Apri il menu principale
Shah-in-Shah
Titolo originaleSzachinszach
AutoreRyszard Kapuściński
1ª ed. originale1982
1ª ed. italiana2001
Generereportage
Sottogeneresaggio
Lingua originalepolacco
AmbientazioneIran
ProtagonistiRyszard Kapuściński

«Non potendo emigrare nello spazio, il popolo intraprende una migrazione nel tempo e fa ritorno a un passato che, paragonato ai dolori e ai pericoli della realtà circostante, gli appare come un paradiso perduto. Trova rifugio in usanze antiche: tanto antiche, quindi tanto sacre, che il potere non osa combatterle»

(Kapuściński, Shah-in-Shah)

Shah-in-Shah (titolo originale Szachinszach) è un libro del giornalista polacco Ryszard Kapuściński.

SinossiModifica

Nell'anno della rivoluzione khomeinista, Ryszard Kapuściński è inviato in Iran dell'Agenzia statale di stampa polacca. Chiuso in una stanza d'albergo, grazie all'ausilio di foto, articoli di giornali, egli ripercorre quanto ha visto e sentito durante il soggiorno nel paese mediorientale, tracciandone la storia politica, ideologica e culturale. Egli segue la parabola dell'ultimo Scià Mohammad Reza Pahlavi fino al ritorno in patria dell'esiliato Khomeyni.

L'incerta ascesa dello Scià, le sue scelte di politica estera, il potere petrolifero, il ruolo onnipresente della polizia segreta SAVAK, il successivo declino di popolarità dominano la narrazione mentre il ritorno di Khomeyni, circonfuso da un'ondata di entusiasmo popolare e fervore religioso, la chiude.

La riflessione spazia oltre agli avvenimenti politici, avventurandosi sulle dinamiche di popoli in condizioni di incertezza, oppure che soggiacciono a dittature, soffermandosi sul ruolo degli intellettuali e sulla forza della religione.

EdizioniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN256426593 · WorldCat Identities (EN256426593
  Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura