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Settimana santa di Sulmona
Sulmona - Chiesa della Santissima Annunziata.JPG
Complesso della Santissima Annunziata,in corso Ovidio, dove passa la processione del venerdì santo.
Tipo di festastorico-religiosa
Datadalla domenica delle Palme alla domenica di Pasqua
Celebrata inSulmona
ReligioneCristianesimo
Oggetto della celebrazioneprocessione della morte di Cristo, resurrezione, Madonna che scappa
Feste correlatePasqua
Tradizioni religioseprocessione per il corso Ovidio
Tradizioni profaneMadonna che scappa, processione delle Confraternite
Data d'istituzioneXIII secolo circa

La Settimana Santa di Sulmona è l'insieme di tradizioni e di riti religiosi che si svolgono a Sulmona dal lunedì Santo alla Domenica di Pasqua. L'origine di queste manifestazioni è molto antica: presumibilmente risale all'epoca medioevale e si sviluppò notevolmente nel periodo barocco grazie anche alle due Confraternite che ancor oggi organizzano le cerimonie: la Trinità (chiesa della Trinità) e S. Maria di Loreto (chiesa di S.Maria della Tomba).

I riti della Settimana Santa di Sulmona e in generale di tutto l'Abruzzo, non hanno comunque nessun collegamento con i riti spagnoli, anche per la mancanza dei cosiddetti "Misteri" che sono invece presenti in famose processioni come quelle di Siviglia in Spagna o Trapani in Sicilia e Taranto in Puglia. I riti di Sulmona sono ormai molto conosciuti anche al di fuori dell'Italia e ottengono grande partecipazione da parte dei fedeli.

I giorni della Settimana SantaModifica

Lunedì santoModifica

Tutti i membri della confraternita della Madonna di Loreto si riuniscono nella loro cappella in S. Maria della Tomba, e tra i vari membri maschi si decide chi dovrà portare in processione le statue di Pasqua fra cui la più prestigiosa è quella della Madonna di Loreto, meglio nota come "Madonna che Scappa". Si formano così le quadriglie, i gruppi di quattro uomini che avranno l'onore di portare le statue nella processione pomeridiana del Venerdì santo (organizzata da questa confraternita) e, solo per un breve tratto, quelle della processione serale del Venerdì santo (organizzata dall'Arciconfraternita della Trinità). Inoltre, la quadriglia della statua della Madonna che Scappa avrà l'onore di 'sorvegliare' il sepolcro del Giovedì santo.

L'Arciconfraternita della Trinità, nella sua chiesa, dà luogo ad altre votazioni per formare le altre quadriglie che porteranno, nella processione serale del Venerdì santo, il Tronco e le statue del Cristo morto e di Maria Addolorata. Le quadriglie dell'Arciconfraternita della Trinità sono tre per ogni simulacro: la prima ha il diritto di farlo uscire dalla chiesa, la seconda di portarlo lungo l'ampia Piazza Garibaldi e la terza di farlo rientrare. Nella votazione della Trinità si decide anche chi svolgerà, sempre il Venerdì santo, il ruolo di mazzieri, confratelli che regolano l'andamento della processione e che portano appunto in mano dei bastoni. Le quadriglie e i mazzieri della Trinità avranno inoltre parte attiva nella processione della Domenica di Pasqua della confraternita della Madonna di Loreto (le quadriglie avranno anche l'onore di portare per un breve tratto le statue).

Martedì santoModifica

In questo giorno i confratelli della Madonna di Loreto iniziano a preparare gli arredi e le statue. Le vesti a festa della Madonna che Scappa vengono coperte da un manto nero, mentre la rosa che Lei stringe viene coperta da un fazzoletto. Nella Cappella vengono sistemati ordinatamente gli arredi processionali e, al centro, vengono messi i simulacri del Cristo morto, della Madonna vestita di nero e degli Apostoli Pietro e Giovanni.

