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1leftarrow blue.svgVoce principale: Istruzione in Italia.

La scuola secondaria di secondo grado (comunemente detta scuola superiore) è, nell'ordinamento scolastico italiano, il secondo ciclo di studi dell'obbligo. Lo studente vi accede dopo aver conseguito la licenza media,[1] con possibilità di scegliere a quale istituto iscriversi.[2]

Gli istituti superiori hanno durata quinquennale, solitamente suddivisa in biennio comune e triennio specialistico[3]; lo studente compie tale ciclo di studi dall'età di 13 o 14 anni fino a 18 o 19.[4] Al termine del percorso scolastico viene sostenuto l'esame di maturità, con il rilascio del diploma[4]; il titolo consente l'iscrizione all'università.[5]

Indice

Orientamento e scelta della scuolaModifica

Nel corso del terzo anno di scuola media, allo studente vengono fornite indicazioni, dal corpo docenti, su quale istituto superiore scegliere (attualmente divisi in liceo, istituto tecnico e professionale). Per agevolare la scelta, le scuole superiori organizzano apposite giornate in cui è possibile la visita, definite open day.[6]

Durante il percorso di studi, allo studente è inoltre concessa la facoltà di cambiare istituto per trasferirsi a un altro; l'inserimento in un nuovo indirizzo di studi richiede, talvolta, esami o colloqui integrativi (dettati da ragioni didattiche).[7]

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'istruzione in Italia.

L'unità d'ItaliaModifica

Il liceo che venne creato per primo fu il classico, fondato nel 1859 e limitato inizialmente al solo Regno di Sardegna, quindi, con l'unificazione, fu esteso a tutta l'Italia. L'organizzazione era questa: gli alunni, dopo aver frequentato la scuola elementare (che all'epoca era quadriennale), frequentavano per cinque anni il ginnasio e per tre anni il liceo; all'epoca questa scuola veniva denominata Ginnasio Liceo.

Nel 1911, per rinnovare e modernizzare il sistema liceale italiano, venne creato il liceo moderno, e chi aveva frequentato i primi tre anni di ginnasio poteva poi optare per il quarto ginnasio classico o per il quarto ginnasio moderno. Nel 1923 il Ministro della Pubblica Istruzione fece un'altra riforma, in cui il liceo moderno veniva abolito, e al suo posto venivano creati il liceo scientifico e il liceo femminile che in séguito verrà abolito. Infine, nel 1952, ci fu un'altra riforma, in cui venivano apportate alcune modifiche negli orari delle materie del liceo classico. Negli anni Settanta vennero creati i primi licei artistici.

Progetto Brocca (1988-1992)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Progetto Brocca.

Il progetto Brocca, dal nome del sottosegretario italiano alla Pubblica Istruzione Beniamino Brocca, è uno studio per la revisione del sistema scolastico italiano effettuato a cavallo fra gli anni 80 e 90.

Istituita nel 1988, la Commissione Brocca ricevette dall'allora Ministro della pubblica istruzione Giovanni Galloni il mandato di rivedere i programmi dei primi due anni della secondaria superiore, in vista del prolungamento dell'istruzione obbligatoria al sedicesimo anno d'età. L'anno successivo, con il nuovo ministro Sergio Mattarella, si ebbe il primo esito concreto della commissione, cioè l'elaborazione dell'area comune del biennio. Ricostituita nel 1990 dal ministro Gerardo Bianco, nel 1991 il mandato della Commissione fu esteso ai piani di studio del triennio. Nel 1992, durante il dicastero di Riccardo Misasi, i lavori si conclusero.

Il progetto prevedeva 17 indirizzi di studio,[8] e molti di essi sono rimasti attivi fino alla riforma Gelmini.

Indirizzi liceali:

  • Indirizzo Classico
  • Indirizzo Linguistico
  • Indirizzo Socio-psicopedagogico
  • Indirizzo Scientifico
  • Indirizzo Scientifico-tecnologico
  • Indirizzo Musicale

Indirizzi tecnici e professionali:

  • Indirizzo Chimico
  • Indirizzo Elettrotecnica e automazione
  • Indirizzo Elettronica e telecomunicazioni
  • Indirizzo Informatico e telematico
  • Indirizzo Meccanico
  • Indirizzo Tessile
  • Indirizzo Costruzioni
  • Indirizzo Territorio
  • Indirizzo Agroindustriale
  • Indirizzo Biologico
  • Indirizzo Economico-aziendale
  • Indirizzo Linguistico aziendale

La riforma BerlinguerModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Riforma Berlinguer.

La successiva riforma Berlinguer prevedeva una generale riorganizzazione della scuola italiana; venne varata dal Ministro della pubblica istruzione del primo governo Prodi, ed ex-rettore dell'Università di Siena, Luigi Berlinguer. Prima ancora di entrare in vigore, tale riforma è stata interamente abrogata dalla legge 28 marzo 2003 n. 53, più nota come riforma Moratti, sicché il nuovo disegno scolastico deciso da Berlinguer non ha mai trovato applicazione concreta.

Questa riforma avrebbe abolito la suddivisione di scuole elementari, medie e superiori sostituendo il tutto con una struttura basata sui cicli. Erano previsti sei anni di ciclo primario (o di base) per i bambini dai 6 ai 12 anni e altri sei anni di ciclo secondario per i ragazzi dai 12 ai 18 anni. La riforma inoltre avrebbe portato l'obbligo scolastico a 15 anni (allora l'obbligo era fermo alla terza media, mentre oggi è stato portato a 16 anni ad opera del ministro Fioroni); era inoltre previsto un nuovo tipo di obbligo, quello alla formazione professionale che sarebbe durato fino ai 18 anni.

Il ciclo primario seiennale sarebbe stato suddiviso in tre bienni; la scuola di base sarebbe nata dalla fusione delle vecchie elementari e medie; molto si puntava sulla riduzione del numero di materie e su un minor numero di insegnanti per classe rispetto al vecchio modello delle scuole medie.

Era previsto un ciclo secondario seiennale, articolato in sei aree, in cui sarebbero confluite tutte le vecchie scuole medie superiori:

  • Umanistica;
  • Scientifica;
  • Tecnica;
  • Tecnologica;
  • Artistica;
  • Musicale.

Dopo un primo anno introduttivo, comune a tutti gli indirizzi, nel successivo biennio ancora molte materie sarebbero state in comune per permettere allo studente di capire quale indirizzo scolastico fosse migliore per lui e per facilitare il passaggio da un indirizzo all'altro. Al termine del primo triennio, che concludeva l'obbligo, era previsto un esame introduttivo al triennio finale. Al termine dell'intero corso, era previsto l'esame di Stato per conseguire il diploma.

Un altro cambiamento era la possibilità per lo studente in possesso di una licenza media di non proseguire il proprio corso di studi, con l'obbligo però ad una formazione professionale fino ai 18 anni al termine dei quali bisognava comunque conseguire un diploma.

La riforma non è mai entrata in vigore; dall'anno scolastico 2003-2004 è in vigore la legge 28 marzo 2003 n. 53 detta anche riforma Moratti, che ha ridisegnato in modo diverso l'intero sistema scolastico.

Le scuole superiori prima della riforma MorattiModifica

le scuole superiori si rifacevano ancora alla riforma del 1923 del ministro Giovanni Gentile e si dividevano essenzialmente in cinque grandi rami:

I licei veri e propri, senza quindi contare le sperimentazioni Brocca, si dividevano in:

liceo classico (sottodiviso in Ginnasio superiore - cioè quarta e quinta Ginnasio - per i primi due anni e Liceo classico propriamente detto per i successivi tre anni)
liceo scientifico
liceo artistico e artistico con sperimentazione musicale e/o coreutica
liceo linguistico

Il liceo artistico aveva, in origine, una durata di soli quattro anni e dava accesso, dopo tale periodo, solamente all'Accademia di belle arti. Con l'introduzione di un quinto anno integrativo venne poi permesso l'accesso a tutte le facoltà universitarie. L'accesso all'Accademia di belle arti e alla Facoltà di Architettura poteva comunque avvenire con il conseguimento del diploma al quarto anno, in virtù di una divisione, dopo il secondo anno di liceo, in sezioni relative a questi specifici indirizzi.

La durata dei corsi era di due o tre anni (poi unificati a tre anni), al termine dei quali lo studente acquisiva una qualifica professionale; dopodiché poteva scegliere di proseguire gli studi con il biennio successivo (istituito alla fine degli anni Settanta del XX secolo), al termine del quale lo studente consegue il diploma e con esso la possibilità di accedere a qualsiasi facoltà universitaria.

A questi ordini di scuole si aggiungeva l'istituto magistrale, introdotto dalla riforma Gentile, che aveva lo scopo di preparare il personale docente della scuola elementare. La durata originaria del corso era di quattro anni con accesso alla facoltà universitaria di Magistero. Anche in questo caso era stato successivamente introdotto negli anni Settanta del XX secolo un quinto anno integrativo per permettere l'accesso a tutte le facoltà universitarie. Con l'introduzione dell'obbligo di laurea per il personale docente della scuola primaria (ex-materna ed elementare) gli istituti magistrali si sono riconvertiti in varie forme. Oggi sono diventati, a tutti gli effetti, licei sociopsicopedagogici, licei delle scienze sociali o licei delle scienze della formazione. L'istruzione artistica era rappresentata dagli istituti d'arte (arte applicata) e dai licei artistici (arte accademica).

L'accesso a tutte le facoltà universitarie per tutte le scuole secondarie di secondo grado quinquennali fu consentito solo dal 1969 (prima era consentito solo ai soli diplomati del liceo classico ed a singole facoltà per tutte le altre scuole superiori).

La riforma MorattiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Riforma Moratti.

La riforma Moratti prevedeva tre percorsi ben distinti, uno liceale e tecnico, e l'altro professionale, gestito a livello regionale:

  • liceo artistico
  • liceo classico
  • liceo economico
  • liceo linguistico
  • liceo musicale e coreutico
  • liceo scientifico
  • liceo tecnologico (istruzione tecnica)
  • liceo delle scienze umane
  • istituto professionale

La riforma prevedeva una durata liceale quinquennale (due bienni e un quinto anno) e quadriennale per l'istituto professionale (con eventuale quinto anno integrativo).

Gli interventi di FioroniModifica

Nel 2006, il ministro Giuseppe Fioroni abolì la riforma Moratti procedendo - inoltre - ad ulteriori modifiche[9]:

  • Fu ripresa l'idea della riforma Berlinguer circa l'esame di maturità, prevedendo una commissione composta da 4 membri esterni (incluso il presidente) e 3 interni.[10] Il totale dei crediti fu aumentato da 20 a 25, mentre il punteggio del colloquio orale scese da 35 a 30 punti.[10]
  • Venne reintrodotto l'esame di riparazione, secondo il quale lo studente doveva colmare il debito (insufficienza) riportato in una o più materie per accedere alla classe successiva.[11][12]

Le innovazioni proposte furono applicate a partire dall'anno scolastico 2007-2008.[13]

La riforma GelminiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Riforma Gelmini.

Nell'autunno 2008, il Consiglio dei ministri ricevette da Mariastella Gelmini le principali linee su cui orientare la riforma scolastica.[14]

Quest'ultima, iniziata durante l'anno scolastico 2010-11, è entrata a pieno regime solamente nel 2014-15.[14] Non sono mancate proteste - da parte di scuole superiori ed istituti universitari - sfociate in scioperi e occupazioni.[15]

Il programma ristruttura il sistema formativo in:

Ordinamento attualeModifica

Liceo

Istituto tecnico

  • Settore economico
    • Indirizzo Amministrazione, finanza e marketing
      • Articolazione tradizionale
      • Articolazione relazioni internazionali per il marketing
      • Articolazione sistemi informativi aziendali
    • Indirizzo Turismo
  • Settore tecnologico
    • Indirizzo Meccanica, meccatronica ed energia
      • Articolazione meccanica e meccatronica
      • Articolazione energia
    • Indirizzo Trasporti e logistica
      • Articolazione costruzione del mezzo
      • Articolazione conduzione del mezzo
      • Articolazione logistica
    • Indirizzo Elettronica ed elettrotecnica
      • Articolazione elettronica
      • Articolazione elettrotecnica
      • Articolazione automazione
    • Indirizzo Informatica e telecomunicazioni
      • Articolazione informatica
      • Articolazione telecomunicazioni
    • Indirizzo Grafica e comunicazione
    • Indirizzo Chimica, materiali e biotecnologie
      • Articolazione chimica
      • Articolazione biotecnologie ambientali
      • Articolazione biotecnologie sanitarie
    • Indirizzo Tessile, abbigliamento e moda
      • Articolazione tradizionale
      • Articolazione calzature e moda
    • Indirizzo Agraria, agroalimentare ed agroindustria
      • Articolazione produzioni e trasformazioni
      • Articolazione gestione dell'ambiente e del territorio
      • Articolazione viticoltura ed enologia
    • Indirizzo Costruzioni, ambiente e territorio
      • Articolazione tradizionale
      • Articolazione geotecnico

Istituto professionale

  • Settore dei servizi
    • Indirizzo Agricoltura e sviluppo rurale
    • Indirizzo Servizi socio-sanitari
      • Articolazione tradizionale
      • Articolazione odontotecnico
      • Articolazione ottico
    • Indirizzo Servizi commerciali
    • Indirizzo Enogastronomia e ospitalità alberghiera
      • Articolazione enogastronomia
      • Articolazione enogastronomia opzione prodotti dolciari artigianali e industriali
      • Articolazione servizi di sala e vendita
      • Articolazione accoglienza turistica
  • Settore industria e artigianato
    • Indirizzo Produzioni artigianali e industriali
      • Articolazione industria
      • Articolazione artigianato
    • Indirizzo Manutenzione e assistenza tecnica

Come disposto dal D.P.R. n. 323/1998 (del 23 luglio 1998), nel corso del triennio conclusivo lo studente - in base alla media delle valutazioni riportate a fine anno - riceve dei crediti, il cui totale concorrerà a formare il voto conclusivo dell'esame di maturità.

Credito scolasticoModifica

Il d.lgs. 13 aprile 2017, n. 62 ha sostituito il precedente ordinamento circa l'assegnazione del credito scolastico.[19] Esso stabilisce una tabella di conversione, basata sulla media dei voti riportati dallo studente nello scrutinio finale.[19] Il punteggio, rapportato alla valutazione stessa, prevedeva un minimo di 4 punti ed un massimo di 8 per il terzo e quarto anno di studi: nel quinto, il punteggio veniva innalzato da 5 a 9.[19]

All'attribuzione del credito possono inoltre concorrere altre attività formative compiute dallo studente, come tirocini e certificazioni sportive o linguistiche.[19][20]

Esame di riparazione/debito formativoModifica

L'esame di riparazione, nato negli anni '20, consisteva in uno o più esami che lo studente doveva sostenere - per accedere all'anno scolastico successivo - in materie nel cui scrutinio finale aveva riportato insufficienze.[21] Furono aboliti nel 1995, dal ministro Francesco D'Onofrio, per essere sostituiti dal "debito formativo".[21]

Quest'ultimo sistema prevedeva che l'insufficienza riportata andasse colmata entro l'anno scolastico seguente[11], sebbene il mancato risanamento non inficiasse il regolare percorso di studi.[11] Nel 2007, in seguito alle riforme di Fioroni, esso fu abolito.[12]

Sospensione del giudizioModifica

La riforma del 2007 ha istituito la "sospensione del giudizio", sistema che richiama in parte l'esame di riparazione.[12] Lo studente che, nello scrutinio finale, abbia riportato una o più insufficienze (fino ad un massimo di 3 o 4 discipline) deve colmarle prima dell'anno scolastico successivo per essere ammesso alla classe seguente.[12] Agli studenti è concessa la possibilità di frequentare corsi di recupero (solitamente poco dopo il termine della scuola) mentre gli esami - consistenti in prove orali o scritte - si tengono appena prima dell'inizio del nuovo anno scolastico.[22]

L'eventuale sospensione del giudizio non influisce sull'assegnazione del credito scolastico.[19]

Organi scolasticiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Organi collegiali della scuola.

Assemblea d'istitutoModifica

L'assemblea d'istituto è la riunione di tutti gli studenti che rappresenta un momento di confronto e di discussione tra gli studenti, avente come scopo l'approfondimento dei problemi della scuola e della società. È regolata dal Testo Unico D.Lgs 297/94 che sancisce il diritto per gli studenti di un istituto di riunirsi per quattro volte all'anno in una giornata al mese con l'esclusione dell'ultimo mese di lezione.[23]. L'assemblea è stata istituita con i cosiddetti "Provvedimenti Delegati sulla scuola" del 1973-1974. In caso gli studenti ne ravvisino la necessità, ulteriori assemblee possono essere richieste in orario pomeridiano purché siano disponibili i locali scolastici. E' prassi molto comune tuttavia eccedere nel limite di quattro assemblee in un anno.

«Art. 13 - Assemblee studentesche

  • 1. Le assemblee studentesche nella scuola secondaria superiore costituiscono occasione di partecipazione democratica per l'approfondimento dei problemi della scuola e della società in funzione della formazione culturale e civile degli studenti.
  • 2. Le assemblee studentesche possono essere di classe o di istituto.
  • 3. In relazione al numero degli alunni ed alla disponibilità dei locali l'assemblea di istituto può articolarsi in assemblea di classi parallele.
  • 4. I rappresentanti degli studenti nei consigli di classe possono esprimere un comitato studentesco di istituto.
  • 5. Il comitato studentesco può esprimere pareri o formulare proposte direttamente al consiglio di istituto.
  • 6. E' consentito lo svolgimento di una assemblea di istituto ed una di classe al mese nel limite, la prima, delle ore di lezione di una giornata e, la seconda, di due ore. L'assemblea di classe non può essere tenuta sempre lo stesso giorno della settimana durante l'anno scolastico. Altra assemblea mensile può svolgersi fuori dell'orario delle lezioni, subordinatamente alla disponibilità dei locali. Alle assemblee di istituto svolte durante l'orario delle lezioni, ed in numero non superiore a quattro, può essere richiesta la partecipazione di esperti di problemi sociali, culturali, artistici e scientifici, indicati dagli studenti unitamente agli argomenti da inserire nell'ordine del giorno. Detta partecipazione deve essere autorizzata dal consiglio d'istituto.
  • 7. A richiesta degli studenti, le ore destinate alle assemblee possono essere utilizzate per lo svolgimento di attività di ricerca, di seminario e per lavori di gruppo.
  • 8. Non possono aver luogo assemblee nel mese conclusivo delle lezioni. All'assemblea di classe o di istituto possono assistere, oltre al preside od un suo delegato, i docenti che lo desiderino.»
(Art. 13 - D.Lgs 297 del 16 aprile 1994)

L'assemblea ha la funzione di permettere agli studenti di prendere coscienza dei problemi sociali, acuendo lo spirito critico nei confronti degli eventi d'attualità, e di riflettere sulla vita scolastica; essa può, inoltre, produrre documenti da sottoporre all'attenzione del dirigente scolastico. Le modalità di svolgimento possono essere diverse in funzione degli spazi, di norma vengono utilizzate l'aula magna e la palestra, essendo i locali più spaziosi e quindi maggiormente adatti per ospitare l'intero corpo studentesco, oltre che, qualora necessario, aule, laboratori o altri locali interni, utili per tenere gruppi più ristretti. L'Assemblea di Istituto può, a seconda della disponibilità dei locali, articolarsi per classi parallele, permettendo ai diversi corsi scolastici di organizzare assemblee divise. Gli spunti di riflessione da cui far partire la discussione possono essere diversi, come la visione di un film oppure l'intervento di un insegnante o di un relatore esterno. In alcuni istituti l'Assemblea è divisa in differenti "comitati di dibattito", indicati nell'ordine del giorno, e, pertanto, gli studenti hanno la possibilità di scegliere quale argomento seguire.

L'assemblea può essere richiesta dalla maggioranza del comitato studentesco (ove presente) o dal 10% degli studenti, anche se in molte scuole è consuetudine: per comodità, però, spesso i dirigenti scolastici accordano la richiesta anche solo dei rappresentanti d'istituto. È inoltre necessario definire un ordine del giorno che verrà discusso nelle ore di assemblea. Ai dirigenti scolastici è esclusivamente affidato il compito di collaborare con i rappresentanti d'istituto per garantire la sicurezza degli studenti e il rispetto del regolamento, adottando le misure necessarie per assicurare il corretto svolgimento dell'assemblea o sospendendola qualora ciò non sia possibile.

Rappresentanti d'istitutoModifica

Con il termine rappresentanti d'istituto si indicano i membri del Consiglio d'Istituto eletti dalla componente genitori, dalla componente del personale ATA e, nella scuola superiore, dalla componente studenti.

Il loro numero varia a seconda delle dimensioni della popolazione studentesca: nel caso in cui essa sia pari o inferiore a 500, i rappresentanti di studenti e genitori sono 3 ciascuno; superiore a 500, sono 4 ciascuno. Nella scuola media i posti non assegnati agli studenti vengono assegnati ai genitori, la cui componente ha quindi rappresentatività doppia.

I rappresentanti d'Istituto sono eletti attraverso il sistema proporzionale nei mesi di ottobre o novembre e rappresentano la propria componente anche nei confronti del dirigente scolastico, di cui spesso rappresentano la contro parte nelle questioni che vedono contrapposti studenti e docenti.

Consiglio d'istitutoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Consiglio di Istituto.

Il Consiglio d'istituto è un organo collegiale formato dalle varie componenti interne alla scuola e si occupa della gestione e dell'amministrazione trasparente degli istituti scolastici pubblici e parificati statali italiani. Tale organo elabora e adotta atti di carattere generale che attengono all'impiego delle risorse finanziarie erogate dallo Stato, dagli Enti pubblici e privati. In esso sono presenti rappresentanti degli insegnanti, dei genitori, del personale ATA e, nelle scuole superiori, degli studenti. Il dirigente scolastico ne fa parte come membro di diritto.

Ogni rappresentanza viene eletta all'interno della sua componente mediante consultazioni elettorali regolarmente effettuate all'interno dell'Istituto. Il mandato è triennale per i membri docenti, ATA e genitori. Il mandato è invece annuale, nelle scuole superiori, per gli studenti. La presidenza del Consiglio d'Istituto spetta ad un genitore eletto da tutte le componenti del Consiglio con votazione segreta.

Giunta esecutivaModifica

La giunta esecutiva è eletta in seno al consiglio di istituto ed è presieduta dal dirigente scolastico; ogni componente esprime la sua rappresentanza. Nelle scuole secondarie di primo grado essa è composta da un docente, un impiegato amministrativo o tecnico o ausiliario, da due genitori (membri eletti); dal dirigente scolastico e dal direttore dei servizi generali e amministrativi (membri di diritto). Nella scuola secondaria di secondo grado la giunta ha un solo rappresentante dei genitori e anche un rappresentante degli studenti.[24]

Assume i compiti preparatori ed esecutivi del consiglio d'istituto: propone il programma annuale (o bilancio preventivo) e il conto consuntivo, prepara i lavori del consiglio e cura l'esecuzione delle relative delibere. Il consiglio di istituto tuttavia resta l'unico organo deliberante all'interno della scuola in cui sono presenti tutte le componenti della comunità educativa.

