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San Gemini

comune italiano
San Gemini
comune
San Gemini – Stemma
San Gemini – Veduta
Vista sul paese di San Gemini dalla montagna di Torre Maggiore
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Umbria-Stemma.svg Umbria
ProvinciaProvincia di Terni-Stemma.svg Terni
Amministrazione
SindacoLuciano Clementella (Lista civica) dal 27-5-2019
Territorio
Coordinate42°37′N 12°33′E / 42.616667°N 12.55°E42.616667; 12.55 (San Gemini)Coordinate: 42°37′N 12°33′E / 42.616667°N 12.55°E42.616667; 12.55 (San Gemini)
Altitudine337 m s.l.m.
Superficie27,9 km²
Abitanti4 941[1] (31-7-2018)
Densità177,1 ab./km²
FrazioniAcquavogliera, Collepizzuto, Quadrelletto, Sangemini Fonte, Poggio Azzuano
Comuni confinantiMontecastrilli, Narni, Terni
Altre informazioni
Cod. postale05029
Prefisso0744
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT055029
Cod. catastaleH857
TargaTR
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantisangeminesi
Patronosan Gemine
Giorno festivo9 ottobre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Gemini
San Gemini
San Gemini – Mappa
Posizione del comune di San Gemini all'interno della provincia di Terni
Sito istituzionale

San Gemini è un comune italiano di 4 941 abitanti[1] della provincia di Terni.

Geografia fisicaModifica

StoriaModifica

Oltre che per le terme e le acque minerali, San Gemini è nota per il suo centro storico ben conservato e caratterizzato da morfologia e aspetto tipicamente medievali. Il centro abitato di San Gemini sorge sui resti di un piccolo insediamento di epoca romana, Casventum, lungo il tracciato dell'antica via Flaminia.

Il santo patronoModifica

 
Raffigurazione di San Gemini (in alto a sinistra) nella chiesa di San Francesco.

Al patrono cittadino, San Gemine, è dedicato il duomo di San Gemini, edificio risalente al IX secolo ma ricostruito nel 1817. La chiesa fu ricostruita tra il 1817 e il 1847 in stile neoclassico dall'architetto Matteo Livioni di Roma. All'interno sull'altare maggiore c'è un crocifisso del XV secolo e nel coro ci sono quattro tele del Seicento raffiguranti San Giacomo Maggiore (1612), San Sebastiano, Madonna col Bambino e Sant'Agostino e San Matteo Evangelista. Si riporta, nella sacrestia del duomo, che le reliquie del santo fossero state rinvenute nel 1775: nella sacrestia si conservano l'urna e la lapide originarie, mentre le reliquie sono seppellite sotto l'altare maggiore. Il santo viene commemorato il 9 ottobre.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

I notevoli resti di un altro centro abitato romano, Carsulae, si trovano a circa 4 km di distanza, in direzione nord.

Tra i principali monumenti di interesse storico-artistico, oltre al citato duomo, si segnalano:

  • Via Roma, il corso principale di San Gemini che ricalca il tracciato della vecchia Via Flaminia insieme a Via del Tribunale. Per questo motivo prima del 1866 si chiamava "Borgo" e poi "Borgo Flaminio". Il nome attuale della via è stato conferito nel 1931, con delibera n. 39 dell'8 agosto 1931;
  • Ex Chiesa di San Bernardino. In un locale all'inizio di Via Roma oggi è adibito a bar, anticamente era presente una chiesa dedicata a San Bernardino da Feltre. Bernardino, che nel XV secolo era considerato l'oratore francescano più popolare, svolgeva predicazioni che affrontavano sia temi religiosi che temi economici, e condannavano la pratica dell'usura. I suoi comportamenti rivolti alla santità e al rispetto assiduo delle regole lo elevarono agli occhi del popolo e del Papa. Lo stesso papa nel 1444 gli permise di recarsi all'Aquila con l'incarico di riconciliare le fazioni della città in quegli anni in conflitto fra loro. Tuttavia a causa della sua debole costituzione fisica egli non resistette alla grande fatica e, così nel maggio 1444, il Santo morì all'età di sessantaquattro anni. Bernardino venne canonizzato da Papa Niccolò V il 24 maggio 1450. Di passaggio a Terni, sostò a San Gemini al fine di pacificare gli animi tra i sangeminesi e gli abitanti di Poggio Azzuano, prima di riprendere il cammino per Siena. I sangeminesi rimasero talmente affascinati dalla sua persona e dalle sue predicazioni alle quali assistevano sempre grandi folle, che gli dedicarono una chiesa e subito dopo la beatificazione del santo crearono una confraternita chiamata "Società di San Bernardino", con l'obiettivo di aiutare i bisognosi. La chiesa venne presumibilmente realizzata nel XVI secolo. Si ritiene inoltre che la dismissione della chiesa si sia verificata nel 1800, quando per effetto della Legge Pepoli molti beni ecclesiastici vennero confiscati e la chiesa di San Francesco trasformata in un magazzino. Così al fine di ristrutturare la chiesa di San Francesco si decise di vendere tre chiese di proprietà privata, una delle quali sarebbe stata proprio quella di San Bernardino. Nel 1818 l'immobile veniva ancora indicato come una chiesa aperta al culto. Nel tempo l'edificio ha subito varie trasformazioni nella sua destinazione d'uso fino a quella attuale di bar. Non è difficile oggi rinvenire la destinazione d'uso di chiesa che ha assunto anticamente l'immobile, grazie ad affreschi di natura sacra ancora presenti sulle pareti del locale, uno dei quali raffigurante proprio San Bernardino.
  • l'Albergo Duomo, imponente palazzo signorile, nel quale risiedettero i Principi di Santacroce dal XVIII secolo, signori di San Gemini fino ai primi anni del XIX secolo. Al piano superiore dell'albergo è presente un salone completamente affrescato, con affreschi del Settecento alle pareti e sul soffitto raffiguranti scene della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso;
  • l'Abbazia di San Nicolò, collocata a ridosso del centro storico, la quale costituisce uno dei più significativi esempi di architettura romanica umbra. La testimonianza più antica della chiesa risale al 18 agosto 1037, quando il vescovo di Narni, Dodone e la sua famiglia donarono molti beni all'abate Vitale. Il 1037 è assunto storicamente come l'anno di fondazione dell'abbazia. Nel 1094 gli Arnolfi donarono l'abbazia all'abate Carbone che l'arricchì e successivamente questo la donò nel 1119 all'Abbazia di Farfa. Nel 1302 papa Bonifacio VIII nominò suo commissario un abate del monastero. Nel XV secolo l'Abbazia decadde. Il 28 ottobre 1558 il consiglio generale del comune vedendo l'Abbazia in rovina, sequestrò l'Abbazia e nominò una commissione per effettuare interventi di riqualificazione. Ma nonostante gli interventi la chiesa cadde in rovina. Fu definitivamente restaurato tra il 1961 e il 1967. L'edificio risale all'XI secolo. Il portale dell'Abbazia poggia su due statue leonine ricavati da pietre carsulane. La decorazione dei piedritti e dell'architrave è asimmetrica. Lo stipite sinistro è ornato da girali d'acanto.

L'interno è a tre navate divise da due file di colonne sormontate da capitelli decorati. Degli affreschi alle pareti, oggi rimane una Madonna con Bambino in Trono dell'abside di Ruggero da Todi del 1295. Sul primo pilastro a sinistra è una Madonna con Bambino. Sulla parete sinistra una porta con gli stemmi di Innocenzo VIII e del cardinale Giovanni Michiel;

  • la medievale chiesa di San Francesco, che si trova nella piazza principale, subito al di fuori della cinta muraria medievale, ma all'interno di quella settecentesca, caratterizzata da copertura a spiovente sostenuta da otto arcate a sesto acuto. Nella chiesa sono presenti affreschi quattrocenteschi di scuola umbra.

La chiesa venne costruita in ricordo di una visita di San Francesco a San Gemini nel 1213. L'ingresso pdincipale è costituito da un portale ligneo ogivale del XV secolo contornato da una cornice anch'essa ogivale a fasci di colonne. Sopra al portone è presente una nicchia affrescata raffigurante San Francesco d'Assisi. In un livello ancora superiore è collocato un piccolo rosone di recente costruzione che ha sostituito nel XX secolo la precedente finestra a forma quadrata, mentre sopra al rosone è visibile il motivo delle Mani Incrociate. L'interno della chiesa è a una sola navata senza transetto. Sull'altare, si può notare un crocifisso ligneo del XV secolo, e sulla parte sinistra un confessionale ligneo in noce del XVI secolo sovrastato da un pulpito, e un altro affresco con una cornice ogivale del XIV secolo raffigurante una Crocefissione con ai lati San Francesco e Santa Chiara. L'abside è di forma pentagonale, sorretto da colonnine terminanti con semplici capitelli. Nelle vetrate sopra l'abside, si possono notare personalità religiose, tra le quali Maria, in alto; San Francesco, in alto a sinistra; San Gemine, in alto a destra; San Carlo Borromeo, in basso a sinistra e Santa Matilde in basso a destra. Nel chiostro della chiesa, adiacente al convento, oggi adibito a scuola media, si possono notare delle lunetta affrescate. Al centro del chiostro è situato un pozzo. Sulla piazza antistante alla chiesa è presente una fontana monumentale del 1884. Presenta ai lati della fontana, sovrastanti la vasca marmorea, due leoni scolpiti con inserite le fontanelle dalle quali fuoriesce l'acqua;

  • Rifugio della Seconda Guerra Mondiale. Accanto alla fontana di Piazza San Francesco è presente un cancello di ferro che costituisce l'entrata ad un rifugio utilizzato durante la guerra;
  • la settecentesca Porta Romana, sulla cui sommità è situato lo scudo scolpito con il blasone dei Santacroce, signori di San Gemini nel XVIII secolo;
  • Viale e Palazzo Canova. Il Palazzo Canova venne fondato attraverso l'unione di più unità edilizie, e la parte più antica dell'edificio venne ricostruita. La ricostruzione venne portata a termine nel 1695. Il progetto della sottocornice viene attribuito ad Antonio da Sangallo il Giovane, incaricato dallo Stato Pontificio di svolgere i lavori per la ripulitura del canale della Cascata delle Marmore (1645). Il palazzo seicentesco incorpora oggi la Porta del Sale (o Portella), che immetteva nella Contrada Santa Caterina. Dai dati rilevati dal Brogliardo Urbano del Catasto Gregoriano, sappiamo che il palazzo era considerato una casa di villeggiatura di diciassette vani su due piani. Il palazzo appartenne dapprima a Bartolomeo Terzi e poi allo scultore Antonio Canova. Canova in uno dei suoi viaggi da Ispettore delle Belle Arti (incarico conferitogli da Papa Pio VII), visitò varie volte l'Umbria negli anni tra il XVIII e il XIX secolo. Una volta giunto a San Gemini, venne incaricato dai canonici del Duomo di realizzare un progetto ed un finanziamento al fine portare a compimento i lavori di ricostruzione della chiesa gravemente danneggiata da un precedente terremoto. Canova farà fronte alle spese per il restauro, e negli stessi anni scopre le bellezze del posto. Ciò lo porterà ad acquistare all'inizio del XIX secolo il palazzo seicentesco e dei possedimenti terrieri nella zona di Vall'Antica;
  • la medievale chiesa di San Giovanni Battista, derivata da un battistero a pianta originariamente ottagonale. L'entrata storicamente principale costituita da scalini in travertino mosaici sulla cornice e due leoncini accovacciati, è stata resa secondaria dopo la costruzione dell'entrata che dà sulla piazza, trasformando la chiesa in un esagono irregolare. Ai lati della prima porta sono riportati i nomi degli architetti della chiesa, Nicola Simone e Bernardo.

