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EtimologiaModifica

 
Il nome Senecio deriva dal pappo biancastro che ricorda la chioma di un vecchio.

Il nome del genere deriva dal latino senex che significa “vecchio uomo” e deriva dal ciuffo di peli bianchi (pappo) che sormonta gli acheni, che ricorda la chioma di un vecchio. La prima volta questo nome apparve in uno scritto di Plinio.[1]

DescrizioneModifica

Le specie di questo ampio e diffuso genere presentano una estrema varietà di forme: esistono specie annuali e altre perenni, forme lianose, arbustive e arboree, specie con foglie succulente, specie acquatiche.
Le foglie sono alterne.
La maggior parte delle specie presenta infiorescenze a capolino di colore giallo raggruppate in corimbi, con fiori del raggio ligulati, femminili, e fiori del disco tubulosi, ermafroditi. L'involucro è formato da brattee disposte perlopiù in un'unica fila, spesso con apice nerastro.
I frutti sono acheni grossolanamente cilindrici sormontati da un fitto pappo biancastro.

TassonomiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Specie di Senecio e Specie italiane di Senecio.

Il genere Senecio comprende circa 1500 specie.[2]
Le specie presenti nel bacino del Mediterraneo sono:[3]

Species excludendaeModifica

Alcune specie in passato attribuite al genere Senecio sono oggi classificate all'interno di altri generi:

Alcune specieModifica

ProprietàModifica

Tutte le specie del genere contengono degli alcaloidi pirrolizidinici che possono risultare cancerogeni e epatotossici.[4]

Il bestiame evita le piante di Senecio se incontrate sul pascolo, ma non se contenute nel fieno. Grandi quantità contenute nel fieno possono provocare danni gravi agli animali e l'esito può essere anche letale, soprattutto nei piccoli lattanti.[4]

Gli alcaloidi possono contaminare anche il miele e il latte.[4]

Nella medicina tradizionale il senecio viene usato in forma molto diluita contro disturbi mestruali e sanguinamenti dal naso. Ma si sconsiglia vivamente l'automedicazione; i sintomi possono comparire anche dopo settimane, mesi e perfino anni.[senza fonte]

NoteModifica

  1. ^ Motta 1960, Vol. 3 – pag 693
  2. ^ Senecio, su Global Compositae Checklist. URL consultato il 13 settembre 2011.
  3. ^ Senecio, su The Euro+Med PlantBase - the information resource for Euro-Mediterranean plant diversity. URL consultato il 13 settembre 2011.
  4. ^ a b c Kast C., Mühlemann M., Dübecke, A. , Beckh, G. , Lüllmann, C., Alcaloidi pirrolizidinici in natura e importanza per gli alimenti (PDF), in L'Ape 2010; (9-10): 8-11.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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