Saverio Francesco Vegezzi

politico italiano
Saverio Francesco Vegezzi
SaverioFrancescoVegezzi.jpg

Ministro delle finanze del Regno di Sardegna
Durata mandato 21 gennaio 1860 –
22 marzo 1861
Monarca Vittorio Emanuele II di Savoia
Capo del governo Camillo Benso, conte di Cavour
Predecessore Giovanni Battista Oytana
Successore Pietro Bastogi

Senatore del Regno d'Italia
Durata mandato 30 giugno 1867 –
23 luglio 1888
Legislature dalla IX
Sito istituzionale

Deputato del Regno d'Italia
Legislature VIII, IX
Sito istituzionale

Deputato del Regno di Sardegna
Legislature I, VII
Sito istituzionale

Dati generali
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Università Università di Torino
Professione Avvocato

Francesco Saverio Tommaso Maria Vegezzi, talora indicato come Zaverio Vegezzi (Torino, 21 dicembre 1805Torino, 23 luglio 1888), è stato un politico italiano.

BiografiaModifica

Figlio di Pietro Francesco Vegezzi (1763-1829) e di Delfina Cottolengo (?-1847) e fratello del deputato Giovenale, fu avvocato in Torino e tra coloro i quali spinsero il Re Carlo Alberto verso la promulgazione dello Statuto.[1]

Fu quindi consigliere comunale (1848-1888) e provinciale (1880-1889) di Torino, Consigliere della Corte di Cassazione (16/11/1856-20/11/1859), Direttore Generale delle Contribuzioni e Demanio (20/11/1859) e Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Torino.[2]

Deputato nella prima legislatura del Parlamento Subalpino (1848), vi fu riconfermato dalla VII legislatura in poi, e successivamente nominato Senatore del Regno d'Italia il 30/6/1867.

Nel 1860, Cavour lo chiamò a far parte del suo terzo governo come Ministro delle Finanze, cui si aggiungeranno successivamente gli interim di Ministro di Grazia, Giustizia e dei Culti, ed è quindi tra i firmatari del documento con cui il Re Vittorio Emanuele II "assume per sè e pei suoi successori il titolo di Re d’Italia" (17/3/1861).[3]

Successivamente, quando il 6/3/1865 il Papa Pio IX manifestò al Re il suo desiderio di risolvere la questione delle sedi episcopali rimaste vacanti, Saverio Vegezzi fu inviato a Roma dall'allora Presidente del Consiglio Alfonso La Marmora, ma la trattativa, nota come "Missione Vegezzi", fallì per il rifiuto del Papa di accettare che i vescovi giurassero fedeltà al Re.[1]

L'antica casa di famiglia, da lui ampliata e tuttora abitata dai discendenti, è nel comune di Ameno (NO), all'incrocio tra le vie dedicate a lui e al conte di Cavour.[4] Nella sede del Parlamento Subalpino a Palazzo Carignano è tuttora visibile il seggio col suo nome.

Incarichi parlamentariModifica

  • Ministro delle finanze (21 gennaio 1860-3 aprile 1861)
  • Ministro "ad interim" di grazia, giustizia e dei culti (17 novembre 1860-28 novembre 1860)
  • Inviato confidenziale di Vittorio Emanuele II al Papa nel 1865

OnorificenzeModifica

  Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

CuriositàModifica

  • La famiglia Vegezzi era legata ai Cavour fin dai tempi del nonno di Saverio, Carlo Francesco (1730-1796), il quale aveva costituito con il prozio del conte, Bartolomeo, ed altri una "Società Pastorale" per l'allevamento di pecore merinos con cui confezionare divise per l'esercito napoleonico. Dal tracollo finanziario che ne seguì alla fine dell'Impero, la famiglia Vegezzi fu salvata grazie ad Olimpia Cottolengo - sorella di Delfina, madre di Prospero Richelmy e nonna del cardinale Agostino - che nominò i nipoti suoi eredi universali.[4]
  • L'introduzione a corte di Costantino Nigra fu resa possibile dal matrimonio di questi con Emerenziana (detta Emma), figlia di Giovenale Vegezzi, fratello maggiore di Saverio. Voluto da Cavour per sfruttare la parentela col senatore, fu un totale fallimento sul piano familiare nonostante i continui interventi del conte, tanto che i due sposi vissero sempre separati e tutti credevano che Nigra fosse scapolo.[4]

NoteModifica

  1. ^ a b Scheda su Saverio Vegezzi in Enciclopedia Treccani. URL consultato il 10 giugno 2018.
  2. ^ Scheda su Saverio Vegezzi nel sito del Senato[collegamento interrotto]. URL consultato il 10 giugno 2018.
  3. ^ Il Re Vittorio Emanuele assume il titolo di Re d’Italia, dal sito Altalex. URL consultato il 10 giugno 2018.
  4. ^ a b c Archivio del Verbano Cusio Ossola. URL consultato il 10 giugno 2018.

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