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La scuola di Chartres fu una scuola cattedrale[1] di studi filosofici e teologici sorta alla fine del X secolo a Chartres, per iniziativa del vescovo Fulberto, e proseguita nel secolo successivo, avendo come programma lo sviluppo della teologia cristiana tramite la filosofia platonica.

Si trattava di uno dei più grandi istituti appartenenti al sistema educativo della scolastica medievale.

I filosofi di Chartres assimilarono la dottrina di Platone attraverso il pensiero neoplatonico di Agostino d'Ippona e di Severino Boezio. Sul piano ontologico, sostennero che le idee sono create dal Padre, mentre sul piano cosmologico seguirono l'interpretazione di Calcidio del Timeo di Platone, identificando lo Spirito Santo con la platonica Anima Mundi, riprendendo così la tesi di Pietro Abelardo. Ammettendo l'immanenza di questa nella Natura, si avviavano verso una visione panteistica del creato.

Tra i maestri da ricordare citiamo i bretoni Bernardo di Chartres e il fratello Teodorico di Chartres,[1] Ivo di Chartres, il normanno Guglielmo di Conches,[1] Fulberto di Chartres, Gilberto Porretano, Giovanni di Salisbury.

Indice

La scuolaModifica

Se a Parigi gli studi si concentravano sulla logica e sulla dialettica, in altre parti della Francia ci si interessava ad altri studi, di diverso carattere. Si cercava di trovare un sapere basato su un equilibrio tra sapienza ed eloquenza. La scuola di Chartres era un esempio. Nell’opera di Teodorico di Chartres, l’Eptatheucon, in una parte del testo, precisamente nel prologo, sono descritte le nozze tra Mercurio e Filologia. Questo emblematico matrimonio racchiudeva un significato profondo; traduceva il volere dell’autore di avere l’unità tra i due strumenti della filosofia: interpretatio e intellectus.

Il primo maestro della scuola di Chartres fu Bernardo di Chartres, autore della famosa metafora “nani sulle spalle dei giganti”. La frase è emblematica; fa rientrare tutto il pensiero di questa scuola che si basava sul ritorno agli antichi “giganti”, tralasciando i compendi di filosofi di quel tempo.

I testi usati erano: Traduzione (parziale) e commento di Calcidio del Timeo di Platone, commento di Macrobio al Somnium Scipionis di Cicerone, la nona rima del terzo libro del De consolatione philosophiae di Boezio.

NoteModifica

  1. ^ a b c Charles Homer Haskins, IV. Il rinnovato interesse per i classici latini, in Il rinascimento del XII secolo, Le Navi, traduzione di Paola Marziale Bartole, Castelvecchi, p. 62, ISBN 978-88-69-443275.

BibliografiaModifica

TestiModifica

  • Enzo Maccagnolo (a cura di), Il divino e il megacosmo. Testi filosofici e scientifici della scuola di Chartres, Milano, Rusconi, 1980.

StudiModifica

  • Tullio Gregory, Anima mundi: la filosofia di Guglielmo di Conches e la scuola di Chartres, Firenze, Sansoni, 1955.
  • Karl Heyer, La meraviglia di Chartres, ed. Treuno, 2003. ISBN 88-88408-02-9
  • Edouard Jeauneau, Lectio Philosophorum. Recherches sur l'école de Chartres. Amsterdam, Hakkert, 1973.
  • Edouard Jeauneau, Rethinking the School of Chartres, Toronto, University of Toronto Press, 2009.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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