Santacroce (famiglia)

Santacroce
Santacroce Publicola.jpg
SANGUINI NON PARCIT VERUS AMOR
Partito di oro e di rosso alla croce patente e scorciata dell'uno nell'altro
StatoStato Pontificio
Titoli
FondatoreAndrea Santacroce
Ultimo sovranoAntonio Santacroce Pubblicola
Data di fondazioneXII secoloXIII secolo
Data di estinzione1867
EtniaItaliana

I Santacroce (talvolta indicata come Santacroce Publicola) furono una influente famiglia baronale romana nota sin dalla prima metà del XV secolo. La famiglia raggiunse il picco massimo con Giorgio II Santacroce. Nella costante contesa che oppose i Colonna e gli Orsini alla fine del Medioevo, i Santacroce furono storici alleati e vicini anche di case di questi ultimi, con i quali si imparentarono per diversi matrimoni, e dai quali ricevettero importanti feudi. La famiglia si estinse con la morte del principe Antonio Santacroce, ultimo della casata in quanto padre di 3 figlie femmine, il quale cedette, nel 1858, la chiesa di Santa Maria in Publicolis e la casa annessa alla Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gaetano Errico.

Le originiModifica

La famiglia Santacroce era presente a Roma dall'anno Mille, abitava nel rione Sant’Angelo ed era composta essenzialmente da mercanti. Insediata presso la chiesa di Santa Maria in Publicolis, di cui mantennero per secoli il patronato, rivendicavano origini romane dal console Publio Valerio Publicola, seppur non comprovate. L'attestazione di appartenenza alla nobiltà romana si ritrova nel XII secolo nei registri compilati sotto il pontificato di Innocenzo IV. Successivamente, saranno nominati principi da Clemente XI nel 1711.

Ad Andrea Santacroce (Regola, Roma, 1402 - Roma, 1473), figlio di Giacomo, viene attribuita l’ideologia familiare collegata all'antica gens Valeria, divenendo di fatto il caput familiae del gruppo parentale[1] La pseudostoria fu costruita da Alfonso Ciccarelli, poligrafo, spesso falsario, in un "De origine, antiquitate et nobilitate illustrissimae domus Sanctacruciae" dedicato al cardinale Prospero[2], all'apice della sua fortuna negli ultimi anni di attività del Ciccarelli medesimo[3].

Il primogenito della famiglia venne creato principe sul feudo di San Gemini nel 1754. Antonio nel 1761 sposò Giuliana Falconieri, personaggio emblematico della Roma della sua epoca, tenutaria di un salotto rinomato per il libertinaggio che vi si praticava. Ella fu amante, con la complicità del marito, di ben tre porporati (Francesco Gioacchino de Bernis, Ignazio Busca e Giovan Battista Caprara) e fuggì anche dal 1798 al 1800 in toscana col conte Giuseppe Nicola d'Azara, ambasciatore spagnolo a Roma. La famiglia Santacroce si estinse nel 1867 con Antonio che ebbe tre figlie, tutte andate in sposa a nobili romani, ma senza alcun erede maschio.

Esponenti celebri della famigliaModifica

Tra gli esponenti va ricordato Giorgio II Santacroce, laureato in legge presso l'Università di Padova ampliò il feudo fondando nel 1562 Oriolo Romano[4] e redisse nel 1571 gli Statuti di Vejano[5].

Nonostante i Santacroce non elessero papi ebbero comunque quattro cardinali e parteciparono costantemente alla vita pubblica e alle vicende economiche di Roma ricoprendone più volte il Conservatorato.

