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Santa Maria in Portuno
Area archeologica di Santa Maria in Portuno
Area archeologica di Suasa - Vista dalla Croce del Termine 1.JPG
La media valle del Cesano vista dalla località "Croce del Termine"
Localizzazione
StatoItalia Italia
ProvinciaAncona Ancona
Mappa di localizzazione

Coordinate: 43°39′57.96″N 13°02′21.84″E / 43.6661°N 13.0394°E43.6661; 13.0394

Santa Maria in Portuno è una storica località della media valle del Cesano che oggi ricade nel territorio del comune di Corinaldo (AN). Nota per essere stata la sede di uno dei sei monasteri medievali della valle del Cesano, oggi è oggetto di indagini archeologiche che hanno portato alla creazione di un museo accanto al sito archeologico.

StoriaModifica

Gli scavi recenti sotto la chiesa hanno rimesso in luce ambienti industriali di epoca romana, dedicati alla fabbricazione di laterizi e ceramica, pertinenti al settore produttivo di una villa romana o ad un vicus, piccolo insediamento collegato al passaggio di una via. La zona era infatti percorsa da un'antica strada romana che collegava la via Flaminia al mare, passando proprio accanto alla chiesa. Numerosi elementi architettonici di età romana (capitelli, colonne, basi) sono reimpiegati all'interno delle murature della chiesa. La via continuò ad essere usata anche in età tardo romana (come è attestato dal miliario di Corinaldo) e poi ancora durante il Medioevo.

Il monastero, citato in una carta di Fonte Avellana del 1090 con il nome di S. Marie que dicitur in Portuno, prese nel 1224 il nome attuale di "Madonna de Plano". Il primo toponimo si può ricondurre[1] al dio romano Portuno (dio delle porte e dei porti), il cui tempio si trovava a Roma nel Foro Boario, affacciato sul fiume Tevere.

Notizie sul monastero nel XVII secolo, sono presenti in diversi atti del consiglio comunale, che riferiscono delle attività e dell'aspetto esteriore della chiesa. In quest'epoca il monastero viene descritto nell'opera Istorie dello Stato di Urbino[2] (1642) dello storico corinaldese Vincenzo Maria Cimarelli, che aveva visitato l'edificio nel 1638. Nella seconda metà del secolo la mancanza di documentazione (non sono attestate neppure le visite pastorali) ha fatto supporre agli archeologi che stanno indagando una possibile chiusura o abbandono dell'edificio ecclesiastico.

Nel XVIII secolo la chiesa era in possesso del Collegio Germanico-Ungarico, che provvide ai restauri, aggiungendovi un campanile e una nuova facciata con portale ad arco e decorazione in arenaria.

La chiesaModifica

La chiesa attuale, ad unica navata terminante in un'abside, è l'unico resto dell'antico monastero ancora visibile.

 
Capitello corinzio asiatico in marmo greco messo in opera nella navata centrale della chiesa.

Al centro dell'abside si trova una tela del pittore veronese Claudio Ridolfi (1570-1644), raffigurante Maddalena ai piedi della Croce. L'opera rientra nei precetti della Controriforma, che prevedeva soggetti di carattere devozionale, e riprende, nei contrasti luministici e nel paesaggio sullo sfondo (è raffigurata la città di Roma con la cupola del Pantheon) la pittura veneta dell'ambiente di provenienza.

Sull'altare destro si trova un affresco di autore ignoto, datato al 1540, raffigurante la Madonna del Conforto, una Madonna con Bambino, riscoperto il 23 aprile 1790, prodotto della cultura popolare. Altri due affreschi entro nicchie raffigurano l'iconografia della Madonna del latte, uno dei quali è attribuito alla seconda metà del XV secolo.

La chiesa ospita inoltre numerosi ex voto, in legno e metallo, i cui esemplari più antichi risalgono alla fine dell'Ottocento: contadini, artigiani e pescatori ringraziano la Madonna per un'avvenuta guarigione o per uno scampato pericolo. Le immagini ricordano l'evento e la grazia ricevuta, sottolineata dalla presenza benevola della Madonna con il Bambino, che spesso imita l'iconografia dell'affresco della Madonna del Conforto dopo la sua riscoperta. I dipinti sono realizzati da semplici disegnatori in varie tecniche: dall'acquerello su carta, alla tempera, alla pittura ad olio su legno.

Gli scavi archeologiciModifica

 
Esterno della cripta, particolare delle due absidi sovrapposte: semicircolare, in basso, pentagonale, in alto

A partire dal 2001 il Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna ha condotto una serie di scavi archeologici sia all'interno della chiesa sia all'esterno. Le ricerche all'interno dell'edificio hanno confermato l'esistenza di numerose fasi più antiche, spesso di difficilissima interpretazione a causa della ristrettezza dei sondaggi eseguiti.

La conferma della presenza di un edificio di culto precedente, riferibile almeno di età altomedievale (IX-X secolo), è venuta dallo scavo condotto intorno alla cripta dove, incorporata al di sotto dell'abside pentagonale romanica, è emersa una precedente abside semicircolare. La forma delle absidi, le tecniche costruttive ed i materiali risultano analoghi alla relativamente vicina Chiesa dell'Abbazia di San Gervasio nel territorio comunale di Mondolfo;

 
Il fondo della camera di combustione di una fornace romana rinvenuta sotto la cripta

All'interno della cripta è stata rinvenuta, poi, anche una piccola fornace, forse destinata alla cottura di laterizi, riferibile all'età romana. La struttura, poi, è stata quasi del tutto distrutta durante le operazioni di scavo collegate alla costruzione della cripta. Sembra dunque certo che il primitivo edificio di culto cristiano sia stato edificato sfruttando una precedente area produttiva di età romana (la pars rustica di una villa suburbana?), riutilizzandone quasi interamente le strutture come materiale edilizio.

Attorno all'abside e di fronte alla facciata della chiesa sono state rinvenute anche due vaste aree cimiteriali. Le sepolture, tutte molto povere e prive di corredo, sono semplici fosse terragne, che solo in pochi casi presentano pareti rivestite con pezzame laterizio e pietre.

Altri sondaggi condotti all'esterno della chiesa, nel settore meridionale, stanno mettendo in luce alcuni annessi del monastero (forse un hospitium per pellegrini), e, nei livelli più antichi, un accumulo di laterizi di scarto, pertinenti all'area produttiva di età romana già descritta.

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Vedi Giuseppe Lepore (a cura di), Santa Maria in Portuno nella valle del Cesano (Percorsi di Archeologia, 4), Bologna 2006, pagina 11.
  2. ^ Leggi il testo dell'opera su Wikisource

BibliografiaModifica

  • Giuseppe Lepore, Edifici di culto cristiano nella valle del Cesano (Pesaro-Ancona). La documentazione storica e archeologica tra tardo antico e medioevo (Monografie del Dipartimento di Archeologia, Collana Studi e Scavi, 14), Imola 2000.
  • Giuseppe Lepore, Corinaldo (An): scavi nella cripta della chiesa della Madonna del Piano, e Programma internazionale di studio dell'Augusteum di Narona, Croazia, in "Ocnus" 9-10 (2001-2002) pp. 283–286 e pp. 322–322.
  • Giuseppe Lepore et alii, Ricerche e scavi nel sito di S. Maria in Portuno presso Corinaldo (An): relazione preliminare degli anni 2001-2002, in "A.M." XXX (2003) pp. 345–365
  • Giuseppe Lepore, La pratica del reimpiego nella valle del Cesano. Note per lo studio di un territorio, in "Picus" XXXV (2005) pp. 63–116.
  • Giuseppe Lepore (a cura di), Santa Maria in Portuno nella valle del Cesano (Percorsi di Archeologia, 4), Bologna 2006.
  • Lenci Stefano, Quagliarini Enrico, Piattoni Quintilio, (a cura di), "Ingegneria ed Archeologia. Dalla planimetria di scavo alla terza dimensione dell'elevato. La chiesa paleocristiana di Santa Maria in Portuno di Corinaldo (AN)", Aracne Editrice, Roma, 2011, pp. 360, ISBN 978-88-548-3880-2.

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