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Santa Croce Camerina

comune italiano
Santa Croce Camerina
comune
Santa Croce Camerina – Stemma
Santa Croce Camerina – Veduta
La frazione Punta Secca
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
ProvinciaProvincia di Ragusa-Stemma.png Ragusa
Amministrazione
SindacoGiovanni Barone (lista civica "#santacrocevive - Giovanni Barone sindaco") dall'11-6-2017
Territorio
Coordinate36°49′38″N 14°31′26″E / 36.827222°N 14.523889°E36.827222; 14.523889 (Santa Croce Camerina)Coordinate: 36°49′38″N 14°31′26″E / 36.827222°N 14.523889°E36.827222; 14.523889 (Santa Croce Camerina)
Altitudine87 m s.l.m.
Superficie41,09 km²
Abitanti11 005[1] (31-8-2018)
Densità267,83 ab./km²
FrazioniCasuzze, Kaukana, Punta Secca, Punta Braccetto
Comuni confinantiRagusa
Altre informazioni
Cod. postale97017
Prefisso0932
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT088010
Cod. catastaleI178
TargaRG
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitanticamarinensi, santacrocesi
Patronosan Giuseppe
Giorno festivo19 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Santa Croce Camerina
Santa Croce Camerina
Santa Croce Camerina – Mappa
Posizione del comune di Santa Croce Camerina nel libero consorzio comunale di Ragusa
Sito istituzionale

Santa Croce Camerina (Santa Cruci in siciliano) è un comune italiano di 11 005 abitanti del Libero consorzio comunale di Ragusa in Sicilia.

Geografia fisicaModifica

Santa Croce Camerina si trova a sud ovest di Ragusa, da cui dista 20 chilometri. Il comune si affaccia sul canale di Sicilia e confina con il solo comune di Ragusa dal quale è circondato.

StoriaModifica

Comune erede della colonia siracusana di Kamarina, fondata nel 598 a.C. e costruita sui colli antistanti il porto alla foce dell'Ippari. La fondazione avvenne da parte di ecisti siracusani e perciò di origine corinzia, Daskon e Menekleos, che guidarono i coloni, ed è testimoniata dall'emissione di una moneta con l'elmo corinzio e una palma mediterranea.

Il porto fu costruito drenando la preesistente palude, da qui il nome della ninfa Kama(rina) ed il simbolo della rinascita con il Cigno. Da colonia di Siracusa Kamarina si affermò quale Polis autonoma e nell'anno 553 a.C. si ribellò alla città-madre coinvolgendo nella sua causa le vicine popolazioni sicule sue alleate. Durante il dominio esercitato dal condottiero Ippocrate di Gela venne ripopolata con coloni geloi nell'anno 495 a.C., ma il suo successore Gelone dei Deinomenidi la distrusse nel 485 a.C. per ampliare il suo potere a Siracusa.

Nel 461 a.C. con la caduta dei Deinomenidi a Siracusa la Polis riacquistò la propria autonomia e libertà e aumentò la popolazione poiché diede la cittadinanza a molti esuli geloi. In seguito alla pace di Gela del 424 a.C. voluta dal siracusano Ermocrate a Kamarina venne assegnata da Siracusa come tributaria la polis siculo-ellenizzata di Morgantina, in cambio di una somma di denaro.

Durante la guerra fra Atene e Siracusa, sembra che Kamarina avesse aderito alla causa ateniese, come pare testimoniato dai tipi di diverse emissioni di monete, ma poi si defilò quando ad Alcibiade venne tolto il comando dell'esercito ateniese.

Kamarina rientrò nell'orbita siracusana durante il dominio di Dionisio il grande e prese parte alla simmachia di Dione nell'anno 357 a.C., quando questi con il suo esercito si portò alla conquista di Siracusa in potere del nipote Dionisio il giovane.

Dopo avere subito altri rovesci venne restaurata da Timoleonte nel 338 a.C., ma i suoi commerci diminuirono progressivamente durante la guerra fra Agatocle e Cartagine.

Del periodo classico vi sono testimonianze oltre che archeologiche in Pindaro (che dedicò le Odi Olimpiche IV e V a Psaumide, citate anche dal Tasso che le ebbe a leggere e commentare nella redazione dei Discorsi del Poema Eroico). Kamarina appare anche citata più volte in Erodoto e Tucidide, che riporta un'orazione di Ermocrate all'assemblea riunita a Camarina. Nell'anno 424 a.C. in seguito alla pace di Gela voluta da Ermocrate gli venne assegnata come Polis in simmachia Morgantina; quest'ultima ricchissima di prodotti (orzo, grano, olio, vino ecc.) attraverso la strada interna che si dipartiva da Menanoin e Akrai e costeggiava il fiume Hipparis utilizzava l'ampio porto per commerciare con le polis della Grecia.

Fu saccheggiata dai Mamertini nell'anno 280 a.C.; poi fu occupata dai Romani; in seguito, poiché aveva aderito alla causa punica, venne severamente punita dai Romani nell'anno 258 a.C. con una distruzione quasi totale. Un villaggio di età repubblicana occupò soltanto il promontorio. Nell'area del tempio trasformato in chiesa, persistette tuttavia un piccolo villaggio.

Nei primi secoli della nostra era, nei pressi di Capo Scalambri si formò un nucleo abitato che assunse il nome di Caucana, con tale nome si indicarono anche gli agglomerati sorti nei pressi e lungo il corso del così detto fiume di Santa Croce (abitato del Mirio e della Pirrera). Dopo la conquista bizantina, Caucana ed il suo entroterra divennero un importante rogon (deposito di grano) che si avvaleva del porto naturale per i traffici con gli altri porti del Mediterraneo

Con la conquista normanna il Gran Conte Ruggero d'Altavilla costituì la Contea di Ragusa e la affidò a suo figlio Goffredo, il territorio di Santa Croce fece parte della contea di Ragusa e fu da Goffredo donato, tra il 1093 ed il 1120, al Monastero benedettino di Santa Maria la Latina di Gerusalemme. Nel territorio di Santa Croce venne costruito un monastero benedettino affidato ad un priore fin dai primi decenni del XII secolo come ci attestano le pergamene del 1151 conservate presso l'abazia di Agira. Dopo la caduta di Gerusalemme nelle mani del Saladino, gli abati di Santa Maria la Latina, si trasferirono prima a San Giovanni d'Acri e nel 1291 nel monastero di San Filippo d'Argirò oggi Agira e da quel monastero amministrarono per tutto il periodo medievale il vasto feudo di Sancte Crucis de Rosacambra.

Santa Croce è l'unico comune della provincia di Ragusa a non aver mai fatto parte della Contea di Modica, essendo feudo ecclesiastico non fu sottoposto a decime e venne gestito dai priori del monastero di Santa Croce fino al 1420. In seguito gli abati di Santa Maria la Latina di Agira affittarono il territorio a nobili ragusani e modicani per brevi periodi. Nel 1458 fu affittata a Pietro Celestri, nobile modicano, che acquisì in perpetuo il vasto feudo di Santa Croce il 30 aprile 1470; Michele, figlio di Pietro Celesti, donò il feudo al figlio Pietro II il quale morì in battaglia a Ravenna nel 1512, pertanto il feudo pervenne al piccolo Giovanni Battista che rimase sotto tutela dei nonni paterni Pietro e Margherita Pancaldo.

Avvalendosi di un testamento privo di valore legale, Donna Margherita si impossessò del feudo e lo trasmise per donazione al terzogenito Matteo Celestri che lo diede in dote nel 1534 alla figlia Bianca Celestri che andò sposa a Giovanni Bellomo, nobile siracusano; pertanto da questa data e fino al 1582, il feudo di Santa Croce fu in possesso dei Bellomo. Ma a partire dal 1535 i Celestri avevano intentato causa ai Bellomo chiedendo la nullità della donazione fatta dalla nonna Margherita Pancaldo e, morti Pietro III Celestri e Antonio Bellomo, i figli di costoro, rispettivamente Giovanni Battista II Celestri e Giovanni Cosimo, pervennero ad un accordo e stilarono la transazione presso il notaio Antonino Occhipinti di Palermo il 23 dicembre 1580 per cui metà del feudo col nome di Santa Croce fu restituito ai Celestri e l'altra parte col nome di Risgalambro rimase ai Bellomo.

