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Santa Maria Maddalena (Occhiobello)

frazione del comune italiano di Occhiobello

Geografia fisicaModifica

L'abitato si sviluppa a 8 m s.l.m. circa, sulla riva sinistra del fiume Po. Con una popolazione di 6.966 abitanti[1] secondo l'ultimo censimento del 2001, è il più grande centro abitato del territorio comunale. L'abitato si è sviluppato lungo la Strada Regionale 6 Eridania Occidentale e la Strada statale 16 Adriatica ed avendo avuto nell'ultimo decennio un notevole incremento abitativo a seguito di una urbanizzazione, a nord dell'abitato è in fase di realizzazione una tangenziale lunga 2,360 km[2].

StoriaModifica

Il Muratori trova il primo indizio del toponimo nel privilegio dato ai ferraresi del imperatore Enrico II, a.1050 “Actum ad Pontem”. Parlano più espressamente della località gli Statuta Ferrarie, a.1287: “Ordiniamo che siano prese opportune misure dagli abitanti di entrambe le sponde di Lagoscuro affinché non sia permesso alle navi cariche di sale di aver libero passaggio”. La chiesa si fa presente negli libri amministrativi delle Decime, nell'anno 1300, con il suo rettore frate Agnello che dichiara, con giuramento, di nulla possedere.

M. A. Guarini parla di una voragine profonda, attraversata da un ponte: nei pressi si svolse una feroce battaglia tra ferraresi e adriesi, e fu tanto il sangue versato da oscurare le acque: forse una delle tante leggende, fiorite attorno ai gorghi, scavati dalle alluvioni.

Il beato Giovanni Tavelli di Ferrara passa due volte a Santa Maria Maddalena: il 29 aprile 1434 non trova né sacerdote, né altro addetto alla chiesa. Due persone del luogo, Giovani Toschi e Pietro Zacheldi, gli riferiscono dell'impossibilità di residenza del rettore per l'esiguità dei redditi beneficiari, che lasciano largo spazio alla fame. Il vescovo celebra la Messa, predica, amministra la cresima e poi con i predetti, che nomina sindaci, massari e procuratori, procede all'inventario dei beni della chiesa. Le suppellettili sono poche e misere, se si eccettua un calice d'argento, con smalti colorati e lo stemma di Uguccione dei Contrari. Il potente nobile ferrarese aveva costruito la chiesa e ne era il giuspatrono. I beni mobili della casa canonica sono di una povertà estrema. Sorprende la diligenza, quasi pignoleria, con cui annota anche le cose più insignificanti, in un dialetto latineggiante piacevolissimo, comprensibile anche al più sprovveduto alunno di scuola media; conclude con l'immancabile botesinus di vino da tre mastelli, per un sorso di coraggio e di speranza. Anche qui, come ad Occhiobello, c'è il diritto di primizia: ogni bifolco versa tre staia di frumento e tre di melica e ogni bracciante uno staio di frumento e un fascio di lino. Nella successiva visita del 1436 il vescovo conferma Giovanni Toschi negli incarichi che già teneva e gli dà pure le chiavi della chiesa e della canonica. Dal verbale ricaviamo anche il nome del primo parroco di Santa Maria, don Paolo Trambino: ha abbandonato da molto tempo il luogo, che non gli dava possibilità di sopravvivenza. Fa una puntatina anche al piccolo ospedale di San Giovanni, annesso alla chiesa di Santa Maria “de Padum”: la cura e l'amministrazione del pio luogo è riservata ai confratelli della Scuola di San Giovanni Battista di Ferrara, che tengono aggiornato anche l'inventario.

Mons. Francesco dal Legname, vescovo di Ferrara, celebra la visita pastorale il 18 aprile 1449. Trova 140 abitanti, né troppo santi, né troppo birbanti. C'è un richiamo al rettore Giovanni da Modena perché nelle sue omelie sia più ordinato e meno prolisso. Il sacerdote si dà da fare e per far quadrare meglio il bilancio si presta per il servizio anche a San Pietro di Rotondolo. Il popolo gli vuole bene e davanti al vescovo tutti lodano la bontà del parroco e la sua sollecitudine per il bene delle anime. Il reddito della chiesa è solo di 8 marchesini. Da questi particolari si ricava uno spaccato di vita paesana, veramente dura, ai limiti della sopportazione e per la gente e per i preti, è il “terzo mondo” del 1450, con risvolti talora anche più tragici.

Nella visita pastorale di mons. G. Maremoti (1574) si possono spulciare le prime notizie sulla parrocchiale di Santa Maria e sulla chiesa di San Giovanni, detta ospizio della confraternita omonima, sita in Ferrara, e che nel pio luogo deve mantenere l'ospitalità e il soccorso ai poveri. Nel decreto dispositivo della visita, i parrocchiani sono richiamati a mettere più ordine e pulizia nelle suppellettili, dare una mano di calce alle pareti: concludendo il Visitatore fa un accorato richiamo a rafforzare gli argini, minacciati dalla furia del Po.

Come abbiamo visto nelle visite alle precedenti parrocchie, i verbali di mons. Giovanni Fontana (1592) sono illuminanti. Eccone alcuni dati: chiesa orientata a levante, con un'aula principale e una navata laterale, due altari, battistero, cimitero tutt'intorno, campanile di recente costruzione, abitanti da comunione 200, giuspatronato Pepoli acquisito, in seguito a successioni testamentarie dalla famiglia Contrari. Attualmente manca il rettore e la cura spirituale è svolta dal parroco di garzone: non compare più l'ospizio di san Giovanni.

Nulla ci danno le visite del cardinal Giambattista Leni (1616-1626). Dai verbali del Magalotti (1631) si presenta lo spettro del contagio (peste o colera).

Il cardinale Carlo Pio di Savoia nel 1656 descrive una chiesa nuova, “de novo reedificata”, ma non ancora rifinita: l'aveva costruita il conte Odoardo Pepoli nel 1645, al cessare della guerra tra veneti e ferraresi, conclusa con la pace di Venezia del 31 marzo 1644. Le fazioni in lotta distrussero il paese di Santa Maria, che si era trovato nell'occhio del ciclone. La nuova chiesa, strutturata con tre altari, battistero e coro, sorge accanto al Po, con casa canonica, campanile e cimitero. Un secolo dopo il cardinal Marcello Crescenzi (visita del 1748) delinea un lavoro nuovo, non ancora ultimato: è in atto una ristrutturazione di tutto il complesso parrocchiale. Già rifinite la facciata, l'aula principale e le cappelle laterali mentre si sta costruendo ex novo un presbiterio e un coro veramente solenni, ancora tre altari e la cantoria per l'organo. Nei vari lavori eseguiti non si nomina mai il campanile che, pare, sia quello costruito nel 1592 e giunto indenne tra tante vicissitudini. Gli abitanti sommano a 1040. La suppellettile della chiesa è di buona qualità e abbondante, le rendite del parroco sufficienti per una vita dignitosa.

Negli ultimi 200 anni non ci furono lavori sostanziali: fu costruito il quinto altare e una Grotta di Lourdes (1911). Il paese di Santa Maria Maddalena, con i ponti sul Po e le strade di grande scorrimento, centro strategico di primaria importanza, provò l'urlo violento della guerra. Chiesa e paese subirono immense distruzione, la popolazione si disperse nella campagna o emigrò in luoghi più sicuri. Finito il conflitto, inizia l'opera della ricostruzione: tra i protagonisti, in prima fila, il parroco don Aldo Rizzo, che aveva spartito con i parrocchiani i disagi degli ultimi mesi di guerra. Dalle rovine ricavò un primo ricovero di fortuna per sé e per gli anziani genitiri e una sala rudimentale per celebrare la S. Messa e iniziare il servizio pastorale. Pian piano, con l'eterna flemma di chi non ha mai fretta, si mise in moto la macchina dello stato, che egli tallonò continuamente come un segugio.

Nel 1951 capitò anche l'alluvione per apportare nuove sofferenze e nuove remore. Iniziato nella prima metà del 1952, tutto il complesso parrocchiale fu portato a termine nello spazio di tre anni. Il 1º ottobre 1955 il vescovo Guido M. Mazzocco consacrava la chiesa parrocchiale e il giorno successivo, alla presenza delle autorità, dei progettisti, delle maestranze e di tutta la comunità, furono inaugurate le opere parrocchiale, il campanile, la casa canonica e il centro sociale. Delinearono i progetti l'architetto GioBatta Scarpai e l'ingegner Oscar Marin di Adria, diressero i lavori l'ingegner Mario Sbrana capo del genio civile, e il geometra Aldo Genari. La spesa complessiva per l'importo di 70 milioni (di lire) fu sostenuta interamente dallo stato. La distruzione coinvolse anche l'antico palazzo Pepoli: passarono fra le sue mura centenarie i protagonisti della storia paesana. In esso il giorno 9 gennaio 1872 ebbe i natali santa Maria Chiara Nanetti: religiosa delle Missionarie Francescane di Maria, nel 1899 partì per affiancare altre consorelle nell'opera di evangelizzazione della Cina. Il 9 febbraio 1900 subì il martirio a testimonianza della sua fede. Fu beatificata il 24 novembre 1946 da papa Pio XII, e proclamata santa il 1º ottobre dell'Anno Giubilare 2000 da papa Giovanni Paolo II, divenne la prima polesana elevata agli onori degli altari.

Luoghi di cultoModifica

  • Chiesa di Santa Maria Maddalena: fondata nel 1200 è stata completamente ricostruita nel 1952.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

  • Il centro sociale parrocchiale Giovanni Paolo II: è stato costruito nel 2009 e fortemente voluto dal parroco don Gino, per sostituire il vecchio centro ormai decadente. L'edificio originario fu eretto accanto alla chiesa, anch'essa costruita (dopo la distruzione della precedente a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale) a seguito dell'alluvione del 1951. Fu inizialmente utilizzato come scuola media maschile fino al 1968, mentre le scuole femminili venivano ospitate nella canonica. Quando poi le scuole maschili si spostarono nel vecchio magazzino idraulico, il centro divenne sede delle scuole femminili. Negli anni divenne luogo di aggregazione parrocchiale, ospitando anche un cinema-teatro. Dopo gli anni '80 il teatro divenne magazzino, ma il centro non perse la sua funzione di centro aggregativo, grazie anche alla presenza del bar di Franco, detto "il Ciccio". Proprio per rinnovare questa sua vocazione aggregativa nel 2009 si decise di ricostruire il centro, sullo stampo del precedente. Oggi il centro può vantare un teatro, una stanza polivalente, una stanza molto ampia e altre aule più piccole per le varie attività, ma soprattutto sta diventando sempre di più il fulcro di una vivace comunità.

EconomiaModifica

Fulcro economico dell'intero territorio comunale, presenta numerose attività commerciali ed è dotato di una zona industriale. A ridosso della zona industriale e dello svincolo autostradale della A13 BO-PD è stato aperto ad aprile 2017 l'outlet village DeltaPo[3]

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Guida turistica del comune di Occhiobello.

Collegamenti esterniModifica