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Altobello Melone, san Simonino, 1521, olio su tavola, Trento, Castello del Buonconsiglio.

Simonino di Trento, tradizionalmente san Simonino, (Trento, 1472Trento, marzo 1475), fu un fanciullo morto durante la Pasqua del 1475, venerato come beato dalla Chiesa cattolica sino al 28 ottobre 1965[1]. La vicenda legata al suo nome costituisce una testimonianza delle persecuzioni subite dalle comunità ebraiche, e delle false e strumentali accuse di "omicidio rituale" (le cosiddette accuse del sangue) che ebbero notevole diffusione soprattutto in Europa centrale nei confronti degli ebrei.

Bottega di Niklaus Weckmann, Martirio del Beato Simonino, museo diocesano tridentino, Trento.
Martirio del Beato Simonino, di Francesco Oradini (XVIII secolo), Palazzo Salvadori, Trento.

Indice

Le vicende storicheModifica

Prima del 1965 il Martirologio Romano, a proposito di san Simonino, ricordava ai fedeli che ogni anno, il 24 marzo, si celebrava a Trento "la passione di san Simone, fanciullo trucidato crudelmente dai Giudei, autore di molti miracoli".

I fatti, ricostruibili attraverso gli atti del processo istruito contro la locale comunità ebraica, andarono in questo modo. Un bambino di due anni e mezzo scomparve la sera del 23 marzo 1475, giovedì santo, e fu ritrovato cadavere la domenica di Pasqua, nelle acque di una roggia, proprio vicino all'unica casa abitata dai quindici ebrei residenti a Trento, nella zona dell'attuale piazza della Mostra. In un clima di diffuso antisemitismo, infuocato dalle predicazioni del frate francescano Bernardino da Feltre, il principe vescovo Giovanni Hinderbach[2] sostenne con forza la tesi che il bimbo era stato vittima di un "omicidio rituale" perpetrato dalla locale comunità ebraica (finalizzato alla raccolta del sangue di un bambino da utilizzare per impastare il pane azzimo per la Pasqua ebraica).

I quindici ebrei presenti a Trento (il più giovane aveva quindici anni, il più vecchio novanta), presunti omicidi, furono torturati insistentemente per mesi sino a strappar loro una confessione e quindi messi a morte con i supplizi in uso al tempo. Solo una donna, di nome Bruna, resistette più a lungo degli altri all'interrogatorio, ma si insistette tanto che la donna morì sotto tortura, confessando proprio in punto di morte e dichiarandosi pentita; fu quindi assolta dal peccato e sepolta in terra benedetta. Non servì a salvare gli ebrei il fatto che durante il processo – di cui si conservano gli atti – il legato di papa Sisto IV, chiamato dal vescovo per sovrintendere al processo, si fosse apertamente espresso contro l'infondata accusa agli ebrei. Lo stesso papa proibì subito di onorare Simonino come beato.

 
Processione del B. Simone. Trento, 24 marzo 1955.

Nonostante le proibizioni pontificie, in virtù del talento organizzativo del principe vescovo, il culto di Simonino si diffuse presto non solo nel Trentino ma anche nei territori confinanti, grazie anche a Michele Carcano, un predicatore francescano osservante dotato di grande abilità oratoria, che diffondeva nelle sue predicazioni il culto di Simonino, con la testimonianza della madre del bambino, presentata nel territorio di Bergamo nella prima metà del 1476, e successivamente con quella di un certo Giorgio, mostrato come miracolato. Fu così che lo stesso papa Sisto IV finì per dichiarare che il processo si era svolto correttamente[3]. La Santa Sede ammise ufficialmente il culto locale di Simonino nel 1588[4] e concesse l'indulgenza plenaria a chi fosse andato in pellegrinaggio presso le reliquie il giorno dedicato a Simonino.[5]

Il 22 febbraio 1755 la bolla papale Beatus Andreas di papa Benedetto XIV ribadiva la validità del processo, confermava la correttezza di dedicare a Simonino "pubblico culto" e riaffermava che il martirio era avvenuto per mano degli "ebrei in odio alla fede di Cristo".[6]

Dalla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, in cui era conservato il corpo di Simonino, la devozione popolare si diffuse anche nel Bresciano, dove non si mancò di attribuirgli miracoli e di invocarlo specialmente a protezione dei fanciulli. Oltre all'annuale festa in onore del beato, ogni dieci anni si svolgeva una processione solenne lungo le strade di Trento, nella quale si portava in corteo la salma di Simonino e i simboli raffiguranti i presunti strumenti delle torture da lui subite.

Il percorso di revisione critica della vicenda da parte della Chiesa – nel clima di apertura al dialogo interreligioso favorito dal Concilio Vaticano II – vide attivamente coinvolta l'arcidiocesi di Trento ed ebbe tra i più qualificati protagonisti lo storico monsignor Iginio Rogger.[7] I suoi studi sulle vicende processuali portarono nel 1965 l'arcivescovo di Trento, Alessandro Maria Gottardi, alla cosiddetta "svolta del Simonino", vale a dire la soppressione del culto e la rimozione della salma dalla chiesa di San Pietro che la ospitava, con la conseguente abolizione anche della tradizionale processione per le vie di Trento, con l'esposizione di strumenti di tortura usati dagli ebrei nel presunto rituale contro il piccolo Simone (strumenti di macelleria e aghi per cavarne il sangue, dadi per estrarre a sorte le persone da destinare ai vari compiti, ecc.). La cancellazione del beato dall'elenco dei martiri non suscitò grandi rimostranze presso i fedeli, pur con alcune contestazioni della svolta, che furono espresse all'interno del mondo cattolico più tradizionalista.

La revisione della posizione della Chiesa portò a una riconciliazione con la comunità ebraica che, dopo l'esecuzione delle sentenze capitali e le persecuzioni nei territori di dominio vescovile che seguirono il processo, aveva gettato il cherem (paragonabile all'interdetto della Chiesa cattolica) sull'intera città di Trento, nella quale non vi fu più dal 1475 all'era moderna né comunità ebraica né soggiorno di ebrei per espressa proibizione del principe vescovo.

Le ricerche e le ipotesi di Ariel ToaffModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ariel Toaff.

Alcune polemiche e contestazioni nate dalla "svolta del Simonino" (cioè del cambio di atteggiamento della Chiesa cattolica a proposito del fittizio martire trentino) ripresero nel 2007 a seguito della pubblicazione, da parte dello storico italo-israeliano Ariel Toaff, del saggio Pasque di sangue: Ebrei d'Europa e omicidi rituali.[8] Nel suo libro, Toaff confermava la mancanza di ogni fondamento per le accuse mosse alla comunità ebraica di Trento nel 1475; lo studioso, tuttavia, pur sapendo di attirarsi le critiche di diversi colleghi accademici,[9] affermava anche che si possono rinvenire tracce, nell'ambito di alcuni gruppi di fanatici ashkenaziti (e gli ebrei di Trento, provenienti dall'area germanica, appartenevano proprio all'area culturale dell'ebraismo ashkenazita), di vere e proprie "devianze" dalle rigide norme della halakhah, che impongono l'astensione da ogni contatto con il sangue umano. Non sarebbe dunque impossibile che, per reazione ai soprusi subiti, singoli ebrei o piccoli gruppi di essi abbiano attuato rituali magici, a chiara finalità anticristiana, rituali che potrebbero aver comportato persino l'uso di sangue.[10]

Simonino nell'arte sacraModifica

 
Giovanni Pietro da Cemmo (?), san Simonino, chiesa di Santa Maria Annunciata, Bienno (BS).
 
Martirio di Simonino da Trento, chiesa di Santa Maria Rotonda, Pian Camuno (BS).

La vicenda di Simonino è entrata nell'arte sacra, con dipinti, sculture e incisioni che lo raffigurano e che ne illustrano il presunto martirio.

Tra la produzione artistica di più alto significato, si deve menzionare l'intaglio ligneo conservato presso il museo diocesano tridentino, proveniente dalla chiesa di San Pietro. L'opera, databile tra il 1505 e il 1515, faceva parte di un Flügelaltar ed è stata attribuita alla bottega di Niklaus Weckmann; essa segue – con la esibizione dei gesti e degli strumenti dell'omicidio rituale – un modello iconografico relativo al martirio di Simonino che si era diffuso già alla fine del XV secolo e che sarà popolare anche in epoca più tarda.