Mercoledì santoModifica

Nella chiesa di Santa Maria della Tomba vengono provate le fasi e le modalità di messa in scena della "Madonna che Scappa": Maria che corre incontro al Cristo Risorto. La chiesa della Trinità, invece, nel tardo pomeriggio, chiude i battenti e nessuno vi può prendere accesso, se non il priore e il sagrestano dell'Arciconfraternita con i sagrestani d'onore deputati alla preparazione. Questi ultimi allestiscono gli arredi processionali, mettendo in ordine lungo la navata della chiesa i vari simulacri e simboli secondo un ordine codificato ed immutabile.

Giovedì santo - I SepolcriModifica

Nelle principali chiese di Sulmona vengono allestiti i Sepolcri (che non sarebbero altro che gli altari della Reposizione del Santissimo Sacramento); il più bello è quello della chiesa di Santa Maria della Tomba. In questa chiesa, i confratelli che dovranno portare la statua della Madonna nel giorno di Pasqua, "vegliano" il Sepolcro e rinnovano le promesse battesimali.

Altri Sepolcri interessanti sono: quello della chiesa di San Francesco della Scarpa, allestito nella Cappella della Visitazione (vi sono anche i nenniri-ormai quasi scomparsi in Abruzzo-, piante fatte crescere al buio durante la Quaresima e perciò di colore giallognolo) mentre in cima al presbiterio pende un grandioso crocifisso ligneo del XV secolo - grazie ad un ingegnoso sistema di fili e catene - esposto solo per l'occasione; quello della Cattedrale di San Panfilo, decorato da drappi di stoffa azzurra; quelli delle chiese di San Filippo, San Francesco di Paola, San Giovanni Apostolo ed Evangelista, Sant'Antonio e l'Incoronata.

Venerdì santoModifica

Processione pomeridiana del Cristo mortoModifica

Intorno alle 17.00, dalla chiesa di S. Maria della Tomba, con i confratelli di S. Maria di Loreto (lauretani), si snoda la processione pomeridiana del Cristo morto, composta dal simulacro del Cristo morto in possesso della Confraternita e da quello della Madonna che Scappa vestita di nero. La processione, preceduta dalla banda che intona la celebre marcia funebre del Vella, attraversa solo le vie del quartiere Borgo S.Maria della Tomba, fino alla grande Piazza Garibaldi, per poi far ritorno in chiesa. È chiamata piccola Processione per distinguerla dalla processione serale organizzata dall'Arciconfraternita della SS. Trinità

Processione serale del Cristo morto (Processione dei Trinitari)Modifica

Tra le processioni del Venerdì Santo, quella serale è sicuramente la più suggestiva e la più grande che richiama un gran numero di turisti e di fedeli e a cui tutti i sulmonesi sono profondamente legati; si snoda per tutte le vie del centro storico. È organizzata dai confratelli della SS. Trinità, perciò è nota anche come Processione dei Trinitari.
Il passo caratteristico dei portari è quello lento e dondolante del cosiddetto "struscio". La processione ha inizio dalla piccola e antica chiesa della Trinità, sede dell'Arciconfraternita, che riapre dopo essere stata chiusa dal Mercoledì santo. All'inizio sfila il Tronco, grande croce coperta da un velluto rosso e decorata da foglie e frutta in argento, tutto del '700. Il Tronco è portato da un confratello e dietro di esso sfilano tutti gli altri confratelli che portano i caratteristici e tipici "fanali" in argento del '700. Dopo questi, c'è la "crocetta" una croce con un velluto rosso poi ci sono i bambini che sono il futuro dell'arciconfraternita e portano croce, lancia, scaletta, tanaglie, chiodi e martello poi il coro composto da oltre 120 cantori che intonano il Miserere di Barcone e Scotti eseguiti ad anni alterni (anni pari Barcone, anni dispari Scotti), affiancati dalla banda che accompagna il canto. Sfila poi il pesante catafalco in argento del '700 (decorata con tessuti e veli) dove è posta la statua del Cristo morto sopra il quale, prima della processione, i confratelli hanno posato 33 garofani rossi. A chiudere il mesto, lento e lungo corteo è la statua dell'Addolorata, una particolare statua vestita con un abito completamente nero. Davanti all'acquedotto medioevale, secondo antichi e rituali patti, i Trinitari cedono ai Lauretani il permesso di portare le statue per le vie del loro quartiere, riconsegnando poi ai Trinitari le statue. I Lauretani hanno comunque il permesso di sfilare con i Trinitari fino al rientro in chiesa, anch'esso molto suggestivo: tutti i confratelli con i "fanali" si dispongono attorno al portale e assistono al rientro del Tronco del Cristo e dell'Addolorata (quest'ultima rientra rivolgendosi alla folla dei fedeli e turisti). Dopodiché, i battenti della chiesa vengono chiusi. La processione inizia all'imbrunire ore 20 circa per fari ritorno nella Chiesa della Trinità poco dopo la mezzanotte.

