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Sergio Cragnotti

imprenditore e dirigente sportivo italiano

Sergio Cragnotti (Roma, 9 gennaio 1940) è un imprenditore e dirigente sportivo italiano.

È conosciuto soprattutto per aver legato il suo nome alla Lazio tra gli anni novanta e duemila.

BiografiaModifica

Nato nel quartiere romano di Porta Metronia e laureatosi in Economia e commercio, Cragnotti incomincia la sua carriera finanziaria come contabile nella Calce e Cementi Segni, società della Bombrini Parodi Delfino di Colleferro. Dalla Calce e Cementi Segni emigra e va a lavorare per conto della Cimento Santa Rita in Brasile, paese che sarà all'origine della sua fortuna successiva e in cui trascorrerà talmente tanti anni da essere soprannominato "Serginho". La società brasiliana viene acquisita dai Ferruzzi e così Cragnotti incontra il capo della famiglia ravennate, Serafino Ferruzzi. Nel giro di poco tempo viene nominato responsabile di tutte le attività brasiliane del gruppo Ferruzzi. Dopo la tragica morte dello stesso Serafino (1979), alla guida del gruppo agroalimentare viene nominato Raul Gardini. Proprio da Gardini, il quale gli affibiò il soprannome di "Giapponese", Cragnotti viene nominato responsabile delle attività in Francia, per poi rientrare in Italia dopo qualche tempo ed iniziare un'inarrestabile scalata ai vertici, riuscendo a farsi assegnare un ruolo di primo piano nell'amministrazione finanziaria della Montedison come vicepresidente prima e amministratore delegato poi. Dalla fusione di questa con l'ENIchem, nasce l'Enimont, di cui lo stesso Cragnotti diventa amministratore delegato nel 1989.

Nel 1991, una volta uscito da Enimont con una liquidazione record da 80 miliardi di lire, entra in piena autonomia e spregiudicatezza nel mondo dell'imprenditoria fondando una merchant bank, Cragnotti & Partners Capital Investment NV, di cui è il principale azionista nonché presidente. Compra aziende a poco per rivenderle a tanto, la sua specialità, ma realizza anche quello che probabilmente era un suo sogno giovanile: diventare imprenditore. Acquisisce in Brasile la Bombril (azienda leader di mercato nel settore della detergenza domestica), in Canada la Lawson Mardon (societá quotata in Borsa operante nel settore degli imballaggi), e in Italia conclude l'acquisto della Brill (società produttrice di lucido per scarpe) e della Semenzato Casa d'Aste. Avviene anche la prima operazione di grande importanza, ovvero l'acquisizione dell'A.L.A. dalla famiglia Marzotto e della Polenghi Lombardo dalla Fedital, la società capofila della partecipazione del settore latte della Federconsorzi, che lo stesso Cragnotti acquisterà dal concordato preventivo Federconsorzi nell'anno successivo; presenterà in quel periodo anche un'offerta d'acquisto, senza poi realizzarlo, per il marchio di elettronica di consumo Autovox. Per i fatti relativi all'acquisizione di Fedital, l'imprenditore capitolino fu poi imputato nella procedura per bancarotta preferenziale, ma fu prosciolto dal Gip.

Il 20 febbraio 1992 Sergio Cragnotti, seguendo anche il suggerimento di suo fratello Giovanni, rileva ufficialmente la S.S. Lazio, dopo una lunga trattativa con il presidente Gianmarco Calleri e l'altro azionista di riferimento Renato Bocchi, per una cifra di 38 miliardi di lire.[1] Il 12 marzo dello stesso anno verrà nominato presidente della società biancoceleste, per la quale spese alla sua prima sessione di calciomercato circa 60 miliardi, portando a Roma campioni del calibro di Paul Gascoigne (formalizzando l'acquisto dell'inglese già avviato dal suo predecessore Calleri), Giuseppe Signori ed Aron Winter.[1]

È stato proprietario del club tra il 1992 e il 2003, anche se nel periodo tra il 1994 e il 1998 la carica presidenziale viene affidata a Dino Zoff; sotto la sua gestione, la squadra capitolina ottiene importanti successi a livello nazionale e continentale, vincendo 1 Scudetto (1999-2000), 2 Coppe Italia (1998, 2000), 2 Supercoppe Italiane (1998, 2000), 1 Coppa delle Coppe (1998-1999), 1 Supercoppa UEFA (1999) a cui si aggiungono una finale di Coppa UEFA 1997-1998 (persa contro l'Inter) e due secondi posti in campionato, nel 1994-1995 e nel 1998-1999. Nel 1998 il finanziere romano decide per l'ingresso della Lazio nella Borsa Italiana: il 6 maggio 1998 la società biancoceleste esordisce sul listino di Piazza Affari; è il primo club calcistico italiano a farlo. Successivamente la Roma (maggio 2000) e la Juventus (dicembre 2001) seguiranno l'iniziativa di Cragnotti.

Nel 1994, dopo esserne stato socio attraverso una quota di partecipazione nella controllante Sagrit, diventa azionista unico della Finanziaria CirioBertolliDe Rica che, insieme alle successive acquisizioni della Centrale del latte di Roma, oltre al controllo prima ancora di quelle di Ancona, Legnano, Napoli e Vicenza, alla creazione della società Eurolat e all'acquisizione del gruppo Del Monte Royal Foods, trasforma in un vero e proprio colosso agroalimentare. Tutte le sue attività hanno raggiunto il massimo della parabola, compresa la Lazio, che nel 2000 conquisterà il secondo Scudetto della sua storia.

Da lì a un anno incomincerà la fase discendente, si intravedono le prime avvisaglie di una crisi che culminerà nel 2002 con il default dei bond Cirio. Cragnotti è invitato a mettersi da parte e a lasciare le sue imprese, compresa la Lazio, nelle mani delle banche. Nel 2003 viene inserito nel registro degli indagati dalla Procura di Roma, con l'accusa di bancarotta fraudolenta. Nel febbraio 2004, dopo esser stato arrestato nella sua tenuta di Montepulciano, viene rinchiuso nel Carcere di Regina Coeli con ordinanza di custodia cautelare; esce ad agosto dello stesso anno.

Nel novembre 2006 Cragnotti ha pubblicato la sua autobiografia (scritta insieme con Fabrizio Pennacchia), Un calcio al cuore, pubblicata da Fazi Editore. Nel 2008 è stato presidente della S.S. Lazio Paracadutismo.

Il 5 luglio 2011, al processo sul crac del gruppo Cirio, con la sentenza emessa dai giudici della prima sezione penale del tribunale di Roma, il finanziere capitolino verrà riconosciuto colpevole per bancarotta del colosso agroalimentare e condannato a 9 anni di reclusione. Condannati anche il genero Filippo Fucile (4 anni e sei mesi) e i figli Andrea (4 anni), Elisabetta (3 anni) e Massimo (3 anni).[2] Nel dicembre 2016 viene assolto dall'accusa di bancarotta in relazione al crac della società Cisim Food, del gruppo Cirio, perché il fatto non sussiste.[3] Nell'ottobre 2017, la Cassazione ha annullato la sentenza di condanna in secondo grado (8 anni e 8 mesi di reclusione) nell'ambito del processo per il crac Cirio, mentre ha rinviato a un nuovo processo nell'ambito della vicenda Bombril.[4] Per quest'ultima la Corte d’Appello ha ridotto la pena a 5 anni e 3 mesi.

Nell'estate precedente, aveva appoggiato l'idea del figlio Massimo di rientrare nel calcio, fondando la Cragnotti Football Club.[5]

NoteModifica

  1. ^ a b Calciatori ‒ La raccolta completa Panini 1961-2012, Vol. 9 (1992-1993), Panini, 2 luglio 2012, p. 10.
  2. ^ Francesco De Dominicis, Cirio, Cragnotti e Geronzi colpevoli per la bancarotta, su liberoquotidiano.it, 5 luglio 2011.
  3. ^ Sergio Cragnotti assolto dall'accusa di bancarotta per il fallimento di Cisim Food, su ilfattoquotidiano.it, 16 dicembre 2016.
  4. ^ Dario D'Angelo, Lazio, Cragnotti: condanna annullata e nuovo processo per crac-Cirio, su calcionews24.com, 6 ottobre 2017.
  5. ^ La famiglia Cragnotti torna nel calcio, su sportal.it, 4 settembre 2017.

Voci correlateModifica

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