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Satrico

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Satrico
Satricum
Satricum 1983.jpg
Campagna scavi archeologici a Satrico nel 1983.
Civiltàlatina, volsci
UtilizzoCittà
Localizzazione
StatoItalia
ComuneLatina
Dimensioni
Superficie40 
Scavi
Data scoperta1885
Mappa di localizzazione

Coordinate: 41°30′47.16″N 12°45′18.36″E / 41.5131°N 12.7551°E41.5131; 12.7551

Antefissa con satiro e menade dall'acropoli, tempio di Mater Matuta, 490-470 a.C., esposta al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia

Satrico (in latino Satricum) era un'antica città del Lazio antico, situata nell'attuale Comune di Latina.

StoriaModifica

Compare tra le 18 città latine fondate da Silvio, figlio di Enea.[1]

Durante il secondo consolato di Tito Larcio (498 a.C.), dopo che Roma ebbe sconfitto Fidenae, 29 città alleate in funzione anti romana nel tentativo di ristabilire il regno di Tarquinio il Superbo, si incotrarono per decidere come proseguire nel conflitto; [2] sarebbero state poi sconfitte nella battaglia del Lago Regillo.

Nel 489 a.C. fu una delle città attaccate dai Volsci condotti da Gneo Marcio Coriolano che, dopo aver preso Longula, presero anche Satrico.[3][4]

Nel 390 a.C. (o nel 393 a.C.), mentre i romani combattevano gli Equi, Velitrae e Satrico si ribellarono ai romani.[5]

Nel 386 a.C. Marco Furio Camillo, eletto tribuno consolare, guidò i soldati contro Anzio che avevava ripreso le armi contro Roma, sostenuta anche da giovani fuorisciuti Latini ed Ernici. I Romani si scontrarono con l'esercito di Volsci, Latini ed Ernici, numericamente superiore a loro, nelle campagne intorno a Satrico; è a questa campagna che si riferisce l'episiodio leggendario di Furio Camillo, che lancia il vessillo romano oltre le schiere nemiche, per spronare i romani al combattimento.[6]

«Dopo aver quindi suonato la carica, scese da cavallo e prendendo per mano l'alfiere più vicino lo trascinò con sé verso il nemico gridando: «Avanti l'insegna, o soldato!». Quando gli uomini videro Camillo in persona, ormai inabile alle fatiche per l'età avanzata, procedere verso il nemico levarono l'urlo di guerra e si buttarono all'assalto tutti insieme, ciascuno gridando per proprio conto «Seguite il generale!». Si racconta anche che Camillo ordinò di lanciare un'insegna tra le linee nemiche, e che gli antesignani furono incitati a riprenderla.»

(Tito Livio, "Ab Urbe Condita", VI, 8.)

Nello scontro campale i Romani ebbero la meglio, e i Volsci, riuscirono a ritirare entro le mura di Satrico, grazie ad un provvidenziale temporale che interruppe lo scontro. [6]

L'anno successivo il Senato decise di costituire una colonia romana a Satrico, inviando lì 2.000 cittadini, cui vennero assegnati due iugeri e mezzo di terra.[7] La colonia fu però attaccata nel 384 a.C. dai Volci e dai Prenestini, che riconquistarono la città. Ancora una volta Roma si affidò al comando di Furio Camillo, che riportò una sofferta vittoria sui Volsci.[8]

Nel 377 a.C. Roma dovette far fronte alla solita minaccia dei Volsci, cui questa volta si erano uniti i Latini. Organizzata la leva, l'esercito fu diviso in tre parti, uno a difesa della città, una a difesa della campagna romana, e il grosso fu inviato a combattere i nemici, agli ordini di Lucio Emilio e Publio Valerio. Lo scontro campale si svolse nei pressi di Satrico e fu favorevole ai romani, nonostante la forte resistenza dei Latini, che dai romani avevano adottato le tecniche di battaglia. Mentre i Volsci si ritirarono ad Anzio, dove trattarono la resa, consegnando la città e le sue campagne ai romani, i Latini diedero fuoco a Satrico che fu distrutta; in quest'occasione si salvò solo il il tempio di Mater Matuta.[9]

Nel 349 a.C. Satrico fu nuovamente ricostruita dai Volsci di Anzio, che vi fondarono una colonia. Tre anni dopo la città era stata completamente ricostruita. Ma Roma, temendo la rinascita della potenza Volsca, mosse guerra contro la città, sconfingendo iancora una volta i Volsci; Satrico fu data nuovamente alla fiamme, e ancora una volta solo il tempio di Mater Matuta fu risparmiato.[10]

Nel 321 a.C., dopo l'umiliante sconfitta subita dai romani alla Battaglia delle Forche Caudine nella Seconda guerra sannitica, Satrico si alleò con i Sanniti, [11] ma i romani, continuata la guerra contro i Sanniti, ripresero Satrico nel 319 a.C.. [12]


Plinio il Vecchio, vissuto nel I secolo, la ricorderà tra le città latine scomparse.[13]

LocalizzazioneModifica

Il sito, localizzato nel 1825 dallo studioso Antonio Nibby[14] [15] e poi scoperto dai primim rilievi condotti da H. Graillot nel 1885, si trova a circa 9 chilometri dal mare, lungo il corso del fiume Astura, ed occupa una serie di rilievi sulla destra dell'asta fluviale fra il territorio di Latina e Nettuno.

