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Siliqua
comune
(IT) Siliqua
(SC) Silìcua
Siliqua – Stemma Siliqua – Bandiera
Siliqua – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSardegna-Stemma.svg Sardegna
ProvinciaSud Sardegna
Amministrazione
SindacoFrancesca Atzori (lista civica) dall'11-6-2017
Territorio
Coordinate39°18′03.95″N 8°48′28.6″E / 39.301096°N 8.807945°E39.301096; 8.807945 (Siliqua)Coordinate: 39°18′03.95″N 8°48′28.6″E / 39.301096°N 8.807945°E39.301096; 8.807945 (Siliqua)
Altitudine66 m s.l.m.
Superficie189,85 km²
Abitanti3 798[1] (30-9-2018)
Densità20,01 ab./km²
FrazioniZinnigas
Comuni confinantiAssemini (CA) (isola amministrativa di San Leone), Decimomannu (CA), Decimoputzu, Iglesias (isola amministrativa di San Marco), Musei, Narcao, Nuxis, Uta (CA), Vallermosa, Villamassargia, Villaspeciosa
Altre informazioni
Cod. postale09010
Prefisso0781
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT111084
Cod. catastaleI734
TargaSU
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti(IT) siliquesi
(SC) silicuesus
Patronosan Giorgio
Giorno festivo23 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Siliqua
Siliqua
Siliqua – Mappa
Posizione del comune di Siliqua all'interno della provincia del Sud Sardegna
Sito istituzionale

Siliqua (Silìcua in sardo) è un comune italiano di 3 798 abitanti[1] della provincia del Sud Sardegna, situato nella valle del Cixerri.

Indice

Origini del nomeModifica

Il suo nome proviene dal latino siliqua ("baccello").

StoriaModifica

Le prime tracce di frequentazione umana risalgono al periodo prenuragico e all'età nuragica; vari nuraghi ormai in rovina sorgono nei dintorni del paese.

In periodo fenicio-punico vennero edificati degli insediamenti e delle fortificazioni nella zona di Medau Casteddu. In epoca romana qui passava un acquedotto che arrivava fino a Caralis, l'odierna Cagliari; è stata inoltre rinvenuta una necropoli.

Nel medioevo questo territorio faceva parte del giudicato di Cagliari ed era compreso nella curatoria di Decimo. Nel suo territorio sorgeva il castello di Acquafredda, fatto edificare dai marchesi Lacon-Massa, ultimi giudici di Cagliari. Alla caduta del giudicato (1258) il castello ed il borgo passarono alla famiglia pisana della Gherardesca; in esso fu messo a morte Vanni Gubetta, complice dell'arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini, personaggio immortalato da Dante nel XXXIII canto dell'Inferno. Il castello passò sotto il diretto controllo del comune di Pisa, e del giudice di Arborea suo alleato, nel 1295. Nel 1324 fu inutilmente assalito dagli aragonesi, che lo ebbero tuttavia alcuni anni dopo, in seguito alla conquista aragonese della Sardegna.

Nel 1412 il territorio venne dato in feudo dal Re d'Aragona Ferdinando I il Giusto a Pietro Ogter. Successivamente Siliqua fu incorporata nel marchesato di Villacidro e Palmas. Fu riscattato nel 1839 ai Bon Crespi di Valdaura, ultimi feudatari, con la soppressione del sistema feudale, divenendo così un comune amministrato da un sindaco e da un consiglio comunale.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 
Chiesa di Sant'Anna

A Siliqua sono presenti numerosi luoghi di interesse tra cui alcune domus de janas ed il castello di Acquafredda, monumento principale del paese. Sono presenti inoltre numerose chiese di epoca aragonese distribuite in tutto il territorio e alcune zone di campagna ricche di fauna e flora, tra cui Campanasissa e il monte Arcosu (che dà il nome alla riserva).

Architetture religioseModifica

  • Chiesa di Sant'Anna
  • Chiesa di San Giorgio Martire
  • Chiesa di San Giuseppe Calasanzio
  • Chiesa di San Sebastiano

Architetture militariModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Acquafredda.
 
I resti del castello di Acquafredda, situato nei colli a sud del nucleo urbano siliquese

MiniereModifica

Nel territorio comunale di Siliqua sono presenti le seguenti miniere dismesse:

  • Miniera di Campanasissa.
  • Miniera di Ega De Is Frissas o Rocca (ferro).
  • Miniera di Su Argedu.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[2]

 

Lingue e dialettiModifica

La variante del sardo parlata a Siliqua è il campidanese occidentale.

Geografia antropicaModifica

QuartieriModifica

  • Stazione
  • Rio Forrus
  • Cixerri
  • Sa Turri
  • San Giuseppe
  • Zinnigas
  • Mattixedda
  • Zona Noba

Infrastrutture e trasportiModifica

StradeModifica

Siliqua è collegata al resto del territorio principalmente tramite due strade statali: la SS 130 scorre immediatamente a nord dell'abitato, e collega Siliqua con i comuni dell'Iglesiente a ovest e con il Cagliaritano ed il capoluogo regionale a est. Nella parte orientale del nucleo urbano Siliqua è attraversata dalla SS 293, che permette il collegamento del paese con il Sulcis a sud e col Campidano a nord.

FerrovieModifica

 
La stazione RFI (gruppo FS) di Siliqua e, sulla sinistra, l'ex stazione FMS
 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Siliqua e Stazione di Siliqua (FMS).

Il comune è dotato dal 1872 di una stazione ferroviaria lungo la linea Decimomannu - Iglesias di RFI, collegata dai convogli Trenitalia con Cagliari ed il suo hinterland ad est e con i centri di Villamassargia, Iglesias e Carbonia a ovest.

Una seconda linea fu attiva nel comune dal 1926 sino al 1968, si tratta della ferrovia Siliqua-San Giovanni Suergiu-Calasetta delle Ferrovie Meridionali Sarde, che dalla locale stazione attraversava il Basso Sulcis terminando nell'isola di Sant'Antioco. Tale collegamento dalla chiusura della ferrovia viene effettuato con autolinee.

Mobilità urbanaModifica

Il servizio di autolinee dell'ARST collega Siliqua con Cagliari, coi comuni limitrofi e con quelli del Sulcis-Iglesiente.

SportModifica

Lo stadio di Siliqua è intitolato a Manuel Grassetti, giovane capitano della squadra juniores di calcio del Siliqua Calcio (fondata nel 1928), perito in un incidente stradale. L'attuale denominazione è stata presa nel 2007 su proposta dell'allora sindaco del paese Piergiorgio Lixia.

La locale squadra di calcio milita nella stagione 2016-2017 nel campionato di Promozione.

CulturaModifica

Il paese gode di un'associazione musicale centenaria: infatti l'origine dell'associazione "G.Verdi" risale agli anni 1885-1890. Inizialmente l'associazione era solamente una fanfara, la quale nel 1910 divenne una vera e propria banda musicale. Col passare del tempo la banda si arricchì di vari strumenti, tra cui l'ingresso degli strumenti ad ancia negli anni Trenta e con quello del primo flauto negli anni Cinquanta. L'attività della banda si sospese durante le due guerre, dopodiché, con la ripresa, avvenne un deciso sviluppo dell'associazione, la quale accolse anche l'elemento femminile all'interno di essa. Attualmente l'organico consta di una trentina di elementi.

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2018.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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