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Santacroce
Santacroce Publicola.jpg
SANGUINI NON PARCIT VERUS AMOR
partito di oro e di rosso alla croce patente e scorciata dell'uno nell'altro
StatoStato Pontificio
Titoli
Ultimo sovranoAntonio Santacroce Pubblicola
Data di fondazione XIIXIII secolo
Data di estinzione1867
EtniaItaliana

I Santacroce furono in origine una famiglia baronale romana, insediata presso la chiesa di Santa Maria in Publicolis, di cui mantennero per secoli il patronage. Rivendicavano origini romane, da un Valerio Publicola; di qui il nome del ramo principale, integrato in Santacroce Publicola[1].

Indice

CronologiaModifica

 
La torre del palazzo Santacroce a Santa Maria del Pianto.

Nella costante contesa che oppose i Colonna e gli Orsini alla fine del Medioevo, i Santacroce furono storici alleati e vicini anche di case di questi ultimi, con i quali si imparentarono per diversi matrimoni, e dai quali ricevettero importanti feudi.

Non elessero papi, ma ebbero quattro cardinali (Prospero (1514-1589), Antonio suo nipote (1598-1641), Marcello (1619-1674), e Andrea (1655-1712)[2]), e parteciparono costantemente alla vita pubblica e alle vicende economiche di Roma ricoprendone più volte il Conservatorato. Prospero Santacroce al tempo di Pio IV (1559-1565) introdusse a Roma, dal Portogallo, il tabacco, inizialmente chiamato "erba santacroce".

  • Sisto IV ordina la confisca dei beni, la demolizione delle case e la cacciata da Roma dei Santacroce per la lite di sangue con i Margani.
  • 1501: salito al soglio Innocenzo VIII, Antonio Santacroce riporta a Roma la famiglia e fa ricostruire in forma di palazzo le case demolite tra Santa Maria in Publicolis e Santa Maria del Pianto. Nonostante l'eleganza e la modernità del bel bugnato a punta di diamante il nuovo palazzo mantiene, dello stile baronale, la pesantezza, la torre, lo stretto cortile interno[3].
  • 1599: Il 5 settembre Paolo Santacroce, uccise, per motivi di interesse, la madre Costanza. Fuggito Paolo a Napoli al suo posto fu accusato di complicità e condannato il fratello Onorio che fu decapitato il 31 gennaio 1604 a castel sant'Angelo.
  • 1639: Valerio Santacroce acquista dal marchese Oddo Savelli Palombara Pietraforte[4].
  • 1711: Clemente XI Albani crea il marchese Scipione Santacroce principe di Oliveto in Sabina. Il marchesato dello stesso nome viene venduto nel 1750[5].
  • 1817: Con tutta la nobiltà romana, baronale e non, i Santacroce Publicola partecipano alla rinuncia alla giurisdizione feudale sulle terre baronali di San Gemini e Graffignano, nella persona del principe Francesco (elenco Lodolini), ma ancora nel 1827 Luigi Santacroce veniva costituito duca di Corchiano da Leone XII.
  • La famiglia si estinse con il principe Antonio Santacroce, ultimo della casata in quanto padre di 3 figlie femmine, il quale conclusivamente cedette, nel 1858, la chiesa di Santa Maria in Publicolis e la casa annessa alla Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gaetano Errico.

I palazziModifica

I palazzi dei Santacroce:

  • a sant'Angelo fatto abbattere da Sisto IV il 4 aprile 1482[6] per gli assassini intercorsi tra i Santacroce e i Della Valle e poi ricostruito nelle forme attuali;
  • alla Regola: prima il palazzo ceduto al Monte di pietà, poi il palazzo ai Catinari, tra via degli Specchi, piazza Cairoli e la piazza di san Carlo ai Catinari.

NoteModifica

  1. ^ La pseudostoria fu costruita da Alfonso Ciccarelli, poligrafo spesso falsario, in un "De origine, antiquitate et nobilitate illustrissimae domus Sanctacruciae" dedicato al cardinale Prospero, all'apice della sua fortuna negli ultimi anni di attività del Ciccarelli medesimo. Il testo è stato pubblicato in Miscell. di storia italiana, Torino 1868. Si veda in [1], p. 209
  2. ^ figlio di Scipione Santacroce e Ottavia Corsini.
  3. ^ Il palazzo dei Santacroce di Sant'Angelo è del tutto contemporaneo al Palazzo dei Diamanti di Ferrara.
  4. ^ Tosi cit., pag. 160.
  5. ^ Si veda in Tosi cit., paf. 161.
  6. ^ Stefano Infessura, Diarium Urbis Romae

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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