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Santa Lucia
Santa Lucia, Sassoferrato, Palazzo Chigi, Ariccia.jpg
Santa Lucia, opera del Sassoferrato, XVII sec
 

Vergine e martire

 
Nascita283
Morte304, Siracusa
Venerata daTutte le chiese che ammettono il culto dei santi
CanonizzazionePrecanonizzazione
Santuario principaleSantuario di Lucia
Ricorrenza13 dicembre
AttributiPalma, occhi su un piatto, giglio, libro dei Vangeli, torcia o candela accesa
Patrona diSiracusa, ciechi, oculisti, elettricisti, contro le malattie degli occhi e le carestie

Santa Lucia (283Siracusa, 304) è stata una martire cristiana siracusana, morta nel IV secolo a causa della grande persecuzione sotto l’imperatore Diocleziano. È venerata come santa dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa che ne onorano la memoria il 13 dicembre. È una delle sette vergini menzionate nel Canone romano e per tradizione è invocata come protettrice della vista a motivo dell'etimologia latina del suo nome (Lux, luce). Le sue spoglie mortali sono custodite nel Santuario di Lucia a Venezia.

AgiografiaModifica

L'agiografia, ricavata dal Passio del codice greco Papadoupolos e dagli Atti dei Martiri del V secolo, narra di una giovane nata sul finire del III secolo, appartenente ad una nobile famiglia di Syracusæ, orfana di padre dall'età di cinque anni e promessa in sposa a un pagano seppur in segreto voto di verginità. La madre di Lucia, Eutychia, da anni ammalata di emorragie, aveva speso ingenti somme per curarsi, ma nulla le giovava. Allora Lucia ed Eutychia si unirono ad un pellegrinaggio al sepolcro di sant'Agata, catanese martire nel 231, pregandola di intercedere per la guarigione. A Catania, il 5 febbraio dell'anno 301, dies natalis di sant'Agata, Lucia si assopì durante la preghiera e vide in sogno Agata circondata da schiere angeliche dirle: "Lucia sorella mia, vergine consacrata a Dio, perché chiedi a me ciò che tu stessa puoi concedere? Infatti la tua fede ha giovato a tua madre ed ecco che è divenuta sana. E come per me è beneficata la città di Catania, così per te sarà onorata la città di Siracusa”.

 
Jacobello del Fiore, Santa Lucia al sepolcro di sant'Agata, 1410

Constatata la guarigione di Eutychia e ritornata a Siracusa, Lucia esternò alla madre la sua ferma decisione di consacrarsi a Cristo, e di donare tutti i suoi averi ai poveri. Per i successivi tre anni, ella visse a servizio di infermi, bisognosi e vedove della città. Il pretendente, vedendo la desiderata Lucia privarsi di tutti gli averi ed essendo stato rifiutato da quest’ultima, volle vendicarsi denunciandola come cristiana. Erano infatti in vigore i decreti della feroce persecuzione dei cristiani emanati dall'imperatore Diocleziano.

Al processo che sostenne dinanzi al Prefetto Pascasio, Lucia rifiutò l’ordine di sacrificare agli dèi pagani, attestando la sua fede irremovibile e la fierezza nel proclamarsi cristiana, citando con somma erudizione i passi delle Scritture. Minacciata allora di essere condotta in un postribolo, Lucia rispose: "Il corpo si contamina solo se l'anima acconsente".

 
Santa Lucia condotta al martirio, opera di Pietro Novelli del XVII sec.

Il dialogo serrato tra lei ed il magistrato vide ribaltarsi le posizioni, tanto da vedere Lucia mettere in difficoltà Pascasio. Pascasio dunque ordinò che la giovane fosse costretta con la forza, ma, come narra la tradizione cristiana, divenne miracolosamente pesante, tanto che né decine di uomini né la forza di buoi riuscirono a smuoverla. Accusata di stregoneria, Lucia allora fu cosparsa di olio, posta su legna e torturata col fuoco, ma le fiamme non la toccarono. Fu infine messa in ginocchio e finita di spada per decapitazione, o secondo le fonti latine, le fu infisso un pugnale in gola (jugulatio), nell'anno 304 all'età di ventun'anni. Morì solo dopo aver ricevuto la Comunione e profetizzato la caduta di Diocleziano e la pace per la Chiesa.

 
Mario Minniti, Martirio di Santa Lucia

Privo di ogni fondamento e assente nelle molteplici narrazioni e tradizioni, almeno fino al secolo XV, è l'episodio in cui Lucia si sarebbe strappata - o le avrebbero cavato - gli occhi. L'emblema degli occhi sulla coppa, o sul piatto, sarebbe da ricollegarsi, più semplicemente, con la devozione popolare che l'ha sempre invocata protettrice della vista a motivo dell'etimologia del suo nome dal latino Lux, luce.

Attestata dalla testimonianza scritta di un testimone oculare è invece la fine miracolosa della carestia dell'anno 1646. Domenica 13 dicembre 1646, una quaglia fu vista volteggiare dentro il Duomo di Siracusa durante la Messa. Quando la quaglia si posò sul soglio episcopale, una voce annunciò l'arrivo al porto di un bastimento carico di frumento. Il popolo vide in quella nave la risposta data da Lucia alle tante preghiere che a lei erano state rivolte, e per la gran fame non aspettò di macinarlo ma lo consumò bollito.

La diffusione del cultoModifica

«Memoria di santa Lucia, vergine e martire, che custodì, finché visse, la lampada accesa per andare incontro allo Sposo e, a Siracusa in Sicilia condotta alla morte per Cristo, meritò di accedere con lui alle nozze del cielo e di possedere la luce che non conosce tramonto.»

(Martirologio Romano)

Sin dal giorno della deposizione del suo corpo nelle catacombe che da lei presero il nome, Lucia venne subito venerata come santa dai siracusani e il suo sepolcro divenne meta di pellegrinaggi. Nell'introduzione al romanzo storico Lucia di René du Mesnil de Maricourt del 1858,[1], Ampelio Crema scrisse: «la prima e fondamentale testimonianza sull'esistenza di Lucia ci è data da un'iscrizione greca scoperta nel giugno del 1894 durante scavi archeologici del professor Paolo Orsi nella catacomba di San Giovanni, la più importante di Siracusa: essa ci mostra che, già alla fine del quarto secolo o all'inizio del quinto, un siracusano - come si deduce dall'epigrafe alla moglie Euschia - nutriva una forte e tenerissima devozione per la "sua" santa Lucia, il cui anniversario era già commemorato da una festa liturgica. Tale iscrizione è stata trovata su una sepoltura del pavimento, incisa su una lapide quadrata di marmo, misurante cm 24x22 e avente uno spessore di cm 3, tagliata irregolarmente. Le due facce della pietra erano state ricoperte di calce: ciò indica che la tomba era stata violata». Così recita l'epigrafe o iscrizione di Euschia:

«Euschia, irreprensibile, vissuta buona e pura per circa 25 anni, morì nella festa della mia santa Lucia, per la quale non vi è elogio come conviene. Cristiana, fedele, perfetta, riconoscente a suo marito di una viva gratitudine.»

Questa iscrizione è conservata al museo archeologico di Siracusa ed è esposta nel percorso museale.


Il culto di Lucia ben presto si diffuse fuori della Sicilia come dimostrano la presenza del suo nome nell’antichissimo martirologio geronimiano, la menzione nel Canone romano del­la Messa da parte di Gregorio Magno (604 d.C.), la devozione in Roma, dove vennero de­dicate in suo onore una ventina di chiese e nell’Italia settentrio­nale, dove fu effigiata a Ravenna nella Basilica di Sant'Apollinare Nuovo nella processione delle vergini. Il culto giunse anche in In­ghilterra, dove venne festeggiata fino alla Riforma protestante con una giornata in cui non era concesso lavorare, e nella chiesa Greca, dove san Giovanni Damasceno stes­so compose la liturgia in onore della santa.

 
Processio delle vergini. Mosaico della navata della Basilica di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna. Lucia è la seconda da destra.

Reliquie del suo corpo furono richieste e donate in più parti dell'Europa come in Francia e Portogallo.

La memoria liturgica ricorre il 13 dicembre. Antecedentemente all'introduzione del calendario gregoriano (1582), la festa cadeva in prossimità del solstizio d'inverno (da qui il detto "santa Lucia il giorno più corto che ci sia"), ma non coincise più con l'adozione del nuovo calendario per una differenza di 10 giorni. La celebrazione della festa in un giorno vicino al solstizio d'inverno è probabilmente dovuta anche alla volontà di sostituire antiche feste popolari che celebrano la luce e si festeggiano nello stesso periodo nell'emisfero nord. Altre tradizioni religiose festeggiano la luce in periodi vicini al solstizio d'inverno come ad esempio la festa di Hanukkah ebraica, che dura otto giorni come le celebrazioni per la santa a Siracusa, o la festa di Diwali celebrata in India. Il culto di santa Lucia inoltre presenta diverse affinità con il culto di Artemide, l'antica divinità greca venerata a Siracusa nell'isola di Ortigia. Ad Artemide, come a santa Lucia, erano sacre la quaglia e l'isola di Ortigia - anche chiamata Delo in onore della dea della caccia. Artemide e Lucia sono entrambe vergini. Artemide è inoltre vista anche come dea della luce mentre stringe in mano due torce accese e fiammeggianti.

Le vicende delle reliquieModifica

 
Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro a Siracusa, Primo sepolcro di santa Lucia. La statua sottostante, opera di Gregorio Tedeschi del 1634 trasudò miracolosamente durante un'invasione spagnola nel 1735.

A causa delle razzie attuate dai saraceni, il corpo della santa fu prelevato da Siracusa nel 1040 dal generale bizantino Giorgio Maniace, e portato insieme alle spoglie di sant'Agata a Costantinopoli per farne dono all'imperatrice Teodora. Da lì fu trafugato nel 1204 dai Veneziani che conquistarono la capitale bizantina a conclusione della quarta Crociata e fu portato a Venezia dal doge Enrico Dandolo come suo bottino di guerra. Arrivate a Venezia, le spoglie della santa furono trasferite nell'isola di San Giorgio Maggiore. Nel 1279, il mare mosso capovolse le barche che si muovevano per omaggiare la santa siracusana e da allora, morti alcuni pellegrini, si decise di trasferire le reliquie nella Chiesa di Cannaregio, che venne intitolata alla santa. In seguito, per via della costruzione della ferrovia, la chiesa venne demolita e il corpo venne definitivamente trasferito nella vicina chiesa di San Geremia in cui attualmente riposa, seppur i siracusani ne rivendichino fortemente il possesso nella città della santa.

La notte del 7 novembre 1981, due ladri introdottisi nella chiesa ruppero l'urna con le loro pistole e rubarono le spoglie, suscitando l'indignazione e l'apprensione di tutti i devoti. La notizia del ritrovamento del corpo arrivò la mattina del 13 dicembre, giorno della festa della martire, 36 giorni dopo il furto. Il corpo fu ritrovato nella zona lagunare di Montiron, e quindi ricomposto in un'urna di cristallo antiproiettile[2].

Le sacre spoglie della santa siracusana tornarono in via eccezionale a Siracusa per sette giorni nel dicembre 2004 in occasione del 17º centenario del suo martirio. La permanenza delle spoglie fu accolta da una incredibile folla di siracusani e da gente accorsa da ogni parte della Sicilia. Riscontrata l'elevatissima partecipazione e devozione dei devoti, da allora si è fatta strada la possibilità di un ritorno definitivo tramite alcune trattative tra l'Arcivescovo di Siracusa Giuseppe Costanzo e il Patriarca di Venezia Angelo Scola.[3] Le sacre spoglie della Santa, dopo più di 1000 anni, sono tornate anche a Erchie (Br), dal 23 aprile al 2 maggio 2014, in occasione della festa della protettrice del paese, per poi ritornarci nuovamente dal 24 aprile al 4 maggio 2019, insieme a quelle della patrona sant'Irene. Il corpo della santa tornò nuovamente a Siracusa dal 14 al 22 dicembre 2014, in occasione del 10º anniversario della prima visita del corpo nella sua città natale.[4]

 
Corpo di santa Lucia conservato nel Santuario di Lucia ex Chiesa di San Geremia a Venezia

Una seconda e parallela tradizione, che risale a Sigeberto di Gembloux († 1112), racconta che le spoglie della santa furono portate a Metz in Francia, dove tuttora sono venerate dai francesi in un altare di una cappella della chiesa di Saint-Vincent. A suffragare la tesi per cui il corpo di Santa Lucia sia a Metz, fu il professor Pierre Edouard Wagner, docente associato della Facoltà di Teologia Cattolica di Strasburgo. Nel 2002 scrisse un saggio, "Culte et reliques de sainte Lucie à Saint-Vincent de Metz", in cui discetta sulla presenza proprio del corpo della santa in una cappella dell'abbazia di Saint-Vincent. Secondo lo studioso francese, il vescovo Teodorico avrebbe trafugato, insieme a molte altre reliquie di santi, il corpo di santa Lucia, che allora era in Abruzzo, a Péntima (Corfinium). Qui, conquistata la città, era giunto nel secolo VIII ad opera del duca di Spoleto dopo averlo sottratto a Siracusa. L'anno mille Metz fu meta di pellegrinaggi da tutto il mondo germanico per vedere il corpo della santa conservato in una ‘bellissima' cappella in fondo alla navata sinistra dell'abbazia di Saint-Vincent, fondata alla fine del X secolo dal vescovo Teodorico forse anche con la finalità di ricevere tali sante reliquie. Una ricostruzione storica, questa della traslazione a Metz delle reliquie di Lucia, suffragata da una fonte certa, gli Annali della città dell'anno 970 d. C. scritti da Sigeberto di Gembloux (1030-1112), uomo di chiesa e cronista considerato tra i più importanti e attendibili storici medievali. Il professor Wagner nel suo saggio ritiene quindi la tradizione di Metz, fondata su documenti più originari e vicini ai fatti narrati, più attendibile di quella veneziana, posteriore il cui racconto presenterebbe aspetti e particolari poco veritieri e tali da generare dubbi e perplessità. Frutto dell'errore di un amanuense sarebbe invece la variante, documentata da un codice secentesco della Biblioteca Marciana di Venezia, che sposterebbe la data del trasferimento dal 1206 al 1026: una mera inversione per distrazione secondo gli storici. Ma secondo Wagner anche altri indizi deporrebbero contro la versione veneziana. A Venezia, nel 1167 e 1182, come provano alcuni documenti certi, esisteva già una chiesa dedicata alla martire e si presume quindi che, come accaduto in casi simili, si sia cercato volutamente di ‘trovare' le reliquie della santa per amplificare l'importanza del culto. La teoria di Metz sarebbe inoltre resa più credibile anche da altri eventi registrati nel tempo. Per esempio nel 1792 le 'presunte' reliquie di Santa Lucia furono attestate come autentiche dalle autorità ecclesiastiche del luogo e collocate nuovamente sotto un importante altare. Poi, nel 1867, prelevate dalla teca, vennero poste dal vescovo di Metz in un statua di cera rappresentante una giovane ragazza, riccamente vestita e con una ferita al collo inferta da un pugnale. Il culto della santa avrebbe subito una pausa, perché l'abbazia venne pian piano abbandonata dai monaci ma ritornò in auge dopo che un frate francescano, aiutato da un medico, si introdusse di notte nell'abbazia e aprì il simulacro di cera per studiare le reliquie in essa contenute. I due temerari (il frate pagò la profanazione con l'espulsione) appurarono che le ossa, appartenenti a varie parti del corpo, erano realmente di una ragazza di 13-15 anni e mantenevano evidenti segni di bruciature.

Nella letteratura e nell'arteModifica

La figura di santa Lucia, nel corso dei secoli, è stata fonte di ispirazione non soltanto sul piano strettamente religioso e teologico, ma anche artistico, e soprattutto letterario. Essa ha trovato spazi sia nella letteratura colta che in quella legata alla tradizione popolare di questo o quell'ambiente in cui si è, in varia misura, radicato il culto verso la martire siracusana.

Nella Divina CommediaModifica

Nell'ambito della tradizione letteraria propriamente detta, la figura della santa ispirò Dante Alighieri. Il poeta nel Convivio afferma di aver subìto in gioventù una lunga e pericolosa alterazione agli occhi a causa delle prolungate letture (Convivio, III-IX, 15), ottenendo poi guarigione per intercessione della santa siracusana. Gratitudine, speranza e ammirazione indussero quindi il sommo poeta ad attribuirle un ruolo fondamentale non soltanto nella sua vicenda personale, ma anche, allegoricamente e simbolicamente, in quella dell'umanità intera nel suo viaggio oltremondano descritto nella Divina Commedia.

 
Santa Lucia e Dante in un'illustrazione di Gustave Doré

Secondo Salvatore Greco[5] Santa Lucia, nelle tre cantiche, diventa il simbolo della "grazia illuminante", per la sua adesione al Vangelo sino al sacrificio di sé, dunque "via", strumento per la salvezza eterna di ogni uomo, oltre che del Dante personaggio e uomo.

Questa interpretazione religiosa della personalità storica della vergine siracusana, quale santa che illumina il cammino dell'uomo nella comprensione del Vangelo e nella fede in Cristo, risale già ai primi secoli della diffusione del suo culto. Così, infatti, l'hanno esaltata, promuovendone la devozione, papa Gregorio I, Giovanni Damasceno, Aldelmo di Malmesbury e tanti altri. Ed è a questa interpretazione della figura di santa Lucia che si collega Dante, in aspra e aperta polemica con il contesto storico di decadenza morale, politica, civile del suo tempo; tema, peraltro, di fondo che percorre tutta l'opera dalla "selva oscura" all'ascesa verso l'"Empireo".

Se esaminiamo con attenzione la figura della martire nella Divina Commedia, si scorge in Lei un personaggio che ci appare vivo e reale nel coniugare in sé qualità celestiali e umane allo stesso tempo. È creatura celeste e umana; quando su invito di Maria scende dall'Empireo, per avvertire Beatrice dello smarrimento di Dante e del conseguente pericolo che incombe su di lui:

«Questa [e cioè la "donna gentil", Maria] chiese Lucia in suo dimando
e disse: Or ha bisogno il tuo fedele
di te, ed io a te lo raccomando.
Lucia, nimica di ciascun crudele,
si mosse...»

(Dante Alighieri, Inferno, II, 92-96)

A questo punto la santa si rivolge a Beatrice, la donna amata dal poeta, invitandola a soccorrere Dante personaggio prima che sia troppo tardi:

«Beatrice, loda di Dio vera,
ché non soccorri quei che t'amò tanto,
ch'uscì per te de la volgare schiera?
Non odi tu pietà del suo pianto?
Non vedi tu la morte che 'l combatte
Su la fiumana ove 'l mar non ha vanto?»

(Inferno, II, 103-108)

E ancora, nel 2º regno oltremondano, il Purgatorio, santa Lucia è creatura umana, materna nel prendere Dante assopito, dopo un colloquio con illustri personaggi in una località amena (la "Valletta dei Principi"), ed a condurlo alla porta d'ingresso del Purgatorio:

«Venne una donna e disse: I' son Lucia
lasciatemi pigliar costui che dorme;
sì l'agevolerò per la sua via»

(Purgatorio, IX, 55-57)

E così, dopo averlo aiutato ad intraprendere il difficile cammino di salvezza, a seguito dello smarrimento nella "selva oscura", lo mette in condizione di intraprendere il percorso della purificazione dei propri peccati. Anche qui Dante personaggio, per influsso senz'altro del Dante autore e uomo a lei "fedele", accenna ancora una volta alla luminosa bellezza degli occhi della martire, non senza rimandi simbolici:

«Qui ti posò ma pria mi dimostraro
li occhi suoi belli quella intrata aperta:
poi ella e 'l sonno ad una se n'andaro»

(Purgatorio, IX, 61-63)

Infine, la vergine siracusana è spirito celeste, quando al termine del viaggio ultraterreno, nel Paradiso, Dante personaggio su indicazione di S. Bernardo, la rivede nel primo cerchio dell'Empireo, accanto a sant'Anna e a san Giovanni Battista, nel trionfo della Chiesa da lei profetizzato durante il martirio:

«Di contr' a Pietro vedi sedere Anna,
tanto contenta di mirar sua figlia
che non move occhio per cantare osanna.
E contro al maggior padre di famiglia
siede Lucia, che mosse la tua donna,
quando chinavi, a ruinar, le ciglia»

(Paradiso, XXXII, 133-138)

Dante, raggiunta la pienezza della sua ascesa, associa questa volta significativamente la figura di S. Lucia a quella della Madre di Maria, S. Anna, collocandola di fronte ad Adamo, il capostipite del genere umano. Maria, Beatrice, Lucia sono le tre donne che hanno permesso, per volere divino, questo cammino di redenzione al personaggio Dante, ma tra di esse, la vergine siracusana rappresenta per il sommo poeta, l'ineludibile anello di congiunzione (e quindi il superamento) fra l'esperienza terrena del peccato e il provvidenziale cammino ascetico-contemplativo dell'esperienza oltremondana.

Legenda Aurea e le Cronache di NorimbergaModifica

Le vicende del martirio di santa Lucia sono narrate in due importanti testi di argomento religioso: La duecentesca celebre Legenda Aurea, scritta dal domenicano Jacopo da Varazze, un'agiografia riportante le storie dei 150 maggiori santi e martiri dell'epoca, e le Cronache di Norimberga un'opera compilatoria di Hartmann Schedel del 1493.

Un poemetto in prosa di Garcia LorcaModifica

Il poeta spagnolo Garcia Lorca ha dedicato a Santa Lucia un poemetto in prosa intitolato Santa Lucia e San Lazzaro, dove parla della Santa e delle impressioni legate soprattutto al simbolo degli occhi.

«Sulla porta lessi questo cartello: locanda Santa Lucia.
Santa Lucia era una bella ragazza di Siracusa.
La pitturano con due bellissimi occhi di bue su un vassoio.
Sopportò il supplizio sotto il consolato di Pascasiano che aveva i baffi di argento e ululava come un cane da guardia. Come tutti i santi, propose e risolse teoremi deliziosi, di fronte ai quali gli apparecchi di fisica spaccano i loro vetri.
Dimostrò sulla pubblica piazza, di fronte alla sorpresa del popolo, che 1000 uomini e 50 paia di buoi non vincono la colombella sfavillante dello Spirito Santo. Il suo corpo, il suo corpaccio, diventò di piombo premuto. Nostro Signore, sicuramente, stava seduto con lo scettro della corona sulla sua cintura. Santa Lucia era una ragazza alta, col seno piccolo i fianchi larghi. Come tutte le donne selvagge, e di occhi troppo grandi, da uomo, con una molesta luce scura. Spirò su un letto di fiamme.»

Nell'arteModifica

Per via della grande devozione nutrita nei confronti di Lucia sin dai primi secoli, sono molte le pregevoli opere d'arte in Italia ed Europa che ritraggono la vergine subire il martirio o in ricche vesti e recante la palma e il piatto con gli occhi.

 
Particolare del Seppellimento di santa Lucia, Caravaggio, 1608

Nel suo soggiorno siciliano, il Caravaggio fu incaricato di dipingere una tela d'altare realizzando così il Seppellimento di santa Lucia, attualmente locato presso la Chiesa di Santa Lucia alla Badia in Piazza Duomo a Siracusa.

PatronatiModifica

Patrona della vistaModifica

È considerata dai devoti la protettrice degli occhi, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini e viene spesso invocata contro le malattie degli occhi come la cecità, la miopia e l'astigmatismo[6]. È considerata per tradizione, la patrona della vista e di tutti coloro che ne soffrono. Presso l'urna che accoglie le sacre spoglie della santa in San Geremia a Venezia, vengono quotidianamente portati ex voto e grazie ricevute che attestano la munificenza di santa Lucia nel dispensare grazie.

Santa Lucia è anche patrona del Gremio dei calzolai della città di Sassari.

I doni di santa LuciaModifica

In alcune regioni dell'Italia settentrionale, particolarmente nel Trentino occidentale, nel Friuli (provincia di Udine), in Lombardia nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Sondrio e alta Valtellina, parte dell'Emilia occidentale nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, parte del Veneto (province di Verona, Vicenza), esiste una tradizione legata ai "doni di santa Lucia", figura omologa dei vari san Nicola, Babbo Natale, Gesù bambino, Befana e altri che, durante i secoli, hanno sostituito l'antico culto degli avi nell'immaginario infantile.

Santa Lucia porta i doni ai bambini ormai dal XIV secolo, da quando i nobili veneziani, nel giorno dedicato alla Santa, facevano doni ai bambini. Secondo l'usanza, i bimbi scrivono una lettera alla santa, elencando i regali che vorrebbero ricevere e dichiarando di meritarseli, essendo stati bravi e obbedienti durante l'anno.

Per accrescere l'attesa dei bimbi, è uso che i ragazzi più grandi, nelle sere precedenti, percorrano le strade suonando un campanello da messa e richiamando i piccoli al loro dovere di andare subito a letto, ad evitare che la santa li veda e li accechi, gettando cenere nei loro occhi. Allo scopo di ringraziare la santa è uso lasciare del cibo; solitamente delle arance, dei biscotti, caffè, mezzo bicchiere di vino rosso e del fieno, oppure farina gialla e sale o fieno, per l'asino che trasporta i doni.

Il mattino del 13 dicembre, al loro risveglio, i bimbi troveranno un piatto con le arance e i biscotti consumati, arricchito di caramelle e monete di cioccolato. Inoltre, a volte nascosti nella casa, i doni che avevano richiesti e che sono dispensati totalmente o parzialmente, secondo il comportamento tenuto.

A Savignano sul Rubicone e a Forlì, invece, la festa di santa Lucia dà luogo a una fiera nel centro cittadino, fiera dedicata in primo luogo a torroni, croccanti, altri dolciumi e giocattoli: qui, infatti, la tradizione dei doni di santa Lucia assume una veste particolare, che riguarda non tanto i bambini quanto le ragazze, a cui soprattutto, in questa occasione, si regala del torrone.

