Seconda venuta

evento nel quale avverrebbe secondo le religioni cristiane la seconda venuta di Gesù Cristo

Nel cristianesimo per "seconda venuta" si intende un evento nel quale, a un certo punto della storia dell'umanità, Gesù si manifesterà nuovamente e pienamente per portare a compimento la redenzione del mondo; sinonimi dell'evento sono "secondo avvento" e "parusia".

Indice

Nel Nuovo TestamentoModifica

« Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. »

(Vangelo di Matteo 24,27)

Secondo il Nuovo Dizionario Teologico di Herbert Vorgrimler:[1] "Il Nuovo Testamento vede la parusia come l'evento conclusivo della catastrofica «fine del mondo», annunciata da molti segni premonitori (Mc. 13 par.), cioè come la venuta del Figlio dell'uomo «sulle nubi con grande potenza e gloria» (Mc 13,26), oppure come discesa di Gesù Cristo dal cielo (1Ts 4,16s). Lo scopo immediato di questa venuta è la celebrazione del giudizio escatologico". La seconda venuta, così intesa, realizza l'attesa di una figura vittoriosa diffusa in alcuni ambienti giudaici (cfr. messia ed escatologia ebraica).

Nella teologia modernaModifica

Nella teologia attuale si sono aperte diverse prospettive che si riflettono sul concetto di seconda venuta. In una di queste la seconda venuta non sarebbe un evento conclusivo, che accade all'improvviso simultaneamente per tutta l'umanità, ma un processo di compimento della storia dell'umanità in cui il Risorto diventa palese a tutti perché ognuno raggiunge definitivamente il termine della propria salvezza o perdizione e «"ritorna" in quanto tutti giungono a lui».[2]

Secondo un'altra prospettiva il giudizio finale costituisce un momento di effusione di "amore misericordioso e salvifico", perdendo le caratteristiche intimidatorie della pastorale tradizionale, e la seconda venuta, pur restando un evento conclusivo della storia, diventa l'inizio di questa fase.

Nell'ApocalisseModifica

L'Apocalisse di Giovanni descrive le vicende escatologiche in modo più articolato e non univocamente armonizzabile con gli altri testi del Nuovo Testamento. Secondo questo libro sulla Terra verrà instaurato il regno di Dio (cfr. Ap 19,6), in cui il suo Verbo (cioè Cristo) sconfiggerà il male e assieme ai suoi martiri "governerà con scettro di ferro"[3] per mille anni. Questa battaglia è essenzialmente di tipo etico.[4] Al termine di questo periodo seguirà l'ultima battaglia contro Satana e infine la risurrezione di tutti i morti per il giudizio finale, grazie al quale sarà eliminato il male e creato un mondo nuovo dove i giustificati godranno la vita eterna.

Secondo la normale esegesi cattolica, ortodossa e protestante l'instaurazione del Regno di Dio ha già avuto luogo in occasione della prima venuta di Cristo e i mille anni descrivono simbolicamente il tempo successivo, nel corso del quale il vangelo viene annunciato a tutte le nazioni. La seconda venuta quindi si situa al termine di questo periodo intermedio.

Nell'ambito, invece, delle confessioni evangelicali, in cui prevale l'interpretazione letterale dei testi biblici, si ritiene che prima della fine del mondo Cristo scenda nuovamente in Terra per instaurare un regno di pace e di giustizia (cfr. millenarismo). Solo dopo questa "parusia intermedia" e il successivo regno millenario avrebbe luogo l'"ultimo avvento".[5]

MiscellaneaModifica

La seconda venuta di Cristo è un tema che ha suscitato l'interesse di artisti, scienziati, teologi e i tentativi di interpretazione più diversi. A titolo esemplificativo:

NoteModifica

  1. ^ Centro Editoriale Dehoniano, Bologna 2004, p. 503.
  2. ^ K. Rahner-H.Vorgrimler, Dizionario di Teologia, Morcelliana 1968, p. 470.
  3. ^ Questa frase in Ap 19,15 è una citazione del salmo 2,9 e sostanzialmente ha la funzione di identificare il messia atteso dagli ebrei con Cristo, Verbo di Dio. Cfr. per esempio Claudio Doglio, Apocalisse di Giovanni, Padova 2010, p.192.
  4. ^ Cfr. Giancarlo Biguzzi, Apocalisse. Nuova versione, introduzione e commento, Milano 2005, p.339.
  5. ^ Cf. Treccani Vocabolario online.

BibliografiaModifica

  • A. L. Moore, The Parousia in the New Testament, Leiden, Brill, 1996.

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