Copertina del Serto della montagna, edizione del 1847
Il protagonista, il Metropolita Danilo

Il Serto della montagna (serbo: Горски вијенац / Gorski vijenac) è un poema e un'opera teatrale, capolavoro della letteratura montenegrina, scritto dal principe-vescovo e poeta Petar II Petrović-Njegoš.[1]

Njegoš scrisse il Serto della montagna nel 1846 a Cettigne, e lo pubblicò l'anno successivo dopo averlo fatto stampare da un monastero armeno a Vienna. È un poema epico moderno in versi come testo teatrale, che combina dunque tre dei principali modi di espressione letteraria. È stato tradotto in italiano da Umberto Urbani (Trieste, 1939).

Indice

TemiModifica

Ambientato nel Montenegro del '700, il poema tratta dei tentati dell'antenato dell'autore, il Metropolita Danilo I Petrović-Njegoš, di regolare le relazioni tra le tribù guerriere della segione. Scritto come una serie di scene fittizie in forma di dialogo e monologo, il poema si apre con la visione del Metropolita Danilo della diffusione dell'Impero ottomano in Europa. Lacerato da conflitto interiore, Danilo vede che la battaglia è inevitabile, ma la teme.[2]

Cominciando come visione poetica, il Serto si sviluppa in un dramma storico-politico che si espande in una descrizione in stile epico della vita in Montenegro, incluse le feste, i ritrovi, i costumi, le credenze, e la lotta per sopravvivere all'oppressione ottomana. Nei suoi 2819 versetti, il Serto della montagna descrive tre civiltà distinte ed oppost: quella eroico-patriarcale del Montenegro classico, quella islamico-orientale dell'Impero ottomano, e quella europeo-occidentale della Repubblica di Venezia.[3]

Il poema è costruito intorno ad un singolo evento, presentato come storico, che ebbe luogo in un giorno di Natale del primo '700, durante il regno del Metropolita Danilo: l'esecuzione di massa dei montenegrini che si erano convertiti all'Islam, conosciuta come "Inquisizione del Turchizzati" (Истрага Потурица / Istraga Poturica). Nonostante le difficoltà nel provare che un evento della magnitudine e caratteristiche di quello descritto da Njegoš sia effettivamente avvenuto in Montenegro, il tema del poema è soggetto di significativo dibattito politico ed ideologico. Secondo una recente Storia del Montenegro, un evento del genere ebbe effettivamente luogo, ma fu di portata solo locale: avvenne nel 1707 nel clan di Ćeklići, una delle oltre 20 tribù del Montenegro.[2]

Il fatto che Njegoš utilizzi tale evento solo come quadro storico generale, senza preoccuparsi della data esatta, sottolinea la sua preoccupazione per le stesse tematiche tipiche del romanticismo: la lotta per l'autodeterminazione dei popoli, in questo caso contro la dominazione ottomana.[4]

Nella premessa alla prima edizione inglese del poema, del 1930, il linguista Vasa D. Mihajlović sostiene che la maggior parte delle azioni e molti personaggi del Serto hanno forti similarità con Njegoš stesso e con il suo tempo, sottolineando le sue ambizioni a liberare il suo popolo e permettere loro di vivere in pace e dignità.[4] Njegoš è irato perché è forzato a combattere una costante battaglia per la sopravvivenza dello stato montenegrino, della sua libertà, tradizioni e cultura contro un'opponente più forte. Per lui, l'islamizzazione dei montenegrini simbolizza lo stadio iniziale di un processo di dissolvimento dei valori socio-culturali tradizionali del Montenegro, e condanna i convertiti per non esserne coscienti.[2]

I personaggi del Serto della Montagna sono coinvolti in una lotta tra il bene e il male. Sottolineando ideali che dovrebbero essere condivisi da tutti, Njegoš esprime una ferma fede nel'uomo e nella sua bontà e integrità di fondo. Mostra anche che l'uomo deve sempre lottare per i propri diritti e per ciò a cui aspira, poiché nulla si ottiene per caso.[4]

I temi principali del Serto della Montagna possono essere divisi in tre categorie:[5]

  1. il richiamo a un risveglio nazionale e ad una unificazione del popolo montenegrino nella lotta per la libertà;
  2. idee che riflettonon la sapienza popolare, i valori etnici tradizionalie e una visione eroica ed epica della vita e del sistema di valori;
  3. idee che rappresentano i pensieri personali e la visione filosofica di Njegoš sulla natura, la politica e la società, inclusa la lotta senza sosta tra vizio e virtù, bene e male, onore e vergogna, dovere e sacrificio.[5]

In metro decasillabo, il poema è scritto nel linguaggio della poesia epica folk serba. A parte le molte metafore, immagini forti e humor, che ravvivano un'atmosfera altrimenti buia e tragica, il poema include pensieri profondi, spesso espressi in laconica maniera proverbiale, taluni poi entrati nel linguaggio comune, come "Quando le cose vanno bene è facile essere buoni, ma è nella sofferenza che si capisce chi è l'eroe" (137-138).[4]

