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Shahzia Sikander (Lahore, 1969) è un'artista pakistana.

Il suo talento si esprime attraverso il disegno, la pittura, l'animazione, le installazioni su grande scala, nelle performance, e nei video a livello internazionale.

Indice

Vita e CarrieraModifica

Ha frequentato il National College of Arts Lahore in Pakistan, dove ha appreso la tecnica tradizionale della pittura in miniatura di tradizione indo-persiana. Nel 1991 ha conseguito un Bachelor of Fine Arts. Successivamente si trasferisce negli Stati Uniti dove frequenta la Rhode Island School of Design conseguendo, nel 1995, un Master of Fine Arts 1995.[1]

Ha tenuto mostre personali in tutti gli Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Irlanda, Australia e Hong Kong : nel 1998 alla Renaissance Society presso l'Università di Chicago. Tra il 1999 ed il 2000, presso il Museo Hirshhorn e lo Sculpture Garden, ed in mostre collettive presso il Whitney Museum, nel 1999 alla III Triennale d'Arte Contemporanea dell'area Asia-Pacifico a  Brisbane in  Australia e al Museo Ludwig di Colonia in Germania. Sikander attualmente risiede a New York, anche se per la sua attività artistica continua a viaggiare per tutto il mondo.[2]

Primi lavori e miniatureModifica

"Inizialmente quando ho incontrato la pittura in miniatura nella mia tarda adolescenza ho esplorato la tensione tra illustrazione e arte. Sostenere gli aspetti formali della pittura in miniatura indo-persiana è spesso al centro della mia pratica" - Shahzia Sikander [3]

Come studentessa universitaria di Lahore, ha studiato tecniche di pittura in miniatura persiana e mughal, integrando le tradizionali forme Mughal (islamica) agli stili della cultura Rajput (indù)[4] .La tecnica tradizionale della pittura in miniatura richiede in ugual misura disciplina, gestualità ed espressione, al fine di ottenere un'accurata stratificazione di colori e dettagli. A livello compositivo le miniature mostrano una vasta distribuzione di immagini colorate tra cui, forme umane, animali, modelli, forme, punti e linee di collegamento. I dipinti in miniatura, si inseriscono in una complessità contestuale fatta di narrativa religiosa, scene di battaglie e vita di corte. L'artista ha integrato tecniche e forme della pittura tradizionale in miniatura, facendo leva, come guida del suo lavoro, sulla stratificazione di immagini e metafore. Le sue forme e figure mostrano una connessione continua e stratificata, che creano una complessità di infinite variazioni percepibili. La complessità delle composizioni di Sikander puntano a "smontare gerarchie e sovvertire la nozione stessa di singolo, di identità fissa di figure e forme[5] L'approccio crescente di trasformazione continua delle immagini, spiega il rapporto dell'artistista con una realtà in continua evoluzione in cui società opposte interagiscono insieme, fino a diventare un'unica entità.

The ScrollModifica

È del 1992, un dipinto manoscritto semi-autobiografico in cui Sikander include sia elementi formali della pittura su manoscritto che visioni simultanee di più eventi. Lo chiama, The Scroll, dipinto che ritrae la complessità della vita, compresi i rituali pakistani che esplorano sia le tradizioni culturali che territoriali. Molte sfumature, modelli ed errori vengono narrati nel libro, sottolineando l'attenzione che l'artista possiede verso il minimo dettaglio, sia attraverso l'uso di una tavolozza a colori tenui che con la comprensione di elementi architettonici, giustapposti all'intimità della cultura nazionale. L'uso della prospettiva è sempre più evidente, evidenziando una certa linearità compositiva.[6] Nel libro emerge anche la preoccupazione comune sui temi di economia, imperialismo, colonialismo, sensualità e identità già presenti nei primi dipinti di Sikander.[7]

L'attenzione dell'artista ai dettagli e alle forme, contribuisce a contestualizzare i suoi dipinti in miniatura, le cui origini si trovano nell'interesse per il lavoro, i processi e la memoria. I dipinti precedenti comprendono anche elementi Gopi, i pastori femmine e gli amanti della divinità Krishna nella mitologia indù, mentre figure di uomini sono rappresentati come "guerrieri turbante". Il Gopi è ritratto nei primi dipinti in miniatura per "individuare forme visive e simboliche all'interno delle pittura in miniatura aventi il potenziale di generare molteplici significati".

Lo SpinnModifica

Un utilizzo più significativo di Shahzia Sikander del Gopi può essere osservato da una serie di disegni e in un'animazione digitale elaborata a partire dal 2003, dal titolo Spinn . Nell'animazione i personaggi si moltiplicano, i loro capelli si separano dai loro corpi, creando  forme astratte di sagome composte da capelli. Sikander esplora il rapporto tra il presente ed il passato, tra cui la ricchezza delle identità multiculturali. Integrato con storie personali e sociali, il suo lavoro invita a riflettere su molteplici significati, operanti in uno stato di flusso costante e di transizione.

Animazione digitaleModifica

"Il disegno è un elemento fondamentale del mio processo, uno strumento fondamentale per l'esplorazione. Costruisco la maggior parte del mio lavoro, compresi i modelli di pensiero, attraverso il disegno. Le idee espresse su carta sono spesso messe in moto nelle animazioni video, creando una forma di perturbazione come  mezzo di coinvolgimento. Rimango fedele alla stratificazione per "layer", un concetto esteso in tutta la mia pratica. Per la realizzazione di animazioni video sono tornata all'utilizzo di disegni ad inchiostro sotto forma di crafting di colore e gouache, scansiti e impilati tramite il movimento. La ripartizione della forma in un disegno stazionario dà l'illusione della trasformazione,  tema che mi ha dato molto spazio per sperimentare le immagini attraverso il mio lavoro.” - Shahzia Sikander[3]

Allo stesso modo per i suoi dipinti in miniatura, Sikander si basa sul processo di stratificazione per creare l'animazione digitale. Elementi formali di tecnica, di stratificazione e movimento delle animazioni digitali aiutano a scardinare la "la presenza assoluta di contrasti, occidentale-orientale, passato-presente, eccetera, bianco-nero, verde-rosso". L'artista spiega il suo apprezzamento per il processo di stratificazione dell'animazione digitale, che consente alla narrazione di rimanere sospesa e aperta ad una reinterpretazione. Sikander afferma: "Lo scopo è quello di sottolineare, e non necessariamente definire. Trovo questo approccio un modo utile per navigare attraverso il complesso e la moltitudine delle posizioni culturali e socio-politiche, spesso profondamente radicate che ci condizionano ventiquattro ore e giorno, sette giorni su sette".[8]

Performance e installazioniModifica

"Penso che il contesto e la spazio contino molto. Perché il luogo della mia espressione artistica, è lo spazio in cui il lavoro per esporre. E dal momento che una parte del lavoro che realizzo è creato in loco, richiede un diverso tipo di spazio in contrapposizione ai disegni più piccoli o più orientati verso il soggetto del lavoro. Per questo il contesto diventa importante" . - Shahzia Sikander.[9]

Come artista musulmana donna, Shahzia Sikander spesso ha dovuto sopportare gli stereotipi della sua comunità. Il velo copre i capelli e il collo, simbolo della religione e della femminilità. I dipinti in miniatura di questa artista fanno spesso riferimento al velo, esplorando la sua storia religiosa e l'identità culturale. In una performance, Sikander ha indossato un velo di pizzo elaborato per diverse settimane, mentre documenta la reazione dei suoi coetanei. Ha spiegato che il velo le dava un senso finale di sicurezza, affermando che, "È stato meraviglioso non avere persone che vedevano il mio linguaggio del viso o del corpo, e allo stesso tempo avere il controllo, sapendo che non erano a conoscenza delle mie azioni e del fatto che controllassi le loro reazioni. "

Immagine e storie del tradizionale velo islamico si incontrano attraverso tutte le opere di Sikander. Le sue opere più grandi ricordano una secolare pratica indiana in cui le donne dipingono regolarmente figure su tutte le pareti e pavimenti delle loro case, con "tutto il corpo" attraverso dei movimenti gestuali. L'artista usa disegni di grandi dimensioni come base per le sue installazioni di grandi dimensioni, spesso richiedenti mesi per essere completate. "Nemesis" è un'installazione site-specific sitauta presso il Museo Tang, dove vengo esposte come dei gioielli dei piccoli quadri da sei a otto pollici con due animazioni.[10]

Premi e menzioniModifica

LetteraturaModifica

NoteModifica

  1. ^ "Shahzia Sikander" Shahzia Sikander, Retrieved 14 May 2014
  2. ^ Whitney Chadwick, Women, Art and Society, 500 Fifth Avenue, New York, New York 10110, Thames & Hudson Inc., 2007, pp. 445, ISBN 978-0-500-20393-4.
  3. ^ a b Anjali Gupta, A Conversation with Shahzia Sikander, su Interview, Linda Pace Foundation. URL consultato il 10 giugno 2015.
  4. ^ Shahzia Sikander, su About the Artist, Crown Point Press. URL consultato il 10 giugno 2015 (archiviato dall'url originale il 15 ottobre 2008).
  5. ^ Sidra Stich, Shahzia Sikander @SFAI, su Review, Square Cylinder.com, 1º giugno 2011. URL consultato il 14 ottobre 2012.
  6. ^ Daniel Kunitz, Exhibition note: Daniel Kunitz on "Inheriting Cubism: The Impact of Cubism on American Art," at Hollis Taggert Galleries & Shahzia Sikander in "Conversations with Traditions" at Asia Society, in New Criterion, vol. 20, nº 6, February 2002, pp. 40. URL consultato il 23 aprile 2014.
  7. ^ Whitney Chadwick, Women, Art and Society, 500 Fifth Avenue, New York, New York 10110, Thames & Hudson Inc., 2007, pp. 446, ISBN 978-0-500-20393-4.
  8. ^ Ivan Vartanian, Art Work: Seeing Inside the Creative Process, a cura di Justine Parker, 680 Second Street, San Francisco, CA 94107, Goliga Books, Inc.,, 2011, pp. 59, ISBN 978-0-8118-7128-0.
  9. ^ Shahzia Sikander: Gods, Griffins and Cowboy Boots, su Interview, MOMA: Red Studio. URL consultato il 10 giugno 2015.
  10. ^ Opener 6: Shahzia Sikander- Nemesis, Tang Museum. URL consultato il 10 giugno 2015.

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Collegamenti esterniModifica

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