All'interno gli altari della chiesa sono barocchi e il pavimento è costellato di tombe. In origine la chiesa era completamente affrescata, mentre oggi si possono notare pochi affreschi, tra i quali il battesimo di Gesù nel Giordano e una Crocefissione, oltre altri resti di affreschi sulle pareti e sulle colonne. Sulle pareti sono situati due altari barocchi qui trasportati dalla chiesa di San Francesco dove erano originariamente collocati. Su un altare è presente un quadro raffigurante la Madonna della Cintura di Giovanni Battisti Manna del 1618 e sull'altro una Madonna del Rosario di Simeone Ciburri. È anche presente un fonte battesimale ligneo del 1582, restaurato dell'Associazione Valorizzazione del Patrimonio Storico di San Gemini;

  • resti delle mura medievali, contigue alla chiesa di San Giovanni Battista. Una passeggiata dalla quale si gode uno splendido panorama sulla valle umbra verso i Monti Martani. È possibile inoltre fare il giro esterno delle mura medievali sulla strada, che parte dal parcheggio sotto la Piazza San Francesco, per terminare poi all'inizio di Via del Poggiame. Le mura di San Gemini erano ricomprese nel sistema di fortificazioni voluto dal Cardinale Egidio Albornoz nel XV secolo. In epoca medievale le mura dovevano essere possenti ed avere un'altezza di cinque metri. Nei punti strategici erano sovrastate da bertesche intervallate da possenti torrioni circolari con feritoie per colpire il nemico. Nonostante le mura fossero possenti, erano anche fragili, perché costruite con muratura incerta e pietrame locale. La realizzazione delle mura è avvenuta in due tempi, la prima parte in età romana, la seconda in epoca medievale. Le mura in epoca medievale erano molto estese e i pochi abitanti del tempo non potevano controllarle in maniera completa e accurata. Per tale motivo nel 1455 il Papa Niccolò V emanò un breve che prevedeva l'abbandono del controllo del tratto di mura di Via del Poggiame. Inoltre con una delibera le 23 marzo 1553, i cittadini vennero autorizzati a prelevare delle pietre dalle antiche mura al fine di riutilizzarle per nuove costruzioni. Infine nelle riformanze del 16 aprile 1617 si previde la demolizione di significativi tratti di mura nella parte più alta del borgo;
  • resti di mura settecenteschi. Per proteggere meglio la città di San Gemini, i Santacroce fecero edificare una nuova cerchia muraria che inizia dalla Porta Romana e circonda tutto il centro abitato post medievale fino ai giardinetti sottostanti la Piazza San Francesco. Ogni tanto sono visibili delle fortificazioni squadrate a "stella";
  • ex convento di Santa Maria Maddalena. Antico convento di clausura dentro al centro storico, vi si accede da Via Cataone. Nel Convento antico sono presenti alcuni affreschi; una volta attraversato il convento si esce in un piccolo prato, appena all'esterno di un altro tratto di mura ben conservate. All'interno del convento è presente la Biblioteca Comunale di San Gemini nella quale si conserva un affresco staccato della "Madonna con Bambino";
  • resti dell'abside semicircolare dell'ex chiesa di Santo Stefano, all'inizio di Via del Tribunale (l'antica Via Flaminia), di origine medievale;
  • Palazzo Vecchio o Palazzo Pretorio. Antico palazzo dove risiedevano gli otto priori in età comunale. È un palazzo del XII secolo a due piani, appoggiato ad una torre detta "Esperia", con campanile a vela sulla sommità. La campana venne fusa nel 1318 dal maestro Stefano di Orvieto. Nella facciata ci sono affrescati gli stemmi di Eugenio VI e degli Orsini;
  • Domus Romana con mosaici. Lungo Via del Tribunale, all'interno di una casa privata sono stati ritrovati nei primi anni Cinquanta, i resti di una Domus Romana (Atrio e Impluvium). La Domus risale al I secolo d.C. e nei due ambienti citati, sono conservati splendidi mosaici pavimentali, uno dei quali raffigurante un vaso con due uccellini sospesi, mentre gli altri presentano motivi geometrici. I mosaici geometrici sono di dimensioni 6,45x4,45 , e 6,45x3,85 quello con gli uccellini;
  • Chiesa di Santa Maria de Incertis o della Madonna di San Carlo. Chiesa medievale, presenta affreschi ben conservati. Iniziò ad avere la funzione di chiesa nel 1402. Pare che San Carlo vi abbia celebrato la messa.