Culto in ItaliaModifica

Nella tradizione popolare il 13 dicembre, giorno dedicato al culto di Santa Lucia, è considerato il giorno più corto dell'anno; da qui il detto:

«Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia»

(Detto popolare)

Tale detto fu coniato verosimilmente in un periodo di poco anteriore alla riforma del calendario introdotta da Papa Gregorio XIII nel 1582, con cui veniva colmata la sfasatura tra calendario civile e quello solare che aveva portato a coincidere il solstizio d'inverno con il 13 dicembre. Da allora il giorno più corto dell'anno (solstizio d'inverno) venne riportato al 21-22 dicembre. Per una casuale coincidenza il 13 dicembre è comunque collegato ad un fenomeno astronomico, ossia con il giorno dell'anno in cui il sole tramonta prima: dopo tale giorno il tramonto avviene ogni giorno più tardi; ciò nonostante, anche dopo il 13 dicembre le giornate continuano ad accorciarsi; infatti, fino al 21-22 dicembre, la leggera posticipazione del tramonto viene accompagnata da una maggiore posticipazione dell'alba.

A SiracusaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Festa di santa Lucia (Siracusa).
 
Il simulacro argenteo di Santa Lucia, opera del 1599 del palermitano Pietro Rizzo in processione a Siracusa.

I festeggiamenti a Siracusa iniziano il 9 dicembre con l'apertura della nicchia che custodisce il prezioso simulacro argenteo di santa Lucia che viene intronizzato sull'altare maggiore nel Duomo il 12 dicembre. Nel pomeriggio del 13 dicembre, la processione, tra le prime al mondo per partecipazione, con decine di migliaia di fedeli al seguito parte da Piazza Duomo, alle 15.30, vede il Simulacro argenteo, portato a spalla dai "berretti verdi", e preceduto dalle Reliquie, portate dai "fazzoletti verdi". La processione, dopo aver percorso alcune vie di Ortigia, il centro storico del capoluogo aretuseo, passa nella zona umbertina. Il corteo religioso si conclude nel quartiere Borgata S. Lucia, con l'arrivo del Simulacro e delle Reliquie intorno alle 22. In questo periodo il Simulacro argenteo, normalmente chiuso all'interno del Duomo, nella Cappella di Santa Lucia, e non visibile per motivi di sicurezza, può essere venerato dalle migliaia di fedeli che arrivano da tutto il mondo. Durante l'ottavario, inoltre, si tiene una grande fiera che dura per tutto il periodo della festività e si tengono spettacoli pirotecnici. La processione del 20 dicembre, l'ottava, inizia alle 16 con l'uscita del Simulacro e delle Reliquie dalla Basilica di Santa Lucia al Sepolcro, in Piazza S. Lucia. La piazza è, come per il 13 dicembre, gremita di fedeli. Durante la lunga processione il Simulacro incontra il quadretto della Madonna delle Lacrime al Santuario. Dopo, la processione entra nei cortili dell'Ospedale Umberto I, in centro città. Dopo aver visitato i malati, la processione arriva nel lungo Corso Gelone che, nonostante le sue ampie dimensioni, è pienissimo di fedeli e turisti. Giunto a metà di Corso Gelone, il Simulacro viene portato a spalla dai Vigili del Fuoco fino al Corso Umberto dove, nel Ponte Umbertino, si tiene il tradizionale spettacolo pirotecnico. Il Simulacro e le Reliquie arrivano in Cattedrale intorno alle 22.30.

A Carlentini (SR)Modifica

L'origine della devozione verso santa Lucia può essere ricondotta al fatto che una leggenda narra che la Santa si sia fermata a riposare sotto un ulivo durante il viaggio da Siracusa a Catania e alla data della fondazione della città. Gli abitanti di Carlentini il 15 marzo 1621 scelsero santa Lucia a "patrona protettrice ed avvocata della città" chiedendone la proclamazione ufficiale. Nel 1872 il Consiglio deliberò di festeggiare la Patrona la quarta domenica di agosto di ogni anno tradizione rimasta immutata fino ad oggi. Il simulacro di santa Lucia è un'opera di con una struttura di legno, tela, colla e gesso. Nel secolo scorso il materiale fu impreziosito con l'integrale rivestimento di lamine in oro pregiato e argento, opera di diversi maestri orafi e argentieri della Sicilia. Le 18 stole sono impreziosite dai tanti ex voto dal 1630 e da una croce pettorale in oro massiccio impreziosita da smeraldi, rubini e diamanti di fine Ottocento.

Ad Aci CatenaModifica

 
Simulacro con reliquia di Santa Lucia venerato ad Aci Santa Lucia - Aci Catena (CT)

Il culto a Santa Lucia ha origini antichissimi nell'odierno quartiere di Aci Santa Lucia. Si tramanda l'esistenza di un'antica Chiesa ubicata nella contrada Cubisia precedente al XVI secolo dedicata alla vergine e martire siracusana. Con la costruzione dell'attuale chiesa nel 1609, più grande e centrale al borgo di Aci Santa Lucia, dell'antica chiesa si perdono le tracce ma ne tramanda il culto fervoroso. Il primo simulacro di santa Lucia, risalente al 1440, venne sostituito con l'attuale scultura lignea voluta dal canonico Francesco Strano nel 1666. Le prime testimonianze documentate della festività per santa Lucia risalgono al 12 dicembre 1666 quando una solenne processione partita dalla Chiesa Matrice di Aci Catena raggiunse la chiesa dedicata a Santa Lucia per l'arrivo della preziosa reliquia del dito di Santa Lucia destinata ad essere incastonata nel petto del nuovo simulacro. A memoria del fausto evento si tramanda, fino ai giorni nostri alla vigilia del 13 dicembre, una processione con il braccio reliquiario, alla quale partecipano il clero e le confraternite cittadine, partendo dalla Chiesa Matrice si conclude sul sagrato della chiesa di Santa Lucia con la benedizione solenne con la reliquia e lo sparo di fuochi pirotecnici.

A Belpasso (CT)Modifica

Il paese di Belpasso ha come patrona Lucia, della quale conserva alcune reliquie custodite in un reliquiario in argento, che viene portato a spalla dai fedeli e conservato assieme alla Santa stessa dentro la "cammaredda" (cameretta) che custodisce il Simulacro della Santa, nell'altare minore di destra della Chiesa "Maria SS Immacolata" di Belpasso. Santa Lucia viene festeggiata come patrona dal 1636 ma era già venerata in precedenza: i fedeli infatti si recavano nella chiesa della Madonna delle Grazie del convento dei Carmelitani di Malpasso a pregare la Santa ai piedi di un grande quadro. A differenza della classica iconografia che rappresenta i martiri in piedi, il Simulacro Belpassese raffigura la Santa seduta su un trono Barocco con indosso una veste rossa (il colore che ricorda appunto il martirio) e con in mano i simboli che la contraddistinguono: la Palma del Martirio ed un piattino su cui sono deposti gli occhi di Lucia. A ricoprire il Simulacro parecchi gioielli ed ex voto. La festa in onore della Patrona culmina nei tredici giorni precedenti il 13 dicembre con la "Tredicina" (una tradizione che vede i Fedeli alzarsi alle 5 del mattino per andare in chiesa a recitare una particolare preghiera e sentire la Messa dell'Aurora) e che vede l'apice massimo nei giorni 8, 12, 13 e 14 dicembre, prima con le Cantate dei Giovani Cantanti dei vari quartieri del paese e poi la tradizionale "Spaccata dei Carri" la notte del 12 dicembre, seguita dalla notte di Veglia e dall'uscita Trionfale del Simulacro e delle Reliquie della Santa intorno alle 11 del mattino del 13 dicembre, salutata dalle migliaia di fedeli. I Carri di Santa Lucia sono delle grandi costruzioni meccaniche che racchiudono elaborate scenografie, presentati uno alla volta, chiusi, in piazza Duomo e si aprono lentamente (la "spaccata"), svelando il contenuto in un tripudio di luci, dipinti e personaggi viventi in un crescendo spettacolare in attesa dell'ultima scena del carro, l'Apoteosi di Santa Lucia, che può raggiungere l'altezza di quindici metri. La "spaccata" di ciascun carro è accompagnata dall'esibizione dei "cantanti" che lodano Lucia.

A PalermoModifica

A Palermo il 13 dicembre si commemora la fine della carestia del 1646 quando, secondo la leggenda, proprio il giorno di S. Lucia, arrivò in porto un bastimento carico di cereali. Da allora, per commemorare questo miracolo attribuito alla Santa, in questo giorno a Palermo non si mangiano alimenti prodotti con farina di cereali (principalmente pasta e pane), ma con cereali interi o con altre farine. In questa occasione nelle case palermitane si preparano le classiche arancine, la cuccìa (grano con crema di latte o ricotta e cioccolato), le panelle, le panelle dolci e le arancine[7]. Secondo alcuni autori, si tratta di un uso derivante dal ciceone anticamente consumato in onore di Demetra.[8]

A Castelbuono (PA)Modifica

A Castelbuono, sulle Madonie, la santa è festeggiata due volte l'anno; l'ultima domenica di settembre ricorre la festa di santa Lucia di Campagna, che si svolge in una chiesetta fuori paese ed è consuetudine preparare sin dalla sera prima la tradizionale cuccia ("zuppa" di cereali) che sarà poi benedetta e distribuita a tutti i presenti; questa festa nacque dopo il ritrovamento del quadro sottoterra e la successiva edificazione della chiesa ad opera dello stesso contadino che lo ritrovò. Ancora oggi il quadro si ritiene miracoloso. Il 13 dicembre, invece, è la congregazione a festeggiare la santa nella chiesa del Rosario. Anche in questa occasione si distribuisce la cuccia e la gente usa non mangiare cibi a base di farina per tutta la giornata, sostituendoli con arancine e le panelle.

A BolognaModifica

L'antica Fiera di Santa Lucia è una manifestazione che appartiene alla memoria storica della Città di Bologna, un evento che da generazioni affianca le famiglie nella preparazione al Natale.

Le origini di questa Fiera si fanno risalire alla fine del XVI secolo, quando a seguito della donazione di una reliquia di Santa Lucia da parte di Papa Gregorio XIII alla Diocesi di Bologna, sul sagrato della Chiesa dedicata alla Santa (fondata dai Padri Gesuiti in via Castiglione) iniziarono a fiorire attività legate al commercio di icone religiose, in periodi prossimi alle funzioni dedicate alla Santa Patrona del luogo. Già allora venditori ambulanti, attrezzati con ceste, gerle o banchetti proponevano a devoti e passanti incisioni, preghiere e ritratti di santi. Durante il periodo della Controriforma tali attività evolvono proponendo non solo icone su carta, ma sculture di santi, rappresentazioni sacre, Natività realizzate con nuovi materiali quali terracotta, gesso e cartapesta. Grazie a questi artisti-venditori presepi e sacre rappresentazioni iniziarono ad entrare nelle case dei Bolognesi, non solo dei nobili e dei borghesi, ma anche delle famiglie di origine più modesta. Lo scioglimento dell'Ordine dei Gesuiti nel 1773 e la venuta di Napoleone nel 1796, cui ebbero seguito incredibili sovvertimenti sociali, portarono alla temporanea sospensione della Fiera. Solo con il ripristino del Governo della Chiesa, dopo la caduta di Napoleone, mercanti e ambulanti si riattivarono per individuare un nuovo luogo dove poter continuare l'attività della Fiera. Fra i vari luoghi cari ai bolognesi fu scelto il portico della Basilica di Santa Maria dei Servi, ovvero la chiesa dove fu trasferita l'effigie votiva di Santa Lucia dopo la chiusura di quella di via Castiglione.

A NapoliModifica

 
Festa di santa Lucia a Napoli (1874) di Oswald Achenbach

A Napoli, nel borgo marinaro di Santa Lucia (al quale fa riferimento la celebre canzone napoletana Santa Lucia) i festeggiamenti cominciano dal sabato precedente il 13, con una processione che porta il busto argenteo della Martire, risultante dalla fusione di diversi ex voto, dal mare fino alla chiesa di Santa Lucia. All'alba del 13 dicembre, lungo l'itinerario verso la chiesa di Santa Lucia viene collocata una batteria di fuochi che precede la processione dei fedeli, i quali recano candele o bengala a simboleggiare la luce della Martire che pervade il buio della notte.

A Rocca di Cambio (AQ)Modifica

La devozione delle popolazioni dell'Altopiano delle Rocche alla santa protettrice della vista, patrona di Rocca di Cambio, si fa risalire al XIII secolo; i festeggiamenti in onore della santa, che richiamano fedeli da tutta la Marsica, hanno luogo durante l'ultimo fine settimana di giugno, anziché nella tradizionale data del 13 dicembre. Lo spostamento della festa al periodo estivo, deciso fin dal 1794, fu una diretta conseguenza dell'estrema rigidità climatica della zona e delle oggettive difficoltà che s'incontravano nello svolgimento della processione lungo l'impervio viottolo, solitamente innevato e ghiacciato, che in meno di due chilometri congiungeva l'abitato di Rocca di Cambio con la chiesa di Santa Lucia. Durante questi tre giorni di festa la chiesa viene riaperta ai fedeli e in essa vengono celebrate le messe, sia tradizionali che salmodiate, officiate in numero adeguato da consentire la partecipazione ai tanti fedeli accorsi.
In paese la festa si protrae per tre giorni con spettacoli pirotecnici, canti folcloristici e sfilate nei tipici costumi abruzzesi.