Assemblea di classeModifica

L'assemblea di classe è un organo collegiale della scuola italiana, presente nella scuola secondaria di secondo grado. L'Assemblea di Classe riunisce tutti gli alunni di una singola classe per discutere i problemi interni alla stessa o al singolo Istituto. Essa può essere convocata dai Rappresentanti di classe fino ad un massimo di due ore scolastiche mensili.

Nonostante spesso per prassi alle classi venga lasciata facoltà di riunirsi a porte chiuse, in base al comma 8 dell'art. 13 del Testo Unico sull'istruzione, all'assemblea di classe o di istituto possono assistere, oltre al preside od un suo delegato, i docenti che lo desiderino, soprattutto per motivi di sicurezza.

Rappresentante di classeModifica

Il rappresentante di classe, istituito dai Provvedimenti Delegati sulla scuola del 1973, ha la funzione di rappresentare i genitori o gli studenti di una classe presso il consiglio di classe. Inoltre, i due rappresentanti di classe degli studenti eletti in ogni classe nelle scuole secondarie di secondo grado possono richiedere ai docenti mensilmente due ore per svolgere l'assemblea di classe.

Consiglio di classeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Consiglio di classe.

Il consiglio di classe è un organo collegiale della scuola italiana, formato dal corpo docente della classe, dal dirigente scolastico, da due rappresentanti degli studenti e da due rappresentanti dei genitori. Esso ha il compito di formulare proposte al Collegio Docenti relative all'azione educativa e didattica e agevolare il rapporto tra docenti, genitori e studenti. Con la sola presenza dei docenti ha competenza riguardo alla realizzazione del coordinamento didattico e dei rapporti interdisciplinari e alla valutazione periodica e finale degli alunni.

Collegio dei docentiModifica

Il collegio dei docenti è un'istituzione deliberante della scuola italiana, istituito con il D.P.R. 416 31 maggio 1974, articolo 4, allegato ai Provvedimenti Delegati sulla scuola. Il collegio dei docenti è composto da tutti gli insegnanti in servizio in un istituto scolastico ed è presieduto dal dirigente scolastico. Quest'ultimo si incarica anche di dare esecuzione alle delibere del Collegio. Si riunisce in orari non coincidenti con le lezioni, su convocazione del dirigente scolastico o su richiesta di almeno un terzo dei suoi componenti, ogni volta che vi siano decisioni importanti da prendere.

Al collegio dei docenti competono le decisioni relative alla didattica:

  1. definisce annualmente la programmazione didattico-educativa, con particolare cura per le iniziative multi o interdisciplinari;
  2. formula proposte al dirigente scolastico per la formazione e la composizione delle classi, per la formulazione dell'orario delle lezioni o per lo svolgimento delle altre attività scolastiche, tenuto conto dei criteri generali indicati dal Consiglio di Istituto;
  3. delibera la suddivisione dell'anno scolastico;
  4. valuta periodicamente l'efficacia complessiva dell'azione didattica in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati proponendo, ove necessario, opportune misure per il suo miglioramento;
  5. provvede all'adozione dei libri di testo, sentiti i Consigli di classe, nei limiti delle disponibilità finanziarie indicate dal Consiglio di Istituto e alla scelta dei sussidi didattici;
  6. adotta e promuove, nell'ambito delle proprie competenze, iniziative di sperimentazione;
  7. promuove iniziative di aggiornamento rivolte ai docenti dell'Istituto;
  8. elegge al proprio interno i docenti che fanno parte del Comitato per la valutazione del servizio del personale insegnante;
  9. programma e attua le iniziative per il sostegno agli alunni disabili;
  10. delibera, su proposta dei Consigli di classe, le attività di integrazione e recupero (IDEI);
  11. delibera, per la parte di propria competenza, i progetti e le attività paraextrascolastiche miranti all'ampliamento dell'offerta formativa dell'Istituto;
  12. delibera i criteri dell'assegnazione dei crediti scolastici.

Consulta provincialeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Consulta Provinciale degli Studenti.