Ricezione, critica e controversieModifica

Lo storico Srđa Pavlović sottolinea come il Serto della montagna sia stato soggetto di lode e di critica, e spesso utilizzato per sostenere opinioni diametralmente opposte. Indipendentemente dalla loro agenda politica, preferenze ideologiche o convinzioni religiose, ogni nuova generazione di storici e politici della regione si appropria dell'opera di Njegoš sperando di trovare abbastanza citazioni per convalidare le proprie opinioni.[2]

Secondo Pavlović i nazionalisti serbi hanno tentato di usare l'opera come giustificazione storica del sogno della Grande Serbia, i nazionalisti croati come la dichiarazione finale della natura orientale degli slavi del sud ad est del fiume Drina, mentre altri vedono nel Serto della montagna un manuale per la pulizia etnica e l'omicidio fratricida. Gli indipendentisti montenegrini hanno in gran parte rifuggito da qualsiasi interpretazione della poesia di Njegoš, e solo occasionalmente ne discutono i meriti letterari e linguistici.[2]

Abdal Hakim Murad, tra i principali studiosi britannici dell'Islam, sostiene che il Serto della montagna attinga da antichi sentimenti di violenta islamofobia. Egli vede il dominio ottomano sulla cristiana Serbia medievale come una salvaguardia efficace contro le crociate del cattolicesimo occidentale, affermando che il poema vede "i ripetuti appelli dei musulmani alla coesistenza semplicemente come tentazioni sataniche, il sorriso di Giuda, che il Metropolita Danilo alla fine supera celebrando il massacro finale".[6]

Michael Sells, docente di storia e letteratura islamica, condivide una visione simile, affermando che il poema - una lettura obbligatoria in tutte le scuole jugoslave prima della guerra - si distingue per la sua celebrazione della pulizia etnica. A suo avviso, esso "denota gli slavi musulmani come assassini di Cristo, e svolge un ruolo significativo nel conflitto etnico e nella guerra in Bosnia degli anni 1990", sottolineando come il Serto della montagna viene memorizzato e citato dai nazionalisti radicali serbi degli anni 1990.[7]

Per il giornalista Tim Judah "c'è un altro aspetto del Serto della montagna molto più sinistro rispetto al suo elogio del tirannicidio. Con il suo appello allo sterminio di quei montenegrini che si erano convertiti all'Islam, la poesia è anche un inno alla pulizia etnica ... essa aiuta a spiegare come la coscienza nazionale serba sia stato plasmato e come le idee di liberazione nazionale si siano indissolubilmente legati all'uccidere il tuo vicino e bruciare il suo villaggio."[8]

Per quanto riguarda le affermazioni circa l'influenza della poesia nella pulizia etnica, Pavlović sostiene che è sufficiente dire che, attualmente, circa il 16% della popolazione montenegrina è di fede islamica, e che i montenegrini della fede islamica e il loro patrimonio socio-culturale sono stati in passato e sono attualmente parte integrante della matrice generale della società montenegrina.[2]

Pavlović sostiene che il politico Njegoš stava cercando di realizzare la ristrutturazione di una società tribale in una nazione in base al concetto di risveglio nazionale nel XIX secolo. Pavlović propone la lettura del Serto della Montagna come racconto di una ormai lontana società eroica tribale, la cui descrizione aveva ormai ben poco in comune con il Montenegro del tempo di Njegoš e non ha nulla in comune con il Montenegro contemporaneo. Tuttavia, il Serto della Montagna dice molto circa le condizioni politiche, sociali, culturali ed economiche in Montenegro nel corso del XIX secolo, e sugli sforzi di Njegoš a sostegno delle idee del panslavismo e del Movimento illirico. Il Serto della montagna è un importante capolavoro letterario e non può essere visto solo come letteratura nazionale, perché tratta di questioni molto più ampie rispetto ai margini ristretti dello spazio politico e culturale del Montenegro, e per Pavlović, non deve essere letta al di fuori del contesto del momento della sua nascita.[2]

NoteModifica

  1. ^ Stanley Hochman, McGraw-Hill Encyclopedia of World Drama: An International Reference Work in 5 Volumes, VNR AG, 1984, p. 194, ISBN 978-0-07-079169-5.
    «The Mountain Wreath, considered the greatest work in Serbian literature,...».
  2. ^ a b c d e f g The Mountain Wreath: Poetry or a Blueprint for the Final Solution?, Srdja Pavlovic, 2001.
  3. ^ Kratka istorija Srpske književnosti, Jovan Deretić, 1983
  4. ^ a b c d Introduction to the First English Translation, Vasa D. Mihajlovic, 1930
  5. ^ a b Komentar Gorskog Vijenca,prof.dr.
  6. ^ The churches and the Bosnian War, Shayk Abdal Hakim Murad
  7. ^ Some Religious Dimensions of Genocide Michael Sells, 1995
  8. ^ Judah, The Serbs, Yale University Press, p. 77, ISBN 978-0-300-15826-7.

Collegamenti esterniModifica