Teresa di Lisieux

mistica francese e santa della Chiesa cattolica
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Santa Teresa di Lisieux
Teresa-de-Lisieux.jpg
Suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo in una fotografia del 1896
 

Vergine e Dottore della Chiesa

 
NascitaAlençon, 2 gennaio 1873
MorteLisieux, 30 settembre 1897
Venerata daChiesa cattolica
BeatificazioneRoma, 29 aprile 1923, da Papa Pio XI
CanonizzazioneRoma, 17 maggio 1925, da Papa Pio XI
Santuario principaleBasilica di Santa Teresa, Lisieux
Ricorrenza1º ottobre, 3 ottobre (Forma straordinaria)
AttributiI fiori (specialmente rose)
Patrona diFrancia; Collegium Russicum.

Malati di AIDS, di tubercolosi e di altre malattie infettive; aviatori; fiorai; orfani; missionari; vocazioni.

Suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, detta di Lisieux, al secolo Marie-Françoise Thérèse Martin (Alençon, 2 gennaio 1873Lisieux, 30 settembre 1897), è stata una carmelitana francese. Beatificata il 29 aprile 1923 da papa Pio XI, fu proclamata santa dallo stesso papa il 17 maggio 1925.

È patrona dei missionari dal 1927 e, dal 1944, assieme a sant’Anna Madre della Beata Vergine Maria e a Giovanna d'Arco, patrona di Francia. La sua festa liturgica ricorre il 1º ottobre o il 3 ottobre (data originariamente stabilita e ancora rispettata da chi segue la Forma straordinaria del Rito romano). Il 19 ottobre 1997, nel centenario della sua morte, fu proclamata dottore della Chiesa, terza donna, a quella data, a ricevere tale titolo dopo Caterina da Siena e Teresa d'Avila[1].

L'impatto delle sue pubblicazioni postume, tra cui Storia di un'anima pubblicata poco tempo dopo la sua morte, è stato rilevantissimo. La novità della sua spiritualità, chiamata anche teologia della “piccola via", o dell'“infanzia spirituale”, ha ispirato moltitudini di credenti e profondamente colpito anche molti non credenti.

BiografiaModifica

La prima infanzia ad Alençon (1873-1877)Modifica

 
Teresa a tre anni nel luglio 1876
 
La casa natale di Teresa ad Alençon (rue saint-Blaise 50)
La famiglia

Il padre di Teresa, Louis Martin (Bordeaux, 1823 - Lisieux, 1894), era un orologiaio; la madre, Marie-Azélie Guérin Martin (Gandelain, 1831 - Alençon, 1877), chiamata anche Zélie, era rinomata fin dal 1850 come merlettaia esperta nel noto "punto di Alençon", e creò una piccola impresa a conduzione familiare che occupava una ventina di operaie. Louis avrebbe voluto far parte dei canonici regolari della Congregazione ospedaliera del Gran San Bernardo (Valais - Svizzera), ma per la sua insufficiente conoscenza del latino fu invitato a ripresentarsi dopo aver sopperito alle sue lacune: dopo un anno e mezzo di lezioni private, però, dovette abbandonare il progetto. Anche Zélie avrebbe voluto entrare in convento, nelle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, ma una sua richiesta in tal senso, verso il 1850, viene scoraggiata, sembra in relazione a problemi di salute (Zélie soffrì per tutta l’età giovanile di forti mal di testa e di disturbi respiratori). Così ella promise a se stessa che se si fosse sposata avrebbe donato, nei limiti del possibile, i suoi figli alla Chiesa. Louis e Zélie si conobbero nel 1858 sul ponte Saint-Léonard d'Alençon, sul fiume Sarthe e, dopo un breve fidanzamento, si sposarono il 13 luglio 1858 nella Basilica di Notre-Dame di Alençon. Ebbero nove figli, dei quali i quattro seguenti morirono entro la prima infanzia[2]:

  • Marie-Hélène, (13 ottobre 1864 - 22 febbraio 1870) (quarta dei figli in ordine di nascita);
  • Marie-Joseph-Louis (20 settembre 1866 - 14 febbraio 1867) (quinto dei figli in ordine di nascita);
  • Marie-Joseph-Jean-Baptiste (19 dicembre 1867 - 24 agosto 1868) (sesto dei figli in ordine di nascita);
  • Marie-Mélanie-Thérèse (16 agosto 1870 - 8 ottobre 1870) (ottava dei figli in ordine di nascita).

Cinque figli raggiunsero l’età adulta, tutte femmine e tutte poi divenute suore:

  • Marie (22 febbraio 1860, carmelitana a Lisieux (1886) — con il nome di suor Marie du Sacré-Cœur — morì il 19 gennaio 1940) (primogenita);
  • Pauline (7 settembre 1861, carmelitana a Lisieux (1882) — suora e poi madre Agnès de Jésus — morì il 28 luglio 1951) (secondogenita);
  • Léonie (3 giugno 1863, nell'ordine religioso delle clarisse (1886) poi visitandina a Caen (1894) — suor Françoise-Thérèse — morì il 16 giugno 1941) (terzogenita);
  • Céline (28 aprile 1869, carmelitana à Lisieux (1894) — suor Geneviève de la Sainte-Face — morì il 25 febbraio 1959) (settima dei figli in ordine di nascita);
  • Thérèse (2 gennaio 1873, carmelitana a Lisieux (1888) — suor Thérèse de l'Enfant-Jésus et de la Sainte-Face — morì il 30 settembre 1897 e fu canonizzata nel 1925) (ultimogenita).

Louis Martin e Marie-Azelie Guérin sono stati congiuntamente beatificati il 19 ottobre 2008, e canonizzati il 18 ottobre 2015.

 
Louis Martin, padre di Teresa
 
Zélie Guérin Martin, madre di Teresa, in questa foto già colpita dal male che ne causerà la morte

Teresa nacque il 2 gennaio 1873 ad Alençon[3], in Normandia.[4] Battezzata due giorni dopo nella basilica di Notre-Dame d’Alençon, ebbe per padrino Paul Boul, figlio di un amico di famiglia, e per madrina la propria sorella maggiore Marie, entrambi tredicenni. All'età di due mesi Teresa soffre di enterite, sembra per le difficoltà di adattamento insorte dopo la forzata interruzione dell’allattamento naturale della madre, e si teme addirittura per la sua vita: viene allora chiamata, su consiglio del medico, una nutrice, Rose Taillé [5], che era già stata impiegata dai coniugi Martin per i due figli maschi, Marie-Joseph-Louis e Marie-Joseph-Jean-Baptiste, morti in tenerissima età, la quale pone la condizione di potersi occupare della bambina al proprio domicilio, nella fattoria di Semallé, distante otto chilometri da Alençon. Teresa vi resterà un anno, superando la crisi e rimettendosi in buone condizioni.

 
La casa d’infanzia di Teresa presso la nutrice a Semallé

Tornata a casa dalla sua famiglia, è già capace di camminare da sola. Vivace ed espansiva, è fonte di continua gioia per i genitori e le sorelle, ma è anche molto emotiva e soggetta a frequenti crisi di pianto. Il padre la chiama “mia reginetta”, ed è ovviamente ricambiato con l’appellativo di “mio re”. È capace di provare sentimenti più elevati di quelli solitamente propri dei bambini della sua età: in particolare, è spesso generosa, anche se le capita di fare i capricci, di bisticciare con la sorella Céline - quella a lei più vicina come età (vi sono fra loro tre anni di differenza) - e di avere qualche piccola vanità. Sua madre dirà in seguito che Teresa «è di una intelligenza superiore a quella di Céline, ma molto meno dolce, e soprattutto di una testardaggine quasi invincibile. Quando dice no, niente la può far cedere».

Cresce in una famiglia di devoti cattolici (i genitori assistono ogni mattina alla messa delle cinque e mezza e si attengono scrupolosamente ai digiuni e alle preghiere secondo i tempi dell'anno liturgico). I coniugi Martin hanno saputo costruirsi negli anni con il loro lavoro una situazione economica molto florida, ma trovano il tempo di dedicarsi anche ad opere caritatevoli, accogliendo quando se ne dà l’occasione viandanti e assistendo malati e anziani. La personalità di Teresa da bambina presenta presto degli aspetti singolari, in parte riconducibili all'ambiente familiare profondamente improntato alla devozione. Così, ella gioca a fare la suora, si sforza di fare piacere a Gesù e si preoccupa di sapere se egli sia contento di lei. Un giorno arriva addirittura ad augurare a sua madre di morire; sgridata, spiega che lo ha detto perché desidera che lei possa così raggiungere più presto la felicità del Paradiso.

Nel 1865 Zélie si scopre un nodulo dolente al seno: ne è preoccupata e considera l’ipotesi di sottoporsi a un intervento chirurgico. Erano forse già i primi segni del tumore al seno che la porterà alla morte dodici anni dopo. Solo nel dicembre 1876 un medico le rivela la gravità della malattia, quando è troppo tardi per tentare un'operazione. Il 24 febbraio 1877 Zélie perde sua sorella maggiore Marie-Louise Guérin, che muore di tubercolosi al convento della Visitazione di Le Mans, dove aveva preso il nome di suor Marie-Dosithée. Nel giugno 1877 parte per Lourdes in pellegrinaggio, nella speranza di ottenere la guarigione, o comunque un aiuto per affrontare le difficoltà della sua condizione. Muore il 28 agosto dello stesso anno, dopo lunga agonia. Rimasta così orfana a quattro anni e mezzo, Teresa rilevò in seguito che la prima parte della sua vita si era fermata proprio quel giorno; sua sorella Pauline fu allora da lei scelta come “vice-madre”.

Lisieux (1877-1887)Modifica

 
La casa di famiglia presso i Buissonnets a Lisieux

Il 16 novembre 1877 Louis e le sue cinque figlie si trasferiscono a Lisieux, per avvicinarsi a Isidore Guérin, fratello di Zélie, e alla sua famiglia, conformemente al desiderio manifestato da Zélie prima di morire. Questi in precedenza [6] era stato nominato co-tutore delle nipoti. Per accogliere la famiglia Martin, Isidore e la moglie hanno trovato una casa borghese circondata da un parco, les Buissonnets. Al momento dell’arrivo della famiglia Martin, la città è rinomata per la bellezza delle sue case di legno dalle facciate scolpite e decorate, per la cattedrale di San Pietro, del XII secolo, e i suoi mercati. È una città manifatturiera, la più importante del Calvados, con circa trecento imprese. Ha circa 18.000 abitanti (dati del 1874). La crisi del settore tessile della fine del XIX secolo farà sprofondare la città nel marasma economico.[7] Lo zio Isidore, farmacista a Lisieux, è politicamente attivo: monarchico convinto, difende papa Leone XIII e gli sviluppi della dottrina sociale della Chiesa. Louis, invece, che ha ceduto l’attività commerciale a conduzione familiare di Alençon e vive solo delle sue rendite, si dedica totalmente alle figlie, in particolare a Teresa, che porta spesso con sé a passeggiare nel grande giardino che circonda la casa familiare, o nei dintorni.

Marie, che ha diciassette anni, prende in mano le redini della casa con l'aiuto di una domestica, mentre Pauline, che ne ha sedici, si occupa dell'educazione e dell’istruzione, anche religiosa, delle tre più piccole, Léonie, Céline e Teresa. Quest’ultima risente profondamente dei cambiamenti intervenuti nei ritmi della sua giornata: all'animazione della bottega di Alençon, sempre piena di clienti e di lavoranti, succede l’atmosfera raccolta della grande dimora dove, a parte i parenti, e in particolare le cugine, figlie di Isidore Guérin, si vedono poche persone. Scriverà Teresa: «A partire dalla morte di mamma, il mio felice carattere cambiò completamente; io così viva, così espansiva, divenni timida e dolce, sensibile fino all'eccesso».

Nonostante l'amore che le prodigheranno suo padre e Pauline e i giochi con le sorelle e le cugine, la nuova condizione di vita lascia ovviamente una traccia di malinconia nell’animo di Teresa, che più tardi ebbe a indicare il periodo dell’infanzia seguito alla morte della madre come il più doloroso della vita fino ad allora trascorsa.

A scuola dalle monache benedettineModifica

 
Teresa nel 1881 a otto anni.

A otto anni e mezzo, il 3 ottobre 1881, Teresa entrò al pensionato delle benedettine a Lisieux[8]. Ogni sera faceva ritorno a casa, essendo il pensionato vicino al domicilio familiare. Le lezioni di Pauline e di Marie le avevano dato delle buone basi, e fu presto tra le prime della classe. Tuttavia è con questa nuova esperienza che scopre la vita collettiva, alla quale non era preparata.

Non riesce a legare con le compagne più grandi, che aveva fatto ingelosire suo malgrado con il suo buon rendimento scolastico, e piange spesso, anche se si impone di non lamentarsi. Non si trova bene nell’animazione delle ricreazioni. La sua istitutrice la descrive come una bambina obbediente, calma e silenziosa, a volte malinconica. Teresa affermerà più tardi che quei cinque anni furono i più tristi della sua vita, e che in quel periodo non trovava conforto se non nella presenza della sua «cara Céline».

Teresa vive con sollievo il ritorno ai Buissonnets la sera, dopo la scuola. I giovedì e le domeniche sono da lei attesi con impazienza. Con sua cugina Marie Guérin inventa un nuovo gioco: vivere come degli eremiti in un angolo nascosto del giardino.

La partenza di Pauline per il Carmelo e il viaggio a ParigiModifica

 
Antico manoscritto dell'«Imitazione di Cristo» un testo capitale fin dall'infanzia per la formazione mistico-teologica di Teresa

Nel corso dell'estate 1882, Teresa viene improvvisamente a conoscenza del fatto che sua sorella Pauline sta per entrare al Carmelo. La prospettiva di perdere la sua «seconda mamma» la porta alla disperazione: « [...] avendolo appreso per caso, questo fu come se un macigno si fosse abbattuto sul mio cuore». Pauline, cercando di consolarla, le descrive la vita di una carmelitana: Teresa, inaspettatamente, coglie il senso profondo di quanto le viene spiegato, e si sente anch'essa chiamata alla vita del Carmelo. Scriverà: «Sentivo che il Carmelo era il deserto dove il Buon Dio voleva che io andassi a nascondermi… Sentivo questo con così tanta forza da non avere il minimo dubbio nel mio cuore: non si trattava di un sogno di qualcuno ancora in età infantile che si lasci trasportare ma era proprio la certezza di una chiamata divina; volevo andare al Carmelo non per Pauline ma per Gesù solo...».

Durante le vacanze di Pasqua 1883, Louis Martin organizza un viaggio a Parigi con Marie e Léonie, mentre lo zio Isidore Guérin accoglie a casa propria Céline e Teresa. Il 25 marzo, sera di Pasqua, durante la cena si evocano i ricordi di Zélie. Teresa si abbandona allora a un pianto incontenibile: la si deve mettere a letto, e passa una notte molto agitata, al punto che lo zio, l'indomani, fa chiamare un medico. Questi, davanti alla gravità dei disturbi osservati in Teresa, manda un telegramma a suo padre, che fa ritorno immediatamente da Parigi. Teresa continua per alcune settimane a manifestare sintomi preoccupanti, come tremori, convulsioni, allucinazioni, deliri e fobie. Il padre, le sorelle e tutta la famiglia vivono la prova con grande angoscia, temendo che Teresa stia per impazzire, o rischi addirittura la vita. Si ricorre allora alla preghiera; anche Teresa lo fece, rivolgendosi con fiducia alla Madonna perché abbia pietà di lei. E la Vergine le dà un giorno la risposta, facendole vedere “il suo incantevole sorriso” e guarendola da tutti i suoi disturbi.[9]

Dopo la guarigione, e dopo una lunga e accurata preparazione sotto la guida della sorella Marie, Teresa fa la sua Prima Comunione. Fu per lei un giorno di felicità piena, nel quale ella si offrì completamente a Gesù, per appartenere a Lui per sempre. Nel mese successivo fece la Cresima, e in quel giorno sentì “la forza di soffrire”, quasi presaga che il martirio dell’anima e del corpo sarebbe stata la sua strada. In uno slancio eroico disse: “Oh Gesù! Dolcezza ineffabile, trasforma per me in amarezza tutte le gioie della terra!”. Ebbe in seguito, mentre ancora frequentava gli studi all’Abbazia delle benedettine, emicranie e scrupoli, per cui fu tolta dall’Istituto e mandata a lezioni private. Ma l’aspettava la terza prova: la sorella Marie, che dopo l’entrata in convento di Pauline l’aveva seguita nella sua formazione scolastica e religiosa, entrava anche lei al Carmelo. Teresa si sentì sola, senza conforto e guida: le rimanevano il padre e Céline. Si rivolse allora agli angioletti - i fratelli e le sorelle che non aveva mai conosciuto - perché la liberassero dall’ansia degli scrupoli, e fu completamente esaudita.

Per prudenza si prolunga la convalescenza di Teresa fino alle vacanze estive, che sono l'occasione per lei di lasciare Lisieux e di fare la sua «entrata nel mondo». Per la prima volta ritrova Alençon e i luoghi della sua prima infanzia, ma anche la tomba della madre. Dappertutto i Martin sono ricevuti dagli amici di famiglia, la buona borghesia di Alençon. Alla riconquistata serenità contribuisce un nuovo ospite entrato a far parte della famiglia, il cane Tom, regalato a Teresa dal padre il 26 giugno 1884.[10]

Gli scrupoliModifica

Nel maggio 1885, Teresa si prepara a quella che in quei tempi chiamavano "la seconda comunione". Durante il ritiro, l'abate Victor-Louis Domin, insegnante di religione presso l’abbazia delle benedettine di cui Teresa era semi convittrice, insiste in modo particolare sui peccati che non si devono commettere nel modo più assoluto, i peccati mortali che nell'ultimo giudizio ci costeranno la morte dell'anima. Le «pene dell'anima», che avevano tanto tormentato Teresa e che sembravano essere scomparse, si risvegliano bruscamente. La ragazza, già così fragile, si adombra di nuovo, credendosi in stato di peccato, e sviluppa un forte senso di colpa a proposito di tutto. Per di più, non osa confidarsi con Pauline, che le pare così distante, nel suo Carmelo. Non le resta per confidarsi con Marie, la sua «ultima madre», ed è a lei che ormai racconta tutto, compresi i pensieri più «stravaganti» che le passano per la testa. Questa l'aiuta a preparare le sue confessioni lasciando da parte tutte le sue paure. Tale modo di procedere ha però come effetto di nascondere il suo disagio ai suoi confessori, privandola così dei loro consigli.

Le vacanze estive sono un momento di distensione per Teresa. Con la sorella Céline trascorre quindici giorni a Trouville-sur-Mer, rinomata località balneare della Normandia a circa 40 chilometri da Lisieux. «Teresa appare decisamente felice», constata sua zia: «mai l'ho vista così gioiosa». Nella seguente notte di Natale, in cui aveva quattordici anni, in seguito ad un avvenimento in sé abbastanza banale, ebbe una grazia tutta particolare che le fece riscoprire in sé “la forza d’animo perduta all’età di quattro anni, il suo equilibrio e la piena padronanza di sé”. Fu quello per lei un avvenimento importantissimo, che ella non esitò a definire la sua “conversione”; con esso incominciò il terzo periodo della sua vita, decisivo per la sua santificazione. In effetti, la conversione di Natale fu “completa”. Teresa iniziò da allora “la sua corsa di gigante”. Si sentì spiritualmente accesa da un grande fuoco di amore verso Dio, di amore e comprensione verso il prossimo, di zelo apostolico per le anime e per la loro salvezza.

Il "processo Pranzini"Modifica

Teresa seguì, per circa due mesi, sul quotidiano La Croix lo svolgimento del processo a Enrico Pranzini, che aveva assassinato tre donne. Teresa, in una sorta di sfida personale contro il male, e quasi per provare la solidità della sua fede, il 13 luglio 1887, giorno della condanna di Pranzini, prese come compito quello di convertire il "grande criminale" coinvolgendo in quest'azione di preghiera anche sua sorella Céline. Gli sforzi di Teresa furono ricompensati quando apprese dal giornale La Croix che il 31 agosto, sul patibolo, Pranzini aveva per due volte, dopo un primo diniego, abbracciato il crocifisso in punto di morte.

Verso il monasteroModifica

Teresa si sente ormai pronta ad entrare al Carmelo di Lisieux, e ne ha anche immaginato la data: il 25 dicembre 1887, il giorno dell'anniversario della sua “conversione”. Sente ugualmente che dovrà superare numerosi ostacoli e, pensando forse a Giovanna d'Arco, si dichiara decisa a «conquistare la fortezza del Carmelo con le armi».

Prima di tutto deve ottenere il consenso della sua famiglia e soprattutto di suo padre. Determinata ma timida, esita davanti a lui a confidargli il suo segreto, anche perché Louis Martin ha subìto qualche settimana prima un attacco che l'ha lasciato paralizzato più ore. Il 2 giugno 1887, giorno della Pentecoste, dopo aver pregato tutto il giorno, gli presenta la sua richiesta la sera, nel giardino dei Buissonnets. Louis le obietta la sua giovinezza, ma si lascia presto convincere da sua figlia. Aggiunge anche che Dio gli fa «un grande onore di chiedergli di offrirgli le sue figlie».

Le sorelle più grandi la pensano in modo diverso: Marie cerca di differire la decisione, diversamente Pauline la incoraggia. Céline, che soffre di più da una possibile partenza di sua sorella, la sostiene ugualmente. Ma un grande ostacolo si presenta nell'ottobre 1887: lo zio Isidore, tutore delle figlie Martin, pone il suo veto al progetto della nipote. Prudente, il farmacista di Lisieux teme «che cosa si dirà» e, se non mette in dubbio la vocazione religiosa di Teresa, le chiede di attendere almeno di compiere diciassette anni.

La giovane, fiduciosa nonostante tutto, si confida a Pauline. Ma dal 19 al 22 ottobre prova per la prima volta della sua vita "aridità" interiore. Questa «notte profonda dell'anima» la disorienta, tanto più avendo ricevuto così tante grazie dopo Natale.

All'età di 14 anni Teresa decise quindi, seguendo l'esempio di Teresa d'Avila, di farsi monaca. Sebbene le monache del Carmelo avessero dato il loro parere favorevole, e il padre, e con qualche difficoltà anche lo zio, avessero dato la loro autorizzazione, per la sua giovane età trovò le obiezioni del parroco di Saint-Jacques, il canonico Jean-Baptiste Delatroëtte, che le consigliò di rivolgersi al vescovo. Nel novembre 1887 il vescovo di Bayeux, Flavien-Abel-Antoine Hugonin, le negò il permesso e lei intraprese con il padre Louis e la sorella prediletta Céline un viaggio a Roma per rivolgere questa sua richiesta direttamente a papa Leone XIII.

Il pellegrinaggio a RomaModifica

Nel 1887, per il giubileo per i 50 anni di sacerdozio di papa Leone XIII, le diocesi di Coutances e di Bayeux e Lisieux organizzano un pellegrinaggio a Roma, dal 7 novembre al 2 dicembre. Guidato dal vescovo di Coutances e Avranches, Abel Anastase Germain, al viaggio partecipa un gruppo di 197 pellegrini, tra cui 75 preti e i Martin; in assenza del vescovo di Bayeux e Lisieux, Flavien-Abel-Antoine Hugonin, c'è l'abate Maurice-Joseph Révérony, suo vicario generale, che lo rappresenta. Lungo il percorso, tra le altre città, Teresa fa sosta a Firenze presso il convento di Santa Maria Maddalena dei Pazzi, in Borgo Pinti.

 
Teresa nel 1887 poco prima del viaggio in Italia

L'appuntamento è fissato a Parigi: Louis Martin approfitta dell'occasione per far visitare la capitale alle sue figlie. È durante una messa a Nostra Signora delle Vittorie che Teresa è infine liberata dall'ultimo dei suoi dubbi: è proprio la Vergine che le ha sorriso e l'ha guarita dalla sua malattia cinque anni prima. Teresa le affida allora il viaggio e la sua vocazione.

Un treno speciale li conduce in Italia dopo aver attraversato la Svizzera. La giovane non smette di ammirare i paesaggi che scopre durante il viaggio, ed è cosciente di ciò cui dovrà rinunciare per sempre, sicura che entrerà nel Carmelo: «mi dicevo: più tardi, nell'ora della prova, quando prigioniera al Carmelo non potrò contemplare che una piccola porzione di cielo, mi ricorderò di ciò che sto vedendo oggi».

A Roma, la mattina 20 novembre 1887, giunge il momento tanto atteso dell'udienza dal papa Leone XIII. Dopo la messa celebrata dal papa nella cappella pontificia, il vicario generale del vescovo di Bayeux e Lisieux presenta i componenti del gruppo al pontefice, facendo loro espresso divieto di parlargli, dato che era un po’ affaticato. Nonostante ciò, Teresa, venuto il suo turno, si inginocchia piangendo davanti al pontefice, dicendogli: «Santissimo Padre, ho una grande grazia da domandarvi». Il vicario spiega che si tratta di una ragazza che vuole entrare al Carmelo. «Bambina mia, fate quello che vi diranno i superiori», dice allora il papa a Teresa. Lei però insiste: «Santissimo Padre, se voi diceste di sì andrebbe bene a tutti!». Papa Pecci replica allora: «Andiamo, andiamo: entrerete se il buon Dio lo vuole!».

Ma Teresa spera ancora in una risposta conclusiva, e rimane in attesa davanti al papa con le mani giunte sulle sue ginocchia: devono intervenire due guardie per accompagnarla all'uscita.

Sulla via del ritorno, a Nizza, il vicario generale Révérony cambia il proprio orientamento “attendista” sulla richiesta di Teresa e promette di appoggiarla. Qualche mese dopo, il 9 aprile 1888, a poco più di quindici anni, Teresa assume il nome di "Teresa del Bambin Gesù" (in seguito integrato con l’aggiunta delle parole "del Volto Santo"). Il suo nome completo da religiosa è dunque "Teresa del Bambin Gesù e del Volto Santo".

La vita in monastero (aprile 1888-1896)Modifica

Il periodo del postulatoModifica

Il postulato di Teresa comincia con la sua entrata al Carmelo il 9 aprile 1888, tanto osteggiata dal canonico Delatroëtte ma auspicata dalle suore lì presenti, tra cui madre Marie de Gonzague. Teresa deve qui abituarsi ad uno stile di vita ben più austero e confrontarsi con i sospetti che possa attirare su di sé troppe attenzioni e, essendo ormai tre sorelle Martin, con suor Agnès de Jésus (Pauline) e suor Marie du Sacré Coeur (Marie), ricostituire nel Carmelo quella stessa comunità familiare dei Buissonnets. In monastero la accoglie come priora madre Marie de Gonzague, che resterà in tale carica fino al 20 febbraio 1893, quando le subentra madre Agnès de Jésus (al secolo Pauline, la sorella di Teresa)[11]; conosce quella che era considerata la fondatrice del Carmelo di Lisieux, madre Geneviève de Sainte Thérèse, al secolo Claire Bertrand (1805-1891)[12]

Il noviziato. La malattia del padreModifica

Il 10 gennaio 1889 ha luogo la cerimonia di presa d’abito: Teresa percorre, al braccio del padre Louis, la navata della Chiesa del Carmelo. Il padre appare in discrete condizioni[13], ma un mese dopo, il 10 febbraio, è la crisi: in stato confusionale, credendo di trovarsi in un campo di battaglia, egli impugna una pistola creando una situazione pericolosa. Viene chiamato in tutta fretta suo cognato, Isidore Guérin, che riesce a disarmarlo. Due giorni dopo il medico che è stato chiamato, constatata la gravità della situazione, decide l'internamento di Louis all'ospedale psichiatrico del Bon Sauveur a Caen. Ci resterà tre anni, meravigliando il personale con la sua gentilezza e la sua docilità durante i suoi lunghi momenti di lucidità, e dando testimonianza della sua fede. Egli accetta la situazione con coraggio e rassegnazione: “So perché il buon Dio mi ha dato questa prova: non avevo mai avuto umiliazioni durante la mia vita, avevo bisogno di averne una”.[14]Le sorelle Martin, che hanno sempre avuto grande affetto e devozione per il padre, sono costrette a sopportare per l’episodio commenti malevoli. Teresa resta in silenzio, appoggiandosi alla preghiera e alla lettura della Bibbia. L'analisi grafologica fatta molti anni dopo delle sue lettere la mostra in uno stato di grande tensione, a tratti sull'orlo del tracollo.

 
Cartolina postale che raffigura il Carmelo de Lisieux

La professione solenne dei votiModifica

Il 24 settembre 1890, a diciassette anni e mezzo, suor Teresa di Gesù Bambino pronuncia i suoi voti solenni e diventa definitivamente una carmelitana. Questo giorno di gioia e di realizzazione per la giovane è però “interamente velato di lacrime”, tanto piange l’assenza di suo padre.[15] Infine, il 10 maggio 1892, la prova finisce: il padre di Teresa è portato via dall’Istituto di Caen dov’era ricoverato. Il vecchio Louis può reincontrare le sue tre figlie carmelitane nel parlatorio, per la prima volta da quattro anni (sarà anche l’ultima). È lucido, ma molto dimagrito e non parla. Lo portano dai Guérin, dove Céline e Léonie, aiutate da una cameriera e da un domestico, si occupano di lui, perché non cammina più[16].

La vita discreta di una carmelitanaModifica

Gli anni che seguono sono quelli della maturazione della sua vocazione. Teresa prega senza grandi emozioni sensibili ma con fedeltà. Evita anche di mischiarsi nella dialettica interna alla comunità di monache che talvolta turba la stessa vita comunitaria preferendo stare in disparte e invece moltiplica i piccoli atti di carità e di attenzione alle altre monache, rendendo dei piccoli servizi senza segnalarlo. Accetta in silenzio le critiche, anche quelle che possono essere ingiuste e sorride alle consorelle anche quando maldisposte verso di lei.

L'elezione di suor Agnès a prioraModifica

Nel 1893, madre Marie de Gonzague giunge al termine del suo secondo mandato consecutivo di priorato. Non può dunque ripresentarsi. È Pauline, suor Agnès de Jésus, che è eletta il 20 febbraio 1893, priora del Carmelo per i successivi tre anni. Questa situazione non è delle più facili per Pauline, e per le sue sorelle: madre Marie de Gonzague intende comunque esercitare la sua influenza. In più lo stesso canonico Jean-Baptiste Delatroëtte, superiore del Carmelo di Lisieux, esorta pubblicamente madre Agnès a lasciarsi consigliare dall'ex priora. Pauline dovrà quindi mostrarsi particolarmente diplomatica. Inoltre non deve dare l'impressione di favoritismi verso le sue due sorelle, Marie du Sacré Coeur e Teresa. Madre Marie de Gonzague conserva, nello stesso periodo, l’ufficio di maestra delle novizie, e la priora madre Agnès affida a Teresa l’incarico di coadiuvarla come vice-maestra. Il 24 giugno 1893 Léonie entra al monastero delle Visitandine di Caen. Durante l’estate 1893, Louis viene portato al castello della Musse, una grande tenuta di campagna nei pressi di Evreux che è stata ereditata dal cognato Isidore Guérin.[17][18]

Teresa e le carmelitane di CompiègneModifica

Nel 1894 viene celebrato il centenario del martirio delle carmelitane di Compiègne (all'epoca non ancora beate), le sedici monache carmelitane scalze (undici monache, due converse, due suore esterne e una novizia) giustiziate il 17 luglio 1794 per aver rifiutato di rinunciare al voto monastico, nel contesto della Rivoluzione francese. Questo avvenimento ha una grande ripercussione in tutta la Francia, e ancora di più nel Carmelo di Lisieux. Le religiose del Carmelo di Compiègne chiedono alle consorelle di Lisieux di contribuire alla decorazione della cappella.

La morte di Louis Guérin e l’ingresso al Carmelo di Lisieux di CélineModifica

Le condizioni di salute del padre di Teresa peggiorano: il 27 maggio 1894 subisce un grave ictus che lo lascia con il braccio sinistro paralizzato. Il 5 giugno arriva una crisi cardiaca. Malgrado il suo stato di salute, si cerca di dargli un po’ di conforto portandolo alla Musse all’inizio di luglio. Là muore il 29 luglio 1894, in presenza della figlia Céline. È sepolto a Lisieux il 2 agosto. Il 14 settembre Céline raggiunge le sorelle entrando al Carmelo di Lisieux.[19]

La scoperta della "piccola via" e la spiritualità di TeresaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Misticismo cristiano.

Teresa è entrata al Carmelo con il desiderio di divenire una grande santa. Ma già alla fine del 1894, al termine di sei anni di vita carmelitana si trova costretta a riconoscere che questo obiettivo è praticamente impossibile da raggiungere. Ha ancora numerose imperfezioni e non ha il carisma di santa Teresa d'Avila, san Paolo e altri grandi santi. Soprattutto, essendo molto volenterosa, vede bene i limiti di tutti i suoi sforzi, sentendosi piccola e ben lontana da questo amore senza difetti che lei vorrebbe praticare. Comprende allora che è su questa piccolezza stessa che può appoggiarsi per domandare l'aiuto di Dio.

Nella Bibbia il versetto «Se qualcuno è piccolo, che venga a me!» (Libro dei Proverbi, cap. 4, versetto 9) le offre un principio di risposta. Lei che si sente così piccola e incapace può così rivolgersi a Dio con fiducia. Ma allora che cosa accadrà? Un passaggio del Libro di Isaia le offre una risposta profondamente incoraggiante: «Come una madre accarezza i suoi bambini, così io vi consolerò, io vi porterò sul mio seno e vi cullerò sulle mie ginocchia». (Libro d'Isaia, 66, 12-13)

Teresa giunge alla conclusione che sarà lo stesso Gesù che la innalzerà alle somme cime della santità: «L'ascensore che deve innalzarmi al cielo, sono le vostre braccia, oh Gesù! Per raggiungere un tale scopo non ho bisogno di divenire grande, al contrario, occorre che io resti piccola e che lo divenga ancora di più».

La piccolezza di Teresa, i suoi limiti divengono così motivo di gioia, piuttosto che di scoraggiamento. Proprio perché è nei suoi limiti che si va ad esercitare l'amore misericordioso di Dio per lei. Nei suoi manoscritti Teresa dà a questa intuizione teologica il nome di «piccola via», e a partire dal febbraio 1895 inizia a firmare regolarmente le sue lettere aggiungendovi «piccolissima» prima del suo nome.

Fino a quel momento, Teresa impiegava il vocabolario della "piccolezza" per richiamare il suo desiderio di una vita nascosta e discreta. A partire da questo momento, lo utilizza anche per manifestare la sua speranza: quanto più si sentirà piccola davanti a Dio, tanto più potrà contare su di Lui.

È anche proprio durante questo periodo che Teresa comincia, su richiesta di madre Agnese, a scrivere i suoi ricordi. Continua ugualmente anche nella composizione di brevi opere teatrali e di cantici, di cui il più conosciuto è Vivere d'amore.

All'interno della chiesa cattolica, la via teresiniana dell'abbandono a Dio è nota come uno stato d'"infanzia spirituale".[20][21] Questa cosiddetta "via dell'infanzia spirituale"[22][23][24] (piccola via,[25] petite voie[26]) è stata considerata dal Martirologio Romano come suo specifico insegnamento nella santità.[27] È lei stessa a spiegarla nei seguenti termini:[28][29]

(FR)

«je veux chercher le moyen d'aller au Ciel par une petite voie bien droite, bien courte, une petite voie toute nouvelle. Nous sommes dans un siècle d'inventions, maintenant ce n'est plus la peine de gravir les marches d'un escalier, chez le riches un ascenseur le remplace avantageusement. Moi je voudrais aussi trouver un ascenseur pour m'élever jusqu'à Jésus, car je suis trop petite pour monter le rude escalier de la perfection.»

(IT)

«voglio cercare il mezzo di andare in Cielo per una via ben diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova. Siamo in un secolo d'invenzioni, non vale più la pena di salire gli scalini, nelle case dei ricchi un ascensore li sostituisce vantaggiosamente. Vorrei anch'io trovare un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione.»

Nel Manoscritto C (vedi sotto), al cap. X riprende e approfondisce il paragone:[30]

(FR)

«l'ascenseur qui doit m'élever jusqu'au Ciel, ce sont vos bras, ô Jésus ! Pour cela je n'ai pas besoin de grandir, au contraire il faut que je reste petite, que je le devienne de plus en plus.»

(IT)

«le tue braccia, o Gesù, sono l'ascensore che mi deve innalzare fino al cielo! Per questo io non ho affatto bisogno di diventare grande; bisogna anzi che rimanga piccola, che lo diventi sempre di più.»

La "piccola via" vuole anche indicare non più solo la consueta spiritualità epicamente appariscente, bensì pure l'esercizio eroico delle virtù cristiane praticato nella vita quotidiana (cf. Manoscritto B, 3v).[21]

L'offerta all'amore misericordiosoModifica

Il 9 giugno 1895, in occasione della festa della Santissima Trinità, Teresa ha l'improvvisa ispirazione di offrirsi vittima di olocausto «all'amore misericordioso». Era d'uso infatti in quell'epoca presso alcune religiose di offrirsi vittime alla giustizia di Dio. La loro intenzione era di soffrire a immagine del Cristo, in unione con Lui, per supplire alle penitenze che non facevano i peccatori.

La malattia mortale e la notte della fede (1896-1897)Modifica

 
Il padre Adolphe Roulland, fratello spirituale di Teresa

Nell'aprile del 1896 Teresa contrasse la tubercolosi, che nel giro di 18 mesi la portò alla morte. In questo periodo subì una crisi profonda, da lei stessa chiamata "notte della fede". Durante la Quaresima del 1896 Teresa segue rigorosamente gli esercizi e i digiuni. Nella notte tra il Giovedì santo e il Venerdì santo è vittima di una prima emottisi. Lo segnala a madre Maria di Gonzaga, insistendo tuttavia sul fatto che non soffre e che non ha bisogno di niente. Una seconda crisi si ripete la notte seguente. Questa volta la priora si preoccupa seriamente e autorizza il marito della cugina di Teresa Marie-Elisa-Jeanne Guérin, il dottor Francisque-Lucien-Sulpice La Néele, a visitarla. Questi ipotizza che il sanguinamento sia stato causato dalla rottura di vasi capillari della gola. Ma Teresa non si fa illusioni sull’andamento della sua salute, senza peraltro provare alcun timore. Semmai accade il contrario, poiché la morte, ai suoi occhi, le permetterà ben presto di andare in quel Cielo dove ritroverà colui che essa è venuta a cercare al Carmelo: la sua gioia giunge così al suo apice. Continua pertanto a partecipare a tutte le attività del Carmelo senza risparmio alcuno delle sue forze. Questo periodo difficile è anche un periodo di «notte della fede». Durante la settimana santa entra improvvisamente in una notte interiore. Il sentimento di fede che l'animava da tanti anni e le ispirazioni che la facevano vibrare dal «morir d'amore» per Gesù sono scomparsi forse definitivamente in lei. Ormai nel buio, le sembra di ascoltare una voce interiore che sembra prendersi gioco di lei e della felicità che lei attende con la morte, mentre invece, la voce insinua, avanza sì ma solo verso «la notte del nulla».

I suoi combattimenti interiori non vertono sull'esistenza di Dio, ma sulla stessa credenza in una vita eterna. In lei si fa strada ormai un'impressione sentita: morirà giovane e per niente. Questa prova non le impedisce tuttavia di proseguire nella sua vita di monaca carmelitana, e solo i cantici e le poesie che continua a comporre, su richiesta delle sue consorelle, lasciano intravedere questo combattimento interiore: ad esempio «Il mio Cielo è di sorridere a questo Dio che io adoro, allorché egli vuole nascondersi per provare la mia fede».

Quest’ombra non la lascerà più e persisterà fino alla morte, che avverrà un anno più tardi. Nonostante ciò, ella vive questa notte come l'ultimo combattimento, l'occasione di provare la sua irriducibile fiducia in Dio. Rifiutando di cedere a questa paura del nulla, moltiplica i suoi atti di fede, con ciò volendo significare che lei continua a credere, anche quando il suo spirito è invaso da obiezioni alla fede. Questo combattimento è stato tanto doloroso che ella ha sempre manifestato il suo desiderio di essere attiva e di fare molto bene dopo la sua morte.

A partire dal maggio 1896, su richiesta di madre Maria di Gonzaga, tornata priora dal 21 marzo dello stesso anno, viene affidato alle preghiere di Teresa un secondo missionario, padre Adolphe Roulland. Ordinato prete, il 28 giugno 1896, padre Roulland parte come missionario in Cina. La sua corrispondenza epistolare con i suoi fratelli spirituali è l'occasione per Teresa di sviluppare la sua concezione della santità:

«Ah ! Fratello mio, come la bontà, l'amore misericordioso di Gesù sono così poco conosciuti!... È anche vero che per gioire di questi tesori, occorre umiliarsi, riconoscere il proprio nulla, ed è proprio questo che molte anime non vogliono fare.»

(Lettera n°261, all'abate Bellière, p. 619)

Nel settembre 1896, Teresa manifesta interesse a perseguire la sua vocazione attraverso percorsi solitamente molto distanti l’uno dall'altro: vuole provare a essere nello stesso tempo missionaria, martire, prete, dottore della chiesa. Rilegge allora gli scritti di san Paolo. Nella Prima lettera ai Corinzi, l'inno alla carità, al capitolo 13, la illumina profondamente. Come un fulmine che la attraversa, il senso profondo della sua vocazione gli appare d'improvviso:

«La mia vocazione infine l'ho trovata, la mia vocazione è l'amore!...»

(Manoscritto B, 2v°-3r°, p. 224)

In effetti, la vocazione alla carità ingloba tutte le altre; è dunque questa che risponde a tutti i desideri di Teresa.

«Compresi che l'amore comprendeva tutte le vocazioni, che l'amore era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi. In una parola che era eterno.»

(Manoscritto B, 2v°-3r°, p. 226)

Ricopierà più passaggi del testamento di Théophane Vénard.

L'ultimo calvario e la morteModifica

Nel gennaio 1897 Teresa scrive: «credo che la mia corsa ormai non sarà più molto lunga». Tuttavia, nonostante l'aggravamento della malattia durante l'inverno, Thérèse riesce ancora a collaborare con le altre carmelitane e a mantenere il suo posto all'interno della comunità. Con la primavera gli attacchi di emesi, i forti dolori al petto e gli sputi di sangue divengono quotidiani e Thérèse si indebolisce. Nell'aprile 1897 subisce i contraccolpi del caso Diana Vaughan. Con tale nome era stato pubblicato nel 1895 un volume di “Memorie” ove si raccontavano asserite frequentazioni personali di ambienti satanisti; era seguito poi l’annuncio della conversione dell’«autrice», conversione attribuita dalla stessa all'ispirazione di Giovanna d'Arco.

Teresa, colpita come molti cattolici da questa testimonianza, esprime la sua ammirazione con una preghiera, unita a poche righe di accompagnamento, composta per Diana Vaughan. Madre Agnese aggiunse alla lettera anche una fotografia di Teresa che la raffigura mentre recita nel ruolo di Giovanna d'Arco. Da ricordare poi che Teresa aveva anche scritto, nel giugno 1896, una piccola opera di teatro, ispirandosi proprio alla conversione di Diana Vaughan e intitolata Il trionfo dell'umiltà. Per Diana Vaughan, che sosteneva di vivere nascosta, si presentava come intermediario presso la stampa un certo Léo Taxil, già noto anticlericale, il quale si dichiarava anch'egli convertito alla fede cattolica.

Tuttavia, già a partire dal 1896 la gente aveva cominciato a dubitare dell’autenticità di quanto sopra; Léo Taxil annuncia allora per il 19 aprile 1897 una conferenza congiunta con la misteriosa giovane autrice delle “Memorie”. Nel corso di questa conferenza pubblica, egli rivela che Diana Vaughan non era mai esistita e che l’intera vicenda era stata architettata per irridere la credulità dei cattolici. Coloro che assistono alla conferenza sono scandalizzati, mentre al Carmelo si apprenderà questa notizia solo due giorni dopo, il 21 aprile.

Il 24 Teresa verrà a sapere che la foto che la rappresenta come Giovanna d'Arco è stata proiettata nel corso della conferenza. Ella vive l’episodio come una umiliazione e una prova, soprattutto in un periodo in cui è già tormentata dai dubbi. In giugno, madre Maria di Gonzaga le chiede di proseguire nella redazione delle sue memorie. Così le accade di continuare nella scrittura nel giardino, questa volta sulla sedia di infermo che era stata già utilizzata da suo padre negli ultimi anni della sua malattia e ceduta in seguito al Carmelo.

A partire dall'8 luglio 1897 Teresa lasciò definitivamente la sua cella per l'infermeria del monastero e lì resterà ancora per dodici settimane fino alla sua morte. Il 17 luglio confida:

(FR)

«Je sens que je vais entrer dans le repos... Mais je sens surtout que ma mission va commencer, ma mission de faire aimer le bon Dieu comme je l'aime, de donner ma petite voie aux âmes. Si le bon Dieu exauce mes désirs, mon Ciel se passera sur la terre jusqu'à la fin du monde. Oui, je veux passer mon Ciel à faire du bien sur la terre.»

(IT)

«Sento che sto per entrare nel riposo... Ma sento soprattutto che la mia missione sta per incominciare, la mia missione di far amare il buon Dio come io l'amo, di donare la mia piccola via alle anime. Se il buon Dio esaudisce i miei desideri, il mio Cielo si svolgerà sulla terra fino alla fine del mondo. Sì, voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra.»

Il 17 agosto il dottor La Néele visita Teresa. Le viene diagnosticata una tubercolosi in stadio avanzato: un polmone è perso completamente, l'altro è minato, e anche l’intestino è coinvolto. Adesso le sue sofferenze si fanno estreme: «C'è da perdere la ragione». Poi si placano in un'ultima fase di remissione; Teresa riprende un po' di forze e ritrova anche il suo senso dell’umorismo. Le sue sorelle registrano e ci riportano le sue parole. Le domandano come invocarla quando la pregheranno più tardi; e lei risponde che bisognerà chiamarla «petite Thérèse»

Ma a partire dal 29 settembre 1897 la sua agonia ricomincia. Passa un'ultima notte difficile, vegliata dalle sue sorelle. Al mattino dice loro: «È l'agonia allo stato puro senza neppure un minimo di consolazione». Domanda quindi di essere preparata spiritualmente a morire. Madre Maria di Gonzaga la rassicura dicendole che essa non ha mai mancato di praticare l'umiltà, la sua preparazione era dunque fatta. Teresa riflette un istante poi risponde:

(FR)

«Oui, il me semble que je n'ai jamais cherché que la vérité; oui, j'ai compris l'humilité du cœur...»

(IT)

«Sì, mi sembra che io non ho mai cercato che la verità; sì, ho compreso l'umiltà del cuore...»

Teresa muore il 30 settembre 1897, alle diciannove e venti.

Dopo la morte. La fama di santitàModifica

Il 1º ottobre il corpo di Teresa viene esposto nel coro del carmelo, dietro le grate. Davanti al feretro sfilarono fino alla domenica sera parenti, amici e fedeli, facendo toccare al corpo di Teresa rosari e medaglie. La mattina del 4 ottobre, e giorno in cui entrò in agonia santa Teresa di Gesù, un carro funebre trainato da due cavalli conduce la salma nel nuovo cimitero delle Carmelitane. I funerali di Teresa sono celebrati il 4 ottobre 1897 alla presenza della famiglia e di alcuni amici. Le carmelitane e la piccola cerchia dei familiari avevano amato suor Teresa. Alla sua morte alcune consorelle avrebbero fatto propria l’opinione di una di esse: “Non c’era niente da dire su di lei; era molto gentile e molto modesta, non la si notava, non avrei mai pensato ad una sua santità”. Una giovane carmelitana viene sepolta nella più grande discrezione, un piccolo chicco di grano caduto in terra è appena morto. La storia avrebbe potuto fermarsi qui. Ma per decreto della Provvidenza la grande avventura della “più grande santa dei tempi moderni” non è che all’inizio. È usanza nei Carmeli redigere una “circolare” sulle suore decedute che delinei brevemente la loro vita e di diffonderla nei Carmeli. Sotto la responsabilità della priora, madre Marie de Gonzague, madre Agnès prepara un libretto che raccoglie numerosi scritti fra cui i due quaderni di ricordi redatti da Teresa, alcune poesie e altri scritti che ella intitolerà “Storia di un’anima” al posto de tale circolare. Monsignor Hugonin ne autorizza l’uscita, che ha luogo nel 1898. Il libretto, tirato in 2000 copie, è diffuso fra i Carmeli e presso i parenti del Carmelo e presso qualche personalità ecclesiastica. Dei vescovi, dei superiori religiosi e dei preti scrivono la loro ammirazione al carmelo. Questa edizione sarà esaurita a Pasqua 1899 e numerose riedizioni si succederanno. Il passa parola funziona bene: una persona legge la Storia di un’anima, e ne è sconvolta se non ribaltata; prega la “piccola suora Teresa di Gesù Bambino”, è esaudita. Scrive al carmelo, racconta il fatto, domanda un ricordo della giovane suora. Presta il libro e rende partecipi del suo entusiasmo degli altri, eccetera. Dal 1899, guarigioni e miracoli si producono in gran numero sulla tomba di Teresa. Numerose lettere indirizzate al carmelo sottolineano l’effetto della Storia di un’anima sui lettori. Storia di un’anima è oggi il libro più venduto in tutto il mondo dopo la Bibbia. La sua influenza sulla Chiesa è stata determinante. Una straordinaria devozione popolare verso quella che già viene chiamata la Santa accelera l’introduzione della causa di beatificazione.

La beatificazioneModifica

Nel 1907 monsignor Lemonnier, vescovo di Bayeux, domanda alle carmelitane di annotare i loro ricordi su suor Teresa. Nel 1909 la causa è introdotta, e il processo ordinario di beatificazione comincia nell’agosto del 1910, ma già dal 1906 la si evoca sulla stampa cattolica. Nel 1907 il nuovo vescovo di Bayeux e lisieux, monsignor Lemonnier, fa un gesto simbolico, autorizzando una preghiera per domandare la canonizzazione della giovane carmelitana; nel 1908, una nuova preghiera, non della famiglia di Teresa, è rivolta ufficialmente al vescovo per l’avvio della procedura; nel 1909, con la designazione del postulatore diocesano e del vicepostulatore, si lancia finalmente il processo. Esso si apre, fra maggio e giugno 1910 con il processo sugli scritti, su richiesta della Congregazione dei riti, e si chiude nel settembre 1912, con il processo sul non culto. Ma un anno intero (agosto 1910-agosto 1911) è dedicato alle audizioni dei testimoni del processo principale sulle virtù e la fama di santità e di miracoli. Il dossier diocesano, chiuso solennemente da monsignor Lemonnier il 12 dicembre 1911, è a questo punto preso in carico a Roma dalla Congregazione dei riti, il 13 marzo, quando questa apre la copia autentica degli atti del processo. Superata la prima tappa, l’esame degli scritti si conclude con un nulla osta (11 dicembre 1912). Arriva a questo punto il processo principale. L’8 marzo 1913, i postulatori romani presentano la Positio, con il summarium del dossier e vari allegati, alle determinazioni della Congregazione. Nuova tappa: la Congregazione dei riti, nel gennaio 1914, autorizza la prosecuzione del processo senza attendere il decorso del termine ordinario di dieci anni. A questo punto, il Promotore della fede, monsignor Verde, formula i suoi rilievi (animadversiones), ai quali rispondono gli avvocati. La congregazione dei riti non accoglie le obiezioni. Il 10 giugno 1914, primo riconoscimento romano ufficiale, Pio X firma l’introduzione ufficiale della causa. L’inizio della guerra in Europa non impedisce alla Congregazione dei riti, in agosto, di domandare al vescovo di Bayeux e Lisieux di aprire il processo apostolico, cominciando con l’audizione dei principali testimoni e dei più anziani. Questo nuovo processo si apre nell’aprile 1915 e dura fino ad agosto 1916. Durante questo periodo, la Congregazione romana non resta inattiva: nel marzo 1916 ratifica il processo sul non culto e allega al processo apostolico una nuova inchiesta sulla fama di santità. La molteplicità delle testimonianze dei fedeli e dei racconti dei miracoli ha convinto i giudici. Il vescovo di Bayeux e Lisieux può quindi continuare il processo apostolico ascoltando i restanti testimoni (settembre 1916-agosto 1917).

Nel frattempo, la guerra amplifica il culto teresiano in entrambi gli schieramenti. Nelle trincee, numerosi soldati, laici, seminaristi o preti si affidano alla protezione del “piccolo fiore” e testimoniano della sua efficace protezione.

Si entra ora in una fase esclusivamente romana del processo. Sorge un nuovo rilevante ostacolo: secondo il diritto canonico, il dossier avrebbe dovuto essere trattato soltanto dopo cinquant’anni dalla morte di Teresa, cioè nel 1947. Si fa un’eccezione per lei. La meta si avvicina. Il 14 agosto 2921, la Congregazione dei riti riconosce l’eroicità delle virtù, ma bisogna votare tre volte per respingere le obiezioni del nuovo Promotore della fede, riferite in particolare alla strana malattia di Teresa. L’ostacolo dei due miracoli è anch’esso superato con tre votazioni. Il 19 marzo 1923 il decreto de tuto dà il via libera alla beatificazione. A Lisieux, nei giorni seguenti, il corpo di Teresa - si può ora parlare di reliquie - è trasferito alla cappella del Carmelo. Il 29 aprile 1923 Teresa è proclamata beata. Il suo culto può ora essere pubblico, con una festa, il 1º ottobre, un officio e delle statue nelle chiese.

La canonizzazioneModifica

 
La basilica di Lisieux: 4500 m² di superficie e 95 m di lunghezza, innalzata in suo onore nel 1937 e scampata ai bombardamenti anglo-americani del 1944

Il 17 maggio 1925 papa Pio XI, attorniato da 23 cardinali e da 250 vescovi, procedette, nella Basilica di San Pietro, a Roma, alla canonizzazione di Teresa. Fra i 50000 fedeli giunti a Roma, soltanto 5000 poterono entrare nella Basilica e ascoltare il papa pronunciare la formula solenne che dichiarò Teresa di Lisieux, a solo due anni dalla sua beatificazione, santa. Per passare dalla beatificazione alla canonizzazione di un beato, al tempo del processo di canonizzazione di Teresa, erano richiesti due nuovi miracoli, diversi da quelli già valutati in sede di beatificazione. Una volta conclusi in senso affermativo, con il relativo decreto del Pontefice, gli accertamenti sul carattere miracoloso degli eventi addotti e sulla loro ascrivibilità all’intercessione della beata Teresa, la canonizzazione poté essere proclamata dal Papa, che con tale atto autorizzò e raccomandò il culto della nuova santa nella Chiesa universale. Nel caso di Teresa, i due miracoli considerati, e poi approvati, ai fini della canonizzazione sono stati: la guarigione di suor Gabriella Trimusi, delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria di Parma, da una tubercolosi vertebrale (1923); la guarigione di Maria Pellemans (cittadina belga, di Schaerbeck, recatasi in pellegrinaggio sulla tomba della beata Teresa) da una tubercolosi intestinale, della quale soffriva dal 1919 (1923).

Due anni dopo la sua canonizzazione, il 14 dicembre 1927, con decreto della Congregazione dei riti Teresa è stata dichiarata, sempre da Pio XI, congiuntamente con san Francesco Saverio patrona dei missionari, singolare paradosso per chi come lei non si spostò mai, dopo aver preso i voti, dal suo convento.

In onore della santa, si decide di erigere a Lisieux una grande basilica. I lavori iniziano il 30 settembre 1929; l’11 luglio 1937 ha luogo la cerimonia di benedizione, presieduta dal cardinale Eugenio Pacelli, futuro papa Pio XII. Dopo la lunga sospensione dovuta alla guerra, i lavori riprendono e si concludono, con gli allestimenti di vetrate e mosaici, all’inizio degli anni Cinquanta. La basilica viene consacrata l'11 luglio 1954 dall'arcivescovo di Rouen e primate della Normandia Joseph-Marie-Eugène Martin, in presenza dell'arcivescovo di Parigi Maurice Feltin, legato pontificio.

La prima chiesa in Italia dedicata a santa Teresa di Lisieux sorge a Bologna. La cerimonia per la posa della prima pietra fu compiuta domenica 21 giugno 1925; l'arcivescovo di Bologna, il cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca di Corneliano, che aveva dato la propria piena adesione al progetto, espresse il desiderio che la nuova chiesa fosse dedicata a santa Teresa del Bambino Gesù, innalzata all'onore degli altari appena un mese prima. Inaugurata nel 1926 come chiesa sussidiale di Santa Maria degli Alemanni, è divenuta parrocchia nel 1940.

Dottore della ChiesaModifica

Il 19 ottobre 1997 papa Giovanni Paolo II ha dichiarato Teresa Dottore della Chiesa. Al 2015, sono trentasei i santi che nella storia della Chiesa hanno avuto tale riconoscimento, e santa Teresa di Lisieux è quella che lo ha avuto avendo terminato la sua esistenza sulla terra in età più giovane.

 
Iscrizione commemorativa del conferimento del titolo di Dottore della Chiesa nella basilica di Lisieux

Tale decisione è stata accolta con grande entusiasmo nell’ambito della Chiesa, ma non sono mancate obiezioni, che si sono appuntate in particolare sull’asserita mancanza di spessore teologico della dottrina teresiniana, rilievi confutati da altri studiosi cattolici che hanno difeso le ragioni sottese alla scelta dell’attribuzione a Teresa del dottorato. Tra questi ultimi può segnalarsi in particolare la filosofa carmelitana Cristiana Dobner, che nel suo libro Eco creante (2008) si riferisce in questi termini ai critici della scelta qui in commento:

“[...] sono coloro che, incapaci di superare la barriera del linguaggio dell'epoca e l'immaginario di Teresa, non sanno toccare il fondo roccioso di quella che ella stessa chiamò la scienza dell'Amore”.

L'operaModifica

L'opera di Teresa consta di tre scritti autobiografici (noti con il nome complessivo di Storia di un'anima), 54 poesie, 8 opere teatrali, 21 preghiere e 266 lettere.

Storia di un'animaModifica

 
Una delle prime edizioni di Storia di un'anima precedenti la nuova edizione critica che ha ripristinato i testi originali

Alla morte di Teresa, madre Agnese (la sorella Pauline) si trovò a disporre di differenti scritti autobiografici della santa, e li organizzò sotto i titoli "Manoscritto A", "Manoscritto B", "Manoscritto C".

Il "Manoscritto A" era stato redatto da Teresa nel corso del 1895 a seguito dell’esortazione rivoltale dalla stessa madre Agnese, in quel periodo superiora del Carmelo di Lisieux, affinché raccogliesse per iscritto tutti i suoi ricordi d’infanzia. Alla fine del 1895, Teresa si mette all'opera, scrivendo su dei quaderni scolastici, generalmente la sera dopo l'ufficio di compieta, quello che sarebbe diventato il compendio della sua dottrina della piccola via.[31]. Tale scritto fu completato prima che fosse iniziata la prova della fede. In seguito, nel settembre 1896 e poi in giugno 1897, in obbedienza alla nuova priora, che era tornata madre Marie de Gonzague, redasse gli altri due manoscritti, catalogati come B e C. I tre manoscritti furono poi raccolti nell'opera postuma Storia di un'anima, secondo un ordine cronologico: A, B, C.

Alcune edizioni pubblicano i manoscritti A [Agnese], da taluni chiamato dall'incipit anche Storia primaverile di un piccolo fiore bianco, e C rinominato G [Gonzaga] come costituenti uno il seguito dell'altro. Il manoscritto B, rinominato M [Maria], viene talvolta pubblicato autonomamente come Poema di settembre, perché composto in settembre e perché è il più poetico dei tre.

Opere per il teatroModifica

Teresa di Lisieux nella sua breve vita si cimentò anche con l'arte dello spettacolo: il teatro[32]. Compose infatti 8 lavori teatrali che mise in scena personalmente nel teatro del Carmelo, curandone personalmente anche scenografia e costumi: talvolta vi figurò come protagonista. Tali lavori ebbero come nome Récréations Pieuses (Ricreazioni Pie). Questi otto quadri scenici furono redatti tra il 1894 e il 1897 e sono nell'ordine cronologico:

  1. La missione di Giovanna D'Arco - La pastorella di Domrémy in ascolto delle proprie voci (21 gennaio 1894)
  2. Gli angeli alla culla di Gesù (25 dicembre 1894)
  3. Il martirio di Giovanna D'Arco (21 gennaio 1895)[33]
  4. Gesù a Betania (29 luglio 1895)
  5. Il divino piccolo mendicante di natale (25 dicembre 1895)
  6. La fuga in Egitto (21 gennaio 1896)
  7. Il trionfo dell'umiltà (21 giugno 1896)
  8. Santo Stanislao Kostka (8 febbraio 1897)

Il trionfo dell'umiltàModifica

Tra i lavori teatrali composti da Teresa, di cui fu anche, oltre che autrice, regista, scenografa e attrice, ve n'è uno composto per la festa di san Luigi Gonzaga che cadeva il 21 giugno 1896 e che era anche la festa della madre priora Maria di Gonzaga subentrata di nuovo, dopo il priorato di madre Agnese, nell'incarico. Questo lavoro s'intitola Il trionfo dell'umiltà.

La storia messa in scena da Teresa ha il suo antefatto in una vicenda di cronaca tra satanismo e massoneria che, iniziata nel maggio 1895, è ancora in pieno svolgimento al momento della rappresentazione teatrale al Carmelo di Lisieux. Giovanna d'Arco rappresentava per Teresa l'eroina per antonomasia. Nel testo teatrale in questione si afferma senza esitazione che la nuova Giovanna d'Arco era Diana Vaughan. Si trattava, come accennato in precedenza, di una donna che, alla stregua di quanto riportato dai giornali, si riteneva vivesse nascosta dopo essere stata “fidanzata del demone Asmodeo” ed essersi poi pentita, fino a convertirsi, riscattandosi nel vivere come fidanzata di Gesù. Il nome di Diana Vaughan in quel periodo era nelle prime pagine, ove il personaggio veniva descritto come figlia di un americano e di una francese che a vent'anni era stata iniziata al palladismo, una sorta di spiritismo-satanico-massonico. Nel 1893 la presunta Diana Vaughan sarebbe andata ad abitare a Parigi, dove sarebbe entrata in amicizia con tale dottor Bataille e con un marsigliese Léo Taxil, il cui vero nome era Marie Joseph Gabriel Antoine Jogand-Pagès, entrambi ex affiliati, in assunto, alla massoneria.

Nel 1895 la satanista sarebbe stata prossima a convertirsi al cattolicesimo, almeno secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa, e in particolare dal giornale cattolico La Croix, che l'8 maggio 1895 invita i suoi lettori a pregare Giovanna d'Arco per la conversione di quella che viene ormai presentata come ex appartenente a una setta massonica satanista. Finalmente, il 13 giugno viene confermata come data della conversione ufficiale. Con la pubblicazione di un libro di memorie a firma Diana Vaughan intitolato Mémoires d’une ex palladiate la misteriosa ex affiliata alla massoneria e “sacerdotessa di Satana” si mostra impegnata in una lotta senza quartiere contro il satanismo e la massoneria. La Francia cattolica esulta. Nella primavera 1896 la supposta Diana Vaughan, che continua a non comparire, raggiungendo il pubblico tramite il suo sedicente portavoce, il già menzionato Léo Taxil, è all'apice della notorietà: il suo nome arriva anche a papa Leone XIII, il quale, letta La Novena Eucaristica composta dalla stessa asserita Diana Vaughan, dà segni di apprezzamento. Chi fa conoscere il personaggio di Diana Vaughan a Teresa è lo zio Isidore Guerin, che porta Le memorie di una ex palladista perfetta iniziata al Carmelo.

Anche Teresa risulta molto colpita da questo racconto di lotta tra le forze della luce e quelle delle tenebre: da qui l'ispirazione alla composizione de Il trionfo dell'umiltà. Questo lavoro di Teresa, messo in scena da lei stessa nel piccolo teatro del Carmelo, è un successo presso il pubblico, composto ovviamente dalle sole carmelitane. Madre Agnese chiede a suor Teresa, che ormai gode di solida considerazione come poetessa, di scrivere anche dei versi per incoraggiare Diana Vaughan nel proseguire sulla nuova strada da lei intrapresa.

Teresa, tuttavia, non si sente di scrivere alcunché, così invia a Diana Vaughan semplicemente una lettera con una sua foto nei panni di Giovanna d'Arco (all'epoca ancora neanche beata), foto scattata da Céline durante il lavoro teatrale in cui Teresa recitava la parte della pulzella d'Orléans. L'epilogo della storia si avvicina: essendosi manifestati crescenti dubbi nell'opinione pubblica sull'autenticità della vicenda, la supposta Diana Vaughan annuncia per il 19 aprile 1897 una conferenza stampa a Parigi, durante la quale si mostrerà finalmente al pubblico. Alla conferenza stampa, con ampia presenza di giornalisti (Le Normand del 24 aprile 1897 ne pubblica un lungo resoconto) viene proiettata un'immagine che effigia Giovanna d'Arco imprigionata: era la foto di Teresa nella rappresentazione teatrale Il trionfo dell’umiltà. Poi entra un uomo che dice: «Diana Vaughan sono io!». Era Léo Taxil, già esponente di una loggia massonica, dalla quale era stato espulso dopo pochi mesi dall'affiliazione, ed ex direttore del giornale L'anticlericale. Quando Teresa viene a sapere della beffa, avendo ricevuto anche una lettera di risposta dalla sedicente Diana Vaughan, va a prendere la missiva e la getta nel letamaio annesso al convento.

Composizioni poeticheModifica

Vivere d'amore

Il 26 febbraio 1895 compose la poesia Vivere d'amore che, secondo la sorella Céline, era la regina delle sue composizioni poetiche. In essa Teresa canta le ragioni dell'amore, ragioni di cui lei è consapevole, ma che agli occhi del mondo appaiono una follia. È un viver d'amore conseguente, radicale, estremista, il cui significato è, quindi, inevitabilmente anche "morir d'amore". Questo "morir d'amore" per Teresa rappresenta la consapevolezza che non è possibile trovare facili compromessi tra le ragioni dell'amore e le ragioni del mondo, per cui viver d'amore è anche un uscire dal mondo, vissuto, come è tradizione delle correnti apocalittiche della cristianità, come un esilio da quella che sarebbe, in questa concezione, la vera patria. Questa poesia è stata musicata dal compositore Frei Hermano Da Camara all'interno della sua Missa Portuguesa.

Nel 2013, dodici delle poesie di Teresa compongono l'album intitolato significativamente Vivere d'amore e sono interpretate dalla cantante canadese Natasha St-Pier e dalla cantante indonesiana Anggun (quest'ultima di religione musulmana).

Le mie armi

In quest'ultimo anno della vita di Teresa c'è da segnalare che il 25 marzo 1897 una delle sue novizie, la cugina e amica d'infanzia Marie Guérin, fa la professione religiosa e diviene suor Maria dell'Eucaristia. Questo evento ispira a Teresa una delle sue poesie più fervorose: Mes armes (Le mie armi). Alcuni esegeti dei testi teresiani leggono questa poesia come il testamento di Teresa.[senza fonte] Questo testamento venne cantato nel coro della comunità dalla stessa Marie Guérin, che era considerata per la sua voce "l'usignolo" della comunità. Tuttavia, proprio in quel periodo, uno dei suoi due "fratelli preti", l'ancora seminarista Maurice Bellière, stava svolgendo con grande disagio interiore il servizio militare, impaziente di concluderlo (all'epoca in Francia non era previsto l’esonero dei seminaristi dall'obbligo di leva). Così Teresa decise di inviare Le mie armi anche al Bellière.

Derniers EntretiensModifica

A partire dal 6 aprile 1897 madre Agnese di Gesù aveva cominciato a raccogliere le ultime parole di Teresa nel famoso Cahier Jaune, e presto, dal luglio 1897, era stata imitata dalle altre due sorelle, incoraggiate in questo progetto, del resto, anche dall'unica sorella che si trovava ancora nello stato laicale, Léonie, che venne regolarmente al parlatorio per chiedere notizie della sorella malata. A Céline, infatti Léonie scrive il 18 luglio 1897:

«Quanto ella deve coprirti col profumo delle sue virtù! Se tu potessi mettere tutto ciò per iscritto, sarebbe molto consolante per me, perché io non ho come voi, piccole sorelle amate, la fortuna di essere vicina alla mia sorella cara.»

Alla morte di Teresa, e dopo la pubblicazione e fortuna di Storia di un'anima, l'insieme di questi scritti, più altre testimonianze, prenderà il nome di Derniers Entretiens o "Ultimi Colloqui", che susciteranno contestazioni, soprattutto da parte di quei lettori e studiosi della carmelitana che non condivideranno la chiave di lettura conformista e riduttiva della vita e delle opere di Teresa che, pur avendo avuto tanta fortuna tra i devoti meno esigenti, non riscuote assolutamente credito tra i lettori più smaliziati di Teresa che dal loro punto di vista la vedono, in tali schemi interpretativi, sminuita e ridotta, falsificandone, anche se quasi sempre in buona fede, la vera identità. Tale critica trova ulteriore giustificazione nel fatto che i Derniers Entretiens non sono propriamente le parole che Teresa ha scritto in prima persona come gli altri scritti a lei attribuiti, ma sono gli appunti delle ultime conversazioni che lei ha avuto, tra il luglio e il settembre 1897, in particolare con la sorella Pauline/suor Agnese di Gesù. Le parole che in questi appunti vengono a lei attribuite non danno la certezza che furono proprio quelle, come invece per gli altri scritti di cui si hanno gli originali autografi. Occorre poi tener presente la disinvoltura con cui - a parere di alcuni storici - le sue consorelle e, in primo luogo, Pauline (suor Agnès), corressero i suoi scritti originali prima che fossero pubblicati.

I Derniers Entretiens sono, ovviamente, un'interessante e utile documentazione che si aggiunge ad altri scritti per comprendere più profondamente il vero senso della vicenda di Teresa, ma il rispetto per la verità di questa storia, con le sue luci e anche con le sue ombre, esige, comunque, che ogni affermazione che viene a lei attribuita vada per lo meno presa con le pinze. Uno studioso di questa vicenda, oltre che carmelitano, Jean François Six, riteneva che tale insieme di scritti non andassero nemmeno inseriti nell'edizione delle Opere Complete di Thérèse Martin ma che dovessero essere, semmai, pubblicati a parte.

«Quando si accetta il disgusto di essere stati cattivi, il buon Dio ritorna subito»

(Ultimi colloqui, 3 settembre 1897)

Fortuna dell'opera e dibattiti su di essaModifica

Dalla morte alla pubblicazione dell'operaModifica

1897

30 settembre: morte di Teresa.

4 ottobre: sepoltura.

29 ottobre: inizia il percorso per la pubblicazione dei manoscritti di Teresa. Al momento hanno il solo giudizio della priora del Carmelo Maria di Gonzaga compendiato nella definizione, forse un po’ sbrigativa, “pagine deliziose” La priora si premura comunque di inviarne una copia anche a padre Godefroy Madelaine, più preparato teologicamente, per un giudizio più approfondito.

1898

1º marzo: padre Godefroy Madelaine comunica al Carmelo di Lisieux le sue conclusioni, esprimendo un giudizio molto positivo.

7 marzo: monsignor Hugonin riceve una comunicazione da padre Godefroy Madelaine e dà il suo nulla osta per la pubblicazione dei manoscritti della giovane carmelitana, seguito subito dallo zio di Teresa, Isidore Guérin, che inizia a occuparsi di trovare un editore per il libro che in seguito diverrà famosissimo.

30 settembre: pubblicazione in 2000 esemplari della prima edizione dei manoscritti di Teresa di Lisieux riveduta, rimaneggiata e corretta dalla famiglia Martin. Viene scelto come titolo dei manoscritti Storia di un'anima, e tre copie vengono inviate a Roma a frate Simeon affinché le consegni a papa Leone XIII, che nel 1887 aveva ricevuto in udienza collettiva Teresa.

1899

2 aprile: la prima edizione è già terminata e se ne pubblica una seconda di cui, anche in questo caso, alcuni esemplari vengono fatti pervenire a papa Leone XIII.

Un prete canadese, padre Eugène Prévost, sul transatlantico che lo portava a Roma dal Canada, ha occasione di leggere Storia di un'anima e decide di fare visita al Carmelo di Lisieux. Questa sarà solo la sua prima visita, poiché in seguito egli sarà tra coloro, insieme alla famiglia di Teresa, che maggiormente si occuperanno della divulgazione della figura e degli scritti di Teresa.

Le vicende degli scritti autenticiModifica

L’evoluzione nell'approccio agli scritti di TeresaModifica

Il 30 settembre 1898, primo anniversario della morte di Teresa, viene pubblicata la “Storia di una vita”. La tiratura è di duemila copie, che sono prevalentemente distribuite ai Carmeli di Francia. Nonostante la grande popolarità che Teresa ebbe già subito dopo la morte, fu soltanto a partire dal 1957 che si cominciò a lavorare all’edizione critica dei suoi scritti, che erano stati oggetto, ad opera di chi ne aveva curato in precedenza le varie edizioni, di pesanti interventi di correzione e coordinamento, che avevano finito secondo alcuni studiosi per snaturare la vera personalità di Teresa. Tale lavoro di revisione è stato portato a termine nel 1973 con la prima edizione critica, in occasione del centenario della nascita di Teresa. A distanza di quasi venti anni da quella edizione, nel 1992 esce la nuova edizione critica in otto volumi delle opere complete di Teresa.

La revisione criticaModifica

All’uscita della nuova edizione delle opere complete, diversamente da molti studiosi che avevano espresso vivo apprezzamento per l’iniziativa, Jean-François Six, padre carmelitano, profondo conoscitore della vita e dell'opera della santa, rileva come la revisione critica effettuata sia stata solo parziale, sottolineando la necessità di un approccio critico capace di assicurare il ripristino integrale dell’autentica Teresa.

Su Le Monde del 25 dicembre 1992[34] appare un suo articolo in proposito.

Il dibattito su Teresa (1898-2014)Modifica

Teresa e la psicoanalisiModifica

Simultaneamente alla diffusione di Storia di un'anima e altri scritti minori e al suo innalzamento in prestigio all'interno della chiesa cattolica (beata, santa e infine dottore della Chiesa), in questi cento e più anni la sua figura è stata oggetto di dibattito nel mondo culturale in genere, non solo in quello teologico. Ne è una più che eloquente dimostrazione il fatto che, a partire dalla stessa autorevole rivista Imago diretta da Sigmund Freud, la psicoanalisi se ne è occupata, anche se tale interessamento è passato inosservato rispetto al clamore che si faceva sulla sua figura soprattutto in quegli anni all'interno della Chiesa.

Teresa e la fenomenologia paranormaleModifica

A tutto questo va aggiunto che Teresa stessa non ha mancato di manifestarsi in questi più di cento anni che ci separano dalla sua morte, in presunte apparizioni di ordine paranormale: cfr., ad esempio, le esperienze del Cerchio Firenze 77.

Teresa e la storia del misticismo mondialeModifica

Uno dei più famosi storici del misticismo, Elémire Zolla, nella sua vasta Storia del misticismo non ha parlato di Teresa. Alcuni cattolici, risentiti di ciò, si chiedono polemicamente se è per un "limite" di Teresa, non in grado di figurare accanto a coloro che tradizionalmente vengono considerati grandi mistici, o se invece è solo una "svista" o, peggio ancora, un "limite di visione" dello storico.

A questo dibattito hanno partecipato, direttamente o indirettamente, suscitando interesse o semplice curiosità per la figura di Teresa, non solo personalità del mondo della religione, ma anche artisti, intellettuali, politici e finanche criminali.

Il superamento dei dualismi corpo-anima, spirito-materiaModifica

Tra le tesi/ipotesi di lettura più significative del percorso evolutivo della mistica di Lisieux vi è quella di Jean Francois Six che vede in lei e nel suo pensiero teologico il superamento dei dualismi corpo-anima e che contrappone alla "lettura di Thérèse Martin secondo madre Agnese" in cui accomuna tutte le interpretazioni dualiste, compresa la più moderna e aggiornata lettura elaborata dal vescovo di Lisieux, il carmelitano Guy Gaucher.

Teresa “femminista”Modifica

Alcuni autori (ad esempio Catherine Rihoit in La piccola principessa di Dio) hanno voluto vedere in Teresa un'anticipatrice delle battaglie femministe di questo secolo; tuttavia, se è pur vero che negli scritti di Teresa si possono trovare elementi rivendicativi in questo senso, la dimensione in cui ella si muove e la prospettiva verso la quale il suo pensiero e la sua pratica si dirigono è molto più massimalistica e radicale.

Di tutt'altro avviso è invece la nota antropologa Ida Magli, che tratta Teresa alla stregua di una che ha visto, che sa, ma che non agisce.

Teresa “anticlericale”Modifica

(FR)

«Il faut que je m'arrete, si je continuais de parler sur ce sujet, je ne finirais pas!»

(IT)

«Bisogna che mi fermi, perché se continuassi a parlare su questo argomento non la finirei più!»

(Teresa di Lisieux, Manoscritto autobiografico A, f.56 v°)

Può sembrare strano che si sia detto anche questo di Teresa, eppure in questi ultimi anni Claude Langlois, storico del cattolicesimo contemporaneo oltre che direttore dell'"Istituto Europeo in Scienze delle Religioni" presso l'Università di Parigi, da studioso della mistica ha elaborato in un suo scritto, argomentandola, questa tesi che poi non è così sconvolgente come può sembrare a prima vista. Questa ipotesi di lettura vuole ancor più sottolineare uno degli elementi costituenti l'insieme degli scritti di Teresa là dove parla dei mediocri, o accenna al sale della terra divenuto insipido o ancora ai preti tiepidi.

Illuminante su questa accezione del termine usato dall'esegeta francese di Teresa è anche un'intervista concessa al filosofo Jean Guitton dal cardinale Montini (il futuro papa Paolo VI):

«Nel corso del suo pellegrinaggio a Roma, Teresa aveva incontrato dei preti mediocri; invece di criticarli, aveva preso la decisione di situarsi non alla periferia, ma al centro, nel solo amore

(Jean Guitton intervista papa Paolo VI)

E il testo teresiano conferma pienamente la correttezza della suddetta interpretazione.

«Compresi che l'Amore racchiudeva tutte le vocazioni, che era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi. Gridai: ho trovato il mio posto nella Chiesa, sarò l'Amore.»

(Manoscritto B)
 
Foto originale della mistica risalente al tempo delle sue considerazioni cosiddette "anticlericali" (1887)

Qualcuno ha voluto insinuare che nel gruppo di pellegrini c'era anche un giovane prete, che travolto da un'eccessiva simpatia per le due giovinette di cui forse lui stesso non era ben consapevole, per tutto il corso del pellegrinaggio non aveva fatto altro che esagerare in premure e gentilezze verso le stesse, mettendo talvolta in imbarazzo gli altri pellegrini per il suo fare così eccessivamente disinvolto e incontrollato. Il pensiero di Teresa tuttavia va certamente al di là di questi episodi contingenti e particolari poiché, se la dottoressa della Chiesa fosse stata avvezza a dare peso a semplici convenzioni, oggi non sarebbe conosciuta per la sua profondità che invece l'ha sempre mossa a vedere oltre tali convenzioni.

Teresa “antiautoritaria”Modifica

Fu infatti il promotore della fede a formulare obiezioni nei confronti della personalità di Teresa fondate su una sua, in assunto, inadeguata considerazione del valore dell'autorità, con la conseguenza che la stessa non sarebbe stata idonea a figurare accanto alle altre persone che la Chiesa nei secoli aveva onorato con il titolo di dottore della Chiesa. Il promotore in questione desumeva ciò dai documenti scritti in suo possesso e dalle testimonianze delle sue allieve novizie e delle altre religiose, quindi in particolare dal modo e dallo stile tutto personale con cui Teresa ha esercitato la carica di assistente della maestra delle novizie, allorché la priora le affidò tale incarico che fu suo appannaggio sino alla morte.

La critica di Simone Weil a Teresa di LisieuxModifica

Simone Weil, anche lei francese proprio come Teresa, ma ex miliziana anarco-comunista nelle brigate volontarie dell'esercito repubblicano anti-franchista nella guerra civile spagnola, considerava la giovane monaca carmelitana troppo infantile. Più in particolare, la critica di Simone Weil a Teresa riguarda la concezione di Dio che è propria della carmelitana di Lisieux.

Per comprendere la critica di "infantilismo" mossa dalla Weil nei riguardi di Teresa occorre tenere conto proprio del pregresso percorso di pensiero in un marxismo molto incline all'anarchismo e nell'impegno alla trasformazione rivoluzionaria della società come militante sindacale. Simone Weil fece di più: da intellettuale decise di andare a lavorare in una grande fabbrica come operaia, per meglio comprendere la realtà di classe. Questo suo forte impegno sociale nella storia del tempo sfociò in seguito nella sua partecipazione attiva alla guerra civile di Spagna in sostegno al governo rivoluzionario anarco-comunista.

È evidente che ci troviamo di fronte a due donne completamente diverse come storia e anche per ciò che esse cercano nella dimensione religiosa della vita. Teresa di Lisieux eredita la fede dai genitori, dalla famiglia e dal suo ambiente di nascita senza minimamente metterlo in discussione, eccettuata la prova della fede che giunge negli ultimi diciotto mesi della sua esistenza. Nei confronti di questa eredità, essa si limita a lavorarci sopra per trasformarla alla luce della sua sola viva ed intensa esperienza interiore molto meno solitaria di quanto forse sognava da bambina: le sue poesie, scritte da adulta, continuamente lo ribadiscono.

Non sorprende invece che Simone Weil insista maggiormente nel sottolineare una concezione dell'amore di Dio strettamente legato all'azione pratica per il prossimo. Da questo punto di vista la Weil non poteva mostrarsi che molto critica nei confronti di questa giovane carmelitana, in quanto a suo parere la piccola Teresa non riesce a concepire altro che un Dio personale che da Teresa viene compreso in una visione che, a giudizio di Simone Weil, si presenta troppo infantile. È proprio in questo che Simone Weil, la cui forte esigenza etica aveva sempre retto tutta la sua esistenza, vede un limite di Teresa e della sua elaborazione di pensiero.

La critica di Simone Weil a Teresa per alcuni autori è imputabile ad una lettura non approfondita dei testi della "scienziata dell'amore". Tuttavia, Simone Weil ribadisce quanto anche esponenti autorevoli della chiesa cattolica, pur riconoscendo i meriti di Teresa, le rimproverano:

  • l'aver completamente ignorato i problemi di giustizia sociale, proprio nel momento in cui la Chiesa cominciava ad occuparsene sempre più.
  • l'aver completamente eluso quelli inerenti al lavoro di riforma e rinnovamento della Chiesa come istituzione.

Costoro danno per scontato, in quanto più moderni, di possedere una visione più ampia e quindi più realistica delle problematiche in gioco; viene tuttavia da chiedersi se, denunciando questo aspetto della carmelitana, si evidenzia una ristrettezza della sua visione o forse si mette in luce una sua grandezza di visione così profonda (e celata in parte a lei stessa) da essere incomprensibile o "follia", come lei stessa diceva, non solo per il mondo secolare ma anche per la Chiesa: Teresa era orientata a quella che dovrebbe essere l'unica ragione d'essere della Chiesa: la salvezza delle anime, dalle quali consegue l'operosità anche fisicamente benefica.

Forse è legittimo citare il monito di Gesù a Giuda nell'episodio del vangelo di Giovanni: Gesù disse infatti al suo discepolo, che rimproverava Maria Maddalena, di non intralciarla, poiché i poveri li avrebbero avuti sempre, mentre il "Figlio dell'Uomo" non lo avrebbero avuto sempre accanto a loro. Questo a ribadire ancora una volta che la via religiosa tracciata da Cristo è ben più che un'etica, ma una vera e propria scienza d'amore, come "l'infantile" Teresa di Lisieux ha voluto ribadire nella sua versione di questa scienza.

Teresa si addormentava durante le preghiere in comune e alla fine della sua vita non le riesce più di continuare a credere a un astratto "buon Dio" mentre le riesce ancora molto più facilmente di credere nei suoi amici "di carne ed ossa" che essa conosce bene: Gesù e i beati cittadini del Cielo.

Dopo il mito della "santa delle rose" un nuovo mito?Modifica

Allineato a questo tipo di lettura è René Laurentin, mariologo, che ha al suo attivo il progetto di creazione del più grande archivio di tutte le apparizioni di Maria in questi duemila anni e allarmato che possa ripetersi un'idealizzazione di Teresa, questa volta con segno contrario: un culto più laico, ma sempre lontano dal realismo che invece sembra auspicare.