All'interno in una nicchia è presente un affresco ben conservato, raffigurante Maria e il bambino tra Santo Stefano e San Sebastiano e nell'intradosso Sant'Ansano e San Vincenzo Ferrer, anche questo restaurato dall'Associazione Valorizzazione del Patrimonio Storico di San Gemini. L'altare della chiesa è situato sotto un baldacchino duecentesco in pietra sorretto da colonne. Sulla parete di fondo del baldacchino vi è un affresco raffigurante la Madonna in trono con Bambino tra gli angeli e le Sante Caterina Alessandria e Lucia. La volta del baldacchino è affrescata con colori vivaci. In sagrestia è presente una tela dipinta con San Carlo Borromeo attribuita a Giovanni Baglione;

  • Chiesa di Santa Caterina di Alessandria e Cisterne Romane. La Chiesa è anch'essa medievale e nel 1575 nei suoi pressi fu fondato un monastero sotto la regola di Santa Chiara d'Assisi. La chiesa fu ricostruita nel 1723. Al suo interno presenta una tela sull'altare barocco raffigurante le Mistiche Nozze di Santa Caterina di Lazzaro Baldi del 1650. Al di sotto della chiesa si possono notare i resti di due Cisterne Romane ben conservate, con un pavimento a mattoncini disposti a "spina di pesce";
  • La Porta del Sale o "Portella". Posta all'inizio di Via del Tribunale al di sopra della Piazza San Francesco, fu la prima porta di ingresso del Borgo di San Gemini, ossia quella dove la Via Flaminia entrava nel paese;
  • Porta Burgi. È la porta di ingresso dell'abitato medievale sotto la quale inizia Via Casventino. Risale al XII secolo. Nell'intradosso della porta, si può notare una nicchia con un affresco;
  • Resti della Casa Torre. Nella parte più elevata del Borgo davanti al Museo dell'opera Guido Calori è presente un'antica Casa Torre medievale del XIII secolo;
  • Porta Tuderte (o Porta San Giovanni). La porta nord del centro storico medievale, incastrata nelle mura medievali del Borgo;
  • Parco delle Acque Minerali. Nella parte nord del territorio comunale è presente il Parco della Fonte, un grande parco nel quale si possono trovare fontanelle da cui si possono bere le acque Fabia e Sangemini, fondata nel 1889. All'entrata de parco si può notare l'antica fonte che reca scritto l'anno di fondazione dell'acqua minerale;
  • La Grotta degli Zingari. Insieme ai resti della Domus Romana è l'unico monumento superstite dell'antico villaggio di Casventum distrutto dai Saraceni nel IX secolo d.C. All'interno della grotta vi è un'inscrizione che ricorda una rovinosa alluvione del 1940;
  • Chiesa di Santa Maria delle Grazie. È la chiesa all'interno del cimitero comunale. All'interno è presente un altare barocco e una tavola dipinta quattrocentesca.
 
Monumento ai Caduti della I e della II Guerra Mondiale
  • monumento ai caduti della I e della II Guerra Mondiale.

"Ai caduti per la Patria i concittadini riconoscenti e memori MCMXX - MCMLIV"

Guerra 1915-1918 - Morti in combattimento - Sergenti: Amaranto Emanuele e Gelosi Serafino; Caporali: Francescangeli Attilio e Luci Benvenuto; Soldati: Apollinari Antonio, Bruscolotti Agostino, Canestra Alvise, Caproni Enrico, Chicconi Telemaco, Costantini Clemente, Cricco Benedetto e Cricco Lorenzo, Crispoldi Attilio, Diomedi Eliseo, Galeazzi Valerio, Gonnella Giovanni, Gonnella Umberto, Iacaroni Ottavio, Laurucci Alessandro, Lunghi Omero, Lunghi Teodosio, Mercuri Aminta, Mercuri Augusto, Mercuri Gaspari, Papi Giovanni e Rompietti Cesare.

Guerra 1915-1918 - Dispersi - Soldati: Caproni Valentino, Massarelli Settimio, Proietti Pasquale.

