Seconda Crociata
parte delle Crociate
Asia minor 1140.jpg
La caduta di Edessa, visibile sulla destra di questa mappa (c. 1140), fu la causa scatenante della Seconda Crociata.
Data 11451149
Luogo Penisola iberica, Vicino Oriente (Anatolia, Levante, Palestina), Egitto
Casus belli Caduta della Contea di Edessa
Esito Fallimento nel ristabilire la Contea di Edessa.

Aumento delle ostilità tra gli Stati Crociati e gli imperi musulmani. Conquista Portoghese di Lisbona. Collasso degli Almoravidi ed ascesa degli Almohadi. Trattato di pace tra Impero Bizantino e Turchi Selgiuchidi. Incremento della tensione tra Impero Bizantino ed i Crociati.

Inizio dell'avanzata dei Crociati in Egitto.
Modifiche territoriali Status quo ante bellum
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
20.000 tedeschi[1]

15.000 francesi[2]

~600-700 sabaudi[3]
Voci di guerre presenti su Wikipedia

La seconda crociata (1145-1149) fu la più imponente spedizione crociata, successiva a quella del 1096, condotta dall'Europa contro l'Islam. Fu la diretta conseguenza della caduta della contea di Edessa avvenuta nel dicembre del 1144, ad opera dell'atabeg Zengī (arabo ‘Imād al-Dīn Zengi) di Aleppo e Mosul - che, con la città anatolico-mesopotamica di Harrān, costituiva la regione che gli Arabi chiamavano Jazira (letteralmente "l'isola") - solo nominalmente dipendente dai Selgiuchidi e, ancor più simbolicamente, dal Califfo abbaside. La contea di Edessa venne fondata durante la prima crociata (1096-1099) dal re Baldovino di Boulogne nel 1098 come primo stato crociato e fu anche il primo a cadere.

La seconda crociata venne annunciata da papa Eugenio III e fu la prima ad essere guidata da regnanti europei, ovvero Luigi VII di Francia e Corrado III di Svevia, coadiuvati da numerosi altri nobili. Gli eserciti dei due re marciarono separatamente per tutta l'Europa e, dopo aver attraversato il territorio bizantino in Anatolia, vennero entrambi sconfitti dai turchi Selgiudichi. La principale fonte storiografica cristiana occidentale, rappresentata dalle cronache di Odo di Deuil, e le fonti cristiane siriache, raccontano che l'imperatore bizantino Manuele I Comneno operò segretamente per ostacolare l'avanzata dei crociati, in particolare durante il loro passaggio in Anatolia, dove si ritiene che abbia deliberatamente ordinato ai Turchi di attaccarli. Luigi VII e Corrado III, con i resti dei loro eserciti in rotta, raggiunsero Gerusalemme e, nel 1148, si lanciarono in uno sconsiderato attacco a Damasco. La crociata si concluse così con il completo fallimento dei cristiani e con il rafforzamento dei musulmani, un epilogo che contribuì alla caduta di Gerusalemme, che avvenne circa quarant'anni più tardi, e alla conseguente proclamazione della Terza Crociata alla fine del XII secolo.

L'unico successo cristiano arrivato nel contesto della seconda crociata si ebbe da un esercito di 13.000 confratelli fiamminghi, frisoni, normanni, inglesi, scozzesi e tedeschi che, nel 1147, viaggiando dall'Inghilterra in nave verso la Terra Santa, si fermarono ad aiutare il piccolo esercito (circa 7.000 soldati) portoghese nella conquista di Lisbona riuscendo a scacciare i suoi occupanti moreschi.

Indice

Il contesto: la caduta di EdessaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Edessa (1144).

Dopo la prima crociata e la crociata del 1101, vi erano tre stati crociati ad oriente: il Regno di Gerusalemme, il Principato di Antiochia e la contea di Edessa. Una quarta, la contea di Tripoli, venne fondata nel 1109. Edessa era la più settentrionale di queste e anche la più debole e meno popolata. In quanto tale, fu oggetto di frequenti attacchi provenienti dagli stati musulmani circostanti governati dagli Artuqidi, dai Danishmendidi e dai Turchi Selgiudichi. Il conte Baldovino II e il futuro conte Joscelin I vennero catturati dopo la loro sconfitta nella Battaglia di Harran del 1104. Baldovino e Joscelin vennero entrambi catturati una seconda volta nel 1122, e anche se Edessa recuperò un po' di forza dopo la battaglia di Azaz del 1125, Joscelin venne ucciso in combattimento nel 1131. Il suo successore Joscelin II fu costretto ad un'alleanza con l'Impero Bizantino, ma nel 1143 morirono sia l'imperatore bizantino Giovanni II Comneno che il re di Gerusalemme Folco V d'Angiò. Joscelin, inoltre, litigò con il conte di Tripoli e il principe di Antiochia, lasciando Edessa senza alleati.[4]

Nel frattempo, ‘Imād al-Dīn Zangī, Atabeg di Mosul, aveva aggiunto nel 1128 Aleppo ai suoi possedimenti, una città contesa tra i governanti di Mosul e Damasco per la sua posizione strategica riguardo alla Siria. Sia Zangī che re Baldovino II rivolsero le loro mire verso Damasco; Baldovino venne sconfitto fuori della grande città nel 1129.[5] Damasco, governata dalla dinastia Buridi, si alleò con il re Folco V quando Zangī assediò la città nel 1139 e nel 1140;[6] l'alleanza venne negoziata dal cronista Usama ibn Munqidh.[7]

Alla fine del 1144, Joscelin II si alleò con gli Ortoqidi e lasciò da Edessa portandosi dientro quasi tutto il suo esercito con lo scopo di sostenere l'esercito Ortoqida contro Aleppo. Zangī, cercando di trarre vantaggio dalla morte di Folvo V avvenuta nel 1143, si affrettò a nord per assediare Edessa che capitolò dopo un mese, il 24 dicembre 1144. Manasse di Hierges, Philippe de Milly e altri, furono mandati da Gerusalemme per fornire assistenza alla città ma vi giunsero in ritardo. Joscelin II continuò a governare i resti della contea da Turbessel, ma un po' alla volta anche il resto del territorio fu conquistato dai musulmani o venduto ai Bizantini. Zangī venne elogiato in tutto l'islam come "difensore della fede" e al-Malik al-Mansur ovvero "il re vittorioso". Egli non proseguì, come i cristiani temettero, nell'attacco sul restante territorio di Edessa, o verso il Principato di Antiochia. Gli eventi a Mosul lo costrinsero a tornare a casa, e ancora una volta pose le sue attenzioni verso Damasco. Tuttavia, venne assassinato da un suo schiavo nel 1146 e gli succedette ad Aleppo il figlio Norandino.[8]

Quantum praedecessoresModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Quantum praedecessores.

La notizia della caduta di Edessa arrivò in Europa all'inizio del 1145 raccontata dai pellegrini e, in seguito, dalle ambasciate di Antiochia, Gerusalemme e Armenia. Il vescovo Ugo di Gabala informò Papa Eugenio III il quale, il 1 dicembre dello stesso anno, promulgò la bolla Quantum praedecessores, in cui si invocava una seconda crociata.[9] Ugo parlò al papa anche di un re cristiano orientale su cui si confidava che avrebbe potuto risollevare gli stati crociati: questa fu la prima menzione documentata del Prete Gianni.[10] Eugenio non controllava Roma ma risiedeva a Viterbo,[11] tuttavia questa nuova crociata ebbe un'organizzazione e un controllo più centralizzato rispetto alla prima: gli eserciti sarebbero stati guidati dai più potenti re d'Europa e l'itinerario da seguire sarebbe stato previsto in anticipo.[12]

L'iniziale risposta alla nuova bolla fu piuttosto fredda e ci volle la notizia che Luigi VII di Francia avrebbe partecipato alla spedizione per destare un maggior interesse. Luigi VII aveva considerato anche una nuova spedizione indipendente dal papa che annunciò alla sua corte durante il Natale del 1145 a Bourges. È discusso se Luigi stesse progettando una sua propria crociata o in realtà un pellegrinaggio, in quanto voleva adempiere al Voto fatto da suo fratello Filippo, deceduto prematuramente, di recarsi in Terra Santa. È probabile che Luigi abbia preso questa decisione indipendentemente da essere stato a conoscenza della bolla Quantum praedecessores. In ogni caso, Sugerio di Saint-Denis e altri nobili non si dimostrarono favorevoli ai piani di Luigi, poiché la crociata lo avrebbe allontanato dal regno per diversi anni. Luigi si consultò con Bernardo da Chiaravalle, che lo accompagnò dal Papa il quale appoggiò con entusiasmo l'idea del re della crociata. Una nuova bolla pontificia modificata fu promulgata da Eugenio il 1º marzo 1146 e, rifacendosi all'appello del suo predecessore papa Urbano II, vi si dichiarò che la perdita di Edessa fosse da imputare solo ai peccati dei cristiani e perciò esortava tutti a combattere contro i nemici di Cristo, in qualsiasi luogo essi si trovassero. Ribadì, inoltre, che i privilegi dei crociati erano l'indulgenza plenaria, la sospensione da eventuali processi in corso, la moratoria sugli interessi dei debiti, la protezione della persona del crociato e dei suoi beni da parte della Chiesa. Inolte il papa autorizzò Bernardo a predicare la chiamata alla crociata in tutta la Francia.[13]

San Bernardo di ChiaravelleModifica

 
Bernardo di Chiaravalle raffigurato su di una vetrata, 1450 circa.

Papa Eugenio III commissionò all'abate e teologo francese Bernardo di Chiaravalle (Bernard de Clairvaux) di predicare la seconda crociata e concesse le medesime indulgenze che Papa Urbano II aveva accordato ai partecipanti della prima crociata.[14] Venne convocata una riunione a Vézelay in Borgogna nel 1146 e Bernardo predicò davanti all'assemblea il 31 marzo. Luigi VII di Francia, la moglie Eleonora d'Aquitania, i principi ei signori presenti si prostrarono ai piedi di Bernardo per ricevere la croce dei pellegrini. Bernardo si recò poi in Germania e i racconti dei miracoli che si moltiplicavano quasi ad suo ogni passo, contribuirono indubbiamente al successo della sua missione. A Speyer, Corrado III di Svevia e suo nipote, il futuro imperatore del Sacro Romano Impero Federico Barbarossa, ricevettero la croce dalla mano di Bernardo.[15] Papa Eugenio si recò personalmente in Francia ad incoraggiare l'impresa.[16]

Bernardo di Chiaravalle teorizzò, in risposta alla difficoltà per un cristiano di conciliare la guerra non difensiva con la parola di Dio, la teoria del malicidio: chi uccide un uomo intrinsecamente cattivo, quale è chi si oppone a Cristo, non uccide in realtà un uomo, ma il male che è in lui; dunque egli non è un omicida bensì un malicida. Questa episodica giustificazione, in risposta a un espresso quesito dei cavalieri templari, non assunse tuttavia il carattere di giustificazione generalizzata di quella che fu, in effetti, una campagna per la riconquista di Edessa.

Bernardo non era per natura né un bigotto né un persecutore. Come nella prima crociata, la predicazione inavvertitamente comportò attacchi agli ebrei: un fanatico monaco francese, chiamato Rodolfo, probabilmente fu l'ispiratore dei massacri degli ebrei nella Renania, di Colonia, di Magonza, di Worms e di Speyer, sostenendo che gli ebrei non contribuissero finanziariamente al salvataggio della Terra Santa. Bernardo, l'arcivescovo di Colonia e l'arcivescovo di Mainz furono fortemente contrari a queste persecuzioni tanto che lo stesso Bernardo viaggiò dalle Fiandre verso la Germania per affrontare le violenze e calmare le folle. Bernardo trovò poi Rodolfo a Mainz e riuscì a farlo confinare nel suo monastero.[17]

Crociata dei VenediModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Crociata dei Venedi.

Quando fu indetta la seconda crociata, molti tedeschi del sud si offrirono come volontari per partire alla volta della Terra Santa, mentre i sassoni del nord si rivelarono più riluttanti. Essi, in occasione della Dieta di Francoforte del 13 marzo 1147, parlarono a Bernardo della loro intenzione di combattere contro gli contro gli "slavi dell'Elba" (Venedi o Vendi), popolazioni pagane stanziate fra i fiumi Elba, Trave e Oder, prevalentemente nel territorio dell'attuale Meclemburgo-Pomerania Anteriore ed in quelli circostanti. Tale richiesta venne accolta favorevolmente e papa Eugenio emise il 13 aprile una bolla papale conosciuta come divina dispensatione in cui si affermò che non ci sarebbero state differenze, in termini di ricompense spirituali, tra i diversi crociati. Coloro che si offrirono volontariamente alla crociata contro i Venedi furono principalmente i principi sassoni, danesi e polacchi,[18] anche se ve furono alcuni provenienti dalla Boemia.[19] Il legato papale, Anselmo da Havelberg, venne posto al comando generale mentre la campagna venne guidata dalle casate sassoni degli Ascanidi, dei Wettin e degli Schauenburgers.[20]

Dopo aver espulso gli Obodriti (un sottogruppo della stirpe slava dei Venedi) dal territorio cristiano, i crociati puntarono sul forte di Dobin am See e a quello di Demmin. Le forze che attaccano Dobin furono quelle dei danesi Canuto V e Sweyn III, L'Arcivescovo di Brema Adalberto II e il duca Enrico il Leone di Sassonia.[21] L'esercito di quest'ultimo si ritirò dopo il capo pagano, Niklot, accettò che fosse battezzata la guarnigione di Dobin.

A seguito del mancato successo nell'assediato di Demmin, un contingente di crociati venne inviato ad attaccare Pomerania. Essi fecero il loro arrivo nella città cristiana di Stettino dove incontrarono il vescovo Adalberto di Pomerania e il principe Ratibor I di Pomerania e quindi si dispersero. Secondo la predicazione di Bernardo di Chiaravalle, l'obiettivo della crociata era quello di combattere gli slavi pagani "fino a quando, con l'aiuto di Dio, essi saranno convertiti o annientati".[22]

Tuttavia, la crociata non riuscì a raggiungere l'obbiettivo di convertire la maggior parte dei Venedi. Inizialmente i sassoni ottennero profondi cambiamenti a Dobin, tuttavia quando gli eserciti cristiani si ritirarono, gli slavi tornarono alle loro precedenti credenze pagane. Alberto di Pomerania ha spiegato: "Se si volesse rafforzare la loro fede cristiana ... si dovrebbero farlo con la predicazione, non con le armi".[23]

Alla fine della crociata, la campagna di Meclemburgo e di Pomerania fu saccheggiata e spopolata con notevoli spargimenti di sangue, in particolare dovuti all'azione delle truppe comandate da Enrico il Leone.[24] Gli slavi autoctoni persero anche gran parte delle loro infrastrutture produttive, comportando una loro limitata capacità di resistenza per il futuro.[25]

Reconquista e presa di LisbonaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Lisbona e Battaglie di Almeria e Tortosa.
 
L'assedio di Lisbona in un dipinto di Joaquim Rodrigues Braga (1840).

Nella primavera del 1147, il Papa autorizzò l'espansione della crociata nella penisola iberica nel contesto della cosiddetta Reconquista. Inoltre, autorizzò Alfonso VII di León e Castiglia di uguagliare le sue campagne contro i mori con il resto della seconda crociata.[26] Nel maggio dello stesso anno i primi contingenti di crociati partirono da Dartmouth, in Inghilterra, alla volta della Terra Santa. Il 16 giugno, le cattive condizioni meteorologiche costrinsero le navi ad approdare sulla costa portoghese, più precisamente nella città settentrionale di Porto, con la convinzione che lì avrebbero incontrato Re Alfonso I del Portogallo.[27]

I crociati stipularono un solenne accordo con il re in cui si impegnavano ad aiutarlo ad attaccare Lisbona in cambio della possibilità di saccheggiare i beni della città e di far proprio il denaro proveniente dai riscatti dei prigionieri. L'assedio di Lisbona durò dal 1º luglio al 25 ottobre 1147, quando, dopo quattro mesi i governanti moreschi accettarono di arrendersi, soprattutto per via della carestia che stava mettendo in ginocchio la città. La maggior parte dei crociati decisero di stabilirsi a Lisbona ma altri proseguirono verso la Terra Santa.[28] Molti di quelli che si fermarono, contribuirono poi alla conquista di Santarém, all'inizio dello stesso anno, e successivamente alla presa di Sintra, Almada, Palmela e Setúbal, e vennero autorizzati a stabilirsi definitivamente nelle terre conquistate.

Quasi contemporaneamente, altrove sulla penisola iberica, Alfonso VII di León, Raimondo Berengario IV di Barcellona e altri nobili condussero un esercito misto di catalani, leonesi, castigliani e crociati francesi contro la ricca città portuale di Almería. Grazie anche al sostegno di una flotta genovese-pisana, la città venne occupata nell'ottobre del 1147.[29]

Raimondo Berengario successivamente invase i regni di Taifa degli Almoravidi di Valencia e Murcia. Nel dicembre del 1148 conquistò Tortosa dopo un assedio di cinque mesi grazie all'aiuto dei crociati francesi, anglo-normanni e genovesi.[30] L'anno successivo, Fraga, Lleida e Mequinenza, città poste nella confluenza dei fiumi Segre ed Ebro, caddero al suo esercito.[31]

Forze in campoModifica

Eserciti islamiciModifica

 
Il Vicino Oriente nel 1135. Gli stati crociati sono contrassegnati da una croce rossa.

