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Scriptorium di Bobbio

Il porticato e i giardini dello Scriptorium in piazza San Fara a Bobbio.

Lo Scriptorium di Bobbio era un importante centro scrittorio e biblioteca fondato dall'abate Attala nel VII secolo presso l'Abbazia di San Colombano a Bobbio. Nel 982, custodiva oltre 700 codici. Tra il VII e il IX secolo fu il maggior centro di produzione libraria dell'Italia centro-settentrionale.

Oggi è sede del Museo dell'abbazia di San Colombano e di una scuola ai piani superiori.

StoriaModifica

La regola di San Colombano imponeva ai monaci di dedicarsi giornalmente agli studi ed alla scrittura. L'abate Attala istituì uno scriptorium nell'Abbazia di San Colombano[1], al centro di una rete di scriptoria esistenti in età longobarda e carolingia nei vari monasteri dell'ordine. Tra il VII e il IX secolo lo Scriptorium di Bobbio divenne il maggior centro di produzione libraria dell'Italia centro-settentrionale.

Secondo alcuni studiosi[2] nello scriptorium, sotto il terzo abate, san Bobuleno, sarebbe stato materialmente redatto l'editto di Rotari, la prima raccolta scritta di diritto longobarda, promulgato nel 643 da re Rotari.

Nello scriptorium vennero prodotti codici manoscritti miniati su pergamena. I monaci irlandesi che vi lavoravano introdussero lo stile dell'arte insulare per le miniature e un particolare sistema di abbreviature[1][3].

Vi furono utilizzate l'onciale, la semionciale, la carolina[4] e la gotica. I codici prodotti erano decorati con miniature e spesso avevano copertine realizzate in oreficeria.

L'abate Gerberto di Aurillac, il futuro papa Silvestro II, nel 982 fece redigere un catalogo della biblioteca, che raccoglieva oltre 700 codici, tra cui il Glossarium Bobiense, del IX secolo, una delle prime enciclopedie medievali. Accanto ad opere liturgiche, patristiche e agiografiche, vi si trovavano opere di autori latini, di grammatici, trattati scientifici, scritti giuridici, di storia, di medicina, di agricoltura, di arte e di musica. Tra gli autori classici sono testimoniate opere di Plauto, Virgilio, Terenzio, Ovidio, Cicerone e Seneca, e storici come Tito Livio, Plinio, Lucano, Orosio, Rutilio Namaziano, oltre a testi scientifici (Galeno).

Lo scriptorium passò in seguito all'ordine benedettino. Parte dei codici conservati nella biblioteca e prodotti dallo scriptorium andarono dispersi: diversi esemplari di pregio furono trasferiti nel XVII secolo presso la Biblioteca Ambrosiana a Milano e la Biblioteca Vaticana di Roma.

La biblioteca proseguì la sua attività fino alla soppressione del monastero nel 1803.

Dal 1963 è la sede del Museo dell'abbazia di San Colombano.

PatrimonioModifica

Dopo la dispersione in altre biblioteche, lo Scriptorium conservò 25 dei 150 manoscritti più antichi della letteratura latina esistenti al mondo. Tutto il patrimonio dello Scriptorium è archiviato su microfilm presso gli Archivi storici bobiensi del duomo di Bobbio, che custodisce anche alcune pergamene e codici del periodo compreso tra il V e il IX secolo.

Nel 1824 il monastero diede in lascito alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino parte della raccolta di manoscritti, altri codici sempre a Torino sono conservati alla Biblioteca Reale e all'Archivio di Stato.

Il patrimonio librario bobbiese è conservato quindi in massima parte nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, nella Biblioteca nazionale di Torino e nella Biblioteca Vaticana (altri codici sono conservati o testimoniati a Berlino, Cambridge, Celtenham, Heidelberg, Escorial, Firenze, Nancy, Napoli, Parigi, Parma, Venezia, Verona, Wolfenbüttel).

Nel 2009 la repertazione effettuata dal rettore A. Bulla e uno studio ad opera di Leandra Scappaticci ha portato alla scoperta di nuovi codici o palinsesti, alcuni dei quali mancanti alla Biblioteca di Torino.[5]

Tra i codici che appartenevano alla biblioteca del centro scrittorio, si citano:

NoteModifica

  1. ^ a b Abbazia di San Colombano a Bobbio e il suo scriptorium sul sito UniUrb.it dell'università di Urbino.
  2. ^ Michele Tosi, L'Edictus Rothari nei manoscritti bobiensi, in Archivum Bobiense, 4, 1982, pp. 11–72. Vedi anche Claudia Villa e Francesco Lo Monaco, Cultura e scrittura nell'Italia longobarda, in W. Pohl et al. (a cura di), Die Langobarden. Herrschaft und Identität, 2005, nota 76 a p.521 ([epub.oeaw.ac.at/0xc1aa500d_0x000f9ab0.pdf testo on-line] (PDF)), che propone di ridimensionare l'attività scrittoria dell'abbazia di Bobbio in epoca longobarda.
  3. ^ W. M. Lindsay, "The Bobbio Scriptorium. Its early minuscule abbreviations", in Zentralblatt für Bibliothekswesen, 26, 1909, p.293 e ss.
  4. ^ Paolo Collura, Studi paleografici. La precarolina e la carolina a Bobbio, 1943.
  5. ^ Recente scoperta di nuovi codici in La biblioteca fantasma

BibliografiaModifica

  • M.Pizzo. I Codici di Bobbio. Comune di Bobbio, 1999.
  • Leandra Scappaticci. Codici e Liturgia a Bobbio. Testi musica e Scrittura (Secoli X - XXI), p. 634. Editore Libreria Editrice Vaticana, 2007. ISBN 978-88-209-7993-5.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica