chiesa di Santa Sabina). - FoscaGeWiki

BibliografiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Bibliografia su Genova.
  • Corinna Praga, Genova fuori le mura, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2006, ISBN 88-7563-197-2.
  • Goffredo Casalis, Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, 1849.
  • Guida d’Italia - Liguria, Milano, TCI, 2009.
  • Stefano Finauri, Forti di Genova: storia, tecnica e architettura dei fortini difensivi, Genova, Edizioni Servizi Editoriali, 2007, ISBN 978-88-89384-27-5.
  • Le guerre dei Migone de Amicis a cura di Gian Franco Migone de Amicis, Torino, Trauben, ISBN 9788866980193, 2013, pag. 10 e 141-147.
  • Mariuccia. Genova-Siena solo andata di CMP, USA, KDP, ISBN 9791220028325, 2018, pag. 129.

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Collegamenti esterniModifica

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