Sulla facciata del rinascimentale Palazzo Salvadori a Trento (edificato dove, prima della dispersione della comunità ebraica, sorgeva la sinagoga) sono stati posti nel XVIII secolo due medaglioni in pietra di Francesco Oradini con il martirio e la gloria di Simonino: la scena del martirio riproduce quasi letteralmente quella intagliata, secoli prima, da Niklaus Weckmann.

Commissioni di raffigurazioni pittoriche di Simonino coinvolsero, nel XVI secolo, artisti di primo piano come testimonia, al Castello del Buonconsiglio, il quadretto realizzato nel 1521 da Altobello Melone, toccante per la malinconica espressione del fanciullo.

Su un diverso piano abbiamo le raffigurazioni di Simonino create dalla fede popolare. Testimonianze della diffusione raggiunta dal culto di Simonino, si trovano in molte chiese e cappelle, anche fuori dal Trentino (in particolare nel bresciano). Ad esempio, a Bienno, in Valcamonica, troviamo nella chiesa di Santa Maria Annunciata ben quattro affreschi a lui dedicati, databili attorno alla fine del XV secolo, connotati da grande semplicità di esecuzione; alcuni di essi rappresentano semplicemente degli ex voto fatti eseguire da alcuni fedeli "per grazia ricevuta".

In chiave di propaganda antigiudaica e richiamo ai contenuti delle predicazioni itineranti dei frati osservanti, va interpretato l'affresco votivo eseguito dalla bottega di Campilio da Spello nella cripta della chiesa di San Ponziano a Spoleto. Nella prima navata di sinistra si trovano infatti raffigurati Bernardino da Siena, santo dell'osservanza minoritica, e il piccolo Simone da Trento, sul cui corpo sono visibili i segni del martirio.

NoteModifica

  1. ^ Emanuele Curzel, Simonino di Trento, in Dizionario biografico degli italiani, 92 anno = 2018, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. ^ Anche la voce che l'Enciclopedia Italiana (edizione 1937) riserva alla storia del Trentino segnala l'espulsione degli Ebrei come uno dei fatti più rilevanti dell'episcopato di Hinderbach: «L'Umanesimo si diffuse con varia fortuna nelle valli ed ebbe cultori non trascurabili, guidati dal vescovo Giovanni Hinderbach, il cui governo è caratterizzato dall'espulsione degli ebrei, in seguito al rapimento e all'uccisione di un bambino (san Simonino)».
  3. ^ Franco Innocenti, La chiesa di San Bartolomeo in Albimo-Il ciclo del beato Simone da Trento, Tera mata edizioni, 2012, p. 41-50.
  4. ^ Sulle vicende del processo vedasi Esposito A. e Quaglioni D., Processi contro gli ebrei di Trento (1475, 1478), CEDAM, Padova, 1990
  5. ^ Ebrei e accusa di omicidio rituale nel Settecento: il carteggio tra Girolamo Tartarotti e Benedetto Bonelli (1740-1748) di Nicola Cusumano, UNICOPLI, 2012, p. 179
  6. ^ Ebrei e accusa di omicidio rituale nel Settecento: il carteggio tra Girolamo Tartarotti e Benedetto Bonelli (1740-1748), di Nicola Cusumano, UNICOPLI, 2012, pp. 176-188
  7. ^ Lo storico della Chiesa trentina: «Simonino non perì per mano ebrea», Avvenire, 8 febbraio 2007 (sul sito del CESNUR). URL consultato il 22 aprile 2009.
  8. ^ Ariel Toaff, Pasque di sangue: Ebrei d'Europa e omicidi rituali, Bologna, Il Mulino, 2008.
  9. ^ Anna Esposito e Diego Quaglioni, Pasque di sangue, le due facce del pregiudizio, Corriere della Sera, 11 febbraio 2007. URL consultato il 22 aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 27 ottobre 2014).
  10. ^ Ariel Toaff, Pasque di sangue: Ebrei d'Europa e omicidi rituali, Bologna, Il mulino, 2007, in particolare pp. 66-94.

BibliografiaModifica

  • Giorgio Summaripa, Martirio Simone da Trento, Verona, Giovanni Alvise, Alberto Alvise, 1478. URL consultato il 22 aprile 2015.
  • Franco Innocenti, La chiesa di San Bartolomeo in Albimo-Il ciclo del beato Simone da Trento, Tera mata edizioni, 2012, p. 41-50.

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Su Pasque di sangue di Ariel Toaff
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