 
Katowice (Polonia) rappresentazione idealizzata della teologa di Lisieux

René Laurentin si felicita che sia sorto, già a partire dal 1925, questa sorta di movimento di liberazione di Teresa dal mito di essere considerata "Santa delle Rose", con tutti i fraintendimenti e le mistificazioni che ciò comportava, oscurando la vera fisionomia di questa donna reale con le sue luci e le sue ombre. Lo studioso ci mette tuttavia in guardia dal sorgere di un nuovo mito di Thérèse, ugualmente da lui condiviso solo parzialmente, sostenuto da simpatizzanti "fanatici" di Teresa, molto più colti e spregiudicati, più moderni, aperti, che verso la borghesia di allora provano solo ripugnanza.

Tra questi fautori, Laurentin cita come primo nome proprio il carmelitano Jean Francois Six, che nella sua difesa intransigente e a oltranza della sua "sorella" carmelitana ha sparato con veemenza su tutti, perfino contro i genitori e le sorelle di Thérèse, in particolare Pauline. Basta dire che per Six l'ambiente di Teresa era un "universo di morte", dove solo lei ha saputo portare la vita.

La posizione di Laurentin è quella di chi mette in guardia dicendo: sì, Teresa non era la "Santa delle Rose" tutta buonina e zuccherosa che se attirava certi cristiani altri li faceva rivoltare e allontanare ma non è neanche quell'essere dalla statura così grande che da taluni viene presentata: un essere ancora inattuale.

Anche per Laurentin, Teresa è un personaggio dalla statura eccezionale, ma rimane comunque in grandissima parte figlia del suo tempo con tutti i limiti che ciò comporta. Ed elenca tutti i limiti di Thérèse che la rendono, almeno da questo punto di vista, per l'uomo di oggi, superata dal procedere storico delle cose.

L'amore come intelligenza supremaModifica

Un detto popolare recita "l'amore è cieco". Teresa di Lisieux è tra i tanti sostenitori che ritengono che l'amore vede bene, anzi che ha la vista lunga e che tende, sprezzante dei limiti rappresentati dalla morte, e tende più all'evoluzione che alla conservazione.

Questa tesi, che si allinea alle più moderne teorie della scienza psicologica che vede più forme di intelligenza, trova la sua teorizzazione estrema in un'interprete del percorso evolutivo della teologa carmelitana, Isabelle Prêtre, filosofa e psicologa, autrice anche di uno studio su Friedrich Nietzsche. Essa considera l'amore non solo una forma di intelligenza, ma addirittura la suprema forma d'intelligenza. Nel suo lavoro Teresa di Lisieux, l'intelligenza dell'amore tratta Teresa oltre che come teologa anche come psicologa e filosofa e alla conclusione della sua lettura della storia di questa giovane amante e pensatrice si domanda: "E se l'amore fosse lui stesso l'intelligenza suprema?".

Altre considerazioni sul percorso spirituale di TeresaModifica

Il desiderio missionarioModifica

Il grande desiderio di Teresa di recarsi in missione in Indocina non si realizzò mai a causa della sua malattia. Il progredire inarrestabile di essa, tuttavia, non le impedì di prendersi cura dei missionari in partenza per il sud-est asiatico e pregare per loro.

A questo scopo madre Maria di Gonzaga affidò quali fratelli spirituali, secondo una consuetudine del tempo, i missionari Maurice Bellière[35] e Adolphe Roulland[36], missionari rispettivamente in Africa ed in Cina, affinché essa sostenesse per mezzo della preghiera il loro lavoro apostolico. Thérèse aveva sempre desiderato avere un fratello sacerdote e anche per questo si rammaricava per la morte precoce dei suoi veri fratelli di sangue.

Dello scambio epistolare di Thérèse ed i missionari sono rimaste 36 lettere, di cui undici di Teresa a Bellière, undici di Bellière a Teresa, otto di Roulland a Teresa e sei di Teresa a Roulland.

Il desiderio del sacerdozioModifica

Teresa aveva sempre desiderato di poter accedere al sacerdozio, precluso per il suo esser donna.

Nel suo ultimo componimento teatrale, nel febbraio 1897, Teresa affronta questa tematica. In questo lavoro Teresa, ricordando che fu santa Barbara a portare la comunione al gesuita Stanislao Kostka che la richiedeva, sostiene che forse santa Barbara abbia desiderato essere sacerdote quando era sulla Terra ma che abbia potuto realizzare questo suo sogno solo una volta in Cielo. In questo modo Teresa, con la storia di santa Barbara e santo Stanislao Kostka, sembra risolvere la questione che riguarda anche lei.

La devozione a TeresaModifica

Tra le persone che hanno avuto occasione di manifestare particolare devozione a Teresa di Lisieux possono richiamarsi le seguenti:

NoteModifica

  1. ^ Il 7 ottobre 2012 papa Benedetto XVI ha dichiarato dottore della Chiesa santa Ildegarda di Bingen, per cui le donne presenti in tale elenco sono ora quattro.
  2. ^ Sito ufficiale del santuario di Lisieux
  3. ^ In rue saint-Blaise 50.
  4. ^ Alla nascita di Teresa il padre ha 50 anni e la madre 41.
  5. ^ Rosalie-Euphrasie Cosnard (Taillé era il cognome del marito).
  6. ^ Il 19 settembre 1877: così Raymond Raveaux, Isidore Guérin, in Bulletin de la Societé historique de Lisieux, n. 66 (2008).
  7. ^ Fonte:carmeldelisieux.fr.
  8. ^ Fonte: Les grandes étapes de sa vie et de sa glorification - Sanctuaire de Lisieux
  9. ^ È stato ipotizzato che si fosse trattato di una nevrosi infantile attivata dalla prospettiva della perdita della “seconda madre” Paoline, destinata al Carmelo, dopo che era stato superato il trauma della perdita della mamma.
  10. ^ Era un épagneul breton, che troviamo frequentemente ritratto nelle foto di famiglia mentre gioca con le ragazze Martin e le cugine Guérin nelle passeggiate in giardino e nelle gite alla Musse dallo zio Isidore Guérin. Fonte:carmeldelisieux.fr.
  11. ^ Elenco dei mandati delle madri priore succedutesi al Carmelo di Lisieux durante la permanenza di Teresa (9 aprile 1888-30 settembre 1897)(dati estratti dal sito carmeldelisieux.fr) 1) Madre Marie de Gonzague (3 febbraio 1886-13 febbraio 1889); 2) Madre Marie de Gonzague (13 febbraio 1889-13 febbraio 1892, prorogato di un anno dal vescovo di Bayeux e Lisieux, Flavien-Abel-Antoine Hugonin);3) Madre Agnès de Jésus (20 febbraio 1893-21 marzo 1896);4) Madre Marie de Gonzague (21 marzo 1896-22 marzo 1899).
  12. ^ “Così sul sito carmeldelisieux.fr (traduzione dal testo originale in francese): “(...) si finirà per chiamarla la fondatrice tanto il suo ruolo nell’istituzione e nella vita del Carmelo di Lisieux (e poi in quella di Teresa) fu rilevante”. Fu priora del Carmelo di Lisieux dal 28 gennaio 1883 al 3 febbraio 1886.
  13. ^ Teresa scrive: “Non l’ho mai visto più bello, più pieno di dignità. È stato ammirato da tutti.
  14. ^ Fonte: voce Wikipedia “Thérèse de Lisieux”, qui tradotta in italiano dal francese.
  15. ^ A 34.
  16. ^ A 35.
  17. ^ A36.
  18. ^ Nell’agosto 1888: così Raymond Raveaux, Isidore Guérin, in Bulletin de la Societé historique de Lisieux, n. 66 (2008).
  19. ^ A 37.
  20. ^ Cf. voce su Sapere.it.
  21. ^ a b Benedetto XVI, Udienza Generale, su vatican.va, 6 aprile 2011. URL consultato il 20 agosto 2014.
  22. ^ La vita di s. Teresa di Lisieux, su vatican.va. URL consultato il 20 agosto 2014.
  23. ^ Giovanni Paolo II, Litterae Apostolicae, su vatican.va, 19 ottobre 1997. URL consultato il 20 agosto 2014.
  24. ^ Pio XI, Celebrazione eucaristica in onore di santa Teresa del Bambin Gesù, su vatican.va, 17 maggio 1925. URL consultato il 20 agosto 2014.
  25. ^ Cf. Teresa di Lisieux, Storia di un'anima. Scritti autobiografici, Roma, Città Nuova, 4ª ed. 2000, pp. 220 e 277. ISBN 88-311-1408-5; ISBN 978-88-311-1408-0.
  26. ^ (FR) Histoire d'une âme. Manuscrits autobiographiques, Parigi, Cerf, 1985, pp. 236 e 302. ISBN 2-204-02076-1; ISBN 978-2-204-02076-3.
  27. ^ Cf. voce in santiebeati.it.
  28. ^ Op. cit., p. 220.
  29. ^ (FR) Op. cit., p. 236.
  30. ^ Omelia di sua santità Giovanni Paolo II, su vatican.va, 14 agosto 1979. URL consultato il 20 agosto 2014.
  31. ^ La carmelitana ha chiaramente precisato il suo progetto sin dall'inizio del Manoscritto:

    «Mi ha chiesto di scrivere spontaneamente ciò che mi si presentasse al "pensiero"; non è dunque la mia vita propriamente detta che mi accingo a scrivere, ma i miei "pensieri" sulle grazie che il buon Dio s'è degnato accordarmi.»

    (Teresa di Lisieux, Manoscritto autobiografico A)
  32. ^ Su questo aspetto particolare della poliedrica personalità di Teresa: Giuseppe Fasoli, Santa Teresa di Lisieux, autrice, regista, attrice (Studi cattolici nº 40, 1996)
  33. ^ Durante le prove di questa rappresentazione teatrale, che si svolsero in maniera alquanto realistica, Teresa, nei panni della protagonista, rischiò di farne la stessa fine: fortunatamente le fiamme vennero ben presto domate.
  34. ^ J.-F. Six, articolo del 25 dicembre 1992 pubblicato su Le Monde.
  35. ^ Maurice Bartolomeo Bellière era un seminarista della diocesi di Bayeux. Il 29 settembre 1897, vigilia della morte di Teresa, s'imbarcò per Algeri dove doveva entrare al noviziato dei Padri Bianchi. Dopo alcuni anni di missione in Africa, colpito dalla malattia del sonno, tornò in Francia e morì il 14 luglio 1907, all'età di trentatré anni.
  36. ^ Adolphe Roulland era un seminarista della Società per le Missioni Estere di Parigi. Ordinato sacerdote il 28 giugno 1896 s'imbarcò per la Cina il 2 agosto dello stesso anno. Nel 1909 ritornò in Francia dove ebbe diversi incarichi. Morì il 12 giugno 1934. Teresa conobbe di persona solo quest'ultimo.
  37. ^ Così Giovanni Ricciardi, “I papi e la piccola Teresa di Gesù Bambino”, in 30GIORNI, 2003, n. 5: “Pio XI [...], più di ogni altro papa, fu accompagnato per tutta la vita, anche prima dell’elezione al soglio di Pietro, da una profonda devozione verso la piccola Teresa. Quando era ancora nunzio apostolico a Varsavia, teneva sempre sul tavolo la Storia di un’anima; lo stesso continuò a fare dopo essere divenuto arcivescovo di Milano. Durante il suo pontificato Teresa fu elevata, con grande rapidità, all’onore degli altari. Beatificata il 29 aprile del 1923; canonizzata il 17 maggio del 1925, nel corso dell’Anno Santo; il 14 dicembre 1927 fu proclamata, insieme a san Francesco Saverio, patrona universale delle missioni cattoliche. Sia la beatificazione che la canonizzazione furono le prime del pontificato di Achille Ratti. E già l’11 febbraio del 1923, nel discorso tenuto in occasione dell’approvazione dei miracoli necessari per la beatificazione, osservava: «Miracolo di virtù in questa grande anima, da farci ripetere col Divino Poeta: “cosa venuta di cielo in terra a miracol mostrare” […]. La piccola Teresa si è fatta Ella pure una parola di Dio […]. La piccola Teresa del Bambino Gesù vuol dirci che ci è facile modo di partecipare a tutte le più grandi ed eroiche opere dello zelo apostolico, mediante la preghiera». Ai pellegrini francesi accorsi a Roma per la beatificazione di Teresa, disse: «Eccovi alla luce di questa Stella – come noi amiamo chiamarla – che la mano di Dio ha voluto far risplendere all’inizio del nostro pontificato, presagio e promessa di una protezione, di cui noi stiamo facendo la felice esperienza». All’intercessione di Teresa papa Ratti attribuì in seguito una protezione speciale in momenti cruciali del suo pontificato. Nel 1927, in uno dei frangenti più duri della persecuzione contro la Chiesa cattolica in Messico, affidò quel Paese alla protezione di Teresa: «Quando la pratica religiosa sarà ristabilita in Messico», scriveva ai vescovi, «desidero che venga riconosciuta in santa Teresa di Gesù Bambino la mediatrice della pace religiosa nel vostro Paese». A lei si rivolse per implorare la soluzione del duro contrasto tra la Santa Sede e il governo fascista nel 1931, che portò l’Azione cattolica italiana a un passo dalla soppressione: «Mia piccola santa, fate che per la festa della Madonna tutto venga regolarizzato». La controversia giunse a soluzione il 15 agosto di quello stesso anno. Già alla fine dell’Anno Santo 1925 papa Ratti aveva inviato a Lisieux, in calce a una sua fotografia, un’espressione eloquente: «Per intercessionem S. Theresiae ab Infante Iesu protectricis nostrae singularis benedicat vos omnipotens et misericors Deus». E, nel 1937, al termine della lunga malattia da cui fu colpito negli ultimi anni di pontificato, ringraziò pubblicamente colei «la quale così validamente e così evidentemente è venuta in aiuto al sommo Pontefice e ancor sembra disposta ad aiutarlo: Santa Teresa di Lisieux». Non poté coronare il desiderio di recarsi personalmente a Lisieux negli ultimi mesi della sua vita. Alla vigilia dello scoppio della Seconda guerra mondiale il pontificato passava nelle mani di Pio XII (1939-1958), che ben conosceva e apprezzava la piccola santa”
  38. ^ La devozione della cantante a Teresa ha origine da un episodio poco conosciuto, riportato nel sito carmeldelisieux.fr (in lingua francese; qui di seguito, la traduzione). “Quando aveva sette anni, a causa di una cheratite, ella perse la vista. Non essendo riuscito alcun rimedio a migliorare le sue condizioni, Edith si rassegnò a restare cieca, finché le pensionanti della casa chiusa di Bernay (Eure) gestita dai suoi nonni decisero di portarla in pellegrinaggio a Lisieux nella speranza di una guarigione miracolosa. È davanti alla tomba di Teresa, da poco beatificata, che il miracolo si produsse. Dopo aver strofinato la fronte della bambina con della terra, le “ragazze allegre” pregarono per ore, implorando la piccola santa per la loro tanto gentile bambina. Quattro giorni più tardi, quella che sarebbe divenuta nota come Edith Piaf recuperò la vista. A partire da quel giorno, la cantante non tradirà mai la sua fede, e ogni anno, nel mese di settembre, alla data del ritorno in Cielo di Teresa, andrà, in incognito e nel più grande segreto, a pregare al Carmelo di Lisieux”.
  39. ^ "Thérèse, je chante pour toi!" (Dedica di Edith Piaf prima di ogni concerto): così sul sito carmeldelisiux.fr (testo tradotto dal francese)

BibliografiaModifica

Opere di Teresa: edizioni cartaceeModifica

Questo testo è fondamentale per un approccio al pensiero originale di Santa Teresa di Lisieux senza mediazioni o censure. In un unico volume di 1600 pagine consta di ben otto volumi nell'edizione critica integrale più completa di annotazioni.