Guerra 1915-1918 - Morti per malattia - Ufficiali: Tenente Valentini ing. Pietro; Sergenti: Battistini Clodoveo e Mercuri Gualtiero; Soldati: Bartollini Renato, Bravi Pietro, Brugnetta Levante, Caroli Benvenuto, Cascioli Luigi, Ceccarelli Anareo, Conti Gino, Francescangeli Cesare, Grigioni Adolfo, Lattanzi Luigi, Lunghi Nestore, Milioni Ennio, Paiella Rizeri, Papali Giuseppe, Papi Florindo, Vignoli Ercole.

Campagne 1940-1945 - Morti per malattia - Tenente pilota Misericordia Oliviero Sottotenente Sacramati Walfrido Soldati: Angelini Sabatino, Laurucci Vittorio e Petrucci Valentino

Campagne 1940-1945 - militari Caduti in Guerra, dispersi e morti per malattia - Generale divisione Majnardi Odoardo; Tenente Colonnello Mascagna Liberato; Tenente Vascello Laurenzi Alessandro; CAP Ve.Trio Simonelli dr. Alfredo; Maresciallo I cl. Crispoldi Crispoldo; Marinaio semplice Carducci Enzo e Saggi Renato; Caporale Capoccetti Elmo e Nori Ulisse; Aviere Annibaldi Manlio; Soldati: Apolloni Aquilio, Befani Guido, Cascioli Antonio, Cascioli Giuseppe, Ceccarelli Aroldo, Lattanzi Domenico, Leli Aminta, Leli Savino, Ligniti Artilio, Massarelli Marsilio, Mercuri Giuseppe, Postumi Angelo, Stella Belardino e Turni Otello

Civili Caduti per eventi bellici: Diomedi Ferdinando, Maibianco Gino, Mercuri Mario, Onofri Nello, Pettirossi Tito, Petrucci Anacleto, Poggiani Luigi e Proietti Vincenzo.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[2]

 

CulturaModifica

MuseiModifica

Il GeolabModifica

Tra le attrazioni moderne di San Gemini, va citato il Geolab, voluto da Piero Angela, uno spazio espositivo permanente dedicato alla divulgazione delle scienze della terra. Il museo è collocato all'interno dell'ex ospedale di Santa Maria della Misericordia, un edificio ottocentesco che ha svolto tale funzione fino agli anni '20 del novecento, oggi di proprietà del Comune.

Il Geolab è un luogo speciale, pensato soprattutto per i ragazzi, con lo scopo di raccontare com'è fatto e come funziona il nostro pianeta, ma anche come sono nate l'Italia e l'Umbria e quali sono i meccanismi alla base della loro evoluzione.

Al Geolab, realizzato secondo i più avanzati principi degli spazi di divulgazione scientifica, è vietato non toccare: più che un museo, è infatti quasi un laboratorio, che ospita una serie di macchine interattive che spiegano divertendo, ma soprattutto invitano il visitatore ad osservare e sperimentare con il metodo di uno scienziato.

EventiModifica

L'evento di maggior richiamo che si svolge a San Gemini è la Giostra dell'Arme, una rievocazione storica che si svolge nei giorni precedenti la festa del santo patrono (generalmente dall'ultimo sabato di settembre alla seconda domenica di ottobre) e che culmina in una sfida tra cavalieri dei due rioni in cui è stato suddiviso il paese, la Rocca e la Piazza.

Tra gli altri eventi di San Gemini, che fa parte del circuito Cittàslow[3], si cita l'infiorata del Corpus Domini; in occasione della festa religiosa, la popolazione si auto-organizza in squadre che competono per la migliore composizione realizzata a terra, lungo le strade del centro storico, utilizzando esclusivamente prodotti vegetali, come petali di fiori.

AmministrazioneModifica

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2018.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28 dicembre 2012.
  3. ^ Cittàslow, su cittaslow.net.

BibliografiaModifica

  • Scritti di U. Nicolini, M. Boccioli, G. Natali Pugliatti, A. Prandi, et alii, San Gemini e Carsulae, Milano-Roma, 1976.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN137546826 · LCCN (ENno2003003247 · GND (DE4118328-9 · BNF (FRcb136098031 (data) · WorldCat Identities (ENno2003-003247
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