A Savoca (ME)Modifica

 
Savoca. La statua argentea di santa Lucia realizzata nel 1666

Il culto di santa Lucia venne introdotto nella città di Savoca nel XV secolo, ad opera dei frati domenicani, che nel 1456, accanto al loro convento, eressero una monumentale chiesa dedicata alla martire siracusana. La chiesa crollò nel 1880 a causa di un grande movimento franoso che rovinò anche il vicino convento e il quartiere circostante e il culto della Santa venne trasferito presso la Chiesa di San Nicolò, che per tale motivo iniziò ad essere nominata "Chiesa di Santa Lucia".

La festa ha avuto origine nel XVIII secolo è organizzata a cura della Confraternita di Santa Lucia seguendo ancora lo statuto del 1831. Oltre alla tradizionale processione e festa del 13 dicembre, si tiene, in periodo estivo (la seconda domenica di agosto) una festa che rievoca il martirio della santa. Santa Lucia è impersonata da una bambina vestita di bianco che viene portata a spalla da un uomo e tiene fra le mani una palma d'argento, simbolo del martirio. Attorno alla bambina, che impersona Lucia, molti personaggi che cercano di tentarla. Primo fra tutti il diavolo, un uomo vestito di rosso, che indossa un'antica maschera di legno e che brandisce un forcone. La bambina ha una grossa corda legata alla vita e questa corda viene tirata da altri figuranti, vestiti da soldati romani, tradizionalmente chiamati "Giudei"; infine all'altro capo della corda sono legati due buoi. Compito della Lucia è compiere tre volte il giro del paese, accompagnata da tutti questi personaggi, e rimanere immobile di fronte alle tentazioni. Alla fine del percorso la processione si ferma nella piazza principale del paese, dove la bambina scende dalle spalle dell'uomo che la trasportava, si inchina dinanzi al popolo, i buoi vengono sciolti, i giudei si disperdono, e nel paese hanno inizio i festeggiamenti che si concludono con la processione di un simulacro argenteo di Lucia risalente al 1666.

A SienaModifica

 
Uno dei banchi di vendita delle tradizionali "Campanine di Santa Lucia" in ceramica, dipinte coi Colori delle Contrade, durante la Fiera che si svolge a Siena ogni 13 Dicembre.

Nella città del Palio anche il culto di Santa Lucia si lega alle 17 Contrade in cui è suddiviso il Centro cittadino. Ogni anno il 13 Dicembre, nei pressi della Chiesa di Santa Lucia e lungo tutto il prospiciente Pian dei Mantellini, si sviluppa la "fiera di Santa Lucia" dove, oltre a frutta secca e dolciumi (croccante, "addormentasuocere", Brigidini di Lamporecchio, zucchero filato), è possibile acquistare addobbi natalizi, oggettistica prodotta dalle associazioni di volontariato cittadine, e soprattutto le campane di ceramica, prodotte in varie dimensioni dagli artigiani della città, dipinte appunto coi colori delle Contrade. Si ritiene che il suono della "Campanina" sia da guida per i senesi, specialmente per i bambini, nel buio della notte che in molti ritengono la più lunga dell'anno, rifacendosi al proverbio "Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia". Nella Chiesa sopra citata si svolgono a ciclo continuo le Sante Messe fin dal mattino (delle quali una è solennemente presieduta dall'Arcivescovo), e, negli intervalli tra di esse, le persone possono mettersi in coda per ricevere da alcuni Sacerdoti la benedizione degli occhi. Nella canonica attigua invece si può, dietro un'offerta in denaro, ricevere dai volontari membri della Compagnia laicale dei Santi Lucia e Niccolò (ivi avente sede) il tradizionale "panino benedetto", che viene in special modo portato ad anziani e ammalati impossibilitati a muoversi.

A Crema e CremonaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Festa di santa Lucia (Crema).

Qui, come in altre province lombarde un tempo sottoposte al dominio della Repubblica di Venezia (Brescia, Bergamo, ma anche i territori limitrofi di Cremona e Lodi), santa Lucia è venerata come portatrice di doni, probabilmente grazie alla storia personale della santa e alle sue opere caritatevoli.

A VeronaModifica

Secondo la tradizione popolare veronese, intorno al XIII secolo, in città, in particolare tra i bimbi, era scoppiata una terribile ed incurabile epidemia di “male agli occhi”. La popolazione decise allora di chiedere la grazia a santa Lucia, con un pellegrinaggio a piedi scalzi e senza mantello, fino alla chiesa di S. Agnese, dedicata anche alla martire siracusana, posta dove oggi c'è la sede del Comune: Palazzo Barbieri. Il freddo spaventava i bambini che non avevano nessuna intenzione di partecipare al pellegrinaggio. Allora i genitori promisero loro che, se avessero ubbidito, la santa avrebbe fatto trovare, al loro ritorno, tanti doni. I bambini accettarono ed iniziarono il pellegrinaggio; poco tempo dopo l'epidemia si esaurì.


A BresciaModifica

È festeggiata dal Dicembre 1438 quando per celebrare la resistenza all'assedio del Piccinino si portarono doni sul sagrato di San Pietro de Dom. È rappresentata in forma di statua sull'ingresso della chiesa di Sant'Agata, ove vi è anche un altare a lei dedicato nel secondo transetto a sinistra, e in un affresco a S. Cristo.

PatronatiModifica

Santa Lucia è patrona dell'Arcidiocesi di Siracusa e dell'Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela (assieme alla Madonna della Lettera, a san Placido e a san Bartolomeo); inoltre è considerata patrona di numerose località in Italia e nel mondo; in particolare è la santa patrona dei seguenti comuni italiani

Culto in SveziaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Festa di santa Lucia § Svezia.
 