Sabato santoModifica

Il trasporto della Vergine (processione dell'Addolorata)Modifica

I confratelli Lauretani, vestiti non con il loro classico abito ma completamente in nero, preceduti da altri confratelli con i "fanali", trasportano al bagliore delle fiaccole, la statua della Vergine anch'essa vestita di nero, dalla chiesa della Tomba a quella di San Filippo, in fondo alla Piazza Garibaldi. La processione esce alle 21. La mesta, ma toccante processione a cui i confratelli lauretani sono particolarmente legati, si avvia con il passo dello "struscio" fino a giungere alla Chiesa di San Filippo Neri dove verrà custodita fino al giorno successivo in attesa della corsa.

Veglia PasqualeModifica

Nella chiesa di S.Maria della Tomba si svolge la veglia pasquale. A mezzanotte, una luce soffusa si accende sull'altare e la statua settecentesca del Cristo risorto, sale fin sopra l'altare da dietro, a testimonianza della Resurrezione. In San Filippo, nel frattempo, termina la veglia funebre della Madonna.

Domenica di Pasqua - La Madonna che Scappa in PiazzaModifica

 
Madonna che scappa del 2018
 
Santa Maria della Tomba

Il rito organizzato dalla confraternita di S. Maria di Loreto (i lauretani) è molto famoso ed è chiamato Madonna che Scappa in Piazza o più semplicemente Madonna che Scappa. Non è una festa di origine spagnola ma, al contrario degli altri riti della Settimana Santa a Sulmona, che si sono sviluppati quasi contemporaneamente, le origini di questa manifestazione sono incerte. La prima documentazione è data da una fotografia del 1861 conservata dalla confraternita, ma le origini potrebbero essere più antiche, forse risalenti al '600, se non al periodo medievale. In ogni caso, prima degli inizi del XIX secolo la manifestazione si svolgeva nella chiesa della Tomba. I riti pasquali si concludevano a Sulmona, la mattina della domenica, con la processione del Cristo risorto organizzata dai Trinitari, ma essi percorrevano soltanto la loro zona di competenza arrivando fino a Piazza XX Settembre. A quel tempo, fra le confraternite dei Trinitari e dei Lauretani esisteva una certa diffidenza, anche se adesso la questione si è appianata.
Intorno al 1800, i Lauretani decisero di inscenare la loro manifestazione sacra nella storica Piazza Garibaldi, una delle più grandi del centro Italia. La processione del Risorto, organizzata dai Trinitari, cominciò a perdere la sua popolarità, inoltre appariva quasi ironico il fatto che i confratelli sfilassero nel centro di Sulmona con la loro statua, mentre contemporaneamente si svolgeva il rito della Madonna che Scappa, a volte capitava che le due processioni si incontrassero, così, alla fine, la processione del Cristo fu abolita.
La Madonna che Scappa è una rievocazione narrativa dell'incontro tra la Madre di Gesù e il Cristo risorto.
Nel giorno della domenica di Pasqua, dopo la messa presieduta dal Vescovo, alle 10.30, in piazza Garibaldi, parte la processione della Confraternita della Madonna di Loreto. All'inizio sfila lo stendardo verde della confraternita, poi tutti gli altri confratelli con i lampioncini e infine le statue del Cristo risorto e dei santi Giovanni e Pietro. Arrivano in piazza Garibaldi, colma di gente (ormai l'evento di Sulmona è noto anche all'estero), una folla che lascia però un "corridoio" aperto per permettere il passaggio della Madonna durante la corsa dei portatori. Lo stendardo prosegue fino alla fine della piazza, mentre il Cristo risorto si posiziona su un baldacchino allestito sotto l'arco centrale dell'Acquedotto Svevo, all'ingresso dell'ampia piazza. Le statue dei due Apostoli proseguono invece a passo lento fino alla fine della piazza, dove si trova la chiesa di San Filippo e dove si trova