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La settimana santa di San Severo occupa un posto assai rilevante fra le tradizioni della pietà popolare della città. Protagoniste delle celebrazioni della Passione, nonché principali attrici delle due commoventi processioni che si snodano il venerdì Santo, sono l'Arciconfraternita dell'Orazione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo della chiesa della Pietà, l'Arciconfraternita del SS. Rosario, che serve la chiesa della SS. Trinità, l'Arciconfraternita di Maria SS. del Soccorso, custode del Santuario della Madonna Nera, e la Confraternita del SS. Sacramento, che ha sede presso la chiesa di Santa Lucia. Il culto dell'Addolorata, inoltre, risulta tra i più praticati della città. Non è considerata la più bella, questo primato e detenuto dalla settimana santa di Taranto

Indice

Le originiModifica

 
L'altare del miracolo della Pietà

Il miracolo della PietàModifica

I pellegrini che durante il Basso Medioevo si recavano al Sacro Speco di san Michele Arcangelo sul Gargano, facevano sosta a San Severo presso gli xenodochi della città. In seguito al terremoto del 1542 l'ospedale della Pietà, sito nell'antica piazza del mercato, fu abbandonato in quanto inagibile, divenendo poi luogo di intrattenimento e ritrovo per i pellegrini che giocavano d'azzardo. Uno di questi, nel 1557, perso al gioco tutto quello che aveva, sfogò la sua rabbia scagliando un coltello contro la figura della Vergine della Pietà affrescata nell'ospedale: dalla gota della Madonna sarebbe fuoriuscito del sangue e i sacrileghi fuggirono spaventati. Solo vent'anni dopo un testimone decise di raccontare ai magistrati l'accaduto. Rinvenuto l'affresco, ormai quasi completamente nascosto dalle macerie, dalla figura sarebbe sgorgato ancora sangue e per il fatto prodigioso si decise di erigere una chiesetta intitolata alla Madonna della Pietà. Anni dopo, il vescovo Malaspina volle personalmente verificare se il prodigio fosse frutto di invenzione o reale miracolo e, nel tentativo di cancellare con acqua e aceto il grumo di sangue formatosi sulla gota della Vergine, l'affresco avrebbe sanguinato ancora una volta. Nel 1682 iniziarono i lavori di ampliamento della chiesetta, poi interrotti per mancanza di fondi dopo i danni di un altro sisma, quello del 1688. I lavori ripresero solo nel 1707, quando la chiesa fu affidata alla nobile Congregazione dei Morti (oggi Arciconfraternita dell'Orazione e Morte), i cui ricchi confratelli, membri del notabilato cittadino, finanziarono l'impresa. Tra i loro compiti era quello di solennizzare annualmente non solo la festa di san Giuseppe, patrono del sodalizio, ma anche quella della titolare della chiesa, che ricorreva la quarta domenica di maggio.

Il culto dell'AddolorataModifica

 
Venerdì Santo: l'Addolorata

Nel 1727 nacque la congregazione dell'Addolorata, affiliata alla congregazione dei Morti, allo scopo di solennizzare il culto della Vergine dei Sette Dolori, con processione nella terza domenica di ogni mese, specialmente in settembre, per le strade della parrocchia di San Severino. Fu per l'occasione commissionata la statua dell'Addolorata all'artista sanseverese Sebastiano Marrocco, tra gli allievi più valenti del celebre scultore napoletano Giacomo Colombo. L'effigie, una sorta di trasposizione plastica della Vergine raffigurata nell'affresco miracoloso, appare stremata, con le braccia abbandonate in una rassegnazione che è un sospirato nuovo 'fiat' alla volontà divina. Nel realizzare il viso della Vergine l'artista evitò una figurazione esasperata del dolore, conferendo alla sacra immagine un senso di totale abbandono agli eventi e di straziante dolore interiore, senza enfasi nella gestualità e nell'espressione. Col petto trafitto da un pugnale d'argento, la Vergine tiene delicatamente nella mano destra un fazzoletto, nella sinistra uno scapolare, e sul suo pallido volto brillano, a mo' di lacrime, tre diamanti. la sera del venerdi santo tutti i fedeli vanno a dare le condolianze alla madre del cristo

L'IncontroModifica

 
Venerdì Santo: Cristo alla colonna

Venuta meno alla metà del Settecento l'usanza processionale settembrina, dal 1837 la congregazione dei Morti prese ad utilizzare la statua dell'Addolorata per la tradizionale 'peregrinatio' ai "sepolcri" (gli altari delle reposizione del Sacramento) all'alba del venerdì Santo. Anche l'arciconfraternita del SS. Rosario intraprese la consuetudine di visitare i sepolcri, portando con sé la commovente statua del Cristo flagellato alla colonna (scolpita nel 1790 dall'artista Gregorio Palmieri). Il caso volle che, all'alba del venerdì Santo del 1838, le due arciconfraternite si incontrassero con le rispettive statue nel largo esistente dinanzi al convento dei cappuccini: la commozione dei presenti fu tanta che dall'anno seguente le congreghe si misero d'accordo per meglio organizzare l'Incontro. In seguito l'evento fu enfatizzato con l'aggiunta della caratteristica corsa dei simulacri. L'arciconfraternita del Soccorso, a partire dal 1846, si unì alle arciconfraternite dei Morti e del Rosario nella processione del venerdì Santo introducendo la pesante croce del Cireneo, portata a spalla da penitenti espianti, macchiatisi di delitti più o meno gravi, e utilizzata per dividere le statue del Cristo e della Vergine durante l'Incontro. Dal 1838 ad oggi l'usanza non è mai venuta meno ed è tuttora caratterizzata da grande partecipazione popolare. Nel 1885 l'Incontro fu spostato per ragioni di spazio dal largo cappuccini al largo del Rosario, dove oggi è ubicato l'edificio delle Poste centrali. Il maggior spazio non fu ritenuto sufficiente, e negli anni seguenti – e quasi per tutto il primo Novecento – l'Incontro fu riproposto più volte nel corso del tragitto processionale (piazza Carmine, piazza Vittorio Emanuele ecc.). Nel 1928 Mons. Oronzo Durante, vescovo di San Severo dal 1922 al 1941, fece sostituire la statua del Cristo legato alla colonna con una nuova statua in cartapesta leccese raffigurante Cristo che porta la croce: riteneva, infatti, che fosse illogico che il Cristo immobilizzato per la fustigazione corresse incontro alla Madre Addolorata. Successivamente i sanseveresi rivollero la toccante bellezza e l'espressività del Cristo alla colonna, e l'antica statua tornò regolarmente in processione. Nel 1965 si rispolverò l'usanza di un secondo Incontro in piazza della Repubblica, subito prima del rientro del Cristo alla colonna, poi nuovamente abolita negli anni novanta.

I riti ai giorni nostriModifica

Giovedì SantoModifica

I Sepolcri, o altari della reposizione, costituiscono una rappresentazione simbolica dell'istituzione dell'Eucaristia avvenuta durante l'Ultima Cena e sono appunto allestiti in occasione della Messa in Coena Domini. L'altare predisposto ad accogliere il Sacramento viene riccamente addobbato, con simboli eucaristici, piante e fiori preparati dai fedeli. Per tradizione si visitano sette sepolcri in memoria dei sette dolori della Vergine (o comunque in numero dispari, secondo la credenza popolare). Vengono inoltre accomodate sulle rispettive pedane processionali ed esposte alla pubblica venerazione le statue dell'Addolorata nella chiesa della Pietà, del Cristo flagellato alla colonna nella chiesa dei Celestini, dell'Addolorata e del Cristo morto nella chiesa di Santa Lucia. Nel Santuario della Madonna del Soccorso è esposta la croce del Cireneo.