Sito archeologicoModifica

Le prime indagini sono del 1885, ma per i primi scavi sistematici occorre aspettare il 1896; molti reperti di questa campagna furono acquistati nel 1903 dal Museo nazionale etrusco di Villa Giulia. Altri sondaggi furono realizzati nel 1910, 1934 e 1958. La riscoperta del sito è iniziata con nuove campagne di scavo sistematiche e scientifiche a partire dal 1974, con il determinante contributo dell'Istituto Olandese, ed è ancora in corso.[15] Nell'estate del 2019 è stata data notizia del ritrovamento dei resti di una villa romana e di tre scheletri umani. [16]

L'area abitativa è concentrata sulla cosiddetta acropoli, ampia circa 4 ettari e protetta da ripide scarpate, e sul pianoro che si estende ad ovest di quest'ultima, di circa 40 ettari di superficie. Il pianoro è naturalmente protetto su tre lati; sul quarto, ad occidente, venne realizzato un aggere in epoca arcaica. le evidenze archeologiche hanno dimostrato che il sito rimase un insediamento abitato almeno fino al III secolo a.C., dopo di che venne a decadere, assumendo carattere prettamente agricolo.[15]

Gli scavi archeologici hannno riportato alla luce un santuario attribuito alla Mater Matuta grazie al ritrovamento di una stele di epoca tardo repubblicana, resti di ville (tra queste la cosidetta Casa A che presenta notevoli somiglianze con i palazzi Etruschi di Acquarossa),[17] case e capanne, una necropoli laziale a nord ovest, con la tomba più antica databile alle fasi finali del periodo laziale II A, ed una necropoli Volsca a Sud Ovest dell'acropoli,[17] con oltre 200 tombe a fossa riferibile al periodo tra il V e il IV secolo a.C. accompagnata da una gran quantità di reperti imporati di produzione greca, etrusca ed italica; alcuni depositi votivi, reperti con iscrizioni in etrusco e in latino arcaico, tra cui la nota epigrafe, il cosiddetto Lapis satricanus, databile tra il 525 e il 500 a.C. .[15]

Tempio di Mater MatutaModifica

Nella mitologia romana, Mater Matuta (in italiano: Madre Propizia[18]) era la dea del Mattino o dell'Aurora e quindi protettrice della nascita degli uomini e delle cose.[19]

Il santuario di Satricum rimase frequentato anche dopo la distruzione della città, almeno fino al II secolo a.C. Il santuario era sede inizialmente di un culto praticato all'aperto, sull'acropoli cittadina. Nella seconda metà del VI secolo a.C. il tempio di Mater Matuta venne eretto in sostituzione di un primitivo edificio, e fu rimpiazzato da un secondo edificio di maggiore ampiezza nel V secolo a.C., che continuò ad essere restaurato nei secoli successivi e del quale restano importanti resti.[20]

Critica storicaModifica

L'esame congiunto e coordinato delle fonti scritte e materiali relative al sito di Satricum, porta gli studiosi ad individuare quattro diversi periodi; durante il più antico, databile tra il X e il IX secolo a.C., il sito era occupato da una popolazione di origine latina, mentre al successivo, tra il VII e VI secolo a.C., quando si ha la vera e propria formazione di un nucleo cittadino, è ascrivibile all'influenza etrusca. [17]

Dal V al IV secolo a.C. Satrico fu un importante centro Volsco, mentre il successivo periodo, che porterà alla sua scomparsa, è ascrivibile al governo romano sulla città e sul territorio circostante.[17]

NoteModifica

  1. ^ Diodoro SiculoBibliotheca historica VII, 5,9
  2. ^ Dionigi di AlicarnassoAntichità romane V, 61,3
  3. ^ Dionigi di AlicarnassoAntichità romane VIII, 36,2
  4. ^ Tito LivioAb Urbe condita libri II, 39.
  5. ^ Diodoro SiculoBibliotheca historica XIV, 102,4
  6. ^ a b Tito LivioAb Urbe condita libri VI, 7-10.
  7. ^ Tito LivioAb Urbe condita libri VI, 16.
  8. ^ Tito LivioAb Urbe condita libri VI, 21-23.
  9. ^ Tito LivioAb Urbe condita libri VI, 32-33.
  10. ^ Tito LivioAb Urbe condita libri VII, 27.
  11. ^ Tito LivioAb Urbe condita libri IX, 12.
  12. ^ Tito LivioAb Urbe condita libri IX, 16.
  13. ^ Plinio il VecchioNaturalis historia III, 68-69.
  14. ^ Antonio Nibby,Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de' Dintorni di Roma, Satricum – Conca
  15. ^ a b c d Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia e nelle isole tirreniche. Capitolo Satrico (Satricum) - Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia e nelle isole tirreniche di Gabriele Cifani. Edizioni ETS, Pisa, settembre 2010
  16. ^ Le meraviglie dell'antica Satricum su La Repubblica
  17. ^ a b c d Satricum su Treccani
  18. ^ Alberto Angela, Una giornata nell'antica Roma. Vita quotidiana, segreti e curiosità, Rai-Eri-Mondadori, 2007.
  19. ^ Tina Squadrilli, Vicende e monumenti di Roma, Roma, Staderini Editore, 1961, p. 26.
  20. ^ Knopp e Stibbe 1997, in EAA, s.v. Satricum.

BibliografiaModifica

  • R.R. Knopp e C. M. Stibbe, Satricum, in Enciclopedia dell'arte antica classica e orientale, Roma, Istituto della enciclopedia italiana, 1997.

Voci correlateModifica

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