Scardinius erythrophthalmus

specie di pesce
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Scardola
Scardinius erythropthalmus 2009 G1.jpg
ScardiniusErythropthalmusThreeJuveniles.JPG
Adulto (sopra) ed esemplari giovanili
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Classe Actinopterygii
Sottoclasse Neopterygii
Infraclasse Teleostei
Superordine Ostariophysi
Ordine Cypriniformes
Superfamiglia Cyprinoidea
Famiglia Cyprinidae
Sottofamiglia Leuciscinae
Genere Scardinius
Specie S. erythrophthalmus
Nomenclatura binomiale
Scardinius erythrophthalmus
Linnaeus, 1758
Sinonimi

Cyprinus caeruleus, Cyprinus compressus, Cyprinus erythrophthalmus, Cyprinus erythrops, Cyprinus scardula, Leuciscus apollonitis, Leuciscus caeruleus, Leuciscus erythrophthalmus, Scardinius crocophthalmus, Scardinius erythrophthalmus achrus, Scardinius erythrophthalmus var. dojranensis, Scardinius macrophthalmus, Scardinius scardafa ohridana

La scardola[2] (Scardinius erythrophthalmus Linnaeus, 1758) è un pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia Cyprinidae.

DescrizioneModifica

La forma del corpo è tipica di quella della famiglia Cyprinidae: compresso ai fianchi, con dorso piuttosto alto e ventre pronunciato in età adulta. I giovani sono più filiformi.
La scardola presenta grosse scaglie dai magnifici riflessi argentei, così appunto come la sua livrea, che vede anche dorso e fianchi dai riflessi dorati, mentre il ventre è quasi bianco. Le pinne pelviche, anale e caudale sono talvolta rosse, altrimenti verde-grigiastre.
Supera una lunghezza di 50 cm e i 2,5 kg di peso, con un'aspettativa di vita di oltre 18 anni.

BiologiaModifica

RiproduzioneModifica

La deposizione avviene tra maggio e luglio: le uova, piccole e opaline, sono deposte tra le piante acquatiche, alle quali si attaccano tramite un muco adesivo.

AlimentazioneModifica

La scardola ha dieta onnivora, si ciba di insetti, pesci, crostacei, zooplancton e detriti vegetali.

PredatoriModifica

È preda abituale di lucci, lucioperca, siluri, così come di tutti i pesci predatori che ne condividono l'habitat.

È preda abituale del cormorano, con notevole rarefazione laddove la presenza di questi uccelli ittiofagi è numerosa.

Distribuzione e habitatModifica

È diffusa nelle acque dolci dell'Europa e dell'Asia occidentale. Vista la sua rapidissima riproduzione e la sua resistenza anche ad acque inquinate e poco ossigenate, la si considera infestante e potenzialmente pericolosa per l'ecosistema.
In Italia è presente sull'intero territorio ed è frequentissima nei medi e grandi laghi del Nord (Pusiano, Garda, Maggiore e Iseo) e del centro (Bolsena).

Subisce la competizione di Pseudorasbora parva e di Rutilus rutilus, con contrazione rapida delle popolazioni in seguito alla comparsa di queste specie alloctone.

Abita acque calme (laghi, stagni) e fiumi a corrente lenta, con generosa presenza di piante acquatiche tra cui si riproduce.

TassonomiaModifica

Alcuni autori riconoscono come specie a sé stante Scardinius scardafa (Bonaparte, 1837), endemica dell'Italia centro-meridionale. Questa specie è riconosciuta solo da una minoranza di ittiologi e sarebbe quasi estinta, sopravvivendo solo in alcuni bacini lacustri del centro Italia[3][4].

PescaModifica

Dato che abbocca voracemente a qualsiasi esca animale le venga presentata è un pesce apprezzato soprattutto da bambini alle prime armi e da garisti mentre è piuttosto detestato da tutti gli altri in quanto spesso rende impossibile la pesca a prede più pregiate.

Le sue carni sono insipide e liscosissime, pertanto il suo interesse commerciale è considerato nullo, salvo che sul lago d'Iseo, dove i grossi esemplari di scardola sono salati e pressati in barili. Esemplari di piccole dimensioni, una volta puliti, aperti a libro e diliscati, si prestano al consumo impanati e fritti; i filetti dei grossi esemplari, una volta macinati molto finemente, possono sostituire la carne nella preparazione di polpette.
Chiaramente la salubrità e la qualità delle carni variano a seconda dell'habitat dell'animale. Tendenzialmente esse possono essere associate ad un sapore erboso viste le abitudini stazionarie e alimentari assimilabili a quelle della carpa o della breme.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Freyhof, J.,2008, Scardinius erythrophthalmus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  2. ^ Decreto Ministeriale n°19105 del 22 settembre 2017 - Denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su politicheagricole.it.
  3. ^ *Zerunian S. Condannati all'estinzione? Biodiversità, biologia, minacce e strategie di conservazione dei Pesci d'acqua dolce indigeni in Italia, Edagricole 2002
  4. ^ * Cornol (CH) Kottelat M., Freyhof J., Handbook of European Freshwater Fishes, Publications Kottelat, 2007, ISBN 88-7021-299-8.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica