San Ginesio

comune italiano della provincia di Macerata
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San Ginesio
comune
San Ginesio – Stemma San Ginesio – Bandiera
San Ginesio – Veduta
Panorama con i Monti Sibillini
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Marche.svg Marche
ProvinciaProvincia di Macerata-Stemma.png Macerata
Amministrazione
SindacoGiuliano Ciabocco (lista civica) dall'11-06-2018
Territorio
Coordinate43°06′28.24″N 13°19′00″E / 43.107844°N 13.316667°E43.107844; 13.316667 (San Ginesio)Coordinate: 43°06′28.24″N 13°19′00″E / 43.107844°N 13.316667°E43.107844; 13.316667 (San Ginesio)
Altitudine680 m s.l.m.
Superficie78,02 km²
Abitanti3 211[1] (26-05-2020)
Densità41,16 ab./km²
FrazioniBattifolle, Bertonaglia, Campanelle, Cardarello, Casa Gatti, Castellano, Celiano, Cerqueto, Cerreto, Cesa Cappuccini, Cocoli, Collalto, Colle, Collina, Ficcardo, Fontepeschiera, Gabella Vecchia, Gualduccio, La, Lagua, Le Spiagge, Macchie, Maregnano, Moline, Morello, Morichella, Morico, Necciano, Passo San Ginesio, Pesindolo, Pian di Castagna, Pian di Pieca, Pieca, Poggio d'Acera, Poggio San Costanzo - Villa Papi, Rocca Colonnalta, Salino, San Costanzo, San Liberato, Santa Croce, Santa Maria in Alto Cielo, Scalette, Serrone, Torre di Morro, Vallato, Vallimestre, Villa Coldellaio, Villa del Poggio - Fontemaggio, Villa Lambertuccia, Villa Piconi
Comuni confinantiAcquacanina, Cessapalombo, Camporotondo di Fiastrone, Colmurano, Gualdo, Fiastra, Ripe San Ginesio, Sant'Angelo in Pontano, Sarnano, Tolentino
Altre informazioni
Cod. postale62026
Prefisso0733
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT043046
Cod. catastaleH876
TargaMC
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona E, 2 435 GG[2]
Nome abitantiginesini e/o sanginesini
Patronosan Ginesio martire
Giorno festivo25 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Ginesio
San Ginesio
San Ginesio – Mappa
Posizione del comune di San Ginesio nella provincia di Macerata
Sito istituzionale

San Ginesio è un comune italiano di 3 211 abitanti[1] della provincia di Macerata. Fa parte del club dei Borghi più belli d'Italia ed è stato insignito della Bandiera arancione dal Touring Club Italiano.

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

Il comune di San Ginesio è a 697 m slm,[3] e confina con la Via Picena, ex SS 78, che mette in comunicazione il territorio maceratese con i Monti Sibillini. Si trova all'interno del parco nazionale dei Monti Sibillini e, grazie alla sua elevata posizione, il panorama spazia dal Conero all'Appennino. Per questa ragione San Ginesio è anche detta "il balcone dei Sibillini"[4]. Il borgo, detto anche "il paese delle 100 chiese"[5], sorge anche in un sito panoramico che consente la vista dei comuni di Civitanova Marche, Gualdo, Ripe San Ginesio e Sant'Angelo in Pontano, delle frazioni di Passo San Ginesio, Pian di Pieca e Santa Croce (appartenenti al comune stesso), della frazione di Sassotetto (comune di Sarnano) e la vista del mare Adriatico e pale eoliche di Serrapetrona. All'interno del territorio comunale scorre il torrente Fiastrella.

Per evitare problemi di distribuzione idrica, il paese è dotato di un grande serbatoio, che in caso di penuria sopperisce alla necessità.

Il borgo è diviso in quattro contrade (Porta Ascarana, Offuna, Picena, Alvaneto) che si sfidano ogni anno nella tradizionale contesa del Palio.

ClimaModifica

Il suo vasto territorio si estende dall'alta montagna alla pianura, ragion per cui il clima è vario: si passa da un clima estivo piacevole e ventilato ad inverni piuttosto rigidi ed innevati; mentre le stagioni intermedie sono miti e piovose.[senza fonte].[6]

Origine del nomeModifica

La prima citazione conosciuta del nome è "castrum Sancti Genesij", risalente al 995.[7] È Probabile che il luogo precedentmente denominato "Avia" o "Oppidum esculanum" mutasse nel toponimo San Ginesio dopo il passaggio dei franchi di Carlo Magno.

Il Santo patrono del borgo non è Genesio di Arles, né il Genesio di Brescello, come scritto da Gaetano Moroni,[8] ma Genesio di Roma, mimo fatto martirizzare nel 303 dall'imperatore Diocleziano per essersi rifiutato di rappresentare in scena, in modo burlesco, il battesimo sacramento dei Cristiani. Per questa ragione il Santo è diventato il patrono della gente di teatro. Nel 1601, Papa Clemente VIII concesse a San Ginesio la reliquia del Santo consistente in un braccio sinistro; ma siccome il martire Ginesio ed il martire Eleuterio erano stati sepolti insieme, per evitare confusioni, le "sante braccia sinistre" inviate furono due. Da allora le reliquie sono conservate nella maggiore chiesa del luogo, denominata col nome di Collegiata.

StoriaModifica

MedioevoModifica

Probabilmente abitato sin dall'epoca romana, con pianta urbanistica a croce, è circondato da un imponente giro di mura castellane ove sono ancora visibili i rompi-tratta, e tutte le strutture difensive dell'epoca, dal camminamento di ronda, alle feritoie per arcieri, ai torrioni.

Primi invasori e nascita del comuneModifica

Goti e Longobardi, questi ultimi spodestati da Carlo Magno, fecero scorrerie lungo il corso dei fiumi Chienti e Fiastra, distruggendo gli insediamenti romani di pianura, e costringendo gli abitanti a rifugiarsi nelle colline più interne, dove i nobili erano soliti recarsi per le loro battute di caccia. Quando, intorno al X secolo, arrivarono i Normanni, alcuni Signori dei castelli adiacenti presero la decisione di costruire una fortificazione sul colle più alto per dominare il passaggio a valle da un luogo adatto.

Così nacque il castello che, nel momento in cui altri nobili chiesero d’incastellarsi con i loro accoliti, si evolse in Comune. Gestito a mo’ di Repubblica, venne governato all’inizio da due Consoli, che presto cedettero il passo al cosiddetto Magistrato, coadiuvato dal Podestà, ovvero ai cinque Priori, sorteggiati tra i maggiorenti del luogo, e un magistrato esterno che di volta in volta veniva nominato. I Priori rappresentavano le cinque contrade del Comune, che avevano preso il nome dal Signore che, dopo aver ceduto le sue terre, aveva ricevuto in cambio casa e abitazioni per sé e per i suoi all’interno delle mura. Le prime contrade furono quelle di Alvaneto a nord (tuttora nome di una porta del paese); Trensano ad est, che in seguito fu superata per importanza dalla Porta Nuova o Picena che chiudeva il Borgo, andando a confinare con la contrada Offuna di sud. Il Caput Castri, ovvero l’attuale "Capocastello" era la contrada dove fissarono dimora i nobili, e che a seguito dell’incastellamento del nobile Ascaro, prese il nome di Ascarana. San Ginesio non ebbe né mura né rocche prima del XIII secolo. Nel 1170, sotto l'imperatore Federico I, il marchese Marcualdo donò ai ginesini il castello di Vergigno. Nel 1188 il luogo fu governato dal marchese Guarniero, che dopo la morte di Enrico IV sostenne Filippo di Svevia contro Ottone IV. Nel 1278 vi si contavano 7.000 abitanti. Tra il 1200 e il 1300, il libero comune fu uno dei più potenti e temuti dell'intera Marca di Ancona, grazie alle varie vittorie militari contro la famiglia nobile sarnanese Brunforte e attraverso le acquisizioni delle proprietà dei nobili Prontoguerra di Ripe, circostanza questa che gli scatenò contro l’ostilità della Marca Fermana,di Fermo e di altri comuni concorrenti.

Il governo dei Varano e la disputa contro FermoModifica

A causa delle continue guerre esterne e delle faide interne, le Costituzioni Egidiane del XIV secolo, promulgate dal Cardinale Egidio Albornoz al fine di mettere ordine nel Patrimonio di San Pietro mentre la sede papale era in Francia, ad Avignone, assegnarono l’irrequieto Comune ai duchi Varano di Camerino che lo governarono dal 1355 fino al 1434, prima sotto forma di Vicariato e poi di Feudo. I primi della dinastia furono Berardo I da Varano e Gentile II da Varano, ma i loro successori, che a molti cittadini sembravano esercitare la tirannide, furono cacciati dal popolo.[9]

 Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia della Fornarina.

Durante il governo dei Varano la disputa con i Fermani non cessò; anzi la Terra di San Ginesio divenne il confine tra la Signoria camerte e l’antagonista Marca di Fermo, cioè il baluardo da aggredire o da difendere in mezzo a due realtà territoriali parimente ambiziose e confliggenti.[10][11] Nella notte del 30 novembre 1377 si colloca l’aggressione proditoria di armati fermani, guidati da Rinaldo di Monteverde, che tentano una penetrazione notturna dalla parte di Brugiano, la più scoscesa e meno difesa del colle. Una giovane fornaia, la Fornarina, che sta avviando il forno, li scopre e dà l’allarme ai ginesini sorpresi nel sonno. Ovviamente i nemici vengono cacciati dopo una battaglia che si svolge ai piedi delle mura in un piano che da allora viene chiamato Pian del Sangue, mentre la battaglia prende il nome di battaglia della Fornarina.[10][11]

La caduta del governo dei Varano, il controllo dello Stato Pontificio e l'antisemitismoModifica

Nel XV secolo San Ginesio, come altri paesi europei, erano pervasi di antisemitismo. Nel 1409 papa Gregorio XII arruolò 220 armigeri condotti dal guelfo Rodolfo Da Varano e dai figli, e il loro stipendio era pagato dalle tasse dei giudei del comune. Tale tassa che nel 1408 era di 9.35.0 nel 1414 salì a 14.32.2.6 ducati.[12] Nel 1448, gli ebrei di San Ginesio appaiono nella relativa elencazione fra i contribuenti mediocri.[13] Essi vengono descritti come comunità ebraica "molto attiva fin dagli inizi del secolo XIV, con scambi con Recanati, Fermo, Regno di Napoli e la Toscana".[14] Cacciati i Da Varano dal governo della Terra nel 1433, San Ginesio credette di recuperare la sua libertà[10][11] quando a partire dal 1455 tornò definitivamente sotto il controllo dello Stato della Chiesa, come terra "immediate subiecta" al papato, condizione che conservò per tutto il resto del periodo di antico regime fino all’Unità d’Italia.[9]

Il governo degli Sforza e restaurazione autonomiaModifica

L’indebolimento della casata dei Da Varano favorì la discesa del condottiero milanese Francesco Sforza che nel 1434 assoggettò un gran numero di territori della Chiesa, che furono poi liberati nel 1443 dall’altro Capitano di Ventura Niccolò Piccinino, al soldo del papato.[15] A partire dal 1445 San Ginesio riconobbe pacificamente la sua appartenenza al dominio pontificio, di cui peraltro non aveva mai smesso di essere suddito. Tra il 1450 e l’elezione al soglio pontificio di papa Pio II Piccolomini vi fu però qualche tentativo di restaurare il regime precedente. Trecento sembra fossero gli autori del complotto che vennero individuati e che, esiliati, trovarono riparo nel comune di Siena. Il loro comportamento in questa città fu così lodevole e irreprensibile che i suoi governanti inviarono ambasciatori senesi a San Ginesio per difendere la loro causa presso la magistratura ginesina, ottenendone il perdono.[7] e il permesso di rientrare in patria. Accompagnati da esponenti della città di Siena, gli Esuli si presentarono alla "Porta Picena" recando in dono un crocifisso ligneo in segno di pace[16] e, in segno di concordia, gli Statuti senesi sui quali adeguare il nuovo ordinamento municipale che, redatto sul modello senese,[17] papa Pio II approvò nel 1458.