la Madonna vestita a lutto. Mentre la statua di S.Pietro si ferma, quella di San Giovanni prosegue fino al portale della chiesa, annunziando alla Madonna l'avvenuta resurrezione del Figlio, ma, secondo la leggenda, Maria non crede a questa notizia. Gli annunci avvengono tramite un confratello che, bussando alla chiesa, deve anche rassicurare i confratelli incaricati di portare (e quindi far correre) la Madonna. Avvenuto il rifiuto della Madonna, San Giovanni torna da San Pietro affinché anche lui porti il lieto annuncio a Maria. Secondo la tradizione sulmonese, Pietro è na n'zegna fauzone, ossia un bugiardo (con evidente allusione ai tre rinnegamenti fatti dal santo durante il processo a Gesù) e quindi, all'annuncio di Pietro, risulta palese che la Madonna non creda e non si convinca della resurrezione del Figlio. San Giovanni ritenta di nuovo, questa volta con esiti positivi, cosicché la Madonna accetta di seguire i due Apostoli e il portone di San Filippo si apre tra gli applausi degli astanti.
La Madonna esce e, accompagnata dai due apostoli, con il passo dello "struscio" si avvia al centro della piazza, dove c'è il fontanone, una grande fontana realizzata dagli artisti del ferro battuto di Pescocostanzo. In questo frangente l'atmosfera della piazza si fa tesa: i due apostoli si fermano, mentre, da lontano, la Vergine riconosce il Figlio Risorto. In un attimo, con un ingegnoso sistema di fili (conosciuto soltanto dalla confraternita e dalla famiglia d'Eramo, che ha il privilegio di vestire la Madonna), il manto nero e il fazzoletto cadono, lasciando il posto ad uno splendido abito verde ricamato d'oro e ad un garofano rosso, mentre in aria si levano in volo 12 colombe. Alle 12.00 in punto, la Madonna inizia così la sua corsa, tra gli applausi della gente, le note della banda e lo sparo dei mortaretti. Arrivata davanti al Cristo i confratelli si abbracciano, arrivando spesso a non trattenere le lacrime per la commozione.
Se tutta la sequenza si svolge senza intralci (corsa, caduta del manto e fazzoletto, volo delle colombe), la tradizione prevede che l'anno sarà propizio, mentre se qualcosa non funziona come previsto, sempre facendo riferimento alla stessa tradizione popolare, vi saranno sventure o calamità naturali. La preoccupazione diventa più grande se la statua della Madonna dovesse cadere durante la corsa o, ancor peggio, si rovinasse. Storiche sono le cadute del 1914 e del 1940, secondo alcuni, presagi delle successive guerre.
Dopo la corsa la Madonna è portata nella vicina chiesa di S.Chiara per ricomporre il manto e i capelli se, durante la corsa, si fossero scompigliati, ma anche per sostituire parte dell'armatura che costituisce il baldacchino su cui poggia la statua.
All'incirca fino al 1809, quando la chiesa e il convento erano abitati dalle Clarisse, i confratelli portavano la Madonna in questa chiesa, cosicché le Clarisse (non potendo uscire dal monastero) potessero "salutarla", ma a seguito delle soppressioni napoleoniche il monastero fu abbandonato.
Dopo la ricomposizione delle vesti inizia la processione, a cui si uniscono anche i Trinitari che, a turno con i Lauretani, trasportano le statue. La processione, accompagnata dalla banda, è aperta dallo stendardo della confraternita dei Lauretani, seguono poi i confratelli con i lampioncini, le statue degli Apostoli, il Cristo risorto e la Madonna seguita dai fedeli. La processione rientra in S. Maria della Tomba, dove le statue degli apostoli sono rimesse nella cappella, mentre quelle del Cristo e della Madonna resteranno esposte in chiesa fino alla domenica successiva, quando saranno riposte nella Cappella della confraternita e celate agli occhi dei fedeli fino alla Pasqua successiva.