Elenco dei cardinaliModifica

CronologiaModifica

  • 1402: nasce Andrea Santacroce da Giacomo Santacroce (allora soprannome) e Giovanna. Andrea ebbe cinque fratelli: Pietro, Paolo, Valeriano, Onofrio e Alessandro[9].
  • 1448: Onofrio I (fratello di Andrea) viene nominato vescovo di Tricarico da papa Niccolò V.
  • 1452: nasce Giorgio I Santacroce[10] da Paolo (fratello di Andrea).
  • 1472: muore Alfonso Santacroce.
  • 1480: il 15 settembre Prospero I Santacroce uccide Pietro Margani[11]. Inizia una serie di assassini che vedono contrapposti nelle lotte tra le fazioni cittadine romane nella seconda metà del XV secolo tra i sostenitori dei Colonna e quelli degli Orsini. I Margani, alleati dei Colonna, ebbero come principali nemici i Crescenzi, alleati con i Santacroce e con gli Orsini.
  • 1485: Paolo di Stefano Margani uccide Bartolomeo Santacroce e Valeriano Santacroce per vendetta tenta di uccidere Paolo Della Valle. Sisto IV ordina la confisca dei beni, la demolizione delle case e la cacciata da Roma dei Santacroce per la lite di sangue con i Margani.
  • 1493: grazie ai servigi resi a Gentile Virginio Orsini e della fedeltà verso la sua famiglia il 12 settembre 1493 Giorgio I Santacroce riceve in ricompensa il tiolo di marchese e il feudo di Viano, Ischia di Castro e Rota.
  • 1498: muore a Roma Giorgio I che viene sepolto a Roma nella chiesa di Santa Maria in Publicolis. Alla guida del feudo succede il figlio Onofrio II.
  • 1501: salito al soglio pontificio Innocenzo VIII, Antonio Santacroce[12] riporta a Roma la famiglia e fa ricostruire in forma di palazzo le case demolite tra la chiesa di Santa Maria in Publicolis e la chiesa di Santa Maria del Pianto.
  • 1518: Onofrio II fa ricostruire la rocca del borgo di Viano.
  • 1551: muore Onofrio II che viene sepolto a Viano nella chiesa di Santa Maria. Alla guida del feudo succede Scipione, vescovo di Cervia morto nel 1583.
  • 1562: Giorgio II fonda il paese di Oriolo Romano. Il paese sarà edificato adottando un preciso progetto urbanistico con una precisa conformazione geometrica con riferimenti a modelli ideali.
  • 1589: muore Prospero Santacroce.
  • 1599: il 5 settembre Paolo Santacroce, uccise, per motivi di interesse, la madre Costanza. Fuggito Paolo a Napoli al suo posto fu accusato il fratello Onofrio III reo di aver istigato Paolo al matricidio e venne condannato alla decapitazione, sentenza eseguita il 31 gennaio 1604 a castel Sant'Angelo.[13]
  • 1604: con la morte di Onofrio III il feudo Santacroce passò alla Camera Apostolica.[14]
  • 1606: la Camera Apostolica passerà il feudo Santacroce nuovamente agli Orsini, insieme a Viano, Ischia di Castro e il Rota; nel 1671 gli Orsini rivenderanno il feudo ai principi Altieri.[14]
  • 1639: Valerio Santacroce acquista dal marchese Oddo Savelli Palombara il borgo di Pietraforte.[15]
  • 1641: muore Antonio santacroce.
  • 1643: il cardinale Marcello Santacroce fa ricostruire la chiesa di Santa Maria in Publicolis già restaurata nel 1465 da Giorgio I.
  • 1668: muore Scipione Santacroce.
  • 1670: muore Valerio Santacroce.
  • 1674: muore Marcello Santacroce.
  • 1711: Clemente XI Albani crea il marchese Scipione Santacroce principe di Oliveto. Il marchesato dello stesso nome viene venduto nel 1750.[16]
  • 1712: muore Andrea Santacroce.
  • 1817: con tutta la nobiltà romana, baronale e non, i Santacroce partecipano alla rinuncia alla giurisdizione feudale sulle terre baronali di San Gemini e Graffignano, nella persona del principe Francesco (elenco Lodolini), ma ancora nel 1827 Luigi Santacroce veniva costituito duca di Corchiano da Leone XII.
  • 1867: muore Antonio Santacroce che viene sepolto nella chiesa di famiglia di Santa Maria in Publicolis a Roma.

Albero genealogicoModifica

 Pietro
*? †?
?
 
 
 Giacomo
*? †?
Giovanna ?
 
      
Pietro
*? †?
?
 Paolo
1469
Brigida Cesarini
Andrea
*14021473
?
Valeriano
*? †?
?
 
Onofrio
*? †?
vescovo di Tricarico
Alessandro
*? †?
?
  
    
Bartolomeo
*? †?
?
 Giulia
*? †?
Paolo Orsini, I marchese di Atripalda
Giorgio
*14521498
Aurelia Savelli
Margherita
*? †?
Agapito Capranica
  
    
Pietro
*? †?
?
 Onofrio
*14921551
1.Nicolosa Cesi
2.Maria Savelli
3.Vetruria Massimo
 Paolo
*? †?
Lucrezia Colonna
 Valeriano
*? †?
Giovanna Abbatellis
   
         
Giacomo
*15171578
Ortensia Mattei
1.Claudia
*? †?
monaca a Narni
 
1.Scipione
*15151583
vescovo di Cervia
2.Giorgio
*15311591
Costanza Santacroce
2.Porzia
*? †?
Domenico Capizucchi
2.Giulia
*? †?
Ascanio Caffarelli
3.Ottavio
*? †?
?
Prospero
*? †?
Livia della Valle
Andrea
*? †?
?
   
    
Costanza
1599
Giorgio Santacroce
 Onofrio
*15691604
Ersilia Mattei
Claudia
*15741617
Giovanni Battista Mattei
 Tarquinio
*? †?
1.Ersilia Massimo
2.Aurelia Massimo
  
   
 Elena Maria
1619
Valerio Santacroce
 1.Valeriano
*? †?
1.Olimpia Asalti
2.Antonia Muti
 
Prospero Publicola
*15141589
cardinale
 
    
 1.Ersilia
*15481584
Francesco Cenci, conte
1.Marcello
1614
Porzia del Drago
1.Violante
1634
Fabrizio Massimo
1.Ortensia
1604
Francesco Borghese, duca di Rignano
 
  
 Valerio
*15961670
Elena Maria Santacroce
 
Antonio
*15991641
cardinale
 
  
 Scipione, I marchese
*16151668
Ottavia Corsini
 
Marcello
*16191674
cardinale
 
  
 Antonio, II marchese
*16541707
Girolama Naro
 
Andrea
*16551712
cardinale
 
 
 Scipione Publicola, I duca di San Gemini e I principe di Oliveto
*16811747
Maria Isabella Vecchiarelli
 
 
 Valerio Publicola, II principe di Oliveto e I principe di San Gemini
*? †?
Margherita Sforza Cesarini
 
 
 Antonio, II principe di San Gemini
1792
Giuliana Falconieri
 
    
 Luigi, III principe di San Gemini
*? †1847
Lucrezia Della Torre
Carlo
*? †?
?
Francesco
*? †?
?
Margherita
*? †?
?
 
 
 Antonio Publicola, IV principe di San Gemini
*18171867
Katherine Scully
 
   
 Luisa
*18481922
Aldobrandino Rangoni Machiavelli, marchese
Vincenza
*? †?
? Sforza Cesarini
Valeria
*? †?
? Passari, marchese

ArchitettureModifica

I Santacroce realizzarono numerosi edifici civili, religiosi e militari, quest'ultimi volti a consolidare la presenza e il loro dominio nei territori del feudo.

Principali opere architettoniche realizzate dai Santacroce
Chiesa di Sant'Orsio, Vejano, XIV sec.
Rocca di Vejano, 1538.
Cappella Santacroce, Vejano, 1554.
Palazzo Santacroce-Altieri, Oriolo Romano, 1578-1585.
Castello di Brancaccio, S. Gregorio da Sassola, 1567.
Palazzo a Sant'Angelo, Roma, 1501.
Palazzo Santacroce-Aldobrandini, Roma, 1598-1730.
Palazzo ai Catinari (a destra). Roma, 1602-1668.
Chiesa di Santa Maria in Publicolis, Roma, 1643.

Architetture militariModifica

  • Castello di Rota.
     Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Rota.
  • Rocca di Vejano, nel 1538 Onofrio II ricostruì il castello degli Anguillara distrutto da Cesare Borgia nel 1493. La rocca ha una pianta triangolare con 3 massicci torrioni posti ai vertici. La struttura è stata costruita in tufo: la parte più bassa è ricavata direttamente nella roccia mentre la parte più alta costituita dalle mura è costruita a mattoni. La rocca à circondata da un grande e profondo fossato e vi si accede tramite un ponte tufo e legno.[17]

Architetture civiliModifica

  • Palazzo Santacroce a Sant'Angelo, edificato nel 1470 e fatto abbattere da Sisto IV per gli assassini intercorsi tra i Santacroce e i Della Valle il 4 aprile 1482[18] e poi ricostruito nelle forme attuali nel 1501 da Antonio Santacroce. Nonostante l'eleganza e la modernità del bel bugnato a punta di diamante il nuovo palazzo mantiene, dello stile baronale, la pesantezza, la torre, lo stretto cortile interno.[19]
  • Palazzo Santacroce alla Regola (o ai Catinari)[20] l'edificio fu progettato da Carlo Maderno, che vi lavorò fino al 1602, su incarico di Onofrio. Nel 1630 Valerio Santacroce incarica l'architetto Francesco Peparelli per ampliare l'edificio. Tra il 1659 ed il 1668 Marcello Santacroce incarica Giovanni Antonio De Rossi una nuova serie di lavori comprendendo anche la facciata su via dei Catinari.
  • Palazzo Santacroce-Aldobrandini
     Lo stesso argomento in dettaglio: Monte di Pietà (Roma).
  • Palazzo Santacroce-Altieri, edificato ad Oriolo Romano negli anni 1578-1585 da Giorgio II e il figlio Onofrio III nel 1671 fu acquistato dagli Altieri che incaricarono gli architetti Carlo Fontana e successivamente Giuseppe Barberi[21] per ampliare il palazzo.
     Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Altieri (Oriolo Romano).

Architetture religioseModifica

  • Cappella dei Santacroce (o Cappella della Madonna del Rosario), Vejano, 1554. Commissionata da Onofrio all'architetto Bartolomeo Baronino[22] fu edificata tra il 1554 e il 1555 a Vejano.[23]
  • Chiesa di Sant'Orsio, Vejano, XIV sec.[24]
  • Chiesa di Santa Maria in Publicolis, Roma, 1643.
     Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria in Publicolis.

NoteModifica

  1. ^ Per ulteriori approfondimenti si veda Silvano Giordano, Andrea Santacroce, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 90, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2017. URL consultato il 5 aprile 2020..
  2. ^ Per ulteriori approfondimenti si veda Jean Sénié, Prospero Santacroce, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 90, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2017. URL consultato il 5 aprile 2020.
  3. ^ Alfonso Ceccarelli, De origine, antiquitate et nobilitate illustrissimae domus Sanctacruciae, p. 465.
  4. ^ All’università di Padova, Giorgio II segue le lezioni di Francesco Patrizi che verso il 1553 pubblica la “Città Felice”. Le idee del Patrizi saranno così realizzate da Giorgio II nella pianificazione urbanistica del paese legata alle teorie della città ideale.
  5. ^ Dei cinque Statuti esiste ancora una copia presso l’Archivio comunale di Vejano Giada Lepri, Gli Statuti cinque-seicenteschi nei feudi Santacroce, p. 4
  6. ^ Prospero Santacroce al tempo di Pio IV (1559-1565) introdusse a Roma, dal Portogallo, il tabacco, inizialmente chiamato "erba santacroce".
  7. ^ Nipote di Prospero Santacroce
  8. ^ Figlio di Scipione Santacroce e Ottavia Corsini.
  9. ^ Per ulteriori approfondimenti si veda Anna Esposito, SANTACROCE, Andrea, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 90, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2017. URL consultato il 6 aprile 2020.
  10. ^ Per ulteriori approfondimenti si veda Anna Esposito, Giorgio Santacroce, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 90, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2017. URL consultato il 5 aprile 2020.
  11. ^ Per ulteriori approfondimenti si veda Anna Modigliani, MARGANI, Pietro, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 70, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2008. URL consultato il 6 aprile 2020.
  12. ^ Per ulteriori approfondimenti si veda Alberto Tanturri, SANTACROCE, Antonio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 90, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2017. URL consultato il 6 aprile 2020.
  13. ^ La tragica vicenda del matricidio è narrata attraverso una puntuale ricostruzione storica da Piccioni M., I Figli del Pellicane. Storia della famiglia Santa Croce di Viano, Oriolo e Rota dal 1598 al 1604
  14. ^ a b SIUSA - Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche, su siusa.archivi.beniculturali.it. URL consultato il 2 gennaio 2020.
  15. ^ Mario Tosi, La società romana dalla feudalità al patriziato (1816-1853), p. 160.
  16. ^ Mario Tosi, La società romana dalla feudalità al patriziato (1816-1853), p. 161.
  17. ^ Per ulteriori approfondimenti si veda La Rocca, su Rete delle dimore storiche del Lazio. URL consultato il 30 dicembre 2019.
  18. ^ Stefano Infessura, Diarium Urbis Romae, in Oreste Tommasini (a cura di), Fonti per la storia d'Italia pubblicate dall'Istituto storico italiano. Scrittori, secolo 15, V, Roma, Forzani e c., 1890, pp. 87-89, LCCN 03023563, OCLC 697614548. URL consultato il 2 gennaio 2020. Ospitato su Internet Archive.
  19. ^ Il palazzo dei Santacroce di Sant'Angelo è del tutto contemporaneo al Palazzo dei Diamanti di Ferrara.
  20. ^ L'appellativo "ai Catinari" deriva dal fatto che nei pressi sorgevano botteghe di fabbricanti di catini.
  21. ^ Per i progetti e le opere di Giuseppe Barberi si rimanda a Andrea Busiri Vici, Giuseppe Barberi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 6, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1964. URL consultato il 5 aprile 2020. e al libro di Piccioni M., Giuseppe Barberi un architetto per Oriolo 1746-1809
  22. ^ Per ulteriori approfondimenti si veda Renata Battaglini Di Stasio, Bartolomeo Baronino, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 6, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1964. URL consultato il 5 aprile 2020.
  23. ^ Per ulteriori approfondimenti si rimanda a Bruschi, Incrinature manieristiche nella «setta sangallesca»: il sacello funerario dei Santacroce a Vejano, pp. 43-95 e alla scheda Cappella dei Santacroce <Vejano>, su Le Chiese delle diocesane italiane. URL consultato il 30 dicembre 2019..
  24. ^ Per ulteriori approfondimenti si veda la scheda Chiesa di Sant′Orsio <Vejano>, su Le Chiese delle diocesane italiane. URL consultato il 3 gennaio 2020..

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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