Età moderna[11][18]Modifica

CinquecentoModifica

Nel Cinquecento, il secolo detto delle guerre di religione, la microstoria di San Ginesio s’incrociò spesso con le grandi vicende e i vasti mutamenti che attraversarono l’Occidente cristiano, modificandone per sempre la storia.

Il secolo debutta a San Ginesio con una forte epidemia di peste e si chiude con una letale contaminazione di tifo petecchiale. La decimazione di braccia addette all’agricoltura porta con sé una carestia che si scontra con una tassa sul pane imposta da Roma, alla quale si ribella il Castello di Ripe nella Terra di San Ginesio. Lo stato di belligeranza costosissimo e non risolutivo durò dieci anni.

San Ginesio, nella Marca di Ancona, subì le conseguenze delle scelte autoritarie dei Papi che si succedettero al Soglio di Pietro, nella doppia funzione di autorità spirituali e di sovrani temporali, a capo di uno stato supportato da una burocrazia amministrativa diventata efficiente e soffocante. L’accorta classe sanginesina degli ottimati, non intravvedendo più grandi prospettive nell’imprenditoria e nei commerci che avevano arricchito le generazioni precedenti, investì sulla formazione universitaria dei figli per l’accesso alle professioni liberali. Questo fatto generò conseguenze a volte costruttive, altre volte pericolose. Ciò fu un fatto non comune che la stesura del nuovo Statuto cittadino, che resterà in vigore fino all’Unità d’Italia, fu intrapreso esclusivamente da giuristi del luogo. Altro segno d’orgoglio cittadino, in un momento storico in cui l’autonomia locale si spegneva via via nel rigido accentramento verticistico della politica papale, fu la delibera del Magistrato di far scrivere la storia di San Ginesio, sulla scorta dei documenti di quello che al tempo era chiamato Archivio segreto. Un altro guizzo di vivacità e di condivisione di un fenomeno che andava pervadendo le corti delle Signorie italiane, fu la costruzione di un teatro in legno della capienza di mille posti per rappresentare le commedie che la gioventù ginesina si dilettava a scrivere e a recitare, con largo seguito di spettatori.

Dall’altro lato, però, insieme al maggior grado d’istruzione, penetravano nel luogo le istanze religiose che silenziosamente contaminavano alcune Università e qualche Corte signorile, restando più o meno scritte in alcuni libri che gli stampatori diffondevano, all’inizio incontrando l’entusiasmo dei vari sovrani, per poi trasformarsi, dopo i primi venti anni del secolo, in diffidenza e volontà di controllo sulle pubblicazioni.

EresiaModifica

San Ginesio restò coinvolta in due importanti processi per eresia. Prima che ciò succedesse, i padri Gesuiti, inviati a fare una ricognizione in loco, descrissero il paese come “Rifugio di Luterani” nel quale avrebbero dovuto usare tutta la loro forza di persuasione per riportare alla confessione e alla comunione nella chiesa maggiore numerosi cittadini che si erano allontanati dai sacramenti, stanandoli dalle “Conventicole” (leggi: chiese delle Confraternite). I Gesuiti e Domenicani, che a partire dalla seconda metà del secolo non fecero mancare la loro presenza in San Ginesio.

Evidentemente, né il transito di Gesuiti e Domenicani, né il terrore per il controllo del Sant’Uffizio convinsero gli “eretici” ginesini a ritornare sulla retta via, tanto che nove di loro vennero imprigionati a Roma, e deferiti all’ ‘Auto da Fe’ che si svolse nel maggio 1568, pubblicamente e con grande apparato di Cardinali, nella Basilica domenicana di Santa Maria alla Minerva. In questo primo gruppo furono coinvolti i due medici Pancrazio e Matteo Gentili,[19][20] rappresentanti dell’antica aristocrazia ginesina. Matteo, ricaduto (relapsus) di lì a poco nell’errore, o comunque dannato dalla mala fama, ovvero dalla cattiva nomea, fuggì e trascinò in disgrazia altri cittadini e la sua famiglia, che tra enormi sofferenze sarà condannata aqua et igni (perdita dei beni e all’allontanamento da ogni carica pubblica) per almeno tre generazioni. Dal naufragio si salvano il figlio maggiore, Alberico, già dottore in legge e il penultimo nato, Scipione, che raggiunsero il padre in esilio. Il processo in contumacia ai fuggitivi si concluse nel 1581, con la damnatio memoriae dei loro nomi da tutti i documenti pubblici.

Alberico e Scipione che, contrariamente al triste destino degli esuli in terra straniera, conquistarono una posizione di massimo prestigio, Scipione come Rettore di Altdorf, Università della libera città di Norimberga in Germania; mentre Alberico diventò Professore Regio (ovvero titolare di una cattedra finanziata dai Re d’Inghilterra) di Diritto Romano nella famosissima Università di Oxford e in quanto autore di un classico della letteratura giuridica di tutti i tempi, il De iure belli, è tuttora reputato padre fondatore del Diritto internazionale moderno.

L'eresia gravò sulla cittadina per i soliti tre anni della procedura, minacciando di scomunica e interdetto la comunità e ritardando il lavoro di stampa dello Statuto cittadino, che venne approvato dai Superiori (ovvero dalle autorità censorie della Legazione maceratese) solo dopo la chiusura del processo, per poi essere stampato l’anno successivo a Macerata.

La Descrizione della Terra di San Ginesio, stilata nel 1592 da un letterato locale all’attenzione del Vescovo di Camerino, fotografò la situazione come ricca di risorse, ma al momento molto impoverita.

SeicentoModifica

In vista del Giubileo del 1600 indetto da papa Clemente VIII, i ginesini inviarono a Roma una riedizione della processione, “Il Trionfo della Chiesa”, che le confraternite locali fecero sfilare durante il Giubileo indetto da papa Gregorio XIII nel 1575. La partecipazione di confraternite e cittadini manifestò la volontà espiatoria di una comunità che, coinvolta in processi inquisitori nel 1567-1570 e di nuovo nel 1578-1581, volle dichiarare la sua totale sottomissione al Papa di Roma. Lo stesso papa ne fu toccato e decretò il dono delle braccia sinistre di Genesio di Roma e sant’Eleuterio Martire.[21]

Per l’arrivo delle “Sante Braccia”, dove intercedette il cardinale Pallotta, le confraternite fecero fabbricare due braccia in argento, custodite nella Collegiata dentro una cassa di ferro. L’ingresso delle reliquie fu l'occasione di un’altra processione accompagnata dai rintocchi delle campane di tutte le chiese.

Con il dono della Santa Croce, da parte della famiglia Onofri, i ginesini attuarono una terza processione in tutto il territorio.

Alcuni anni dopo il corteo del Magistrato e dei cittadini diede tutti gli onori ad un membro della potente famiglia Tamburelli che divenne vescovo. Gli onori vennero concessi per interesse, poiché il capitano Giovanni Benedetto Tamburelli volle finanziare la cantoria della Collegiata e la cappella sottostante commissionate alla bottega degli artisti ginesini Giuseppe e Domenico Malpiedi.

Mentre il fervore delle opere di matrice religiosa venne fatta sviluppare ardentemente, impegnando tutte le risorse umane ed economiche del comune, la lavorazione della lana entrò in crisi, restringendo il suo commercio all'interno del territorio comunale. Una ripresa venne attuata modificando gli statuti comunali, controllando quotidianamente le tessitrici, la qualità dei tessuti prodotti e l’uniformità delle unità di misura, strumenti che vennero marcati col sigillo della comunità.

Turba la serenità di questo periodo un uomo che, guardando vecchi documenti di famiglia, venne a sapere che, nel corso delle passate guerre con Fermo, un suo antenato Adami venne condannato a morte a San Ginesio. Assoldata gente armata e approfittandosi della processione lauretana che teneva i ginesini occupati, volle assaltare e danneggiare l’antica Torre di Morro, monumento e baluardo della difesa sulla via di Ripe San Ginesio, a poca distanza dalla cittadina. Accertato il reale svolgimento dei fatti, la questione venne risolta senza danneggiare i rapporti tra le due città; l’attentatore venne condannato alla galera a vita e a riparare il danno arrecato.

Il secolo si chiuse proprio male, infatti il 1699 iniziò con un vento che scoperchiò le case, e che di nuovo venne a funestare il luogo all’inizio dell’estate, portandosi dietro una grandinata di chicchi grandi che distrussero la campagna di ogni raccolto, ragione per cui i viveri divennero carissimi.

SettecentoModifica

Il Settecento è il secolo dei terremoti. La sequela delle scosse inizia ad abbattersi su San Ginesio il 14 gennaio e 2 febbraio 1703. Non ci sono morti, ma molte case restano gravemente lesionate. Si cantano inni di ringraziamento al Crocifisso senese degli Esuli per aver salvaguardato il luogo da flagelli peggiori.

Nel giugno del 1730 una scossa violenta che fu sentita nei paesi limitrofi costrinse gli abitanti ad abbandonare le case e a decidere di portare in processione il Crocifisso degli Esuli, impetrando che li salvasse da ulteriore rovina. “Da qui ebbe principio la pia costumanza di portare per otto giorni in processione la Immagine di Gesù Crocifisso, ed esporla in otto diverse Chiese del paese, che si addobbano ora riccamente, e presero mossa le feste triennali al nostro Crocifisso, che ci venne da Siena portato dai nostri 300 esuli fratelli, come segno della pace e della concordia cittadina”(G. Salvi, “Memorie storiche di Sanginesio -Marche- in relazione con le terre circonvicine”, Camerino 1889) . Questo rito continua ai giorni nostri, perpetuandosi nelle cosiddette Feste Triennali, che ogni tre anni vedono ripetersi il Ritorno degli Esuli, accompagnati da suonatori, sbandieratori e rappresentanti della città di Siena.

La terribile sequela sismica si conclude nel luglio del 1799 quando una violentissima scossa di terremoto costringe di nuovo gli abitanti terrorizzati a fuggire dalle case. Questa volta nel crollo del soffitto di un’abitazione muore una bambina, e il campanile della chiesa di Sant’Agostino precipita. Tutta la Marca e altre parti d’Italia sentirono il terremoto. Il Consiglio comunale di San Ginesio, paese che aveva subito meno danni rispetto ad altri, decide di ringraziare per lo scampato pericolo il protettore di Ascoli, sant’Emidio, santo che ha sempre preservato quella città dalle conseguenze dei terremoti. D’accordo con il Capitolo della Collegiata, si delibera di erigere, a spese comunali, un altare a sfondo dalle parti del fonte battesimale; e anche in questo caso si utilizza un quadro di Malpiedi, dedicato al Vescovo di Treviri venerato ad Ascoli, che fa il paio con l’altro dello stesso pittore, dedicato a san Carlo Borromeo, collocato nell’altare a sfondo di rimpetto sull’altro lato della chiesa.

Nei periodi in cui l’esistenza è messa in pericolo da fattori naturali imprevedibili e ingovernabili, gli uomini si volgono spesso al soprannaturale. San Ginesio, come tanti altri luoghi della Marca di Ancona, assiste a due eventi miracolosi: nel 1976 la Madonna dell’Ascensione di Malpiedi è vista muovere gli occhi. Sempre nel luglio dello stesso anno la tela dipinta ad olio con l’immagine di san Liberato (Brunforte), posta sul suo sepolcro, stilla sudore. Questo fatto darà luogo al lunghissimo processo di canonizzazione che porterà alla beatificazione e alla santificazione ufficiale.

Dalla storia passata remota resuscita la questione dei confini tra Sanano e San Ginesio, quella definita chiaramente dal lodo di Berardo e Piergentile Varano fu Rodolfo nel 1422 che, oltre alla definizione delle relative pertinenze territoriali aveva stabilito che ogni anno la linea di confine fosse controllata da deputati dei rispettivi Comuni. Già la prima avvisaglia si era avuta sul finire del secolo precedente, con Sarnano che rivendicava il possesso della chiesa e convento di San Liberato: lite sedata a favore di San Ginesio, anche grazie a un breve papale. Ma la causa nel 1720 era ancora pendente presso la Congregazione del Buon Governo, che ancora una volta deliberava valido il lodo di cui sopra, mentre Sarnano insisteva mettendo sul tavolo anche il possesso di Colonnalta. A questa rivendicazione si associavano gli abitanti della pendice del Monte Ragnolo, tra Vallato e Rocca, che pretendevano riconosciuto il diritto sulle loro terre. L’azione legale si concluse solo nel 1789 con la sentenza definitiva che confermava i tradizionali confini con Sarnano e condannava i massari di quelle Ville, non riconoscendo loro alcun diritto, salvo quello di pascere e fare legna sotto la dipendenza di San Ginesio.

I terremoti connotano e condizionano il secolo, riducendo alla povertà la confraternita di San Tommaso che per tutto il secolo si dibatte tra lavori di consolidamento del complesso e cause con l’architetto impresario che, pur avendo proceduto alle opere senza troppa scienza e coscienza, usufruisce di una sentenza favorevole. Di fronte a questa situazione il Capitolo Vaticano, titolare dello juspatronato sulla chiesa e ospitale, invia Visitatori; tra questi l’Abate Telesforo Benigni, personaggio di notevole caratura che, avendo preso in moglie una Barbi, figlia di illustre famiglia del luogo, si ferma oltre il suo mandato e, da storico antiquario qual era, oltre a stendere una Relazione della Visita, che è una puntigliosissima e preziosa storia della confraternita, scrive anche una documentatissima “Storia Illustrata” di San Ginesio in due volumi (Fermo 1590 e 1595), che viene riportata in tempo reale nella collezione delle “Antichità Picene”, raccolte a cura di Giuseppe Colucci.

Se questo secolo per San Ginesio è quello dei terremoti, in tutta Europa e nel Nuovo Mondo è il “Secolo dei Lumi e delle Rivoluzioni”, percorso da altri squarci ben più incisivi e sommovimenti talvolta tragici. Le Guerre di Successione che percorrono l’Europa, in Italia si traducono in un mutamento geopolitico che segnerà il destino della dinastia dei Savoia; della Lombardia, passata dagli Spagnoli all’imperatrice Maria Teresa d’Austria; della Toscana ai Lorena e, in prospettiva, anche della gloriosa Repubblica di San Marco, ormai languente in un conservatorismo terriero che nulla ha a che fare con la sua passata proiezione marinara. Lo Stato della Chiesa risulta in effetti l’unico a rimanere impermeabile ai cambiamenti e alle novità del mondo.

Ciò che invece ferveva a San Ginesio, come altrove in quello stato governato da gerarchie prevalentemente ecclesiastiche, era la cultura, ovvero la curiosità per le nuove aperture storiografiche e le nuove applicazioni tecnologiche, germinate dalla scienza nuova sviluppatasi sul piano teorico nei due secoli precedenti. Non sorprende che promotori e diffusori di queste nuove aspettative fossero proprio i Padri Caracciolini che nel loro convento avevano istituito un'Accademia detta degli Stellati, dove si tenevano conferenze sulle belle lettere, le scienze e la musica, attività nelle quali gli aderenti erano sollecitati a cimentarsi, con componimenti musicali e teatrali, discussioni sulle nuove tendenze nella coltivazione delle terre, sulla storia patria e su quella contemporanea. Non è un caso quindi che ben due autori si dedichino nuovamente alla narrazione della Terra, il Morichelli Riccomanni, nella “Cupramontana Ginesina” (Loreto 1760c), con una interessante ipotesi che sposta all’indietro, ad epoca romana, la data di fondazione di San Ginesio convenzionalmente accettata. Pur attenendosi allo stile di scrittura tradizionale, questa, rispetto alle narrazioni passate, lascia trasparire la novità dei tempi nell’interesse per e nella descrizione delle architetture del luogo, quelle esistenti e quelle di cui si conservano vestigie.

Diverso invece è l’approccio del Benigni che nell’opera citata s’ispira più o meno al metodo rigorosamente scientifico della nuova storiografia inaugurata dal quasi coevo storico, letterato ed erudito Ludovico Antonio Muratori (1672-1750), basata su ricerca e studio della documentazione archivistica. Si può dire quindi che qualcosa dei fermenti culturali internazionali penetra nella nostra Comunità che, proprio grazie agli scritti dell’Abate dopo due secoli di silenzio, incontra e riscopre la famiglia Gentili, Pancrazio e Matteo, e in particolare i figli di questo, Alberico e Scipione, le cui opere, pur bandite ancora dalla censura dell’Indice dei Libri Proibiti, cominciavano ad essere timidamente e solo in parte stampate in Italia: a Padova, dal matematico, ingegnere e architetto Giovanni Poleno (Utriusque Thesauri Antiquitatum Romanorum Graecarumque nova Supplementa congesta, Vol. I, Venezia 1737); a Napoli, nel momento storico convulso di circolazione clandestina di opere al bando, da uno dei più importanti e capaci librai lì operante, il francese Giovanni Gravier (Napoli, Scipione, Opera Omnia, 1763-1769; Napoli, Alberico, 1770, Opera Juridica Selectiora vol I e II, De Iure Belli, De Armis Romanis, e Ad titulum D. verborum significatione).

Insomma, un piccolo passo verso uno squarcio di luce anche per San Ginesio, mentre il mondo correva altrove lontano. In Inghilterra è nata la cosiddetta “Rivoluzione industriale” e tredici colonie inglesi del Nuovo Mondo si sono unite nella ribellione alla madrepatria, dando luogo alla “Rivoluzione americana” dalla quale nasceranno gli Stati Uniti d’America. In Francia è nato l’Illuminismo, è stata pubblicata l’Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers; nell’ultimo decennio del secolo si è vissuta tutta la “Rivoluzione Francese”, con la decapitazione dei Sovrani, l’abbattimento dell’Ancien Régime, il Terrore, la nascita del Direttorio, e la prima calata in Italia del giovane generale Napoleone Buonaparte, preceduto dall’eco del motto rivoluzionario: “liberté, fratenité, égalité”.

Ottocento

La storia di questi due primi decenni del secolo marcia al passo delle conquiste, delle riforme e della disfatta di Napoleone Bonaparte che nel 1800 si era incoronato Imperatore. San Ginesio, che durante la Repubblica Romana, faceva parte del Distretto di Camerino, uno dei 13 cantoni che formavano il Dipartimento del Tronto, con l'annessione delle Marche al Regno d'Italia (1805-1815), fu separata da Camerino (1808-1815) e divenne sede cantonale del Distretto di Fermo, dipartimento del Tronto. Come sede del 3º Distretto del Dipartimento del Tronto fu residenza di un Vice-Prefetto e degli uffici del Censo, Bollo e Registro, Demanio, Dispensa dei Sali e Tabacchi. Ebbe in sua giurisdizione trenta fra comuni e castelli, quali erano, Ripe, Camporotondo, Caldarola, Cessapalombo, Vestignano, S. Angelo in Pontano, Gualdo, Roccacolonnalta con Monastero, Morico, Colmurano, Montegiorgio con Monteverde, Mogliano, Falerone, Montappone con Massa e Montevidon-Corrado, Francavilla, detto Cerreto con Alteta, Mogliano, Loro, Sarnano, Amandola, Montefalcone con Smerillo, Monte S. Martino e Penna S. Giovanni. Con la disfatta del generale Murat (1815), gran parte degli uffici furono trasferiti altrove, ma in pratica nulla cambiò sotto il governo provvisorio austriaco e quello pontificio, fino al riassetto territoriale voluto da Pio VII nel 1816 con la creazione delle delegazioni apostoliche che avrebbero costituito il nucleo delle future provincie dell'Italia unita. Nell’aprile 1815 a seguito della violenta esplosione del vulcano Tambora, in Indonesia, che eruttò per tre mesi, ceneri, detriti e polveri si sollevarono nella stratosfera e formarono una calotta grigio scura che avvolse il globo terracqueo, oscurò il sole, raffreddò la terra e cancellò le tre estati successive. La conseguenza fu che i campi bruciati dal gelo non producevano messi, causando la morte per inedia di animali e di uomini, questi ultimi decimati da colera e tifo petecchiale, malattie causate anche dall’alimentazione alternativa e precaria con la quale la povera gente tentava di spegnere i morsi della fame. Un tentativo di moto carbonaro in Macerata, la notte di San Giovanni del 1817, coinvolse otto ginesini che, iscritti alla vendita carbonara del paese, avevano aderito alla progettata insurrezione. Quest’ultima, pur essendo iniziata e finita con la fuga nella notte del 23/24 giugno, da un lato ebbe il merito di essere stata la prima di quante seguiranno fino all’Unità d’Italia, dall’altro però fu causa di un processo che comminò contro i sediziosi sentenze capitali, ergastoli e condanne al remo che solo la “benignità” del Pontefice regnante commutò in pene detentive più leggere. L’esemplarità delle punizioni non estirpò l’ardore patriottico dei ginesini che, a parte qualche sacerdote e qualche vegliardo aristocratico conservatore, si replicò in occasione dei moti del 1831, che interessarono in particolare lo Stato della Chiesa, e ancora di più nel breve tempo della Seconda Repubblica Romana (1848-49), guidata dal triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi, Carlo Armellini, e spalleggiato dall’eroe Giuseppe Garibaldi, che anche a San Ginesio produsse mutamenti. Solo la saggezza del deputato alla sorveglianza dei patrioti, i cosiddetti “50 soggetti pericolosi”, a volte risparmiò loro un’ulteriore esperienza nelle carceri del Papa, altre volte non poté evitare loro esperienze di esilio volontario. Lo stesso ardore si manifestò ancora di più nel trapasso della Marca di Ancona dallo Stato della Chiesa al Regno d’Italia. La battaglia di Castelfidardo del 18 settembre 1860, con la vittoria sull’esercito pontificio delle truppe piemontesi in marcia verso sud per collegarsi con l’appena liberato Regno delle Due Sicilie, segnò il momento della riscossa anche per San Ginesio che, già il 20 aveva designato la sua Commissione Provvisoria Municipale, confermata in ottobre dal Commissario Generale Straordinario delle Marche, Lorenzo Valerio. Il verbale della prima riunione del 22 racconta gli avvenimenti di quei giorni di fuoco: “Abbassati nella notte del 21/22 gli stemmi pontifici, nel successivo giorno fra acclamazioni ed i più entusiastici evviva di numeroso popolo festante, e le armonie del Civico Concerto, furono inalberate le bandiere nazionali.” Il Plebiscito del 4/5 novembre annette la Regione al nascente Regno d’Italia. A San Ginesio sui 1636 elettori maschi aventi diritto al voto 1184 votarono per il sì, nessuno per il no, mentre i “non comparsi” furono 452. A San Ginesio questi primi anni “unitari” sono caratterizzati dalla generosità, dalla rettitudine e dalla capacità imprenditoriale di quella classe borghese nobile, intellettuale e liberale che aveva sentito profondamente la causa nazionale, partecipato ai moti, subendo i rigori delle carceri pontificie e le misure restrittive della polizia papalina. L’elevato senso civico di questi personaggi locali seppe affrontare onorevolmente e risolvere proficuamente la complessa nuova realtà della storica transizione, scrollandosi di dosso l’inerzia dei due secoli passati, senza per questo dimenticare quanto di buono e di grande della storia comunale fosse da recuperare e valorizzare. Tra questi beni, primo tra tutti la pubblica istruzione. Il decreto del Commissario Valerio, sulla scorta delle leggi Siccardi-Rattazi estese al territorio nazionale, sopprime le corporazioni religiose, che nell’anno 1866 escono dai loro conventi i quali, laddove dimostratane la pubblica necessità, vengono ceduti al Municipio. La demaniazione dei beni ecclesiastici, con il trasferimento delle relative dotazioni alla Cassa Ecclesiastica minaccia la sopravvivenza delle scuole degli Agostiniani e dei Chierici Minori (o Caracciolini). Gli amministratori, rappresentati dal patriota avvocato Conte Emerico Morichelli, già dal gennaio 1861 ricorrono dimostrando come il Decreto di Soppressione non può riguardare la Chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma, sede centrale dell’Ordine dei Padri Caracciolini, presso i quali l’avvocato sanginesino d’origine, Nicola Bianchini, nel 1690 aveva lasciato un cospicuo legato destinato appunto al Centro di Studi in Filosofia e Teologia dei Chierici di San Ginesio, che nel tempo si era fuso con la scuola dei Padri Agostiniani locali. Ora, si trattava di reclamare la disponibilità del consistente lascito dei 46.172 scudi romani del 1690 che, tradotti in lire italiana ante euro, corrispondeva a 1.025.526.292 (un miliardo e rotti). La trattativa fu lunghissima e complicatissima; utilizzò personaggi locali che, istruiti in loco, stavano ricoprendo incarichi di prestigio nell’amministrazione capitolina. Lo stesso Sir Thomas Erskine Holland, che tra poco s’incontrerà a San Ginesio, intervenne presso l’ex Ministro della Pubblica Istruzione del Regno, l’accademico Pasquale Stanislao Mancini, ora Presidente della Società di Diritto Internazionale con sede a Ginevra. Nella fase iniziale San Ginesio ottenne la cessione del convento degli Agostiniani per la Pubblica Istruzione, e del convento dei Chierici per la Beneficienza, nonché l’istituzione della Regia Scuola Rurale Magistrale del 1881, quest’ultima convertita in Scuola Normale già nell’anno 1883. Quando poi Ascoli destinò la sua Scuola Normale Superiore all’educandato esclusivamente femminile, il Comune ricevette l’autorizzazione ad insediare la Scuola Regia Normale Maschile Superiore, che implicitamente comportava un corrispondente corso inferiore propedeutico. Era il 1887. La scuola, che aveva anche un convitto per gli alunni, fino alla Riforma Gentile del Novecento fu intitolata a Matteo Gentili. Contemporaneamente e in linea col nuovo dinamismo locale trovano realizzazione progetti di riqualificazione che da lungo tempo aspettavano l’autorizzazione del governo papalino. Il Palazzo Defensorale del XIII secolo viene sostituito da un “sontuoso fabbricato” eretto sotto la guida dell’architetto Giovan Battista Carducci, lo stesso che, chiamato nella prima metà del secolo al restauro di frontespizio e protiro varanesco della Collegiata, ne modifica la chiusura in alto con una orlatura a centina di mattoncini che sembra anticipare lo stile del Liberty europeo. Il nuovo palazzo non ospiterà mai gli uffici del Comune che invece, per motivi di spazio, vengono alloggiati insieme alla Biblioteca e Pinacoteca comunale nell’ex convento francescano di via Capocastello, recentemente demaniato. Il palazzo della piazza maggiore viene destinato ad essere la sede del Teatro comunale, che s’inaugura nel 1877 con l’idillio comico, “Addina”, del poeta dialettale Alfonso Leopardi, musicato a banda dal maestro Vincenzo Bruti. Di grande importanza il nuovo tracciato viario che sostituisce il precedente che dalla via Picena portava a San Ginesio, salendo per l’erta di Cardarello. La nuova strada parte dal punto in cui la strada Faleriense s’incrocia con la via Picena, consentendo così di salire dolcemente la prima collina, seguendone il fianco fino alla confluenza della vecchia strada interna, l’Entoggese, che scende dalla Torre di Morro, per continuare su quel tracciato fino alla Porta Picena, allora detta anche dei Cappuccini. Qui, ad esaltare l’imponente cerchia muraria, si crea un largo spazio a giardino che fa capo al viale alberato in cui è stato trasformato l’ultimo tratto di strada. Per terminare il discorso circa la diversa destinazione degli ex conventi è corretto citare il nuovo cimitero urbano che, pur essendo stato collocato sulla strada che va a Tolentino a seguito delle disposizioni napoleoniche, nel 1882 va ad occupare l’ex convento dei Francescani del terzo Ordine Regolare che, cinquant’anni prima, avevano trattato con le autorità locali il trasferimento nel Convento dei Minori di via Capocastello, costruendo in vista di ciò il nuovo convento, quello stesso in seguito demaniato e sede del Municipio. Anche all’interno del centro storico si appalesava il problema dell’angusto ingresso alla piazza maggiore, assicurato per secoli dalle viuzze del trivio, inadatte in prospettiva alle esigenze del traffico. La questione, tra inevitabili polemiche, fu risolta anche grazie alla generosità delle famiglie dei Conti Bruti, Morichelli D’Altemps, Onofri, dei Marchesi Giberti, e anche del Capitolo della Collegiata, ognuno dei quali soggetti sacrificò una parte di giardino o retrocesse la facciata dei rispettivi palazzi. Fu così che si impostarono le nuove due vie per il centro. Partendo infatti dalla salita del Borgo, all’altezza della cosiddetta curva dei Chierici, la strada, anziché salire ripida, viene fatta piegare intorno all’ex cenobio agostiniano, attraversando li giardino Bruti-Morichelli. Una volta arrivata alla chiesa di Sant’Agostino, lì si biforcava in due tragitti, l’uno a sinistra per l’antica salita ora dignitosamente allargata e intitolata Corso Scipione Gentili; l’altro a destra che, costeggiando l’ex cimitero e ex chiesa dei canonici della Collegiata, ovvero San Sebastiano, si snodava attraverso l’asciato della canonica, lambendo, prima d’immettersi sulla piazza, il cappellone fabbricato in onore della Madonna della Misericordia. Nel 1850 infatti l’immagine dell’Assunta dipinta da Domenico Malpiedi aveva rinnovato il miracolo degli occhi, richiamando una enorme folla di devoti e anche l’interesse del Vescovo, fenomeni ai quali era seguita l’idea della grande cappella, neanche a dirlo ispirata a un disegno del solito architetto fermano, da costruire di fronte a quella del Crocifisso senese. Per completare il quadro degli avvenimenti locali occorsi nel secolo, lo studioso Conte Aristide Gentiloni Silverij dette notizia, con un ampio articolo pubblicato da una rivista scientifica nel 1884, della scoperta di una tomba picena accanto alle mura di sud est di San Ginesio. La tomba era stata trovata casualmente, depredata e richiusa velocemente. La dotazione di vasellami, in parte devastata dalla fretta, era stata prima offerta a un antiquario, e poi comprata dal museo della città tedesca di Carlsruhe. Il Comune tentò un tardivo recupero presso lo scavo, che portò alla luce qualche pezzo marginale residuo, e non in buone condizioni di conservazione. Mentre questo magma amministrativo travolgeva San Ginesio, il Regno d’Italia aveva conquistato Roma, la sua naturale capitale, togliendola al Papa Re. Dalla breccia di Porta Pia in avanti i rapporti erano al massimo della tensione, e al momento non si intravvedeva soluzione vicina a questa frattura che divideva tanto l’animo dei cattolici quanto l’animo dei patrioti. Per fortuna in provincia, a San Ginesio, la diaspora s’era assestata su un piano umano di comprensione reciproca. Si obbediva allo Stato, ma si restava cattolici osservanti. Questo fatto si poté constatare anche in occasione di un evento che portò San Ginesio all’onore delle cronache dei giornali locali, nazionali e internazionali. Si trattava della riscoperta del giurista e intellettuale umanista Alberico Gentili, cui San Ginesio aveva dato i natali il 14 gennaio 1552. Costretto a fuggire per aver abbracciato insieme a suo padre Matteo e suo fratello Scipione il credo protestante, il Nostro approdò nell’Inghilterra di Elisabetta I Tudor dove la sua preparazione giuridica e il suo impegno professionale furono ricompensati con la nomina regia all’ambitissima Cattedra di Civil Law nella famosa Università di Oxford. Nonostante il parere contrario e l’avversione costante dei Puritani questo italiano, esule per causa di religione, riuscì ad imporsi all’attenzione della ‘governace’ del Regno, diventare un giurista ascoltato dal Privy Council della Regina, e conservare apprezzamento inossidabile anche presso il nuovo sovrano, Giacomo Vi - I Stuart, che succedette nel trono del Regno, ormai unito, d’Inghilterra e di Scozia. Le vicende della successione inglese, il nuovo metodo scientifico che nasce e si rafforza tra Seicento e Settecento oscurano la fama del Gentili che pure l’“Athenae Oxonienses’, ovvero la storia dell’Università del 1691, presentava come “una delle sue più grandi glorie”. Nei paesi cattolici, poi, la sua opera, presente, passata e futura era stata colpita già nel 1602 dalla censura più assoluta, l’“omnino prohibetur”, dell’Indice dei Libri proibiti. Il che significava che stampare, possedere o soltanto leggere una sua opera avrebbe comportato il deferimento automatico dell’incauto al Tribunale dell’Inquisizione. Nel novembre 1874, Thomas Erskine Holland, nominato professore della neonata cattedra di Diritto internazionale e Diplomazia presso l’Università di Oxford, pronuncia la sua “Inaugural Lecture”, la conferenza iniziale, incentrandola tutta sulla figura di Alberico Gentili, dichiarando e dimostrando attraverso la storia della sua vita e studio dell’opera maggiore, il “De iure belli”, che al Professore italiano si doveva la nascita della scienza del diritto della cui cattedra lui sta diventando il titolare, e con ciò rivendicando all’Inghilterra la genesi della disciplina. La notizia era stupefacente: l’ambasciatore d’Italia la trasmette immediatamente al Ministero degli Esteri, il quale si rivolge all’Università di Macerata che, proprio in quel tempo stava lottando per la sua sopravvivenza nel nuovo Regno. Il referente dell’Università, Pietro Sbarbaro, professore di Filosofia del diritto, dopo aver perorato la causa, si mette in contatto con l’Amministrazione comunale di San Ginesio. E qui i grandi personaggi che la compongono, per la maggior parte avvocati, non si lasciano sfuggire l’occasione e immediatamente inviano per via diplomatica al professore inglese il devoto ringraziamento della Comunità, e l’invito a visitare il luogo natale di Alberico. Mentre all’estero iniziano l’interesse dell’accademia e i lavori scientifici sull’opera maggiore gentiliana, in Italia nasce una planetaria occasione di querelle politica tra Stato e Chiesa. Il regno ha bisogno di costituire l’ethos unitario della nazione, e per questa ragione è in cerca di padri fondatori universalmente riconosciuti, e così il giurista esule per motivi religiosi entra nel pantheon delle glorie nazionali, insieme all’altro esule, il filosofo Giordano Bruno, che sempre per gli stessi motivi era stato condannato e arso nel rogo di Campo de’ Fiori nel febbraio del 1600. Ovviamente la stampa cattolica, in particolare quella di matrice gesuitica, si mosse subito all’attacco. Grande quindi l’intuizione e l’iniziativa degli Amministratori ginesini che, per essere protagonisti o eredi dello spirito risorgimentale dei loro padri, non si tirarono indietro, ed ebbero ragione. Nel 1876 San Ginesio si riempì infatti di giovani universitari provenienti dall’Università di Macerata e di Perugia, accompagnati dai loro Rettori. Tutti attirati dalla visita che il Professore di Oxford aveva fissato quale omaggio alla patria del suo predecessore. Perugia era ovviamente presente in quanto Università di formazione di Alberico Gentili, che idealmente si associava alla fama raggiunta dal suo allievo in quella inglese. Nel frattempo erano nate diverse idee, quali quella di richiedere le spoglie alla chiesa anglicana di Londra dove i membri della famiglia Gentili erano sepolti, per traslarle in Santa Croce di Firenze; di formare un Comitato Internazionale per le onoranze; di erigere un monumento alla memoria. Il Comitato per le onoranze fu fondato a Roma in Campidoglio; di esso facevano parte moltissime personalità, tra cui Giuseppe Garibaldi e Aurelio Saffi, professore di Diritto all’Università di Bologna e traduttore del discorso inaugurale di Holland. Già, perché all’epoca quasi nessuno parlava l’inglese, e quindi la corrispondenza e le conversazioni col Professore di Oxford si svolgevano in latino. Questo fatto la dice lunga su quanto istruiti fossero i personaggi dell’epoca, nonché quanto gradita fosse la collaborazione, certo non palese, dei sacerdoti locali, sicuramente padronissimi della lingua latina. Il Comitato ebbe una branca nazionale la cui presidenza onoraria fu assunta dall’erede al trono, Principe Umberto; mentre quella internazionale fu presieduta dal Principe inglese Leopoldo, Duca di Albany, figlio della Regina Vittoria. Mentre il Comitato italiano raccoglieva le offerte in una banca romana, il Comitato internazionale, accertato che le spoglie erano irrecuperabili a causa della dispersione della tomba in una delle tante inondazioni del Tamigi, eresse nel 1877 un cenotafio, ovvero una targa monumentale, nella chiesa anglicana di Saint Elen Bishopsgate, parrocchia dei Gentili nella city londinese, riportando l’iscrizione originaria tramandata nella “Biblioteca Vetus et Nova” redatta da G.M. Konigius nel 1678. Nella nuova targa erano effigiati a rilievo e a colori gli stemmi di San Ginesio, dell’Università di Oxford e dell’Università di Perugia. A seguire, nello stesso anno, Holland pubblicò una riedizione del “De Iure Belli” dall’edizione postuma del 1612, più leggibile rispetto alla prima del 1598, onde favorirne gli studi accademici che d’allora in poi si succedettero copiosi. In Italia. San Ginesio, in attesa del monumento, dedicò ad Alberico la piazza maggiore, a Scipione il Corso e a Matteo Gentili la Scuola Normale. Perugia eresse una sontuosa targa nel Rettorato a ricordo del celebre allievo. La Roma dei primi re Savoia eresse un busto al Pincio, nel Viale dei Giuristi, e lo effigiò nel soffitto della Sala Gialla del Ministero grandioso (ora sede del MEF), prima sede del Parlamento di Roma capitale, fatto erigere in cinque anni e senza risparmi dal ministro Marco Minghetti. Al centro del soffitto della famosa sala campeggiava lo stemma di casa Savoia, e dalle quattro balconate che ornavano ogni lato, svettavano gli spiriti illustri che simboleggiavano il genio italiano. Nella balconata dei giuristi, insieme a Machiavelli, c’era il nostro Alberico Gentili. L’Università di Macerata, edificando la nuova Aula Magna, dedicò ad Alberico, uno dei quattro riquadri raffiguranti i giuristi di riferimento particolare per l’Ateneo. La Provincia di Macerata fece dipingere nell’Aula capitolare una serie di tondi dedicati agli uomini illustri del suo territorio e, tra gli altri, figuravano i due giuristi sanginesini, Scipione e Alberico Gentili.

Seconda guerra mondiale[22][23][24]Modifica

San Ginesio, durante la seconda guerra mondiale, fu un paese di collegamento strategico tra le Marche. Il comune posto in una posizione strategica nella regione, fungeva da "ponte" tra il nord e il sud di essa. Sia a San Ginesio che a Sarnano, anche in altri comuni, operavano vari gruppi militari di resistenza partigiana; a San Ginesio operava il Gruppo Vera, guidato da Girolamo Casà, che dopo essere fuggito da Bari, aiutò i partigiani ginesini. Il comune è stato luogo di una missione militare inviata nella regione dal governo Badoglio II. La missione, composta da una motosilurante, dal generale Salvatore Melia e il capitano ginesino Arnaldo Angerilli, ebbe lo scopo di organizzare e controllare i partigiani, sabotaggio di apparecchiature nazifasciste, segnalazione e controllo di armi ed infine intercettare informazioni militari.

Nel 1943, i fatti conosciuti sono pochi, anche se ci furono continue rivolte da parte della popolazione.

Nel mese di giugno tedeschi e partigiani si contesero l'ospedale civile del comune che, dopo essere stato sotto il potere dell'Asse, fu smobilitato a causa di una protesta. Nei mesi di settembre e ottobre, ci furono soltanto azioni di ribellione al regime totalitario fascista da parte dei partigiani del luogo.

1944 - San Ginesio e dintorniModifica

Molti furono gli attacchi ed episodi di violenza in questo anno, che la popolazione e i partigiani furono costretti a subire.

Il 10 gennaio, alcuni partigiani disarmarono dei soldati nazifascisti ed imposero al Podestà la distribuzione del grano tra la popolazione. L'11 gennaio, a causa delle azioni del giorno precedente, un gruppo di nazifascisti si diresse al paese, che fu conquistato il 12 gennaio, con intenzioni punitive, causando un violento scontro.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Passo San Ginesio § Storia.

Il 5 maggio nel territorio comunale, dopo un conflitto a fuoco con le milizie della SS durante un rastrellamento lungo la ex SS 78, tre partigiani tra cui Glorio della Vecchia, furono torturati e fucilati nella frazione di Passo San Ginesio.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Pian di Pieca § Storia.

Nel mese di giugno il gruppo Vera effettuò numerose missioni nel territorio. Il 16 giugno il gruppo era venuto a conoscenza che nella frazione di Pian di Pieca era dislocato un gruppo di fascisti incaricati di spionaggio. Scoperto ciò, fu inviata una squadra di tre partigiani in missione con lo scopo di vigilare la strada, che fungeva come collegamento tra Macerata e Ascoli Piceno, sorprendere le spie ed effettuare alcune operazioni di sabotaggio. Le operazioni comprendevano l'interruzione delle linee telefoniche e telegrafiche, distruzione dei ponti e appostamento di partigiani tiratori che, nella notte fra il 16 e il 17 giugno, si appostarono intorno alla ex SS 78 in un campo di grano. Il 17 giugno, la missione fu messa in atto. Dopo un alt incitato dai partigiani, una scarica di fucileria fu scagliata su di un ufficiale tedesco che, gravemente ferito, fu trasportato da un'ambulanza della Croce Rossa all'ospedale di Sarnano. Venendo a conoscenza di ciò, i nazisti presero vari ostaggi nelle frazioni di Colle, Morichella e Pian di Pieca, tra cui il parroco del luogo, e setacciarono il territorio alla ricerca dei partigiani fuggitivi. Nel mentre i fuggitivi si diressero verso il comune e trovarono riparo in una casa del luogo ospitati. Riposati e nutriti, sentendo sparare nelle vicinanze, i partigiani si divisero. Uno di loro fuggì nei campi e si salvò, mentre i restanti due, fuggiti all'interno del paese, furono catturati e portati in Piazza Alberico Gentili insieme a molti civili. L'ordine dei tedeschi era la fucilazione dei due prigionieri e il gruppo di civili. Quest'ultimi furono salvati da un maresciallo ginesino di origine tedesca che, essendo affezionato al paese, convinse i nazisti a liberarli. Alle 18 del pomeriggio l'ufficiale tedesco diede l'ordine di ripartire dal paese insieme ai due partigiani prigionieri, che furono impiccati nella frazione di Pian di Pieca insieme ad un civile di Passo San Ginesio. Prima di continuare la ritirata, i tedeschi si divertirono a sparare sugli impiccati già morti.[22][23][24] I cadaveri rimasero lì dal sabato sera al mercoledì mattina. Il 20 giugno, i partigiani liberarono il comune. Il Comitato di Liberazione Nazionale (CNL), assunse il ruolo dell'amministrazione comunale e Cesare Barbi fu nominato all'unanimità Sindaco. Il 21 giugno il capitano Casà insieme ad un ingegnere si recarono a spiccare i cadaveri e depositari nell'ufficio postale.

1944 - San LiberatoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: San Liberato (San Ginesio) § Storia.

Il 16 marzo, dopo che il gruppo partigiano 201 su decisione del Comando di Vestignano e del Comitato Liberazione Nazionale di Macerata fu sciolto, una piccola parte dei membri presero alloggio proprio nel convento di San Liberato, diretto da Padre Sigismondo Damiani. La decisione di ricomporre il gruppo mostrò subito dei problemi. Non appena arrivati, i partigiani trovarono scarsa reperibilità di viveri, perché tutte le risorse disponibili erano già state utilizzate da altri parigiani e una cattiva accoglienza da parte dei frati. Nessuno dei confratelli francescani erano a favore della presenza del gruppo.[22]

La voce che i partigiani si nascondevano nel convento raggiunse i nazisti tramite una spia ed ex soldato fascista di nome Francesco Sargolini. Appena l'unità II° Brandenburg 3, che stava compiendo un'operazione di rastrellamento anti-partigiana nei pressi della zona giunse nelle vicinanze dell'eremo, spararono dei colpi di fucileria contro due cacciatori, uccidendone uno e facendo allarmare i partigiani che fuggirono, minacciarono di morte Padre Damiano. Il frate, in sua difesa, disse che gli serviva per difendersi dai lupi che infestavano il bosco. Il 23 marzo si presentò al convento Francesco Sargolini, che si confrontò con Damiani.

Quella stessa sera, mentre era a Monastero, Francesco Sargolini venne prelevato dai partigiani di Piobbico, interrogato, e fucilato come spia. Prima di morire accusò Damiani di essere un traditore.

Il 9 maggio Sigismondo Damiani costretto ad allontanarsi dal convento, ritornò in compagnia del nipote Padre Quinto Damiani, fu prelevato e ucciso poco distante dai partigiani di Piobbico, la cui identità fu poi accertata in processo.

DopoguerraModifica

Nel dopoguerra, nei processi penali che seguirono, furono messi sotto accusa gli eventi accaduti nella frazione di Passo San Ginesio, Pian di Pieca e San Liberato. I sospettati dei crimini furono le truppe ignote della SS e i partigiani di Piobbico. Quest'ultimi furono assolti per insufficienza di prove, ma in sede di Appello l’11 marzo 1954 la causa fu riaperta e le nuove testimonianze diedero conferma di colpevolezza a due degli imputati: Lucas Popovich, uno slavo cui sembra che i fascisti avessero ucciso i parenti in patria e il sardo Luigi Cuccui, evaso dalle carceri di Ancona. Dalle testimonianze rilasciate da vari partigiani, tutti i sospetti su padre Damiani parvero infondati, piuttosto venne sottolineata la sua collaborazione prestata in varie occasioni alla Resistenza italiana.[25]

Età contemporaneaModifica

Nel 1969 Ciriaco De Mita, con Arnaldo Forlani, stipularono un patto che avrebbe dovuto rinnovare la Democrazia Cristiana e portarli alla testa del partito. Il patto fu chiamato il "Patto di San Ginesio". Il convegno si realizzò quando Forlani divenne segretario del partito e De Mita vicesegretario, per discutere del cambio di generazione (dalla seconda alla terza) e per la successione di Giuseppe Saragat.[26][27] Nel 1972, dopo l'accordo e il via libera per il governo di Centro-destra di Giulio Andreotti, il Congresso successivo Forlani viene sostituito da Amintore Fanfani alla segreteria della DC, quindi la seconda generazione su quelli di San Ginesio vinsero. Con le vicende di tangentopoli, il rinnovamento della DC al quale dichiaravano di ispirarsi i giovani riuniti a San Ginesio, fu imprevedibile.[27]

Terremoto del 2016 e 2017 e ricostruzioneModifica

 
Casa del centro storico di San Ginesio soggetta al terremoto del 2016

A causa dello sciame sismico del 2016 e 2017, il paese e alcune delle sue rispettive frazioni furono profondamente danneggiati. Il livello della ricostruzione, datata al 29 ottobre 2018, risulta dello 0,5% (700mila edifici inagibili con 700 cantieri attivi).[28]

Nei giorni successivi alle scosse della fine di ottobre del 2016, dopo aver sistemato gli sfollati nell'ostello comunale, il Comune e l’amministrazione decisero di puntare sulla costruzione di un grande polo scolastico all’interno del centro storico, con fondi dello Stato e il progetto dell’Università di Ancona.[28] Il 24 agosto 2016, l'allora Presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni intraprese una visita ai paesi della zona rossa, tra cui San Ginesio, accompagnato dal Presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, l'allora sindaco Mario Scagnetti, al commissario straordinario per la ricostruzione, Vasco Errani e al capo della protezione civile Fabrizio Curcio.[29]

La costruzione della scuola iniziò con l'abbattimento di campi da tennis limitrofi alla vecchia scuola materna demolita. Nel gennaio del 2017, una delle prime ordinanze del governo Gentiloni previde che la scuola poteva sorgere solo in un terreno di proprietà pubblica.[28]

Problemi con la SovrintendenzaModifica

L'11 giugno dello stesso anno il Ministero dei Beni Culturali, prima favorevole, bloccò i lavori per una incompatibilità con una legge urbanistica del 1980. Il problema nacque dalla Sovrintendenza per i beni archeologici delle Marche, perché nel 2017 il Comune inviò una Pec sul progetto del polo scolastico, senza ottenere risposta. La Sovrintendenza, prima di allora, non partecipò mai agli appuntamenti per discutere del progetto.[28]

Tuttora il Comune non possiede l'edificio scolastico.

SimboliModifica

 
Stemma comunale di San Ginesio

Nel volume XIX delle “Antichità Picene”, a cura di Giuseppe Colucci (Fermo 1793), lo storico antiquario settecentesco Telesforo Benigni afferma che ai suoi tempi esistevano ancora due antichi sigilli rotondi, di cui riproduce le immagini.

In uno di essi è rappresentato un tempio, con a fianco un personaggio togato con qualcosa in testa che non si capisce bene: per Benigni il santo protettore. Nell’altro è rappresentato lo stesso tempio, con lo stesso personaggio a sinistra della costruzione che è sormontata dalle chiavi incrociate, simbolo dell’autorità papale.

In entrambe, nella scritta incisa in caratteri gotici nella corona circolare che chiude l’immagine, si legge:

† S. Nos Populum vestrum custodi Sancte Genesi. Il Benigni interpreta: San Ginesio, proteggi noi, vostro popolo; mentre nella S. legge l’abbreviazione per: Sigillo. Il Morichelli Riccomanni invece interpreta la S. per Senatum, e di conseguenza interpreta: San Ginesio, proteggi il senato nostro, vostro popolo.

Sicuramente si tratta di un sigillo usato per dispacci, e non di uno stemma. Ma interessante è la lettura del personaggio togato che qualche autore moderno ha supposto non si tratti del Santo protettore, quanto invece dell’imperatore Federico II, del quale i Ginesini furono fedeli e valorosi alleati al punto di meritare il titolo di Defensores Imperii, titolo che conserveranno negli Statuti comunali per designare i massimi esponenti del governo cittadino, vale a dire i quattro Priori e il Gonfaloniere.

A partire dal XV secolo troviamo documentato in opere pittoriche, nel frontespizio della chiesa Collegiata (Enrico Alamanno, 1421) e in alcune pergamene particolarmente importanti (1464), lo scudetto che riconosciamo anche oggi quale stemma comunale.

A dimostrazione ne è la “Battaglia tra Ginesini e fermani” o “Quadro di Sant’Andrea”, vale a dire la tavola iconica fatta dipingere dal Magistrato ginesino all’inizio della seconda metà del XV secolo, pala d’altare della Cappella della Comunità eretta nella chiesa di Santa Maria Maddalena, ora Sant'Agostino. L’opera, recentemente attribuita al pittore Nicola da Siena, riceveva l’omaggio di un cero il 30 novembre di ogni anno, festa di Sant’Andrea, da parte del Magistrato che vi si recava in solenne processione. Sulla porta e sull’antiporta della cerchia delle mura castellane che fanno da quinta alla battaglia è raffigurato per ben due volte lo stemma di San Ginesio.

Lo stesso stemma, in uno stilema raffinatissimo, viene riportato ai piedi nella tela di Stefano Folchetti, “Madonna in trono con Bambino tra santi Francesco e Liberato” (1498), che il Magistrato aveva fatto dipingere, quale pala d’altare per la chiesa dell’amato e venerato Convento di San Liberato, opera pittorica attualmente conservata nella Pinacoteca antica di San Ginesio.

Qualcuno ha detto che papa Pio II (1458 - 1464) concesse a San Ginesio di fregiarsi del suo stemma che recava una croce, alla quale erano stati tolti due bracci a simboleggiare le due scomuniche inflitte alla Terra. Ma purtroppo, come è semplice constatare, le date non coincidono, dal momento che lo stemma di San Ginesio, insieme a quello del papa reggente Martino V (1417 - 1431), dei Signori da Varano, dell’arciprete e del mastro-architetto bavarese Enrico Alemanno, già dal 1421 era stato riprodotto nel frontespizio della Collegiata.

Oggi, molto più correttamente, seguendo i rigidi protocolli della scienza araldica, che appunto studia gli stemmi, si ritiene si tratti di una “croce gammata”, vale a dire una croce ripiegata sui due bracci di diversa grandezza che in quella posizione configurano la lettera greca “gamma”, cioè “G”, nel nostro caso lettera iniziale del santo patrono Ginesio.[8]

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Caratteristica comune negli edifici cittadini è la singolare presenza di elementi tipici dell'architettura nordeuropea, spiegabili almeno in parte con la presenza, in epoca medievale, di maestranze provenienti dalla Germania e dai Paesi Bassi.[senza fonte]

 
La piazza centrale con la Collegiata, il loggiato, e il teatro.

Architetture religioseModifica

Collegiata di Santa Maria Assunta

Chiamata anche Collegiata,[30] situata in piazza Alberico Gentili, ha una decorazione in cotto attribuita ad Enrico Alemanno, del 1421. È l'unica opera marchigiana in stile gotico fiorito.[31] All'interno vi è la cappella dei caduti della prima guerra mondiale, decorata da Adolfo de Carolis.

Chiesa di Santa Maria in Vepretis

La chiesa di Santa Maria in Vepretis è una chiesa cattolica romana in stile barocco, costruita in mattoni semplici e decorata all'interno.[32]

Abbazia di Santa Maria delle Macchie

L'Abbazia di Santa Maria delle Macchie, situata nella frazione Macchie, è un vecchio monastero, ora inagibile, dei frati benedettini.

Eremo di San Liberato

Il santuario di San Liberato, costruito sull'eremo di Soffiano al confine tra San Ginesio e Sarnano, è dedicato a San Liberato da Loro Piceno da cui prende il nome.

chiesa di San Francesco

Risale all'XI secolo.[33]

chiesa di San Gregorio

in stile neogotico

Ex convento degli Agostiniani

Risale all'XIII secolo, ma gli edifici attuali sono del 1615 e più tarde. Il chiostro contiene affreschi con scene della Vita di Agostino, fatti fra il 1630 ed il 1640 da Domenico Malpiedi.[34]

Architetture civili e militariModifica

 
Mura castellane, Porta Picena e scorcio dell'Ospedale dei Pellegrini
Mura e porte

Tra i maggiori rilievi monumentali sono le Mura, iniziate nel 1308 (XIV secolo) e compiute in 150 anni; furono costruite in pietra arenaria, facendo sì che circondassero quasi completamente la cittadina. Sono munite di torri, torrioni e di quattro porte di ingresso ("Porta Picena", "Porta Offuna", "Porta Ascarana" e "Porta Alvaneto")[35]. Le Mura furono ostruite per difendere il paese da eventuali attacchi di altre popolazioni, soprattutto i fermani.[36]

Ospedale dei Pellegrini

L'Ospedale dei Pellegrini o di San Paolo è una costruzione del 1295 (XIII secolo) in stile romanico, con portico a basse colonne, un solo ordine di logge raddoppiato nel 1457 e un'arcata di sopra costruita a mattoni.[37]

Castello di Roccacolonnalta

Il Castello di Roccacolonnalta, castello medievale appartenuto in passato alla famiglia nobile Brunforte, è un rudere situato nella frazione di Rocca. In passato il castello conteneva una chiesa dedicata a San Michele. Quando gli abitanti furono cacciati dai principi feudatari Brunforte, ricostruirono altre chiese dedicate a San Michele in onore di quella che fu distrutta.[38]

Parchi e monumentiModifica

Parco della Rimembranza

Parco situato fuori Porta Picena, uno di quattro ingressi al paese, è un parco dedidato ai caduti nella prima e seconda guerra mondiale. Costruito tra il 1925 e il 1930 da Guglielmo Ciarlantini[39], il parco possiede ancora le decorazioni del periodo fascista all'ingresso di esso.[40]

Statua di Alberico Gentili

realizzata dallo scultore Giuseppe Guastalla nel 1905.

Lapide ai martiri della libertà

Situata in piazza Alberico Gentili, la lapide è dedicata al gruppo Vera, gruppo partigiano attivo nel luogo durante la seconda guerra mondiale, composto da ginesini che combatterono le crudeltà dei nazifascisti. Costruita in marmo con bordatura in rilievo, fu posta nella piazza in onore del sessantesimo anniversario della liberazione del paese il 20 giugno 1944.[41]

Lapide ai martiri di San Ginesio

Posta sulle mura castellane, inaugurata il 9 agosto 1964, è dedicata ai martiri ginesini della seconda guerra mondiale.[42]

Lapide a Sigismondo Damiani

Lapide dedicata al frate militare, posta nel santuario nella frazione di San Liberato, dove predicava durante le guerre mondiali, è costruita in travertino e posta al muro con sostegni in ferro. Nella parte superiore, in rilievo ed in bronzo, è scolpito il profilo del mezzobusto del frate.[43]

Lastra a Concetto Focaccetti

Lastra in marmo al tenente Focaccetti, membro degli alpini morto durante la seconda guerra mondiale nei Balcani.[44]

Lastra al carabiniere Glorio della Vecchia

Lastra posta nella via con il nome del militare Raffaele Merelli, è dedicata alla sua uccisione nella frazione di Passo San Ginesio nel 1944.[45]

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[46]

A causa del Terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017, alcuni ginesini, sia paesani che delle frazioni, sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni e trasferirsi altrove.

Tradizioni e folcloreModifica

Il "Ritorno degli Esuli" si svolge a San Ginesio con cadenza triennale.

La rievocazione storica narra dei trecento ginesini che, tra l'anno 1450 e il 1460, esiliati con l'accusa di sedizione per il restauro della monarchia, trovarono rifugio a Siena. Lì, arruolati nella guardia civica, si distinsero per diligenza e fedeltà a tal punto che furono inviati a San Ginesio ambasciatori senesi per perorare la loro causa. I trecento fecero ritorno in patria accompagnati da notabili senesi che donarono al paese marchigiano il Crocifisso, ancora oggi venerato nella chiesa Collegiata, come testimonianza dell'impegno di pace e gli Statuti vigenti a Siena, perché potessero ricostituirne il diritto.

Ogni anno, nel mese di agosto si celebra invece la rievocazione storica della battaglia della Fornarina in ricordo dell'assalto a tradimento del paese architettato dai Fermani il 30 novembre 1377 e poi sventato grazie all'allarme di una fornarina.

Tale manifestazione dà inizio alla settimana di "Medievalia" (nei giorni a cavallo con il Ferragosto) durante la quale il borgo torna a rivivere le atmosfere medievali con ricchi allestimenti, taverne, conversazioni ed ogni sera si può assistere ad una sfida tra i quattro rioni. Gli atleti (tutti ginesini) si sfidano in varie attività: tiro con l'arco e con la balestra, corsa e spada (staffetta), nel palio degli anelli (giostra cavalleresca) il 13 agosto in notturna e nel palio della Pacca (giostra cavalleresca) nel pomeriggio del 15 agosto.

CulturaModifica

MuseiModifica

Nel comune è presente il museo e pinacoteca Scipione Gentili dove al suo interno, oltre ad altre svariate opere d'arte, è conservata la pala della battaglia tra ginesini e fermani, pala conosciuta oggi come quadro di Sant'Andrea.[47]

IstruzioneModifica

In San Ginesio, nel 1981, è stato fondato il Centro internazionale di studi gentiliani, un cenacolo per la cultura giuridico-umanistica che celebra la memoria del giurista Alberico Gentili, la cui statua è collocata nel centro della piazza principale della città.

BibliotecheModifica

La biblioteca comunale Scipione Gentili, con 12 000 volumi, si trova nell’ala nord del palazzo del comune ed è gestita dai volontari e dal comune stesso.[48]

ScuolaModifica

MediaModifica

RadioModifica

Intorno al 1970, dopo che il comune fornì al proprio territorio la prima antenna radio libera, venne creata la prima stazione radio chiamata Radio Zona L (RZL), poi soppressa. Il nome della radio riprende quello della Comunità montana dei Monti Azzurri, che controlla la "zona L" del territorio.[51]

MusicaModifica

Nel 1989, nacque la Corale Giulio Bonagiunta, che prende il nome dal musicista ginesio del XVI secolo Giulio Bonagiunta

CucinaModifica

Detti e proverbiModifica

"Volta Sanginesio che la Marca è perduta"[52]

EconomiaModifica

AgricolturaModifica

Nel comune di San Ginesio, principalmente nella zona collinare e nella zona pianeggiante del suo territorio, è comune trovare piantagioni di orzo, grano girasoli, erba medica, mais, vigneti ed uliveti.

ArtigianatoModifica

Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e attive vi sono quelle artigianali, come la rinomata arte della tessitura finalizzata alla realizzazione di tappeti e di altri prodotti di pregio artistico.[53]

IndustriaModifica

Molte[senza fonte] sono le industrie situate nel comune, principalmente stanziate nella Zona PIP (Piano per gli insediamenti produttivi) della frazione di Pian di Pieca e lungo la ex SS 78. Le industrie comprese nella zona sono industrie alimentari, industrie tessili e industrie di materie plastiche. Nel restante territorio comunale possiamo trovare varie industrie minerarie.

Molteplici industrie, situate nella periferia del paese storico e nelle frazioni di Passo San Ginesio e Pian di Pieca, sono chiuse o andate in fallimento a causa della grande recessione.

TurismoModifica

Molti[senza fonte] sono i ristoranti e gli alberghi situati nel comune, istituiti soprattutto in palazzi reali, come il palazzo Morichelli d'Altemps, storico palazzo signorile, o situati nelle strutture tipiche del luogo, costruite gran parte con pietre arenarie.[senza fonte]

Infrastrutture e trasportiModifica

Mobilità urbanaModifica

Il comune è sede della società Autolinee SASP - situata nella frazione di Passo San Ginesio - facente parte dell'unione delle società Contram, azienda di trasporto pubblico italiano.

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
5 giugno 1985 10 giugno 1990 Vittorio Giorgi DC Sindaco
11 giugno 1990 23 aprile 1995 Pietro Enrico Parrucci DC Sindaco
24 aprile 1995 13 giugno 1999 Pietro Enrico Parrucci Centro-destra Sindaco
14 giugno 1999 19 gennaio 2003 Vittorio Taccari Lista civica Sfiduciato
20 gennaio 2003 25 maggio 2003 Salvatore Calvagna Commissario Prefettizio
26 maggio 2003 13 aprile 2008 Pietro Enrico Parrucci Lista civica Sindaco
14 aprile 2008 26 maggio 2013 Mario Scagnetti Lista civica Sindaco
27 maggio 2013 10 giugno 2018 Mario Scagnetti Lista civica "San Ginesio in movimento" Sindaco
11 giugno 2018 in carica Giuliano Ciabocco Lista civica "San Ginesio rinasce" Sindaco

Fonte: Ministero dell'interno.[54]

Altre informazioni amministrativeModifica

SportModifica

CalcioModifica

Calcio a 11[56]Modifica

Dalla stagione 2007-2008 alla stagione 2011-2012 (prima la squadra del paese era l'Isolina che ha giocato in Terza Categoria e in Seconda Categoria) la squadra è stata il Pian di Pieca (Terza Categoria), che ora ha cambiato nome in San Ginesio calcio (promossa in Seconda Categoria, nella stagione 2012-2013 in Terza Categoria).

Le squadre di calcio a 11 comprendono:

  • Amatori San Ginesio
  • ex Amatori
  • Isolina calcio, terza categoria
  • San Ginesio calcio, seconda categoria
  • San Ginesio calcio, terza categoria
  • Allievi provinciali
  • Allievi
  • Giovanissimi
  • Esordienti
  • Juniores
  • Pulcini misti
  • Pulcini 2006
  • Rappresentativa Comunale San Ginesio
  • Primi Calci

Campionati disputati:

Calcio a 5[56]Modifica

La squadra di calcio a 5 Juventus Club San Ginesio è una squadra di calcio femminile, creata a partire dalla stagione 2010-2011. La squadra gioca nel campionato CSI. Nella stagione 2013-2014 era presente anche una squadra calcistica a 5 maschile.

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2019.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  3. ^ Tuttitalia, https://www.tuttitalia.it/marche/94-san-ginesio/. URL consultato il 13 agosto 2019.
  4. ^ San Ginesio turismo, su http://turismo.comune.sanginesio.mc.it.
  5. ^ San Ginesio e le 100 chiese dopo il terremoto, su www.ilmessaggero.it.
  6. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), su efficienzaenergetica.acs.enea.it. URL consultato il 28 agosto 2019 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  7. ^ a b San Ginesio (MC), su paesiarancioni.net.
  8. ^ a b Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Biblioteca Nazionale austriaca, Tipografia Emiliana, 1846.
  9. ^ a b San Ginesio, storia e bibliografia, su https://siusa.archivi.beniculturali.it.
  10. ^ a b c M. Severini "Historiae Ginesiae" 1552
  11. ^ a b c d G. Can. Salvi, Memorie storiche di Sanginesio (Marche) in relazione con le terre circonvicine, Camerino, Tipografia Savini, 1889.
  12. ^ Simonsohn, S., The Apostolic See,doc. 579.
  13. ^ Saffiotti Bernardi, S., Presenze ebraiche nelle Marche, p. 514.
  14. ^ Ivi, p. 514 e segg.
  15. ^ San Ginesio http://www.araldicacivica.it/stemmi/comune/san-ginesio/
  16. ^ Storia di San Ginesio https://www.qsl.net/ik6cgo/dci/sanginesio.htm
  17. ^ San Ginesio Storia https://borghipiubelliditalia.it/borgo/san-ginesio/#1480496816106-48a7f6ef-54ab
  18. ^ Archivio Storico di San Ginesio, sezione antica, informazioni tratte attraverso studi.
  19. ^ M. Welti, Breve storia della Riforma italiana, Casale, 1985, p. 132.
  20. ^ S. Caponetto, La Riforma protestante nell'Italia del Cinquecento, Torino, 1992, p. 447.
  21. ^ Bolla pontificia presso Benigni descriz. di San Ginesio 3 aprile 1601
  22. ^ a b c R. Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944, Ancona, Affinità elettive, 2008.
  23. ^ a b Gruppo patrioti “Vera” San Ginesio, Le nostre vittime del nazi-fascismo, Tolentino, Tipografia Filelfo, 1945.
  24. ^ a b G. Mari, Guerriglia sull'Appennino. La Resistenza nelle Marche, Argalia, Urbino 1965.
  25. ^ Episodio di Passo S. Angelo, San Ginesio, 05.05.1944 (PDF), su www.straginazifasciste.it.
  26. ^ A. Giangrande, COMUNISTI E POST COMUNISTI PARTE PRIMA SE LI CONOSCI LI EVITI, 2016
  27. ^ a b Patto di San Ginesio, 1969, su www.repubblica.it.
  28. ^ a b c d Post-sisma, la scuola promessa a San Ginesio, che il governo ha bloccato, su www.ilmanifesto.it.
  29. ^ Gentiloni a San Ginesio. "Ricostruire subito e battere la burocrazia", su www.ilrestodelcarlino.it.
  30. ^ Chiesa di Santa Maria Assunta https://www.sibilliniweb.it/citta/san-ginesio-chiesa-di-santa-maria-assunta-xisec/
  31. ^ La Collegiata, su www.identitasibillina.com.
  32. ^ San Ginesio> Chiesa di Santa Maria in Vepretis (XII°sec.) - SibilliniWeb.it https://www.sibilliniweb.it/citta/san-ginesio-chiesa-di-santa-maria-in-vepretis-xiisec/
  33. ^ Sisma, in sicurezza Chiesa San Ginesio - Beni culturali - ANSA.it
  34. ^ Chiostro del convento di San Ginesio – Scene della Vita di Agostino
  35. ^ La storia | Turismo http://turismo.comune.sanginesio.mc.it/alla-scoperta-del-comune/la-storia/
  36. ^ San Ginesio - Castelli e fortificazioni http://www.sibillini.net/il_parco/cultura_territorio/castelli/san_ginesio.php
  37. ^ Regione Marche – Consultazione Beni Culturali sol Ospedale dei Pellegrini
  38. ^ Il Castello di Roccacolonnalta. http://www.roccacolonnalta.it/originecrociata.php?a=4
  39. ^ Beni Culturali http://www.beniculturali.marche.it/Ricerca/tabid/41/ids/69360/Parco-della-Rimembranza/Default.aspx
  40. ^ Parco della Rimembranza | Home http://turismo.comune.sanginesio.mc.it/monumento/?n=14181
  41. ^ Lapide ai martiri della libertà http://www.pietredellamemoria.it/pietre/lapide-ai-martiri-della-liberta-san-ginesio/
  42. ^ Lapide ai martiri di San Ginesio http://www.pietredellamemoria.it/pietre/lapide-ai-martiri-di-san-ginesio/
  43. ^ Lapide a padre Sigismondo Damiani http://www.pietredellamemoria.it/pietre/lapide-dedicata-a-padre-sigismondo-damiani-san-ginesio-mc/
  44. ^ Lastra al Ten. Focaccetti http://www.pietredellamemoria.it/pietre/lastra-al-s-ten-focaccetti-san-ginesio/
  45. ^ Lastra al carabiniere Glorio della Vecchia http://www.pietredellamemoria.it/pietre/lastra-al-carabiniere-glorio-della-vecchia/
  46. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  47. ^ Museo e Pinacoteca "S. Gentili", su www.regione.marche.it.
  48. ^ Biblioteca Comunale Scipione Gentili http://turismo.comune.sanginesio.mc.it/biblioteche-cms/biblioteca-comunale-scipione-gentili-2/?n=66773
  49. ^ IC SAN GINESIO https://icsanginesio.edu.it/
  50. ^ ISTITUTO GENTILI https://istitutogentili.edu.it/
  51. ^ Tamara Moroni e Cesare Angerilli, Minchiate ginesine: Radio Zona L, su larucola.org.
  52. ^ Giuseppe Colucci, Delle Antichità Picene: Delle Antichità Del Medio, E Dell'Infimo Evo, vol. 19, Paccaroni, 1793.
  53. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 10.
  54. ^ http://amministratori.interno.it/
  55. ^ montiazzurri.it, http://www.montiazzurri.it/.
  56. ^ a b San Ginesio Calcio https://www.asdsanginesiocalcio.it/archivio-stagioni/

BibliografiaModifica

  • A. Porzi, San Ginesio terrazza delle Marche potente castello medievale piceno, Monte San Giusto, Edizioni Candarella e Casarola, 1986
  • A.M. Corbo, Documenti per la storia della musica tra XIV e XVI secolo nell'archivio storico del Comune di S. Ginesio, in Rassegna degli Archivi di Stato, Anno LII, 1, Roma, 1992
  • E. Gazzerra, Sancto Ginesio e lo suo antiquo archivio (secc. XII-XVIII), Tolentino, 1915
  • E. Lodolini, Gli archivi storici dei comuni delle Marche, in Quaderni della rassegna degli Archivi di Stato, 6, Roma, Istituto grafico tiberino, 1960
  • F. Allevi - G. Crispini, San Ginesio, Ravenna, 1969
  • G. Pagnani, Alcuni atti della Curia generale della Marca del tempo di Bonifacio VIII scoperto a S. Ginesio e un singolare caso di omonimia Dantesca, in Studi Maceratesi, 3, Macerata, 1968
  • G. Can. Salvi, Elenco delle pergamene trasmesse dal Municipio di S. Ginesio a Macerata per essere esposte alla Mostra Regionale Marchigiana Agosto-Ottobre 1905, in Le Marche, 1, 2-3, Senigaglia, 1906
  • G. Can. Salvi, L'Archivio comunale di S. Ginesio nelle Marche, in Le Marche, Anno VI, 1, 2-3, Senigaglia, 1906
  • G. Can. Salvi, Memorie storiche di Sanginesio (Marche) in relazione con le terre circonvicine, Tipografia Savini, Camerino, 1889
  • L. Zdekauer, Di un preteso "Collegium doctorum" a Sanginesio nel dugento, in Atti e memorie D.S.P.M., 10, 1, Ancona, 1931
  • Marinangelo Severini (sec.XVI), Historiae Genesinae, traduzione di Francesco Ciampaglia(1581 c.), manoscritto, (Archivio storico comunale)
  • V. Cavalcoli Andreoni, Gli Archivi Storici dei Comuni delle Marche. Indici degli inventari, Ostra Vetere 1986

Voci correlateModifica

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