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Sandro Ruotolo

giornalista italiano
Sandro Ruotolo

Sandro Ruotolo (Napoli, 9 luglio 1955) è un giornalista italiano.

Ha iniziato l'attività giornalistica nel 1974, iniziando a lavorare per il quotidiano il manifesto, nel 1980 entra alla RAI, Radio televisione italiana, e sei anni dopo viene nominato inviato speciale per conto della sede RAI Campania. È corrispondente da Napoli per il TG2 e per il GR1. Nel 1991 lavora per il TG3, per tre stagioni televisive lavora a Mediaset con Michele Santoro, dal 1996 al 1999. Poi torna in Rai dove viene prima assegnato a Rai 1 e poi a Rai 2. Ha un fratello gemello, Guido Ruotolo, giornalista de La Stampa, mentre sua cugina è Silvia Ruotolo, vittima innocente della Camorra[1].

Nel 1988 inizia un'ininterrotta collaborazione con Michele Santoro. Diventa caporedattore e poi vicedirettore. Collabora a diversi programmi televisivi: Samarcanda, Il rosso e il nero, Tempo reale, Moby Dick, Moby's, Circus (1999), Il raggio verde, Sciuscià (2001), Annozero (2006, 2007, 2008, 2009, 2010). Nell'ottobre del 2009, in corrispondenza di un'inchiesta sui rapporti tra mafia e Stato e dopo aver intervistato Massimo Ciancimino, riceve una lettera minatoria in cui viene minacciato di morte.[2]

Il 31 ottobre 2011, alla scadenza del suo contratto con la RAI, segue Michele Santoro e partecipa al programma Servizio pubblico. Nel 2013 si candida nella nuova lista Rivoluzione Civile dell'ex magistrato Antonio Ingroia nelle Elezioni politiche.[3] Inoltre è candidato governatore alle regionali del Lazio nello stesso anno, sempre per la lista Rivoluzione Civile.

Ruotolo, nel corso della campagna elettorale, al termine di un dibattito televisivo dell'8 febbraio si rifiuta di stringere la mano al candidato di CasaPound Simone Di Stefano, dichiarandosi "orgogliosamente antifascista".[4][5][6][7] L'11 febbraio seguente, in campagna elettorale, alcuni militanti di CasaPound, durante un'iniziativa elettorale a Civita Castellana (Viterbo) fanno irruzione nella sala con un megafono e uno striscione con scritto "Ruotolo maleducato"[8]. A seguito del non confortante risultato di Rivoluzione Civile nel Lazio, Ruotolo non viene eletto.[9]

Nel maggio del 2015 viene messo sotto scorta dopo aver ricevuto minacce da Michele Zagaria, boss dei Casalesi, a causa delle sue inchieste sul traffico di rifiuti tossici in Campania.[10]

Dal 2017 collabora con il sito di informazione Fanpage.it[11]

PremiModifica

Gli sono stati assegnati i premi giornalistici:

NoteModifica

  1. ^ Il camorrista Ruotolo, su sandroruotolo.splinder.com. URL consultato il 10-9-2009 (archiviato dall'url originale il 13 novembre 2011).
  2. ^ Sandro Ruotolo minacciato di morte, in La Stampa, 6 ottobre 2009. URL consultato il 6/10/2009 (archiviato dall'url originale l'8 ottobre 2009).
  3. ^ Sandro Ruotolo candidato con Ingroia e De Magistris fanpage.it
  4. ^ Lazio, aggredito Sandro Ruotolo "Sono nel mirino di CasaPound perché in occasione dell'incontro dell'8 febbraio con gli altri candidati presidenti del Lazio ho rifiutato di stringere la mano al candidato di CasaPound, perché sono convintamente antifascista.
  5. ^ Blitz di Casapound al comizio di Sandro Ruotolo
  6. ^ Casa Pound, aggressione al comizio di Ruotolo: “Mi hanno minacciato”
  7. ^ Intervista a Sandro Ruotolo su Romaitalialab.it
  8. ^ Lazio, aggredito Sandro Ruotolo
  9. ^ ELEZIONI LAZIO 2013 - Gli eletti - Risultati ed eletti - Speciale
  10. ^ Piero Rossano, Zagaria minaccia Ruotolo di morte. Il giornalista messo sotto scorta, su Corriere.it, 5 maggio 2015. URL consultato il 6 maggio 2015.
  11. ^ Italian Leaks, la trattativa Stato-Camorra nella gestione rifiuti in Campania, su fanpage.it. URL consultato il 15 gennaio 2017.
  12. ^ In memoria di "Mimmo Beneventano", su liberainformazione.org. URL consultato l'8-11-2009.

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