Venerdì SantoModifica

 
La deposizione

All'alba del venerdì Santo partono dalla chiesa dei Celestini la processione del Cristo flagellato portato a spalla dai confratelli del Rosario e dalla chiesa della Pietà quella dell'Arciconfraternita dei Morti con il simulacro dell'Addolorata; ciascuna percorre un proprio itinerario prima di congiungersi in piazza Castello. L'Arciconfraternita del Soccorso, dal Santuario, muove processionalmente con la croce del Cireneo verso la piazza, dove sosta abitualmente in attesa dell'arrivo dei due sacri cortei. Alle 6:30 circa avviene il commovente Incontro tra i simulacri della Vergine Addolorata e del Figlio flagellato, che, dopo una corsa straziante l'una verso l'altro, proprio al momento del ricongiungimento sono separati dalla pesante croce del Cireneo. Il coro dei bambini, accompagnato dalla banda musicale, intona le note della tradizionale canzoncina dell'Addolorata (“A questo fiero tronco”); viene poi il momento dell'esortazione omiletica del Vescovo. Al termine della cerimonia i tre cortei si uniscono in un'unica processione (nell'ordine: Arciconfraternita del Rosario, del Soccorso, dell'Orazione e Morte) e percorrono l'intero “Giro esterno” per poi far ritorno nelle rispettive chiese intorno alle ore dieci. La sera del venerdì Santo invece, la confraternita del Sacramento muove processionalmente dalla chiesa di Santa Lucia con le statue del Cristo Morto, racchiuso in un elegante urna dorata neobarocca, e della Vergine Addolorata, percorrendo pressoché lo stesso itinerario della processione mattutina. Le prime testimonianze di questa usanza risalgono al 1892, anno in cui risultano registrate le spese della costruzione dell'urna, del restauro del Cristo morto e di un abito più ricco per il simulacro dell'Addolorata. Alle ore 18:00 nella chiesa della Pietà si svolge la solenne Via Crucis e, a seguire, l'ora della Desolata: la statua della Vergine, spogliata dei ricchi abiti del mattino, indossa un vestito nero più semplice in segno di lutto e riceve le condoglianze dei fedeli con il tradizionale rito del bacio (il “Besamanos”, di origine spagnola). Negli ultimi anni l'Arciconfraternita dell'Orazione e Morte ha reintrodotto il tradizionale e antico Ufficio delle Tenebre: la cerimonia rituale, in cui si rievocano tutti i momenti salienti della Passione, termina con un caratteristico frastuono (prodotto da particolari strumenti o dal semplice battere delle mani sui banchi), teatrale rievocazione del terremoto che squarciò la terra subito dopo la morte di Cristo. Al termine della processione serale, invece, in Santa Lucia viene allestita la sacra deposizione: il Cristo morto è deposto sulla mensa dell'altare maggiore, adibito a sepolcro per l'occasione, con alle spalle il simulacro della Vergine in dolorosa contemplazione.

Tradizioni cessateModifica

Anticamente la visita ai sepolcri si svolgeva a partire dall'alba del venerdì Santo: oltre ai numerosi fedeli, anche diverse confraternite vi si recavano processionalmente in pellegrinaggio. Alla processione mattutina del venerdì Santo prendevano parte anche i membri della Confraternita delle Grazie, i quali si associavano alla Congregazione dei Morti. La Pasqua, prima della riforma di Pio XII, si celebrava il Sabato Santo, e non la domenica: un festoso suono di campane alle 11:00 del mattino annunciava che Cristo era risorto e in quel momento la gente manifestava la sua gioia producendo un gran fracasso con pentole, scuotendo vari oggetti e battendo scope sotto letti e armadi per scacciare le presenze demoniache. Un'antichissima credenza popolare voleva infatti che il gran rumore allontanasse gli spiriti maligni e lo stesso utilizzo delle batterie pirotecniche durante le celebrazioni religiose ne è una chiara testimonianza. Si allestivano, inoltre, dei veri e propri carri trionfali portati in giro per il paese dai più giovani, su cui venivano issate bandiere e collocate immagini sacre. Fino a pochi anni fa vi era la consuetudine di vestire le bambine e le donne da “Addolorate” (come la statua dell'Addolorata della Pietà) e i bambini da piccoli “Gesù” (a imitazione della statua del Cristo che porta la croce), a devozione o in seguito a voto pronunciato alla presenza di un sacerdote: oggi l'usanza di “vestire” i bambini risulta totalmente cessata, mentre è ancora praticata quella delle “addoloratine”, benché in misura assai ridotta.

BibliografiaModifica

  • Emanuele d'Angelo, La chiesa di santa Maria della Pietà in Sansevero. Appunti di storia e di arte, San Severo, Esseditrice, 2000.
  • Antonio Masselli, La Settimana Santa a San Severo. Le Chiese e le Confraternite, Apricena, Malatesta, 2003.
  • Emanuele d'Angelo, Note sulla congregazione dei Morti di Sansevero (secc. XVII-XVIII), in Atti del 24º Convegno nazionale sulla Preistoria - Protostoria - Storia della Daunia (San Severo, 29-30 novembre 2003), San Severo, Archeoclub d'Italia, 2004, pp. 183–206.
  • Emanuele d'Angelo - Christian de Letteriis, L'orgoglio pietrificato. Il Settecento trionfante della chiesa di santa Maria della Pietà a San Severo, Foggia, Claudio Grenzi Editore, 2009.
  • Emanuele d'Angelo - Christian de Letteriis, Gratia plena. Splendori della devozione mariana a San Severo, Foggia, Claudio Grenzi Editore, 2010.

Collegamenti esterniModifica