La consulta è un organo che raccoglie al suo interno due rappresentanti (diversi dai rappresentanti d'Istituto) per ogni scuola della provincia. Dispone di fondi propri, destinati all'utilizzo degli studenti. Può anche essere un ottimo modo per creare una rete di studenti organizzata e dare vita ad un dialogo costruttivo tra le varie scuole di uno stesso territorio.
Decide i modi e le riunioni tramite un proprio regolamento oppure tramite decisione dell assemblea plenaria.
I rappresentanti della consulta vengono eletti ogni due anni dagli studenti, durante le elezioni dei rappresentanti di Istituto e con le stesse modalità.

NoteModifica

  1. ^ Dopo l'esame di terza media la sorpresa: niente iscrizione senza contributo, su leggo.it. URL consultato il 23 giugno 2017.
  2. ^ Monica Ricci Sargentini, La scelta della scuola superiore Cosa fare e non fare in dieci punti, su corriere.it, 3 dicembre 2014.
  3. ^ Quattro anni sono meglio di 5?, su repubblica.it, 27 aprile 2014.
  4. ^ a b Ilaria Venturi, Un diplomato su due ammette: "Ho sbagliato scuola", su repubblica.it, 14 febbraio 2018.
  5. ^ Istat, sempre meno diplomati proseguono gli studi all'università, su scuola24.ilsole24ore.com, 29 dicembre 2016.
  6. ^ Maria Elena Viola, Per chi ha ragazzi in età da superiori dicembre, più che il mese del Natale, è quello degli open day, su elle.com, 12 dicembre 2018.
  7. ^ Chiara Arroi, Come cambiare scuola, su laleggepertutti.it, 18 dicembre 2017.
  8. ^ Le proposte della Commissione Brocca, su edscuola.it. URL consultato il 03-03-2011.
  9. ^ Fioroni: cosa cambia nella scuola per studenti, genitori e docenti, su repubblica.it, 1º settembre 2006.
  10. ^ a b 1859-2012, così è cambiata la maturità, su repubblica.it, 17 settembre 2014.
  11. ^ a b c Fioroni: "Troppi studenti con i debiti Torniamo agli esami di riparazione", su repubblica.it, 31 luglio 2007.
  12. ^ a b c d Salvo Intravaia, Scuola, torna l'esame di riparazione "Pronti a partire già da quest'anno", su repubblica.it, 16 settembre 2007.
  13. ^ Salvo Intravaia, Via libera alla "rivoluzione Fioroni" Superiori, cancellata la riforma Moratti, su repubblica.it, 25 gennaio 2007.
  14. ^ a b Salvo Intravaia, Gelmini: "Così la scuola cambia" Più inglese e "unico maestro", su repubblica.it, 18 dicembre 2008.
  15. ^ Riforma Gelmini, la protesta invade le piazze Insieme studenti, precari, ricercatori, su repubblica.it, 8 ottobre 2010.
  16. ^ Comunicati stampa - MIUR, su pubblica.istruzione.it. URL consultato il 21-10-09 (archiviato dall'url originale l'11 gennaio 2010).
  17. ^ Comunicati stampa - MIUR, su pubblica.istruzione.it. URL consultato il 21-10-09 (archiviato dall'url originale il 10 gennaio 2010).
  18. ^ a b Comunicati stampa - MIUR, su pubblica.istruzione.it. URL consultato il 21-10-09 (archiviato dall'url originale il 27 gennaio 2010).
  19. ^ a b c d e Credito scolastico, su miur.gov.it.
  20. ^ Sabina Minardi, Scuola, tutti a caccia dei "crediti formativi", su repubblica.it, 7 aprile 1999.
  21. ^ a b Scuola: aboliti esami di riparazione (Rif. n. 192), in Adnkronos, 26 agosto 1994.
  22. ^ Salvo Intravaia, Esami di riparazione per 487mila studenti, su repubblica.it, 28 agosto 2018.
  23. ^ Artt. 12-14 del decreto legislativo 297/94, Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione
  24. ^ D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione, art. 8 e 10

Voci correlateModifica