Secretum
Titolo originale De secreto conflictu curarum mearum
Altri titoli Riguardo al segreto conflitto delle mie angosce
Secretum.jpg
Copertina di un'edizione del 1470
Autore Francesco Petrarca
1ª ed. originale tra il 1347 e il 1353
Genere opera in prosa
Lingua originale latino

Il Secretum o De secreto conflictu curarum mearum ("Riguardo al segreto conflitto delle mie angosce" è il titolo originale che tuttavia non viene attribuito dall'autore bensì viene tratto dalla frase finale dell'opera) è un'opera in prosa latina composta da Francesco Petrarca.

Indice

StoriaModifica

Gli studi di Francisco Rico hanno dimostrato che la stesura dell'opera cominciò nel 1347; viene rivista nel 1349 per poi essere definitivamente modificata nel 1353.

Alla fine del proemio l'autore esprime il desiderio che questo suo diario rimanga segreto (da cui appunto il nome all'opera), lontano da occhi indiscreti. E così fu: il "libretto" rimase ignoto eccetto agli amici più stretti come Boccaccio. Esso fu divulgato solo fra il 1378 ed il 1379 grazie al monaco fiorentino Tedaldo della Casa.

Le vicende dell'opera vengono circoscritte ad un periodo che va dal 1342 al 1343: sono anni difficili per il poeta poiché egli deve confrontarsi con la radicale scelta del fratello Gherardo di intraprendere una via monastica con il suo attaccamento alle passioni eterne e in particolare con il suo amore antistilnovistico per Laura e con la sua morbosa bramosia di gloria.

Tuttavia il Secretum non si presenta come un'opera frammentaria bensì con una struttura organica, ben definita e organizzata: sembrerebbe che l'autore avesse già pensato a una futura pubblicazione. Per cui, probabilmente, lo stesso autore cerca di portarci fuori strada facendoci pensare che esso sia un diario personale: in realtà egli aveva già pianificato tutto.

ContenutoModifica

Il Secretum può essere definito dunque come una sorta di "diario segreto", un diario intimo dove l'autore può esprimere apertamente, senza autodifese, il suo tormento interiore, l'inquietudine che logora la sua anima, i conflitti mai sopiti originati dal vizio dell'accidia che consiste nel conoscere il bene, nel sapere qual è la strada maestra ma senza aver la forza, la volontà e il coraggio di intraprenderla.

Petrarca modellò il dialogo platonico alla sua opera di cui aveva notizie non dal testo originale in greco ma da quello latino di Cicerone: questo nuovo modo di scrivere avrà molta fortuna nel periodo umanistico-rinascimentale. Protagonisti di questo dialogo sono Petrarca e sant'Agostino al cospetto di una donna, la Verità, che per tutto il tempo rimane in silenzio.

Petrarca non avrebbe potuto scegliere un interlocutore se non Agostino che aveva narrato nelle confessioni il suo impetuoso cammino verso la conversione che presupponeva un distacco totale dalle passioni terrene.

Petrarca conosceva le Confessioni grazie alla copia che un suo caro amico, il monaco agostiniano Dionigi di Borgo San Sepolcro, gli aveva donato nel 1333. Tuttavia questa non è l'unica opera che ispira la stesura del Secretum: De consolatione philosophiae ("Il conforto della filosofia") di Severino Boezio e De tranquillitate animi ("La tranquillità dell'animo") di Seneca giocano un ruolo importante.[1]

StrutturaModifica

L'opera è divisa in tre libri:

  • Il primo libro tratta del male in generale e conclude, secondo il pensiero appunto agostiniano, che esso non esiste, ma è causato da un'insufficiente volontà di bene, causata dalle passioni terrene che intorpidiscono lo spirito. Inoltre Petrarca asserisce in questo libro che molte sue scelte sono state condizionate dall'ambiente in cui si è trovato a vivere (in particolare la curia avignonese) e afferma la già nota teoria della "lettera dei pitagorici", ovvero la Y (il simbolo del cammino che si biforca). Agostino cerca invece di ricondurlo sulla retta via, invitandolo a dedurre, attraverso un processo di autocritica, che le colpe e/o i meriti dell'uomo dipendono da lui solo.
  • Nel secondo libro vengono analizzati i sette peccati capitali e Sant'Agostino si sofferma proprio sull'accidia, il male che più tormenta il poeta. Il santo capisce che per eliminare questo male bisognerebbe strapparlo alla radice, ma inizialmente non riesce a trovare una soluzione effettiva al problema.
  • Nel terzo libro si esaminano altre due passioni del poeta, in particolare l'amore per Laura e l'amore per la gloria, considerate i due più gravi difetti di Petrarca: per quanto il poeta dia ragione a Sant'Agostino che gli consiglia di rinunciarvi egli però non sa come poterne fare a meno.

Per quanto riguarda la figura di Sant'Agostino occorre precisare che egli costituisce la controparte critica della mente petrarchesca, scava ed indaga dentro la mente del poeta mettendo in luce le sue debolezze e spronandolo a superarle. In questo senso il lavoro di Sant'Agostino può essere paragonato all'uso della maieutica di Socrate per il fatto che comunque egli porti alla luce la verità (in questo caso le debolezze dell'animo del Petrarca) tramite un dialogo con costui. Ed è ciò che anche Socrate faceva: egli, tramite opportune domande, spingeva l'interlocutore a giungere al concetto richiesto senza che ci girasse attorno o cercasse di sviare in altri argomenti. C'è infine da puntualizzare una differenza che intercorre tra Socrate e sant'Agostino. Per Socrate la verità è frutto di una ricerca continua, associata con gli uomini. Per sant'Agostino esiste una verità suprema ed indiscutibile che non si guadagna tramite un confronto tra due persone ovvero la verità di Dio.

NoteModifica

  1. ^ Ezio Raimondi, Leggere come io l'intendo, Mondadori Bruno Scolastica, 2009. ISBN 978-88-424-5038-2