In questo periodo le forze islamiche erano composte da piccoli corpi di truppe professionali che, in occasione della guerra, vennero ingranditi da volontari e comandanti. Il più grande degli stati musulmani dell'epoca, il sultanato selgiudiche che governava su gran parte dei territori appartenenti ai moderni stati dell'Iran e dell'Iraq, vantava circa 10.000 soldati a tempo pieno. Il numero di truppe disponibili per gli stati siriani era molto più piccolo. Il nucleo delle truppe professionali era il ghilmān o i mamelucchi, addestrati alla guerra sin dall'infanzia. Il costo dell'educazione e dell'addestramento di un mamelucco era di circa 30 dinari (a titolo di confronto, un buon cavallo in Siria poteva costare circa 100 dinari).

Per compensare il loro scarso numero, gli stati musulmani cercarono di privilegiare qualitativamente. I soldati professionisti appartenenti agli stati musulmani, solitamente Turchi, tendevano ad essere molto ben addestrati e d equipaggiati. Il sistema militare mediorientale islamico era il sistema Iqta' di feudi che sostenevano un certo numero di truppe per ogni distretto. In caso di guerra, le milizie ahdath con sede nelle città sotto il comando del ra'is (capo) e solitamente di etnia araba, venivano chiamate per aumentare il numero delle proprie truppe. La milizia ahdath, anche se meno ben addestrata rispetto alle truppe regolari turche, si dimostrava spesso fortemente motivata da motivi religiosi, in particolare sul concetto di jihad. Un ulteriore sostegno veniva dai turchi e dagli ausiliari curdi, che sarebbero potuti essere mobilitati in tempo di guerra; tuttavia queste forze erano inclini ad una scarsa disciplina.[32]

Il principale comandante islamico era Mu'in al-Din Unur, l'atabeg di Damasco tra il 1138 e il 1149. Damasco presumibilmente era governata dai Buridi, ma Unur, che comandava l'esercito, fu il vero governatore della città. Lo storico David Nicolle ha descritto Unur come un generale capace e diplomatico, noto anche come un patrono delle arti. Poiché la dinastia dei Buridi venne sostituita nel 1154 dalla dinastia dei Zengidi, il ruolo di Anur nella controffensiva alla seconda crociata venne in gran parte sminuito dagli storici e dai cronisti fedeli agli Zangidi che dettero maggior risalto al rivale di Anur, ‘Imād al-Dīn Zangī, atabeg di Aleppo.[33]

Eserciti crociatiModifica

A differenza di quello che avvenne nella prima Crociata, questa volta risposero due importanti sovrani, e non più semplici nobili di maggiore o minor caratura: l'Imperatore germanico Corrado III di Svevia (che in realtà non fu però mai incoronato come tale) e il sovrano francese capetingio Luigi VII di Francia, col loro seguito di mogli e cortigiani.

Il contingente tedesco comprendeva circa 2.000 cavalieri mentre quello francese circa 700 provenienti dai domini reali a cui si aggiunsero alcuni nobili. Il Regno di Gerusalemme poteva mettere in campo circa 550 cavalieri e 6.000 fanti.[34]

Sia i contingenti francesi che quelli tedeschi potevano disporre di un numeroso seguito, la maggior parte del quale non sopravvisse alla Crociata. Come notò il monaco Odo di Deuil, "i deboli e gli indifesi sono sempre un onere per i loro comandanti e una fonte di preda per i loro nemici".

I cavalieri francesi preferivano combattere a cavallo, mentre i cavalieri tedeschi erano più inclini al combattimento a piedi. Lo storico bizantino Giovanni Cinnamo scrisse: "i francesi sono particolarmente abili di cavalcare in buon ordine e attaccare con la lancia e la loro cavalleria supera quella tedesca in velocità. I tedeschi, tuttavia, sono in grado di combattere a piedi meglio dei francesi ed eccellono nell'utilizzo della grande spada".[35]

Corrado III è considerato un cavaliere coraggioso, sebbene spesso descritto come indeciso nei momenti più critici.[36] Luigi VII era un devoto cristiano con un lato sensibile, spesso attaccato da contemporanei come Bernardo di Chiaravalle, poiché mostrava più interesse verso sua moglie Eleonora d'Aquitania che verso la guerra o le faccende politiche.[37]

Crociata in OrienteModifica

 
Mappa delle principali battaglie combattute nel contesto della Seconda Crociata nel Vicino Oriente.

Dopo che Zangi venne assassinato, Joscelin cercò di riprendere Edessa ma trovò l'opposizione delle forze di Norandino che lo sconfissero nel novembre 1146. Il 16 febbraio 1147, i crociati francesi si incontrarono a Étampes per discutere sul loro itinerario. I tedeschi avevano già deciso di viaggiare via terra attraverso l'Ungheria, poiché la rotta attraverso il mare era politicamente impraticabile per via dell'inimicizia tra Ruggero II di Sicilia e Corrado III. Molti dei nobili francesi diffidarono anche della via di terra che li avrebbe condotti attraverso l'impero bizantino in cui persisteva la cattiva reputazione sui partecipanti della prima crociata. Ciononostante, venne deciso di seguire Corrado e di partire il 15 giugno. Ruggero II si offese e si rifiutò di partecipare ulteriormente alla spedizione. In Francia, l'abate Sugerio di Saint-Denis e il conte Guglielmo II di Nevers vennero eletti come reggenti mentre il re sarebbe stato in crociata. In Germania, Adamo di Ebrach si dedicò ad un'altra predicazione e Ottone di Frisinga prese la croce. I tedeschi decisero così di aggregarsi alla crociata per Pasqua, ma poi non partirono fino a maggio.[38]