Le confraterniteModifica

Le due confraternite di Sulmona, quella della "SS.Trinità" (Arciconfraternita) e di "S. Maria di Loreto", hanno ognuna un proprio statuto.

La SS.TrinitàModifica

L'Arciconfraternita della SS. Trinità di Sulmona è una delle più antiche d'Abruzzo e la più antica di Sulmona, essendo stata fondata agli inizi del XIV secolo. Avendo collaborato alla costruzione della chiesa dell'Annunziata nel 1320, fu dato alla confraternita il permesso di stabilirvisi, ricevendo anche un locale dove riunirsi. Nel 1576 i Trinitari (così sono detti i membri della SS. Trinità) si spostarono nella vicina chiesa di San Giacomo che, dopo il loro arrivo, mutò il nome in Santa Trinità. In quel periodo, molto probabilmente, nacque il tipico abito rosso che ancora oggi viene indossato dai confratelli.
Dal '600 fino al XIX secolo, la confraternita e la loro chiesa si arricchì di nuovi titoli, tanto che nel 1752 il Sodalizio passo da Confraternita ad Arciconfraternita. Tra il 1889 e il 1890, la confraternita fu spogliata di tutti i suoi beni, rischiando la scomparsa, ma nel XX secolo l'Arciconfraternita tornò comunque allo splendore di un tempo. L'abito della confraternita è costituito da una tunica rossa stretta in vita da un cordone rosso, un bavero bianco e una medaglia con il simbolo della confraternita. Sotto l'abito viene indossata una camicia bianca con un fiocco nero al collo.
Degno di nota è il fatto che questa confraternita ha spesso partecipato ai Giubilei e ha il privilegio di organizzare sia la processione serale del venerdì santo che quella del 1º novembre.

S. Maria di LoretoModifica

Le origini della confraternita della Madonna di Loreto (i cui membri vengono chiamati Lauretani) sono incerte, forse dello stesso periodo della Trinità, ma non si ha una documentazione certa poiché alcuni documenti andarono perduti durante il terremoto del 1706. La prima testimonianza risale al 1560 essendo la data MDLX (1560) scolpita sul portale della cappella della confraternita, annessa alla chiesa della Tomba. In ogni caso, il Sodalizio doveva esistere già tra il 1510 e il 1540. La confraternita fu approvata dal vescovo nel 1621 e nel '700 fu aggregata all'Arciconfraternita Lauretana di Roma ma nel 1934 il pio Sodalizio tornò alle dipendenze dell'Autorità Ecclesiastica.
L'abito della confraternita è costituito da una tunica bianca con un piccolo cappuccio, stretta in vita da un cordone verde, una mozzetta verde bordata d'oro e un medaglione con il simbolo della confraternita; questa ha il compito di organizzare le processioni del sabato santo, del 13 e 10 dicembre e quella pomeridiana del venerdì santo, oltre all'allestimento del rito della Madonna che Scappa.

Il Patto del 1961Modifica

Già dal '700, se non addirittura prima, i Lauretani entrarono in conflitto con i Trinitari. Il conflitto era dovuto al fatto che la confraternita della Trinità aveva il diritto di precedenza nelle processioni, essendo la più antica di Sulmona, mentre quella di Loreto risultava subordinata poiché meno antica rispetto alla Trinità.
Nel maggio del 1752 i Trinitari decisero di non partecipare ad un'antica processione (oggi non più in uso) e nel 1753 i Lauretani decisero di non prendere più parte a nessuna processione cittadina, come quella patronale di San Panfilo. I Lauretani sfilavano nei propri territori di appartenenza e solo nelle processioni da loro organizzate. Nel corso del XIX secolo, tra i membri dei due Sodalizi, si verificarono dei litigi che spesso sfociarono in vere e proprie zuffe. Il conflitto si concluse ufficialmente il 26 marzo del 1961, quando fu stipulato un patto, una sorta di "Patto di Pace" in cui si stabiliva che, nelle processioni della Pasqua e del venerdì santo, le due confraternite si scambiassero i simulacri e che anche la confraternita ospite doveva trasportare le statue per un certo tratto.

Le statueModifica

Il TroncoModifica

È il simbolo della confraternita della Trinità che sfila all'inizio della Processione del venerdì santo. Il Tronco, risalente al 1752, è costituito da una croce rivestita in velluto rosso e decorata da tralci d'argento, opera di artisti sulmonesi; nel 1770 andò a sostituire una precedente croce ormai rovinata. Viene portata in processione da un confratello.

L'AddolorataModifica

L'Addolorata è una statua del '700, vestita con un abito che, in dialetto abruzzese, è detto "conocchia"; l'effigie ha un fazzoletto ricamato in mano e le vesti sono nere con ricami dai riflessi dorati. Il volto ha un'espressione addolorata (da cui il nome) ed è rivolto al cielo; il capo è cinto da una corona d'argento mentre una spada le trafigge il cuore. Questa scultura lignea è conservata nella chiesa della Trinità ma è visibile solo il giorno del venerdì santo.

Il Cristo morto (Arciconfraternita della Trinità)Modifica

Il Cristo morto della confraternita della Trinità è una scultura del 1750, interessante è la lettiga in argento decorata da tessuti e veli, anch'essa del '700, attribuita a scuola napoletana, decorata ai lati da quattro putti d'argento che reggono i simboli della Passione. Molto bello anche il tappeto in velluto nero, ricamato d'oro, alla base della lettiga.

Il Cristo morto (confraternita di S. Maria di Loreto)Modifica

Il Cristo morto (una statua del '700) della confraternita dei Lauretani, poggia su una lettiga in legno, anch'essa del '700, decorata da veli, tessuti e da un tappeto in velluto nero ricamato in oro. Il Cristo è portato in processione il pomeriggio del venerdì santo nelle vie del quartiere di "Borgo S. Maria della Tomba".

Il Cristo risortoModifica

È una bella opera del '700 di scuola napoletana, la scultura è in legno, mentre il mantello è un velo ricamato in oro. È conservato nella chiesa di S. Maria della Tomba, nella cappella dei Lauretani ed è visibile solo dal giorno di Pasqua fino alla domenica successiva.

Gli Apostoli Pietro e GiovanniModifica

Sono conservati nella cappella dei Lauretani in S. Maria della Tomba e visibili solo il giorno di Pasqua. Seppur diverse nello stile, sono opera di artisti locali del '700; assieme al Cristo risorto sono tutto ciò che rimane di un gruppo formato dagli altri Apostoli e dalle Pie Donne che un tempo animavano la domenica di Pasqua.
Giovanni, l'Apostolo prediletto cinto da un'aureola, è una scultura lignea di pregevole fattura: nella mano destra reca un simbolo del santo, ossia il calice con i serpenti (si narra che San Giovanni fu fatto avvelenare invano con veleno di serpenti).
Pietro, l'Apostolo considerato dai sulmonesi un po' bugiardo (avendo rinnegato tre volte Gesù) è raffigurato in una scultura lignea alquanto espressiva, nella sua mano ha le due chiavi del Regno dei Cieli. Al contrario di Giovanni, rappresentato giovane, San Pietro è raffigurato come un vecchio dai capelli grigi. Interessante è l'aureola costituita da 12 stelle che cinge il suo capo, un simbolo che solitamente viene attributo alla Madonna.

La Madonna di Loreto (Madonna che Scappa)Modifica

Questa Madonna, una splendida statua vestita, forse del '700, ha un viso dolce, capelli veri con boccoli, sormontati da una bellissima corona in argento; sulla mano destra ha una rosa rossa. L'abito della Madonna, molto complesso, è costituito da un drappo verde dal tono primaverile, simbolo di speranza, ricamato in oro. La Madonna di Loreto, più conosciuta come "la Madonna che Scappa", è custodita nella Cappella della Confraternita e visibile con il manto nero dal venerdì santo e con il manto a festa dal giorno di Pasqua alla domenica successiva. La statua consta di due intelaiature: una leggera utilizzata per la corsa e una più pesante impiegata nella processione.
Questa statua, nel '700, era posta nella cappella del palazzo Ricciardelli, situato nella Piazza Garibaldi a Sulmona. La statua della Madonna veniva data ai Lauretani, durante la Settimana santa, per essere utilizzata nei riti religiosi. All'inizio del XIX secolo la statua passò direttamente alla Confraternita della Madonna di Loreto, mentre il palazzo Ricciardelli veniva acquisito dalla famiglia D'Eramo ma, ancora oggi, il privilegio di vestire la Madonna di nero e il segreto dei fili e del volo delle colombe è conosciuto solo dai confratelli e dai membri della famiglia D'Eramo. La statua della Madonna viene vestita di nero il martedì santo ed esposta alla venerazione il venerdì santo; è portata a San Filippo il sabato santo e, la domenica di Pasqua, durante la corsa, si spoglia dell'abito nero per scoprire quello a festa. La statua rimane esposta assieme a quella del Cristo Risorto fino alla domenica successiva (Domenica in Albis).

La Madonna che Scappa: problemi e imprevistiModifica

Non sempre le celebrazioni della Madonna che Scappa hanno avuto uno svolgimento lineare e senza incidenti. Nel corso della storia dei festeggiamenti, si è verificata qualche caduta e alcuni imprevisti, ma la prima documentazione certa si ha alla prima metà del '900.
Nel 1914 e nel 1940, la statua cadde a causa di un portatore che inciampò, questo portò i sulmonesi a supporre che la caduta fosse un presagio delle successive due Guerre Mondiali.
Nel 1958, forse a causa di un problema tecnico al sistema dei fili, il manto non cadde e si dovette toglierlo "manualmente".
Nel 1984 la statua si inclinò e rischiò di cadere durante la corsa.
Nel 2005, la rosa spuntò dal fazzoletto prima della corsa, una delle colombe non si mosse (volò solo dopo, a fine corsa), inoltre la Madonna stava per cadere a causa della pioggia (il rito viene onorato con qualsiasi tempo).
Nel 2009, a seguito delle scosse telluriche del terremoto dell'Aquila, la manifestazione si è svolta in forma abbreviata, causa inagibilità della Chiesa di San Filippo Neri; in questo frangente è stato eliminato il tradizionale cambio dell'intelaiatura della statua (prima effettuato nella Chiesa di Santa Chiara) e abbreviata buona parte del percorso della processione di Pasqua; inoltre, in segno di lutto per le 295 vittime del terremoto (di cui due della Valle Peligna), sono stati eliminati gli spari e l'Alleluia della banda che solitamente accompagnavano la corsa, avvenuta con dieci minuti di anticipo rispetto alla tradizione che vuole inizi a mezzogiorno in punto.

NoteModifica

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