Riottenuto parte del feudo, il barone Giovan Battista II Celestri, dottore in legge, incaricato dai Re di Spagna a ricoprire alte cariche pubbliche tra cui quella di membro del Supremo Consiglio d'Italia a Madrid, inoltrò la richiesta di popolamento del feudo. Richiesta che fu approvata dal re Filippo II di Spagna il 2 novembre 1598 e resa esecutiva nel regno di Sicilia il 29 gennaio 1599 data oggi assurta come natale del comune, ovvero della fondazione come area urbana di Santa Croce; in tempi moderni fu aggiunto il nome "Camerina" in ricordo della precedente città.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[2]

 

Etnie e minoranze straniereModifica

Secondo i dati ISTAT del 31 dicembre 2009, la popolazione straniera residente era di 1 660 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate, in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente, erano:

 
Distribuzione del gruppo siciliano

Lingue e dialettiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua siciliana.

Oltre alla lingua ufficiale italiana, a Santa Croce Camerina si parla la lingua siciliana nella sua variante metafonetica sud-orientale. La ricchezza di influenze del siciliano, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, deriva dalla posizione geografica dell'isola, la cui centralità nel mar Mediterraneo ne ha fatto terra di conquista di numerosi popoli gravitanti nell'area mediterranea.

CulturaModifica

I monumentiModifica

Architetture religioseModifica

  • La Chiesa Madre, costruita nei primi anni del 1600 su un precedente impianto medievale è il monumento più importante di Santa Croce Camerina. Fu completamente ristrutturata a partire dal 1797 su progetto dell'architetto palermitano Teodoro Gigante, che aveva ricevuto l'incarico dal marchese Tommaso Celestri. I capomastri che effettuarono l'ampliamento della vecchia matrice furono i palermitani Giuseppe Mazzarella e Giovanni Vaccaro, sostituiti nei primi dell'Ottocento dal capomastro e direttore dei lavori Dionisio Bocchieri della città di Ragusa. La ricostruzione e ampliamento che fu celere nel periodo napoleonico, ristagnò con l'avvento del Regno delle due Sicilie e si dovette attendere dino al 1885 per la sua ultimazione. Ha pianta a croce latina con tre navate, misura metri 45 dal portone principale all'abside; al suo interno si conserva una copia della Madonna di Loreto del Caravaggio di recente attribuita al pittore nordico Martin Faber, una statua di San Giuseppe, patrono della città, proveniente dalla bottega di Salvatore Bagnasco, ed un monumento sepolcrale del 1604 voluto dal marchese Giovanni Battista II Celestri.

Esistevano inoltre altre chiese nel passato oggi scomparse o non più usate:

  • Chiesa di Sant'Antonio Abate (XVII sec.)
  • Chiesa della Madonna dell'Itria (XVII-XVIII sec.)
  • Cappella di S. Giuseppe (XVIII sec.)
  • Chiesa bizantina (IV-V sec.)
  • Basilica "della Pirrera" (IV-V sec.)

Architetture civiliModifica

  • Palazzo Comunale, sorto nell'area della demolita chiesa del Carmine ha inglobato ruderi del vecchio convento; fu progettato nel 1874 dall'Ing. Salvatore Toscano ed è stato sopraelevato di un piano nel 1954.
  • Palazzo Celestri oggi Arezzo, fu sede dell'amministrazione civile del Marchesato di Santa Croce, nei suoi bassi teneva l'Ufficio il Governatore ed il Secreto, motivo per cui l'attuale Piazza Giovanni Battista II Celestri era denominata della Secrezia. I marchesi vi risiedettero brevemente durante i rari soggiorni che effettuarono nella Terra di Santa Croce. Nella seconda metà dell'Ottocento fu venduto dai Principi di Sant'Elia eredi dei Celestri alla nobile famiglia palermitana dei marchesi Arezzo che ne detengono la proprietà.
  • Palazzo Vitale-Ciarcià, costruito tra il 1809 ed il 1811 da Don Guglielmo Vitale futuro Barone di Corchigliato, sorge alle spalle della Chiesa Madre, conserva nel salone delle feste un magnifico pavimento in calcare duro con tarsie in pietra pece datato 1811.

Necropoli del MirioModifica

Necropoli costruita nel IV-V secolo d.C., costituita da un centinaio di tombe, di cui una a tholos.

Bagno arabo di MezzagnoneModifica

Edificio costruito nel VI secolo d.C. dai Goti ed usato come sepoltura, venne in seguito adibito a terme dagli Arabi. Paolo Orsi inizialmente aveva pensato che quest'ultimo popolo lo avesse adibito a luogo di culto e questa credenza rimase per molto tempo.

Gli appuntamentiModifica

Il maggiore appuntamento di culto religioso e folcloristico è la festa del patrono San Giuseppe il 19 marzo, mentre la patrona Santa Rosalia è festeggiata a metà settembre. È tradizione preparare, per le famiglie devote al santo patrono, le tradizionali Cene di San Giuseppe, con banchetti stracolmi di primizie, dolci, piatti tipici, come voto di fede.

Santa Croce Camerina in LetteraturaModifica

Pindaro dedicò le Odi Olimpiche IV e V a Psaumide di Kamarina. Quelle odi sono anche citate dal Tasso nel suo trattato Discorsi sul Poema Eroico. Kamarina appare anche citata più volte in Erodoto e Tucidide.

Leonardo Sciascia si divertì a collocarvi l'epilogo di "Il Lungo Viaggio" (da "Il mare colore del vino")

Nel Gargantua e Pantagruele di Rabelais viene citata l'espressione "Ne move Camarinam!" a significare "Non smuovere le acque (della palude)!" probabilmente con riferimento al fatto che Kamarina fu fondata attorno ad una palude trasformata in fiorente porto commerciale dai coloni siracusani alla fondazione.

Kamarina, la palude, la deaModifica

Kamarina è anche il nome della "Dea" della palude e compare nelle monete della colonia a cui la Royal Numismatic Society ha dedicato una monografia[3].

EconomiaModifica

L'economia della città è basata soprattutto sull'agricoltura con la coltura di primaticci in serra (pomodori, peperoni, zucchine, melanzane) di ortaggi, agrumi e olive; e sulla floricoltura di gladioli, garofani, tulipani e rose, coltivati in serre. Nell'altipiano a nord del centro urbano è sviluppato l'allevamento del bestiame. Il turismo muove i suoi primi passi stimolato dalla notorietà nazionale ed internazionale della fiction televisiva "Il commissario Montalbano".

Geografia antropicaModifica

FrazioniModifica

A pochi metri dalla costa si trovano le frazioni balneari di Santa Croce Camerina, che ogni anno sono caratterizzate da un intenso sviluppo turistico, soprattutto in estate. Essi sono:

 
Punta Secca: faro e profilo del villaggio al crepuscolo.

Il borgo marinaro di Punta Secca deve la sua recente popolarità alla fortunata serie televisiva della RAI Il Commissario Montalbano, tratta dai romanzi e racconti di Andrea Camilleri. La casa di mare del commissario è infatti situata, nella fiction televisiva, in una villetta nella piazzetta del borgo.

AmministrazioneModifica

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
22 luglio 1987 11 aprile 1990 Orazio Gulino Democrazia Cristiana Sindaco [4]
11 aprile 1990 2 marzo 1992 Francesco Giuseppe Di Bari Democrazia Cristiana Sindaco [4]
2 marzo 1992 11 luglio 1992 Alfredo Mandarà Partito Democratico della Sinistra Sindaco [4]
8 agosto 1992 4 giugno 1993 Francesco Giuseppe Di Bari Democrazia Cristiana Sindaco [4]
8 dicembre 1993 1º dicembre 1997 Gaetano Cascone Partito Democratico-lista civica Sindaco [4]
2 dicembre 1997 28 maggio 2002 Gaetano Cascone Partito Democratico - lista civica Sindaco [4]
28 maggio 2002 15 maggio 2007 Lucio Schembari Forza Italia Sindaco [4]
15 maggio 2007 9 maggio 2012 Lucio Schembari lista civica Sindaco [4]
9 maggio 2012 11 giugno 2017 Francesca Iurato lista civica Sindaco [4]
11 giugno 2017 "in carica" Giovanni Barone lista civica Sindaco [4]

Amministrazioni Comunali dei Ragazzi

Nome Cognome Carica Periodo
1 Davide Vasquez Sindaco dei Ragazzi 2000
2 Rosetta Agnello Sindaco dei Ragazzi 2000-2001
3 Marina Zago Sindaco dei Ragazzi 2001-2002
4 Flavia Iozzia Sindaco dei Ragazzi 2002-2003
5 Giuseppe Zisa Sindaco dei Ragazzi 2003-2004
6 Carla Terranova Sindaco dei Ragazzi 2004-2005
7 Giuseppe Albora Sindaco dei Ragazzi 2005-2006
8 Carmelo Iurato Sindaco dei Ragazzi 2006-2007
9 Chiara Campobello Sindaco dei Ragazzi 2007-2008

NoteModifica

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2018.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  3. ^ Kamarina Coins (492-late 4C BC)
  4. ^ a b c d e f g h i j http://amministratori.interno.it/

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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