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Santi XII apostoli
Titolo presbiterale
Stemma di Angelo Scola
Basilique des Saints-Apôtres.JPG
Basilica dei Santi XII Apostoli
Titolare Angelo Scola
Istituzione 112
istituito da papa Evaristo
Dati dall'annuario pontificio

Il titolo cardinalizio dei Santi XII Apostoli, uno dei più antichi e prestigiosi, fu eretto nell'anno 112 da papa Evaristo, originariamente con il nome dei santi Filippo e Giacomo, (i due apostoli che, secondo la tradizione, hanno sepoltura in questa Basilica) e successivamente confermato da papa Pelagio I nel 555; papa Giovanni III lo confermò nuovamente nel 560 e ne mutò il nome in Santi XII Apostoli, quando consacrò la chiesa di nuova erezione il 1º maggio di quell'anno. Il titolo era un tempo collegato alla basilica di Santa Maria Maggiore e i suoi sacerdoti vi celebravano la messa a turno.

Attualmente il titolo è detenuto dal cardinale Angelo Scola, arcivescovo emerito di Milano, che vi prese possesso dopo la sua nomina a cardinale nel concistoro del 21 ottobre 2003.

TitolariModifica

NoteModifica

  1. ^ Giovanni Domenico Mansi, Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio, vol. XII, Firenze 1766, col. 265.
  2. ^ a b c Gregorio Conti venne deposto dallo stesso papa che lo aveva nominato (Pasquale II), presumibilmente per il suo atteggiamento pubblicamente critico sul comportamento del papa in occasione delle concessioni fatte all'imperatore Enrico V sulle investiture di vescovi ed abati; venne reintegrato nella carica e nel titolo da Callisto II. Alla morte di papa Onorio II, nel corso dell'elezione papale del 1130, Gregorio si schierò con il partito del cardinale Pietro Pierleoni, che venne eletto papa con il nome di Anacleto II in contrapposizione al cardinale Gregorio Papareschi, eletto con il nome di Innocenzo II. Questi, risultato poi il papa legittimo, lo depose subito dopo l'elezione (come fu per altri cardinali seguaci di Anacleto). Nel 1138, alla morte di Anacleto, i suoi seguaci elessero papa il Conti, che prese il nome di Vittore IV, ma subito dopo, convinto da Bernardo di Chiaravalle, fece atto di sottomissione ad Innocenzo II, che nel maggio di quello stesso anno lo reintegrò nella carica e nel titolo, salvo poi pentirsene un anno dopo, allorché lo depose definitivamente.
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