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La sezione d'urto è una quantità adoperata per descrivere un processo d'interazione tra particelle, come la diffusione o l'assorbimento, quantificando la probabilità che uno stato iniziale di particella risulti trasformato, a seguito dell'evento d'interazione, in un nuovo stato. Ha le dimensioni di un'area, ed è abitualmente misurata in barn () o suoi sottomultipli.

La sezione d'urto, indicata spesso con , è una grandezza intrinseca del singolo processo. Tuttavia la si può pensare, in analogia con la fisica classica, come l'area, misurata attorno ad una particella bersaglio, all'interno della quale la presenza di una seconda particella genera fenomeni di interazione tra i due corpi. In questo senso la sezione d'urto può essere interpretata come l'area "efficace" di un determinato processo di diffusione (scattering).

Gran parte degli esperimenti in fisica nucleare avviene per bombardamento di un bersaglio fisso (o targhetta, anglismo dall'inglese target) tramite un fascio di particelle. I dati sulla diffusione dei proiettili permettono di risalire alla forma del bersaglio, del proiettile e al tipo di interazione presente tra di essi. La misura di queste forme può avvenire grazie allo studio della sezione d'urto, che esprime la probabilità che il processo di scattering venga rilevato ad una fissata energia del fascio di particelle incidente.

Indice

DefinizioneModifica

Si consideri un fascio di   particelle, il cui flusso, ovvero il numero di particelle incidenti per unità di tempo e di superficie, è dato da:

 

dove   è l'area della superficie del bersaglio,   l'intervallo di tempo considerato,   il volume,   la velocità delle particelle incidenti e   la loro densità volumica.

Si consideri poi un bersaglio di spessore   e composto da   particelle bersaglio, delle quali

 

sono quelle investite dal fascio per unità di superficie, dove   è la densità volumica di particelle del bersaglio.

La sezione d'urto è la quantità   definita dalla relazione

 

dove   è la variazione del flusso dopo essersi scontrato con il bersaglio, anche chiamata "attenuazione".

L'unità di misura della sezione d'urto è il barn, mentre nelle unità naturali (ovvero con c = ħ = 1) si misura in  

La legge che descrive la variazione del flusso è

 

ed è inoltre possibile definire il coefficiente di assorbimento

 

e la lunghezza di attenuazione

 

Se si considerano le interazioni tra le particelle del fascio con il bersaglio, si ha la relazione:

 

dove dn/dt è il numero di interazioni al secondo,   il numero di particelle incidenti per secondo,   il numero di particelle del bersaglio e S la sezione del fascio.

Tale relazione si può scrivere introducendo la densità   del bersaglio:

 

si ottiene che il numero di interazioni è:

 

dove   è l'integrale nel tempo dell'intensità del fascio, e rappresenta il numero totale di particelle del fascio.

Sezione d'urto differenzialeModifica

Si supponga che le particelle deviate dal bersaglio vengano rivelate in un angolo solido (sotteso da una corona sferica di larghezza infinitesimale):

 

Le particelle diffuse nell'unità di tempo nell'angolo solido sono

 

dove l'indice f indica lo stato finale. La sezione d'urto differenziale è data da

 

Che è il rapporto tra il numero di particelle diffuse nell'unità di tempo e la luminosità

 

Lo stato finale è caratterizzato da diverse variabili; se per esempio si conosce l'impulso delle particelle del fascio incidente nello stato finale, la sezione d'urto sarà data dall'integrale sull'intervallo delle variabili nello stato finale, cioè

 

Nel paragrafo precedente si è visto che

 

Tale relazione si può scrivere:

 

che, considerando un solo nucleo e introducendo la densità del fascio  =N/S, diventa:

 

Dal momento che le particelle deflesse ad un angolo   entro l'angolo solido   sono quelle che attraversano l'anello

 

si ha che:

 

utilizzando l'espressione esplicita dell'angolo solido si ottiene l'espressione per la sezione d'urto differenziale:

 

Probabilità di transizioneModifica

Un propagatore è una funzione matematica che consente di seguire l'evoluzione temporale di una particella che si muove all'interno di un campo. Per poter studiare processi di interazione tra particelle si fa, così, ricorso ad un particolare operatore, detto propagatore di Feynman, che consente di descrivere la cosiddetta ampiezza di transizione:

 

dove Sfi è la matrice di Feynman (anche detta matrice S).

Con questa rapidità di transizione - che altro non è se non il rapporto tra la probabilità di transizione, ovvero il rapporto tra eventi favorevoli ed eventi possibili, e il tempo tipico della stessa, ovvero quanto tempo questa persiste - si può dare una nuova definizione di sezione d'urto:

 

dove Jinc è il flusso incidente e dnf il numero di stati finali nel cono dΩ.

Flusso incidenteModifica

Il flusso incidente altro non è se non la densità delle particelle che si scontrano. Si possono definire due flussi differenti, a seconda del sistema di riferimento in cui si calcola tale flusso.

Nel sistema del laboratorio, ovvero il sistema in cui il bersaglio è fermo e i proiettili in moto, il flusso risulta:

 

dove jp è la densità di flusso delle particelle proiettile e ρt la densità delle particelle bersaglio.

Vediamo un esempio: supponiamo che due particelle si scontrino una contro l'altra. Definita con vr la velocità relativa tra le particelle e con V il volume a disposizione delle stesse, la prima densità sarà pari al rapporto tra il modulo della velocità e il volume stesso, il cui inverso è anche pari alla densità del bersaglio. Di conseguenza:

 

Questa espressione diventa anche il flusso incidente nel sistema del centro di massa o baricentro, ovvero il sistema in cui sia i proiettili sia il bersaglio sono in movimento, quando al posto della velocità relativa si inserisce la velocità calcolata in questo secondo sistema:

 

dove con P viene indicato l'impulso, e con E l'energia, mentre i pedici a e b consentono di distinguere tra i due fasci, che generalmente sono composti da particelle differenti.

BibliografiaModifica

  • J.D.Bjorken, S.D.Drell, Relativistic Quantum Mechanics, 1964
  • P.Roman, Introduction to Quantum Theory, 1969
  • W.Greiner, J.Reinhardt, Quantum Electrodinamics, 1994
  • R.G. Newton. Scattering Theory of Waves and Particles. McGraw Hill, 1966.

Voci correlateModifica

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