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Scatola in una valigia (titolo originale: Boîte en-valise) è un'opera di Marcel Duchamp del 1941 che consiste in una valigia di pelle contenente copie in miniatura, riproduzioni a colori e una fotografia delle opere dell'artista con aggiunte a matita, acquerello e inchiostro.

Indice

La serie delle scatole in valigiaModifica

La Scatola in una valigia fa parte di una serie di edizioni di valigette da viaggio che contengono le riproduzioni delle opere dell'artista ed è attualmente conservata alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

La composizioneModifica

La valigia che ospita le riproduzioni delle opere di Duchamp è in pelle. Le copie in miniatura e le riproduzioni sono sistemate all'interno della valigetta in modo meticoloso e funzionale agli spazi: Duchamp ha affrontato con attenzione i problemi di tipo tecnico-esecutivo relativi all'organizzazione degli spazi nella valigia incastrando oggetti e fogli fissi con altri scorrevoli o mobili.

L'ideaModifica

L'idea dell'autore è quella di costruire una sorta di album in cui raccogliere le riproduzioni di tutte le sue opere realizzate fino a quel momento: Duchamp realizza concretamente l'idea in maniera nuova, rendendo l'“album” non in modo cartaceo ma come contenitore tridimensionale. Il raccoglitore delle riproduzioni delle opere diventa quindi opera in sé.

Un nuovo gesto artisticoModifica

Nella Scatola in una valigia si individua di solito la conferma della totale rinuncia all'arte tradizionale di Duchamp e della sua riflessione sull'“opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica”[1]. Tutto ciò che Duchamp fece dal 1913 in poi, come la Scatola in una valigia, non fu infatti vera pittura, bensì un gesto, una forma d'arte scaturita da una riflessione. Il poeta messicano Octavio Paz ha riassunto il concetto in modo chiaro: “Tutto quello che fece a partire dal 1913 si inserisce nel suo tentativo di sostituire la “pittura-pittura” con la “pittura-idea”. Questa negazione della pittura che egli chiama olfattiva e retinica (puramente visiva) fu l'inizio della sua vera opera. Un'opera senza opere: non ci sono quadri se non il Grande Vetro [...], i ready-mades, alcuni gesti e un lungo silenzio.”[2].

NoteModifica

  1. ^ come dice Walter Benjamin in "L'opera d'arte nella sua riproduccibilità tecnica", cit. in Roberta D'Adda, I classici del Novecento, Duchamp, Rizzoli, Skira (Corriere della Sera)
  2. ^ Roberta D'Adda, I classici del Novecento, Duchamp, Rizzoli, Skira (Corriere della Sera)

BibliografiaModifica

Roberta D'Adda, I classici del Novecento, Duchamp, Rizzoli, Skira (Corriere della Sera)

Collegamenti esterniModifica