Una processione in onore di santa Lucia in Svezia

In Svezia, Lucia è molto venerata, sia dalla Chiesa cattolica che da quella luterana. I bambini preparano biscotti e dolciumi (tra questi, delle focaccine allo zafferano e all'uvetta chiamate lussekatter[9]) a partire dal 12 dicembre. La mattina del 13, la figlia maggiore della famiglia si alza ancor prima dell'alba e si veste con un lungo abito bianco legato in vita da una cintura rossa; la testa è ornata da una corona di foglie e da sette candele utili per vedere chiaramente nel buio. Le sorelle, che indossano una camicia bianca, simboleggiano le stelle. I maschi indossano cappelli di paglia e portano lunghi bastoni decorati con stelline. La bambina vestita come santa Lucia sveglia gli altri membri della famiglia e serve loro i biscotti cucinati il giorno precedente.

Nel paese scandinavo è diffusa una tradizionale canzone di santa Lucia (Luciasången) che non è altro che la celebre "Santa Lucia" napoletana adattata con un testo in lingua svedese. In diverse città alcune bambine sfilano vestite come santa Lucia intonando il Luciasången di casa in casa.

Ogni anno viene eletta la Lucia di Svezia che raggiungerà la città siciliana di Siracusa per partecipare alla processione dell'ottava, in cui il simulacro di santa Lucia viene ricondotto in Duomo.

Nel resto del mondoModifica

Santa Lucia viene festeggiata anche in altre nazioni, tra cui Argentina, Austria, Brasile (Quiririm), Danimarca, Finlandia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Saint Lucia, Spagna (Tolosa), Svezia, Malta (Santa Lucija Gozo).

Geminidi: le stelle cadenti di Santa LuciaModifica

Le Geminidi sono uno sciame meteorico che si verifica annualmente a causa dell'asteroide 3200 Phaethon. Esse vengono spesso chiamate «le stelle di Santa Lucia»[10] e sono associate al giorno in cui si celebra la Santa patrona di Siracusa perché il culmine del loro passaggio si verifica proprio il 13 dicembre.[11][12] Il 16 dicembre del 2017 l'asteroide Phaethon è passato vicino alla Terra (ripasserà nel 2093[13]) e per questo motivo le Geminidi, la notte del 13 dicembre di tale anno, sono divenute più visibili rispetto agli anni precedenti.[14]

IconografiaModifica

NoteModifica

  1. ^ Renè du Mesnil de Maricourt, Lucia, 1858, riedizioni ad opera edizioni San Paolo nel 1982
  2. ^ Hanno rubato Santa Lucia, su ricerca.repubblica.it.
  3. ^ Amici Di Santa Lucia: Sul Ritorno Definitivo Del Corpo Di S. Lucia A Siracusa
  4. ^ In Sicilia le spoglie di Santa Lucia arrivate da Venezia, su palermo.repubblica.it. URL consultato il 14 dicembre 2015.; Siracusa, Il corpo della Patrona, esposto nella Basilica di Santa Lucia al Sepolcro, sarà visitabile fino all'Ottava, su www.siracusanews.it. URL consultato il 14 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 22 dicembre 2015)..
  5. ^ Salvatore Greco, Santa Lucia - Tradizioni Brembane e Siracusane, a cura di Diego Gimondi e Salvatore Greco, Ferrari Editrice 2005
  6. ^ Santa Lucia, in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.
  7. ^ http://www.ilmessaggero.it/home/santa_lucia_palermo_arancine_aranicini-234407.html
  8. ^ Santa Lucia a Palermo, Palermoviva.
  9. ^ Bowler, Gerry, Dizionario universale del Natale [The World Encyclopedia of Christmas], ed. it. a cura di C. Corvino & E. Petoia, Newton Compton, Roma, 2003, p. 215
  10. ^ Osservando le stelle di Santa Lucia al Castello di Brescia, su www.valtrompianews.it, 13 dicembre 2017.; Dove vedere le stelle cadenti di Santa Lucia: Geminidi, su www.recensioniagogo.com, 13 dicembre 2017.
  11. ^ Stelle cadenti d'inverno: pioggia di meteore a Santa Lucia in concorrenza con la Superluna, su www.ilmessaggero.it, 13 dicembre 2017.
  12. ^ La notte delle stelle cadenti, su www.vanityfair.it, 13 dicembre 2017.
  13. ^ L’asteroide Phaethon ci passerà accanto il 16 dicembre, su www.wired.it, 13 dicembre 2017.
  14. ^ Geminidi 2017, quando e dove guardare le stelle cadenti di Santa Lucia, su www.quotidiano.net, 13 dicembre 2017.; Siracusa, stelle cadenti per Santa Lucia. Stanotte lo spettacolo più bello del 2017, su www.siracusanews.it, 13 dicembre 2017.

FontiModifica

  • Sigebert von Gembloux: Acta Sanctae Luciae, ed. Tino Licht, Heidelberg 2008.

BibliografiaModifica

  • Ottavio Garana Capodieci, Santa Lucia nella tradizione, nella storia e nell'arte, Siracusa 1958
  • Giuseppe Maino, Santa Lucia: vergine e martire siracusana, Edizioni Paoline, Bari 1961
  • Gaspare Cinque, Santa Lucia vergine e martire: studio storico, critico, apologetico, Napoli 1963
  • Ines Belski Lagazzi, Santa Lucia; prefazione del card. Giovanni Urbani, Venezia 1967
  • René Du Mesnil de Maricourt, Lucia, Edizioni Paoline (originale del 1858) rivisto da Ampelio Crema nel 1982
  • Elena Bergadano, Lucia: vergine e martire di Siracusa, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1989
  • Cosimo Vincenzo Morleo, Il Santuario di Santa Lucia in Erchie, 1992
  • Battilana Rossana, Santa Lucia: 13 dicembre, Benedettina Editrice, Parma 1996
  • Alfio Caltabiano, Santa Luciuzza bedda Patruna di Carruntini, Casa Editrice Ma.Va. 2000
  • Sebastiano Amenta, Santa Lucia. La tradizione popolare a Siracusa e a Carlentini, Eurografica 2000.
  • Giancarlo Gozzi, Santa Lucia: 17 secoli di storia, culto, tradizioni. La martire siracusana rimane fonte di luce e grazia per chi la invoca, Editoriale Sometti, Mantova 2002
  • Pasquale Magnano, Lucia di Siracusa, Edizioni ASCA, Siracusa 2004.
  • Mariarita Sgarlata, La Catacomba di Santa Lucia e l'Oratorio dei Quaranta Martiri, Siracusa 2006.
  • Benito Aprile, I Manifesti dei Festeggiamenti di Santa Lucia in Italia, Siracusa 2005
  • Benito Aprile, I manifesti dei festeggiamenti di Santa Lucia nel Mondo, Siracusa 2010 e 2011
  • Diego Gimondi e Salvatore Greco,Santa Lucia. Tradizioni brembane e siracusane, Ferrari Editore (Clusone, Bergamo) 2005

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