Viaggio dei tedeschiModifica

L'esercito crociato tedesco, accompagnato dal legato pontificio e dal cardinale Teodovino, programmò di incontrarsi con i Francesi a Costantinopoli. Ottocaro III di Stiria si unì a Corrado a Vienna e la nemica di Corrado, Géza II d'Ungheria, gli permise di attraversare i suoi possedimenti senza problemi. Quando i crociati tedeschi, forti di 20.000 uomini, arrivarono nel territorio bizantino, l'imperatore Manuele I Comneno temette di essere attaccato e truppe bizantine furono inviate per assicurarsi che ciò non avvenisse. Vi fu una breve schermaglia con alcuni dei soldati tedeschi più indisciplinati nei pressi di Filippopoli e Adrianopoli, dove il generale bizantino Proschè si scontrò con il nipote di Corrado, il futuro imperatore Federico I Barbarossa. A rendere le cose più difficili, all'inizio di settembre alcuni dei soldati tedeschi rimasero uccisi a causa di una alluvione. Il 10 settembre, tuttavia, fecero finalmente il loro arrivo a Costantinopoli, dove i rapporti con Manuele di dimostrarono freddi, sfociando in una battaglia, che convinse i tedeschi ad attraversare l'Asia Minore il più rapidamente possibile.[39]

Così Corrado decise di non aspettare i francesi e marciò verso Konya, capitale del Sultanato Selgiudiche di Rum. Gran parte dell'autorità dell'Impero Bizantino nelle province occidentali dell'Asia Minore era più nominale che reale, con la maggioranze delle province che erano terra di nessuno controllate dai nomadi turchi.[40] Corrado sottovalutò la durata della marcia verso l'Anatolia e suppose che l'autorità dell'imperatore Manuele fosse maggiore rispetto a quella di fatto.[41] Per questo, egli portò con con sé soli i cavalieri e le migliori truppe migliori a seguire la strada battuta, mentre inviò gli aiutanti di campo, guidati da Ottone di Frisinga, a seguire la strada costiera.[42] La divisione guidata dal re venne quasi totalmente distrutta il 25 ottobre 1147 nella seconda battaglia di Dorylaeum.[43]

In questa battaglia, i turchi utilizzarono la loro tipica tattica di fingere di ritirarsi e poi tornare ad attaccare la cavalleria tedesca che si era separata dall'esercito principale per inseguirli. Corrado iniziò, dunque, un lento ritiro da Costantinopoli costeggiato da molestie quotidiane da parte dei turchi, che attaccarono i disertori e distrussero al retroguardia.[44] Anche Corrado venne ferito in uno scontro con loro. L'altra divisione, guidata dal fratellastro del re, il vescovo Ottone di Frisinga, aveva marciato verso sud fino alla costa mediterranea dove venne anch'esso sconfitto all'inizio del 1148.[45] Gli uomini guidati da Ottone si ritrovarono con scarse vettovaglie mentre si apprestavano ad attraversare una campagna inospitale e qui subirono un'imboscata da parte dei turchi Selgiudichi, nei pressi di Laodicea, il 16 novembre 1147. La maggior parte della forza di Ottone caddero in battaglia o vennero catturati e venduti come schiavi.[46]

Viaggio dei francesiModifica

I crociati francesi partirono da Metz nel giugno del 1147, guidati da Luigi VII, Teodorico di Alsazia, Reginaldo I, conte di Bar, Amedeo III di Savoia e suo fratellastro Guglielmo V del Monferrato, Guglielmo VII di Alvernia e altri, insieme agli eserciti provenienti dalla Lorena, Bretagna, Borgogna e Aquitania. Un contingente proveniente dalla Provenza, guidato da Alfonso di Tolosa, scelse di aspettare fino ad agosto e di attraversare il mare. A Worms, Luigi si unì con i crociati provenienti dalla Normandia e dall'Inghilterra.

Fin dai primi negoziati tra Luigi e Manuele I, quest'ultimo interruppe la sua campagna militare contro il Sultanato Selgiuchide di Rum, firmando una tregua con il suo nemico, il Sultano Mas'ud I. In questo modo Manuale sarebbe stato libero di concentrarsi sulla difesa del proprio impero dai Crociati, i quali si erano guadagnati la non felice reputazioni di essere stati protagonisti di tradimenti e furti durante la crociata precedente e quindi vennero ampiamente sospettati di avere sinistre intenzioni nei confronti di Costantinopoli. Tuttavia, i rapporti di Manuele con l'esercito francese si rivelarono migliori rispetto a quelli con i tedeschi e Luigi trascorse un periodo felice Costantinopoli. Alcuni francesi si sentirono oltraggiati dalla tregua di Manuele con i Selgiudichi e chiesero un'alleanza con Ruggero II e un attacco contro Costantinopoli, ma furono distolti da queste intenzioni da Luigi.[47]

 
L'imperatore Manuele I Comneno.

Quando gli eserciti di Savoia, di Alvernia e di Monferrato si unirono a Luigi presso Costantinopoli, dopo aver percorso l'Italia e passando da Brindisi a Durazzo, l'intero esercito attraversò il Bosforo in Asia Minore. I greci furono incoraggiati dalle voci che riportavano la conquista di Konya da parte dei tedeschi, ma Manuele rifiutò di fornire qualsiasi truppa bizantina a Luigi. L'impero di Bisanzio era appena stata invasa da Ruggero II di Sicilia e tutto l'esercito di Manuele fu stanziato nel Peloponneso. Sia i tedeschi che i francesi, dunque, entrarono in Asia senza alcun aiuto bizantino, differentemente da quello che era successo agli eserciti della prima crociata. Come fece anche il nonno Alessio I Comneno, Manuele chiese ai francesi di giurare che avrebbero consegnato all'Impero alcuni dei territori conquistati.[48]

I francesi incontrarono i resti dell'esercito di Corrado a Lopadion e quest'ultimi si unirono a Luigi. I due eserciti seguirono l'itinerario di Otto di Freising avvicinandosi alla costa mediterranea e arrivando ad Efeso nel mese di dicembre, dove si accorsero che i turchi erano in procinto di attaccarli. Inoltre, Manuele mandò ambasciatori a lamentarsi dei saccheggi che le truppe di Luigi compirono lungo il tragitto e quindi non vi fu alcuna garanzia che i Bizantini sarebbero corsi in loro aiuto contro i turchi. Nel frattempo, Corrado si ammalò e fece ritorno a Costantinopoli, dove Manuele lo accolse personalmente e Luigi, senza prestare attenzione agli avvertimenti circa l'imminente attacco turco, marciò da Efeso con i sopravvissuti francesi e tedeschi. I turchi aspettarono il momento migliore per attaccare, ma poi vennero sconfitti nella battaglia di Efeso.[49] I francesi, dunque, si batterono con successo in occasione di un altro agguato Turco nei pressi del fiume Meander.

Giunsero a Laodicea al Lico, all'inizio del gennaio 1148, circa nello stesso periodo in cui l'esercito di Otto di Freising veniva distrutto nella stessa zona.[50] Riprendendo la marcia, l'avanguardia guidata da Amadeo di Savoia si separò dal resto dell'esercito presso il monte Cadmus e le truppe di Luigi subirono pesanti perdite a causa degli attacchi dei turchi. Lo stesso Luigi, secondo Odo di Deuil, salito su di una roccia fu ignorato dai turchi che non lo riconobbero. I turchi non si preoccupavano di attaccare ulteriormente e i francesi marciarono ad Adalia, continuamente molestati da lontano dai turchi, che avevano anche bruciato la terra per impedire ai francesi di ricostituire il loro cibo, sia per se stessi che per i loro cavalli. Luigi non voleva più continuare a terra, ed è stato deciso di raccogliere una flotta ad Adalia e navigare per Antiochia.[51] Dopo essere stato ritardato per un mese da tempeste, la maggior parte delle navi promesse non arrivò affatto. Luigi ei suoi colleghi hanno sostenuto le navi per se stesse, mentre il resto dell'esercito ha dovuto riprendere la lunga marcia ad Antiochia. L'esercito fu quasi completamente distrutto, sia dai turchi o dalla malattia.[52]

Viaggio a GerusalemmeModifica

 
Raimondo di Poitiers accoglie Luigi VII ad Antiochia.

Dopo aver ritardato anche a causa di tempeste, Luigi finalmente giunse ad Antiochia il 19 marzo; Amadeo di Savoia era morto a Cipro durante il viaggio. Qui venne accolto da Raimondo di Poitiers il quale si aspettava che così avrebbe potuto ricevere aiuto nella difesa contro i turchi e che Luigi lo avrebbe accompagnato in una spedizione contro Aleppo, la città musulmana che costituiva la porta per la via di Edessa. Tuttavia dovette ricevere il rifiuto del re francese che preferì invece proseguire per il suo pellegrinaggio verso Gerusalemme piuttosto che dedicarsi all'aspetto militare del crociata.[53] La regina Eleonora apprezzò il soggiorno presso Antiochia, tuttavia suo zio la esortò ad allargare i possedimenti familiari e a divorziare da re Luigi se egli si fosse rifiutato di adempiere alla causa militare della Crociata.[54] Durante questo periodo circolarono voci riguardo ad una relazione tra Raimondo ed Eleonora, una situazione che causò delle tensioni tra quest'ultima e il re.[55] Così Luigì abbandonò velocemente Antiochia per recarsi a Tripoli.

Nel frattempo, Otto di Freising e il resto delle sue truppe, fecero il loro arrivo a Gerusalemme all'inizio di aprile, seguite subito dopo da Corrado.[56] Fulcherio di Angoulême, patriarca latino di Gerusalemme, fu inviato anche incontro a Luigi per convincerlo a lasciare Tripoli per unirsi a loro. La flotta che sostò a Lisbona giunse anch'essa, così come i provenzali che si incamminarono dall'Europa sotto la guida di Alfonso Giordano conte di Tolosa. Tuttavia, Alfonso stesso non riuscì a giungere a Gerusalemme in quanto morì avvelenato a Caesarea.[57] Nonostante l'obiettivo principale della crociata fosse stata la città di Edessa, ora, Baldovino III e i cavalieri templari si dimostrarono più propensi per dirigersi verso Damasco.[58]

In risposta all'arrivo dei crociati, il reggente di Damasco, Mu'in al-Din Unur, iniziò una febbrile attività preparatoria alla guerra, rafforzando le fortificazioni, radunando truppe e distruggendo o deviando le fonti d'acqua che si trovavano lungo la strada perla città. Unur cercò aiuto dai governanti Zangidi di Aleppo e Mosul (normalmente i suoi rivali), tuttavia le truppe di questi regni non arrivarono in tempo per prendere parte ai combattimenti fuori Damasco. È quasi certo che i governanti di Zangidi avessero ritardato volontariamente l'invio delle loro truppe nella speranza che il loro rivale Unur potesse perdere la sua città in favore dei crociati.[59]

Consiglio di AcriModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Concilio di Acri.

La nobiltà di Gerusalemme accolse l'arrivo delle truppe provenienti dall'Europa e venne annunciato un concilio dove si sarebbe dovute decidere quale fosse il miglior obiettivo per i crociati. Ciò avvenne il 24 giugno 1148, quando l'Alta corte di Gerusalemme si incontrò con i crociati recentemente arrivati dall'Europa presso Palmarea, nei pressi di Acri, una grande città facente parte del Regno di Gerusalemme; fu la più ampia assemblea di nobili nella storia di Gerusalemme. La seconda crociata venne proclamata per riconquistare Edessa, ma a Gerusalemme re Baldovino III e i cavalieri templari miravano a Damasco. Anche Corrado III e Luigi VII furono persuasi della necessità di attaccare Damasco, sebbene molti dei nobili di Gerusalemme considerassero folle un tale piano, visto che la dinastia buride di Damasco, per quanto musulmana, era alleata coi crociati e fortemente intenzionata a fronteggiare la minaccia rappresentata dalla dinastia zengide.[60]

Tuttavia, l'importanza strategica di Damasco per l'Outremer fu tutta nella sua collocazione lungo la sua frontiera orientale e nella sua capacità di impedire che si saldasse il cerchio anti-crociato da parte delle forze musulmane ostili. Così, a luglio, gli eserciti crociati si riunirono a Tiberiade e presero la strada per Damasco passando da Baniyas. Si stima che l'esercito fosse composto da circa 50.000 soldati in totale.[61]

Assedio di DamascoModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Damasco.
 
Assiedo di Damasco

I crociati decisero di attaccare Damasco da ovest, dove la presenza di frutteti gli avrebbero garantito una costante fornitura di cibo.[62] Pertanto, il 23 luglio, fecero il loro arrivo a Daraiya. Il giorno seguente i musulmani contrattaccarono con forza l'esercito cristiano che avanzava attraverso i frutteti. Gli assediati trovarono l'aiuto di Saif ad-Din Ghazi I di Mosul e Nur ad-Din di Aleppo, quest'ultimo guidò personalmente uno dei tanti attacchi al campo crociato.[63]

Secondo Guglielmo di Tiro, il 27 luglio i crociati decisero di proseguire verso la pianura posta sul lato orientale della città, considerata meno fortificata ma anche priva della possibilità di approvvigionarsi di cibo e acqua.[64] Intanto Nur ad-Din e Saif ad-Din giunsero a difesa della città e per i crociati non fu più possibile fare ritorno alla loro posizione migliore.[65] Vista la difficile situazione, intrappolati tra le mura che non riuscivano ad infrangere e gli eserciti musulmani, i signori crociati locali si rifiutarono di continuare con l'assedio e i tre re non ebbero davanti a se altra scelta che abbandonare la città e l'assedio.[66] Il primo a ripiegare fu Corrado che fece ritorno a Gerusalemme il 28 luglio. Anche la ritirata non fu facile in quanto per tutto il tragitto vennero seguiti da arcieri turchi che li aggredirono frequentemente.[67]

ConseguenzeModifica

 
Il mondo mediterraneo dopo la seconda crociata nel 1173

Ciascuna delle forze cristiane si sentì tradita dall'altra.[68] Venne ideato un nuovo piano per attaccare Ascalon e Corrado iniziò a radunare le sue truppe; tuttavia non gli arrivò alcun aiuto a causa della ormai perdita di fiducia nell'impresa scaturita dal fallito assedio. Questa reciproca diffidenza influì profondamente per un'intera generazione nella rovina dei regni cristiani in Terra Santa. Dopo aver abbandonato Ascalon, Corrado fece ritorno a Costantinopoli per tentare di allargare la sua alleanza con Manuele; Luigi rimase a Gerusalemme fino al 1149. La disfatta si ripercosse anche sul matrimonio tra Luigi ed Eleanora che andò in frantumi durante la crociata, tanto che i due regnanti di Francia fecero ritorno, nell'aprile del 1149, nelle loro terre su navi diverse.[69]

Bernardo di Chiaravalle si sentì umiliato dal fallimento della crociata e considerò un suo preciso dovere inviare una lettera di scuse al Papa, uno scritto che in seguito inserirà nella seconda parte del suo Libro di riflessione. In esso spiegò come i peccati dei crociati furono la causa della loro disgrazia e dei loro fallimenti. In seguito tentò invano di predicare una nuova crociata dissociandosi dal precedente fallimento.[70]

In Germania, la crociata fallita venne vista come un evento enormemente disastroso e molti monaci asserirono che solo l'opera del diavolo sarebbe stata capace di provocare ciò. Un anonimo monaco autore la cronaca Annales Herbipolenses, racconta che per decenni le nobili famiglie tedesche dovettero pagare riscatti per liberare i propri congiunti cavalieri catturati in Anatolia. Gli altri soldati e gli aiutanti di campo che furono fatti prigionieri non ebbero la stessa fortuna, in quanto finirono per essere venduti come schiavi dai Turchi. Nonostante la diffusa riluttanza riguardo al mantenere memoria dell'infelice spedizione, essa ebbe comunque un notevole impatto sulla letteratura tedesca del tempo, tanto che molte poesie epiche del tardo XII secolo raccontano scene di battaglie chiaramente ispirate dai combattimenti avvenuti durante la seconda crociata.

In Francia l'impatto culturale della Seconda Crociata fu ancora maggiore; molti trovatori rimasero affascinati dalla presunta storia d'amore tra Eleonora e Raimondo, e ciò contribuì ad ispirare temi riguardanti l'amor cortese. A differenza di Corrado, l'immagine di Luigi beneficò dalla Crociata in quanto molti dei suoi sudditi lo videro come un re di pellegrino sofferente che accettò in silenzio le punizioni inferte da Dio.[71]

 
Mappa della Conquista di Saladino nel Levante

Le relazioni tra l'Impero Romano d'Oriente e la Francia furono gravemente compromesse dall'esito della Crociata. Luigi e gli altri condottieri francesi accusarono apertamente l'imperatore Manuele I di aver favorito gli attacchi turchi subiti durante la marcia attraverso l'Asia Minore. All'interno dell'impero, invece, la crociata fu ricordata come un capolavoro della diplomazia.[72] Nell'elogio per l'imperatore Manuele pronunciato dell'arcivescovo Eustazio di Tessalonica venne dichiarato:

« Egli fu in grado di affrontare i suoi nemici con un'abilità invidiabile, mettendo uno contro l'altro con l'obiettivo di portare pace e tranquillità[73] »

La Crociata Vendica ottenne risultati contrastanti. Mentre i sassoni poterono affermare il loro possesso di Wagria e Polabia, i pagani mantennero il controllo delle terre Odobrite ad est di Lübeck. I sassoni ricevettero, inoltre, il tributo dal capo Niklot, che gli permise di colonizzare la Diocesi di Havelberg e di liberare alcuni prigionieri danesi. Tuttavia, i comandanti cristiani nutrirono ingenti sospetti tra di loro e si accusarono reciprocamente di sabotare la campagna.

