Severo (patriarca di Aquileia)

patriarca cattolico italiano

Severo (... – Grado, 606/607) è stato un patriarca cattolico italiano, al tempo del Regno Longobardo, verso la fine del VI secolo e l'inizio del VII.

BiografiaModifica

Severo fu eletto Patriarca di Aquileia dopo la morte di Elia e, come il predecessore, rimase fedele allo scisma tricapitolino. Mantenne la sede del Patriarcato a Grado.

Proprio nei primi mesi della sua funzione episcopale, Severo fu tradotto con forza a Ravenna dall'esarca bizantino Smaragdo e costretto a sottomettersi all'autorità del papa di Roma.

Ecco come Paolo Diacono descrive l'episodio:

«Il patrizio Smaragdo venuto da Ravenna a Grado, lo tolse in persona dalla basilica e colla violenza lo condusse a Ravenna con tre altri vescovi istriani, cioè Giovanni di Parenzo, Severo (di Trieste) e Vindemio di Cissa, e con Antonio, già vecchio e difensore della chiesa. E minacciando loro l'esilio, e facendo loro violenza, li costrinse a comunicare con Giovanni vescovo di Ravenna che condannava i tre capitoli»

(Paolo Diacono, Historia Langobardorum, III, 26)

Dopo un anno a Ravenna il patriarca e gli altri vescovi ritornarono alle loro sedi, ma

«il popolo non volle comunicare con loro, né gli altri vescovi li accolsero.»

(Paolo Diacono, Historia Langobardorum, III, 26)

Nel frattempo Smaragdo era stato richiamato a Costantinopoli ed era stato sostituito dal patrizio Romano, uomo indifferente alle questioni dottrinali. Vista questa fortunata coincidenza, dieci vescovi, con a capo Severo, si riunirono in sinodo a Marano. Severo ritrattò la sua conversione all'ortodossia e, perciò, lo scisma tricapitolino fu instaurato nuovamente verso la fine del 589.

Nei primi mesi del 590 papa Pelagio II morì e, dopo alcuni mesi di vacanza, il 3 settembre divenne papa Gregorio I, il quale tra i primi atti del suo governo scrisse una lettera indirizzata a Severo. In tale lettera il papa intimava, per ordine dell'imperatore Maurizio, a Severo ed agli altri vescovi scismatici di radunarsi in sinodo a Roma per giudicare le tesi tricapitoline.

In risposta a questa ingiunzione, Severo indisse un sinodo a Grado, a cui parteciparono solo i vescovi dipendenti da Aquileia, ma sotto controllo dell'impero bizantino. Al termine del sinodo sia Severo che gli altri vescovi delle Venezie inviarono all'imperatore Maurizio una lettera di risposta, che non ci è pervenuta. Anche gli altri vescovi sotto controllo del regno longobardo si radunarono presso una località sconosciuta ed al termine inviarono all'imperatore di Bisanzio una lettera con cui spiegano la situazione in cui operano e i loro sentimenti e quelli della popolazione locale. Terminavano la lettera con una velata minaccia di staccarsi dalla chiesa di Aquileia per unirsi alle diocesi delle Gallie.

Preoccupato delle possibili conseguenze, l'imperatore Maurizio consigliò il papa di non procedere oltre e di lasciare in pace i vescovi scismatici.

BibliografiaModifica

  • Pio Paschini - Le vicende politiche e religiose del territorio friulano da Costantino a Carlo Magno (secc. IV-VIII) - Memorie Storiche Forogiuliesi - Anno VIII (1912) - pagg. 239-247
  • Sergio Tavano, SEVERO, su dizionariobiograficodeifriulani.it – Dizionario biografico dei friulani. Nuovo Liruti online, Istituto Pio Paschini per la storia della Chiesa in Friuli. URL consultato il 7 ottobre 2018.

Voci correlateModifica

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