Nel 1996 a completare questo poderoso lavoro editoriale è stato pubblicato anche Les Mots de Thérèse de Lisieux. Concordance générale.

è anche possibile leggere il testo integrale on-line
La suddetta Edizione Critica delle Opere Complete comprende i seguenti scritti:
  • Manoscritto autobiografico A (1895)
  • Manoscritto autobiografico B (1896)
  • Manoscritto autobiografico C (1897)
  • 54 "Poesie" (1893-1897)
  • 21 "Preghiere" (1884-1897)
  • 266 "Lettere" (1877-1897)
  • Récréations Pieuses, otto quadri scenici (1894-1897):
    • 1 - La missione di Giovanna D'Arco - La pastorella di Domrémy in ascolto delle proprie voci (21 gennaio 1894)
    • 2 - Gli angeli alla culla di Gesù (25 dicembre 1894)
    • 3 - Il martirio di Giovanna D'Arco (21 gennaio 1895)
    • 4 - Gesù a Betania (29 luglio 1895)
    • 5 - Il divino piccolo mendicante di natale (25 dicembre 1895)
    • 6 - La fuga in Egitto (21 gennaio 1896)
    • 7 - Il trionfo dell'umiltà (21 giugno 1896)
    • 8 - San Stanislas Kostka (8 febbraio 1897)
In questa ultima edizione delle Opere Complete vengono tuttavia ancora inclusi i contestatissimi Derniers Entretiens o Ultimi Colloqui (6 aprile 1897 - 30 settembre 1897):
  • 1 - Carnet Jaune (di madre Agnese di Gesù / Pauline Martin)
  • 2 - Derniers Entretiens (di suor Genoveffa / Céline Martin)
  • 3 - Derniers Entretiens (di suor Maria del Sacro Cuore / Marie Martin)
  • 4 - Lettere di testimoni
  • 5 - Parole di Teresa di Lisieux riportate da diversi testimoni (suor Maria dell'Eucaristia, suor Maria della Trinità, suor Teresa di sant'Agostino......)

Opere di Teresa on-lineModifica

Opere su TeresaModifica

Studi biograficiModifica

  • Studi biografici generali
    • Teresa di Lisieux. Il fascino della santità. I segreti di una "dottrina" ritrovata - Gianni Gennari (2012), Torino, Edizioni Lindau, ISBN 978-88-6708-033-5
    • Teresina - Storie di un'anima - Laura Bosio (2004)
    • Les trois vies de Thérèse au Carmel - Claude Langlois (2002)
    • Teresa di Lisieux. I limiti umani di una grande santa - Luis J.Gonzàles (2001)
    • Il desiderio del sacerdozio in Teresa di Lisieux - Claude Langlois (2000)
    • La teologia di s. Teresa di Lisieux Dottore della Chiesa - Antonio M. Sicari (1997) ISBN 88-16-30328-X
    • Lisieux au temps de Thérèse - Jean-François Six (1997) ISBN 2-220-03999-4
    • Teresa di Lisieux e l'aldilà - Blaise Arminjon (1996)
    • Teresa di Lisieux - Una vita d'amore Jean Chalon (1996)
    • La piccola principessa di Dio - Catherine Rihoit (1992)
    • La 'Scienza d'amore' in Santa Teresa del Bambin Gesù - Alexis Riaud (1989)
    • Thérèse Martin: un romanzo - Laura Kreyder (1988)
    • La prima estasi - Elisabetta Rasy (1985)
    • Santa Teresa di Lisieux - Ida Magli (1984)
    • Vita di Teresa di Lisieux: la donna, la famiglia, l'ambiente - Jean François Six (1979)
    • Teresa di Lisieux - La verità è più bella - G. Gennari (1974)
    • Teresa di Lisieux: la sua vita al carmelo - Abbè Jean François Six (1973)
    • Iniziazione alla vera Teresa di Lisieux - René Laurentin (1972)
    • Suor Genoveffa del Volto Santo. Sorella, compagna e discepola di Santa Teresa del Bambin Gesù - Piat, Stéphane-Joseph (1961)
    • Two portraits of St therese of Lisieux - Etienne Robot (1955) (1957)
    • Il genio di Teresa di Lisieux - Jean Guitton (1954)
    • Storia di una famiglia - Piat S. (1948)
    • Thérèse, la sposa dell'agnello - Jean Sleiman
    • Teresa di Lisieux. L'intelligenza dell'amore - Isabelle Pretre (1997)
    • Thérèse de Lisieux e il racconto della 'Vita di bambina' - Anna Scattigno [in "Santi, culti, simboli nell'età della secolarizzazione (1815 -1915)" a cura di Emma Fattorini]
  • Studi biografici specifici
    • Teresa di Lisieux italiana: la visita al Duomo di Milano - Natal Mario Lugaro (1986)
    • Maurice e Thérèse - Storia di un amore - Patrick Ahern (1998)
    • Charles Arminjon, ce pretre qui inspira Thérèse de Lisieux - G. Arminjon (1972)
    • Le Chéri magnifique - Histoire d'un crime - Viviane Janouin-Benanti (2001)
    • Maurice Barthèòemy Bellière - Il primo "fratello" di Thérèse - Cécile Pergeaux (2003)
    • Maria della Trinità - L'amica di Thérèse - Cécile Pergeaux

Studi psicoanaliticiModifica

  • L'orfanella della Bérésina, Thérèse de Lisieux (1873-1897): saggio di psicoanalisi socio-storica - Jacques Maître (1995)
  • Une Sainte et ses soeurs au début de la IIIe République. Thérèse de Lisieux, petite dernière dans la 'sororie' des Martin - Jacques Maître (2000)
  • Santa Teresina. Nevrosi o santità? - Giuseppe Massone (2002)
  • La vera infanzia di Teresa di Lisieux. Nevrosi e santità Abbè Jean François Six (1972)
  • Una malattia nervosa nell'infanzia di Santa Teresa di Lisieux Louis Gayral (1959)
  • Thérèse et l'illusion - di Bellet Maurice (1998) →(Recensione)
  • La souffrance sans jouissance ou le martyre de l'amour - Denis Vasse (1998)
  • Letture psicoanalitiche dell'esperienza spirituale di Santa Teresa di Lisieux, Luca Ezio Bolis, 2003
  • L'incidence de la vérité chez Thérèse de Lisieux - L'épreuve spirituelle du savoir et son enseignement pour la psychanalyse, Louis-Georges Papon (2006, 256 pagine)

Studi specifici sulla “tentazione ateo-materialista” in TeresaModifica

  • Nel dramma della incredulità con Teresa di Lisieux - C.M.Martini-Guy Gaucher-Clément Olivier (1997)
  • Luci della notte: gli ultimi 18 mesi di Teresa di Lisieux Abbè Jean François Six (1995)
  • La prova della fede: la lotta di Teresa di Lisieux Renault Emmanuel (1975)
  • Thérèse de Lisieux: l'expérience de la nuit (M. Bellet), par Dominique SALIN (Recherches de Science Religieuse anno 1997 nº87)
  • La passione di Teresa di Lisieux di Guy Gaucher (1993)

Studi sui testiModifica

  • Claude Langlois, Il poema di settembre - Una lettura del manoscritto B, 2002
  • (FR) Bernard Bonnejean, La Poésie thérésienne, prefazione di Constant Tonnelier, Éditions du Cerf, Paris, 2006, 292 p., ISBN 978-2-204-07785-9

Studi comparatiModifica

  • De ce côté du ciel: Thérèse de Lisieux et Arthur Rimbaud - Pascal Ruffenach (2006)
  • Giovanna e Teresa Régine Pernoud, Geneviève Bailac, Guy Gaucher (1984)
  • Teresa di Lisieux e la bibbia P. Roberto Moretti (1973)
  • Lingua e verità in Emily Dickinson, Teresa di Lisieux, Ivy Compton-Burnett - Luisa Muraro e gli studenti del corso dell'Università di Verona.(1995).
  • Destins de femmes, desir d'absolu: essai sur Madame Bovary et Therese de Lisieux - Micheline Hermine, prefazione di Michelle Perrot (1997)

Nietzsche e TeresaModifica

  • Friedrich Nietzsche e la piccola Teresa Bruno Avrain (1988)
  • Nietzsche, Thérèse de Lisieux Noelle Hausman (1984) ISBN 2-7010-1076-4
  • Teresa, Nietzsche e l'ateismo moderno. La paternità di Dio Noelle Hausman

Il dibattito sull'intera vicenda legata alla figura di Teresa di Lisieux: 1898-2014Modifica

VolumiModifica

  • Thérèse de Lisieux: enquete sur un siecle de saintete (1897/1997) di Bernard Gouley, Rémi Mauger e Isabelle Chevalier. Tradotto in italiano in Teresa di Lisieux - La grande saga di una piccola suora (1997)
  • Thérèse de Lisieux, cent ans plus tard: son actualité, son influence: actes du Colloque de Montréal sur Thérèse de Lisieux." (1998, 223 pagine) ISBN 2-89007-873-6
  • Thérèse de Lisieux Dialogo tra René Laurentin e Jean-François Six. (1973)

ArticoliModifica

  • Letture psicoanalitiche dell'esperienza spirituale di Santa teresa di lisieux - Bolis Ezio ("Teologia" nº28 (2003) 3,369-382)
  • Centenario teresiano: alcuni orientamenti della bibliografia più recente - Bolis Ezio ("Teologia" nº22 (1997) 163-194)
  • Sainte Thérèse trahie par sa soeur - Michel Cool ("L'express" nº2373, 26 dicembre 1996, Pag.22-23)
  • La Thérèse de Maître - Claude Langlois ("Archives de Sciences Sociales de Religions" nº96 - ottobre-dicembre 1996, Pag.41-50)
  • Ideologie religieuse, conversion religieuse et symbiose mère-enfant. Le cas de Thérèse Martin (1873-1897) di Jacques Maitre (Archives de sciences sociales des religions - nº 51.1, anno 1981, pag. 65-99)
  • Recherches psychanalytiques sur un cas de sainteté canonisée. Thérèse Martin (1873-1897) di Jacques Maitre (Archives de sciences sociales des religions - nº 41, anno 1976, pag. 109-136)
  • Psychanalyse et sociologie religieuse. Reflexions autour de quelques ouvrages récents. di Jacques Maitre (Archives de sciences sociales des religions - nº 33, anno 1972, pag.111-134)
  • Un'amicizia celeste, santa Teresa del Bambino Gesù e il beato Teofano Vénard P. Destombes, in "Il carmelo" 1961,I
  • Die Geschichte der Phantasie einer Heiligen di Iseult F. Grant Duff ("Imago" nº16, anno 1930, pag.486-501)
  • A psychoanalytical study of a phantasy of Ste Thérèse de l'Enfant Jésus di Ernest Jones (British Journal of Medical Psychology - anno 1925)

Altre opereModifica

Elenchi BibliograficiModifica

  • Ercoli R., Bibliografia di Santa Teresa del Bambin Gesù (1947) - [Consta di ben 70 pagine ma è proprio a partire dal 1947 che cominciavano appena i lavori seri.]
  • Conrad de Meester, Bibliografia di Santa Teresa di Lisieux (1969) - [Questo è il miglior elenco tra tutti quelli pubblicati ad oggi, tuttavia dopo questa data sono apparse opere capitali]
  • Archivum Bibliographicum Carmelitanum [ L'elenco bibliografico presente in questo archivio gestito dall'Ordine Religioso dei Carmelitani viene costantemente aggiornato]
  • Bibliografía española sobre Santa Teresa de Lisieux (1900-1995) di Francisco Vega Santovena (1997)

Riviste di studi teresianiModifica

  • Vie thérésienne, supplemento trimestrale della rivista mensile Thérèse de Lisieux, originariamente intitolata Les Annales. Ogni fascicolo raccoglie studi e documenti relativi alla mistica. La rivista è stata fondata nel 1961 e viene editata dal Pèlerinage de Lisieux con sede nella stessa Lisieux.
  • Santa Teresa del Bambino Gesù e la sua pioggia di rose, rivista mensile pubblicata a Verona daii padri Carmelitani Scalzi. Ogni fascicolo raccoglie studi e notizie relativi a santa Teresa, la sua Basilica di Verona Basilica di santa Teresa e sulla spiritualità carmelitana.

Altri testi relativi all'argomentoModifica

  • L'orfanella di Mosca (Romanzo - 1874)
  • Lettere di Zelie Guerin (200 lettere 1860-1875)

Opere teatrali su TeresaModifica

  • Emily e Thérèse - di Antonia Spaliviero (1991)
  • Santità - di Luigi Gozzi (1992)
  • Il teatro di Teresa di Lisieux - di Maricla Boggio (1999)
  • Il volto velato - di Maricla Boggio (2000)
  • La Santa - di Antonio Moresco (2000)

Opere cinematografiche su TeresaModifica

La filmografia dedicata alla figura di Teresa di Lisieux annovera le seguenti opere:

Opere multimedialiModifica

  • Io sarò l'amore CD-ROM - Autore: Don Carlo Sacchetti (Multimedia San Paolo Edizioni: Contiene un filmato di 30 minuti, 200 foto e tutti gli scritti di Teresa di Lisieux).

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Documenti originali
Documentazione secondaria
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