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Separatismo religioso

modello di rapporto tra Stato e confessioni religiose

Il separatismo religioso è uno dei possibili modelli di rapporto tra Stato e confessioni religiose (esattamente come il cesaropapismo, il giurisdizionalismo o la teocrazia).

Si realizzerebbe qualora lo Stato, pur riconoscendole come ordinamenti giuridici, giudichi le confessioni religiose sistemi non soggetti al rispetto dell'ordinamento statale, il che dovrebbe implicare una perfetta "separazione" in ordine alla quale lo Stato non potrebbe governare le istituzioni religiose, ma nemmeno queste ultime avrebbero alcun potere giuridico nei confronti dei cittadini, potendo al massimo influenzare i loro comportamenti in senso meramente spirituale.

Di conseguenza non dovrebbe sussistere (come in Italia accade) la possibilità che autorità ecclesiastiche emanino atti produttivi di effetti nel nostro ordinamento civile (come nel caso di un matrimonio canonico che produce effetti civili se trascritto, o nel caso di una sentenza di un tribunale ecclesiastico valida in Italia).

In verità, dunque, il separatismo resta un modello assai utopistico e probabilmente (come ritenuto dal giurista Ruffini) mai storicamente verificatosi.

Origine storicaModifica

Esso nacque inizialmente nelle comunità degli anabattisti in Germania o degli Indipendenti in Inghilterra, comunità che rifiutavano l'appartenenza allo Stato, giudicato impuro e corrotto, e pertanto auspicavano alla formazione di Stati confessionali autonomamente governati e gestiti, anche sul piano finanziario. Ma questi movimenti non produssero mai l'effetto di una separazione perfetta: i pellegrini inglesi trasferitisi in America fondarono governi puritani quasi teocratici, mentre gli altri paesi europei in partenza legati al separatismo svilupparono due tendenze antitetiche: o l'avvento di un "laicismo" inteso come anticlericalismo (rifiuto delle confessioni religiose, propaganda antiecclesiastica - v. URSS o Francia della riforma 1905) oppure, al contrario, l'abitudine a sviluppare, mediante trattato, concessioni privilegiatarie nei riguardi delle confessioni, prima su tutte quella romano-cattolica.

In Italia al periodo cosiddetto "eversivo" dei governi di Destra e Sinistra storica (che sottrassero alla Chiesa temporalità, soppressero associazioni religiose e ordini come quello dei Gesuiti) seguì il ventennio fascista, nel quale Benito Mussolini avvertì l'esigenza di sfruttare la religione come "instrumentum regni": la sua tattica politica portò alla stipulazione nel Febbraio del '29 dei Patti Lateranensi (composti dal Trattato e dal Concordato), che crearono il Vaticano, restituirono al Papato i privilegi perduti e istituirono nuove forme di trattamento del fenomeno cattolico in Italia in senso filo-cattolico, e con forti discriminazioni nei confronti delle minoranze religiose.

Caduto il fascismo ed eretta la Repubblica, il Costituente del '47 non volle eliminare i Patti ma anzi ne diede conferma con l'art.7 della Costituzione. Si continuava a praticare in Italia un confessionismo "velato"; si garantivano i diritti delle minoranze senza però abrogare le libertà ecclesiastiche; gli Accordi del 1984 di Villa Madama modificativi del Concordato del 1929 hanno adeguato la materia dei rapporti Stato-Chiesa al contesto di un'Italia meno cattolicizzata e aperta a nuove etiche progressiste, ma resta comunque la presenza di un Trattato del 1929 che mantiene in vita la possibilità che autorità ecclesiastiche emanino atti produttivi di effetti nel nostro ordinamento civile.

È sensato concludere, dunque, che il modello di rapporti con la Chiesa seguito dall'Italia è quello concordatario: il concordato è uno strumento giuridico simile al trattato internazionale (perché la Santa Sede è considerata un soggetto internazionale sovrano come lo è l'Italia) con cui Italia e Chiesa regolano i loro rapporti in modo paritario: non si mette in discussione l'autonomia di ciascuno di essi rispetto all'altro, ciascuno nel proprio ordine, ma esiste un ordine di rapporti (assai imprecisato) disciplinato da entrambi questi soggetti per accordo bilaterale, in senso, per l'appunto, concordatario.

BibliografiaModifica

  • Finocchiaro, Diritto Ecclesiastico, 2006.