Nella penisola iberica, le campagne di Spagna, insieme all'assedio di Lisbona, furono alcune delle poche vittorie ottenute dai cristiani nel corso della seconda crociata. Queste, tuttavia, si possono considerare come battaglie inserite in un più vasto contesto conosciuto come Reconquista, una serie di azioni militari che si conclusero nel 1492 con la scacciata dei musulmani dalla penisola.[74]

In Oriente, per i cristiani, la situazione si fece molto più critica. In Terra Santa, la seconda crociata ebbe conseguenze a lungo termine disastrose che coinvolsero la stessa Gerusalemme. Nonostante Baldovino III avesse esteso l'influenza cristiana in Egitto, le relazioni con l'Impero Bizantino erano oramai compromesse e dall'Europa si potevano contare scarsissimi rinforzi.[75] Nel 1171 Saladino, nipote di uno dei generali di Nur ad-Din venne proclamato sultano d'Egitto, unendo sotto il suo unico comando Egitto e Siria e, di conseguenza, circondando completamente il regno crociato. Nel frattempo, nel 1180, con la morte dell'imperatore Manuele I si concluse l'alleanza con i bizantini. Nel 1187 Gerusalemme capitolò a Saladino. In seguito, le forze musulmane dilagarono a nord conquistando tutte le città, tranne le capitali degli Stati crociati, gettando le basi per la proclamazione della terza crociata.[76]

NoteModifica

  1. ^ J. Norwich, Byzantium: The Decline and Fall, 94
  2. ^ J. Norwich, Byzantium: The Decline and Fall, 95
  3. ^ G. Oliva, I Savoia: Novecento anni di una dinastia, 66
  4. ^ Tyerman, 2006, pp. 185–189.
  5. ^ Tyerman, 2006, pp. 185–189.
  6. ^ Runciman, 1952, pp. 227–228.
  7. ^ Ousâma ibn Mounkidh, un émir syrien au premier siècle des croisades, p.182 (in BnF)
  8. ^ Runciman, 1952, pp. 225–244.
  9. ^ Tyerman, 2006, pp. 273–275.
  10. ^ Runciman, 1952, p. 247.
  11. ^ Tyerman, 2006, p. 289.
  12. ^ Tyerman, 2006, p. 298.
  13. ^ Tyerman, 2006, pp. 275–281.
  14. ^ Bunson, 1998, p. 130.
  15. ^ Riley-Smith, 1991, p. 48.
  16. ^ Tyerman, 2006, pp. 275–281.
  17. ^ Tyerman, 2006, pp. 281–288.
  18. ^ Davies, 1996, p. 362.
  19. ^ Herrmann, 1970, p. 326.
  20. ^ Herrmann, 1970, p. 328.
  21. ^ Christiansen, 1997, p. 55.
  22. ^ Christiansen, 1997, p. 53.
  23. ^ Christiansen, 1997, p. 54.
  24. ^ Barraclough, 1984, p. 263.
  25. ^ Herrmann, 1970, p. 327.
  26. ^ Riley-Smith, 1991, p. 48.
  27. ^ Runciman, 1952, p. 258.
  28. ^ Runciman, 1952, p. 258.
  29. ^ Riley-Smith, 1991, p. 48.
  30. ^ Riley-Smith, 1991, p. 48.
  31. ^ Riley-Smith, 1991, p. 126.
  32. ^ Nicolle, 2009, pp. 28–30.
  33. ^ Nicolle, 2009, pp. 19–21.
  34. ^ Nicolle, 2009, p. 24.
  35. ^ Nicolle, 2009, pp. 26–27.
  36. ^ Nicolle, 2009, p. 17.
  37. ^ Nicolle, 2009, p. 18.
  38. ^ Runciman, 1952, pp. 257, 259.
  39. ^ Nicolle, 2009, pp. 42.
  40. ^ Nicolle, 2009, pp. 43.
  41. ^ Nicolle, 2009, pp. 46.
  42. ^ Nicolle, 2009, pp. 46.
  43. ^ Riley-Smith, 1991, p. 50.
  44. ^ Nicolle, 2009, pp. 47.
  45. ^ Runciman, 1952, pp. 267–270.
  46. ^ Nicolle, 2009, pp. 46.
  47. ^ Runciman, 1952, pp. 268–269.
  48. ^ Runciman, 1952, p. 269.
  49. ^ Runciman, 1952, pp. 270–271.
  50. ^ Riley-Smith, 1991, p. 51.
  51. ^ Runciman, 1952, pp. 272–273.
  52. ^ Runciman, 1952, pp. 272–273.
  53. ^ Brundage, 1962, pp. 115–121.
  54. ^ Nicolle, 2009, p. 54.
  55. ^ Nicolle, 2009, pp. 18, 54.
  56. ^ Riley-Smith, 1991, pp. 49–50.
  57. ^ Nicolle, 2009, p. 54.
  58. ^ Brundage, 1962, pp. 115–121.
  59. ^ Nicolle, 2009, p. 55.
  60. ^ Riley-Smith, 1991, p. 50.
  61. ^ Runciman, 1952, pp. 228–229.
  62. ^ Riley-Smith, 1991, p. 50.
  63. ^ Brundage, 1962, pp. 115–121.
  64. ^ Riley-Smith, 1991, p. 50.
  65. ^ Brundage, 1962, pp. 115–121.
  66. ^ Riley-Smith, 1991, p. 50.
  67. ^ Baldwin, Setton, 1969.
  68. ^ Riley-Smith, 1991, p. 50.
  69. ^ Nicolle, 2009, p. 77.
  70. ^ Runciman, 1952, pp. 232–234, 277.
  71. ^ Nicolle, 2009, pp. 81–84.
  72. ^ Nicolle, 2009, p. 84.
  73. ^ Nicolle, 2009, p. 84.
  74. ^ Riley-Smith, 1991, p. 126.
  75. ^ Riley-Smith, 1991, p. 56.
  76. ^ Riley-Smith, 1991, p. 60.

BibliografiaModifica

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  • (EN) Steven Runciman, A History of the Crusades, vol. II: The Kingdom of Jerusalem and the Frankish East, 1100–1187, repr. Folio Society, 1994, Cambridge University Press, 1952.
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