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Grande Siria
Siria-Palestina
in arabo: ٱلـشَّـام
ash-Shām
Modern Levant.PNG
Mappa del Levante in senso stretto, con i paesi della regione siriana, inclusa la moderna Siria, in verde, esclusa la parte meridionale della Turchia
Stati
Lingue arabo, ebraico, curdo, siriaco

La regione storica di Siria (in arabo: ٱلـشَّـام‎, ash-Shām, geroglifici luviani: Sura/i; in greco antico: Συρία; nella moderna letteratura definita "Grande Siria",[1] "Siria-Palestina",[2] o Levante)[3] è un'area locata nella zona orientate del mar Mediterraneo. Nel corso della storia la regione è stata controllata da numerosi popoli, compresi Egizi, Cananei, Assiri, Babilonesi, Impero achemenide, Greci, Impero romano, Impero bizantino, Califfato omayyade, Califfato abbaside, Califfato fatimida, Crociati, Ayyubidi, Mamelucchi, Impero ottomano, Regno Unito e Terza Repubblica francese.

GeografiaModifica

 
Mappa della regione storica di Siria che va dai monti Tauro alla penisola del Sinai al fiume Eufrate, ma non includente l'alta Mesopotamia superiore

In senso storico più comune, per Siria ci si riferisce all'intero nord Levante, compresa Alessandretta e l'antica città di Antiochia, o in senso esteso al Levante fino a sud dell'Egitto romano, ma non comprendendo la Mesopotamia. L'area della Grande Siria (in arabo: سُـوِرِيَّـة الْـكُـبْـرَى‎, Sūriyyah al-Kubrá; anche "Siria naturale" (in arabo: سُـوْرِيَّـة الـطَّـبِـيْـعِـيَّـة‎, Sūriyyah aṭ-Ṭabī‘iyyah) o "Paese del Nord" in arabo: بِـلَاد الـشَّـام‎, Bilād ash-Shām))[1]. Si estende approssimativamente sul territorio del medievale Califfato arabo di Bilad al-Sham, che comprendeva il Mediterraneo orientale o Levante, e la Mesopotamia occidentale. La conquista araba del Levante, nel VII secolo, ha dato origine a questa provincia, che comprendeva gran parte della regione della Siria, e si è ampiamente sovrapposta a questa. Altre fonti indicano che il termine Grande Siria fu coniato durante il dominio dell'Impero ottomano, dopo il 1516, per designare l'area approssimativa inclusa nell'attuale Libano, Siria, Giordania e Palestina.[4]

L'incertezza nella definizione dell'estensione della "Siria" è aggravata dalla confusione etimologica dei nomi dal suono simile, Siria e Assiria. La questione dell'ultima identità etimologica dei due nomi rimane aperta ancora oggi, ma a prescindere dall'etimologia, i due nomi sono stati spesso considerati come intercambiabili o sinonimi dal tempo di Erodoto.[5] Nel periodo dell'Impero romano Siria e Assiria erano già considerate due entità diverse, Siria romana e Assiria romana.

Killebrew e Steiner, descrivevano il Levante come la regione siriana, dandogli i seguenti confini: il Mar Mediterraneo ad ovest, il deserto arabo e la Mesopotamia ad est e il Tauro e l'Anatolia a nord.[3]

Per Plinio il Vecchio e Pomponio Mela, la Siria copriva l'intera Mezzaluna fertile. Nella tarda antichità, per "Siria" si indicava una regione posta nell'est del Mar Mediterraneo, ad ovest dell'Eufrate, a nord del deserto arabico e a sud del monte Tauro,[6] comprendente gli stati attuali di Siria, Libano, Giordania, Israele, Palestina, parte del sud della Turchia, intesa come provincia di Hatay e la metà occidentale della regione dell'Anatolia Sud Orientale. Quest'ultima definizione è equivalente alla regione nota, in lingua araba antica come ash-Shām (in arabo: اَلـشَّـام/ʔaʃ-ʃaːm/,[7] che significa [paese] del nord[7] (dalla radice šʔm in arabo: شَـأم‎ "sinistra, nord")). Dopo la conquista islamica della Siria bizantina, nel VII secolo, il nome Siria decadde dall'uso comune, soppiantato dall'equivalente arabo Shām, ma sopravvisse nel suo senso originale nell'uso bizantino e dell'Europa occidentale e nella letteratura siriaca cristiana. Nel XIX secolo il nome Siria fu riportato alla luce, nella sua moderna forma araba per indicare l'intera Bilad al-Sham, sia come Suriyah che nella forma moderna Suriyya, che alla fine sostituì il nome arabo di Bilad al-Sham.[8] Dopo la prima guerra mondiale, il nome Siria venne dato al mandato francese della Siria e del Libano, e al contemporaneo, ma di breve durata, Regno Arabo di Siria.

Nazionalismo pan-sirianoModifica

"Siria naturale" come indicato da Antun Saade e dal PNSS, compresa la penisola del Sinai, Cipro, la moderna Siria, il Libano, la Palestina, la Giordania, l'Iraq, il Kuwait, la regione Ahvaz dell'Iran e la regione della Cilicia nell'odierna Turchia
Mappa di cosa intendeva il PNSS per "Siria naturale unificata" con il simbolo impresso sul territorio

I confini della regione sono cambiati, nel corso della storia, e definiti, per l'ultima volta, in epoca moderna dalla proclamazione del regno arabo di Siria, di breve durata, e dalla successiva definizione del trattato franco-britannico. L'area fu passata al mandato di francesi e britannici dopo la prima guerra mondiale e divisa in Grande Libano, vari stati mandatari siriani, mandato britannico della Palestina e Emirato di Transgiordania. Gli stati del mandato siriano furono gradualmente unificati come Stato della Siria e infine diventarono l'indipendente Siria nel 1946. Durante questo periodo, i nazionalisti siriani sostenevano la creazione di una Grande Siria. Antun Saade e il suo Partito Nazionalista Sociale Siriano immaginarono una "Grande Siria" o "Siria naturale" comprendente la penisola del Sinai, Cipro, la moderna Siria, il Libano, la Palestina, la Giordania, l'Iraq, il Kuwait, la regione Ahvaz dell'Iran e la regione di Cilicia della Turchia.[9][10]

EtimologiaModifica

SiriaModifica

La più antica attestazione del nome "Siria" risale all'VIII secolo a.C. in un'iscrizione bilingue in geroglifici luviani e fenici. In questa iscrizione la parola luvia Sura/i fu tradotta nel fenicio ʔšr "Assiria".[11] Per Erodoto, nel V secolo a.C., la Siria andava da nord del fiume Halys (attuale Kızılırmak) e confinava a sud con Arabia ed Egitto.

Il nome Siria deriva dall'antico greco per indicare i siriani, in greco Σύριοι traslitterato in antico greco comeSyrioi, che i greci applicavano, senza distinzioni, a diversi popoli del vicino oriente sotto il dominio dell'Assiria. Gli studiosi moderni confermano che il termine deriva dall'affine greco in greco Ἀσσυρία, traslitterato Assiria in greco antico, a sua volta derivato dall'accadico traslitterato in Aššur.[12]

La pronuncia in arabo classico di Siria è Sūriya (nella lingua araba moderna Sūrya). Il nome non era usato dai musulmani prima del 1870, ma dai cristiani da lungo tempo. Secondo la Chiesa ortodossa siriaca, "Sirian" significava "Cristiano" all'origine del cristianesimo.[senza fonte] Dopo l'indipendenza della Siria, nel 1936, il termine "siriano" designò i cittadini dello stato, a prescindere dalla loto etnia. L'aggettivo "siriaco" (suryāni in arabo: سرياني‎) divenne di uso comune come etnonimo per evitare ambiguità con "siriano".

Oggi, il termine arabo Sūriya si riferisce all'attuale stato della Siria, in opposizione alla regione storica di Siria, ma questa distinzione non fu chiara fino alla metà del XX secolo.

ShamModifica

Baalshamin o Ba'al Šamem in lingua aramaica ܒܥܠ ܫܡܝܢ (Dio dei cieli),[13][14] era un dio dei cieli semitico in Cananea/Fenicia e nell'antica città di Palmira.[15][16] Quindi, Sham significa (paradiso o cielo). Inoltre, in lingua ebraica, sham (שָׁמַ) deriva dall'accadico šamû che significa "cielo".[17] Per esempio, il termine ebraico per indicare il sole shemesh, era "shem/sham" da shamayim[18] (in accadico šamû) che significa "cielo" e esh (in accadico išātu) che significa "fuoco", cioè "fuoco del cielo".

Altre fonti indicano che il termine etimologicamente significa "terra della mano sinistra", riferendosi al fatto che per qualcuno nell'Hejaz rivolto verso est, il nord è a sinistra (quindi il nome di Yemen (اَلْـيَـمَـن‎, al-Yaman) corrispondente significa "lato destro").[7] Sham deriva dalla radice semitica Šinhamzamim ش ء م‎ (riferendosi alla sfortuna, che è tradizionalmente associata alla sinistra), come si vede nelle grafie alternative arabe come شأم‎ e شآم‎. La regione di Sham è a volte definita come l'area che è stata dominata da Damasco, a lungo un importante centro regionale.[senza fonte] — Difatti, il termine Latn in arabo: الـشَّـام‎, può riferirsi alla città di Damasco.[19]

Non esiste alcun collegamento con il nome di Shem figlio di Noè (il cui nome in arabo è Latn سَـام‎ con una consonante iniziale diversa e senza alcuna consonante interna occlusiva glottidale sorda).

StoriaModifica

 
L'antica Apamea fu un importante centro commerciale e una prospera città in epoca ellenistica e romana

Antica SiriaModifica

Erodoto usa in greco antico: Συρία per riferirsi al tratto di terra che va dal fiume Halys, compresa la Cappadocia (Storie, I.6) nella Turchia di oggi al Monte Casio (Storie, II.158), che Erodoto posiziona appena a sud del lago Serbonis (Storie, III.5). Secondo varie osservazioni di Erodoto in luoghi diversi, egli descrive la Siria includendo l'intero tratto della linea costiera fenicia, nonché città come Cadytis (Gerusalemme) (Storie III.159).[5]

Siria ellenisticaModifica

Nella Grecia classica, Siria e Assiria erano usate quasi intercambiabilmente, ma nell'Impero romano, Siria e Assiria divennero distinti termini geografici. La "Siria", durante l'Impero romano, veniva riferita a "quella parte dell'Impero situata tra l'Asia Minore e l'Egitto", ad esempio il Levante occidentale, mentre "Assiria" era parte dell'Impero persiano, e solo molto brevemente passò sotto il controllo romano (nel 116-118 che fu il picco massimo dell'espansione romana).

Siria romanaModifica

 
Rovine di Sergiopoli

In epoca romana, il nome Siria era usato per comprendere l'intero Levante settentrionale e aveva un confine incerto a nord-est che Plinio il Vecchio descrive come comprendente, da ovest a est, il Regno di Commagene, Sofene e Adiabene, "precedentemente nota come Assiria".[20]

 
Palmira, una delle città più ricche della Siria antica

Diversi scrittori hanno usato il termine per descrivere l'intera regione del Levante durante questo periodo; il Nuovo Testamento ha usato il nome in questo senso in numerose occasioni.[21]

Nel 64 a.C., la Siria divenne una provincia dell'Impero romano, dopo la conquista da parte di Pompeo. La Siria romana confinava con la Giudea a sud, con i domini greci in Anatolia a nord, con la Fenicia ad ovest, ed era in continua guerra con i parti ad est.

Nel 135, divenne Siria-Palestina incorporando l'intero Levante e l'ovest della Mesopotamia. Nel 193, la provincia venne divisa in (Celesiria) e Fenicia. Tra il 330 e il 350 (probabilmente nel 341), venne creata la provincia di Euphratensis fuori dal territorio della Celesiria e dell'antico regno di Commagene, con Ierapoli capitale.[22]

Dopo il 415 la Celesiria venne sudduìivisa in Siria I, con capitale rimasta ad Antiochia, e Syria II o Salutaris, con capitale Apamea sul fiume Oronte. Nel 528, Giustiniano I creò la piccola provincia costiera di Theodorias fuori dal territorio di entrambe le province.[23]

Bilad al-ShamModifica

La regione fu annessa al Califfato dei Rashidun dopo la vittoria musulmana sull'Impero bizantino nella battaglia dello Yarmuk, e divenne in seguito nota con il suo nome arabo, ash-Shām. Durante il Califfato omayyade, Shām venne divisa in cinque jund o distretti militari. Essi erano Jund Dimashq (in arabo: جُـنْـد دِمَـشْـق‎, distretto militare di Damasco), Jund Ḥimṣ (in arabo: جُـنْـد حِـمْـص‎), Jund Filasṭīn (in arabo: جُـنْـد فِـلَـسْـطِـيْـن‎, distretto militare di Palestina) e Jund al-Urdunn (in arabo: جُـنْـد الْأُرْدُنّ‎, "distretto militare di Giordania"). Successivamente venne creato Jund Qinnasrin (in arabo: جُـنْـد قِـنَّـسْـرِيْـن‎) al di fuori del Jund Hims. Damasco fu la capitale del califfato islamico fino all'avvento del Califfato abbaside.[24][25][26]

Siria ottomanaModifica

Nei tardi anni del dominio Ottomano, venne suddivisa in wilaya o sub-province i cui confini e la scelta delle città come sedi di governo al loro interno variavano nel tempo. I wilaya o sub-province erano quelli di Aleppo, Damasco e Beirut, insieme ai due speciali distretti di Monte Libano e Gerusalemme. Aleppo era costituito dal nord della Siria odierna e parte del sud della Turchia, Damasco copriva il sud della Siria e l'odierna Giordania, Beirut, il Libano e la costa siriana di Latakia a sud della Galilea, mentre Gerusalemme comprendeva le terre della Galilea e l'ovest dei fiumi Giordano e Wadi Araba.

Sebbene la popolazione della regione fosse dominata da musulmani sunniti, c'erano anche considerevoli percentuali di sciiti, alawiti e ismaeliti, siriaci ortodossi, maroniti, greco-ortodossi, cattolici, melkiti, ebrei mizrahì e drusi.

Regno arabo di occupazione franceseModifica

L'Amministrazione Territori Nemici Occupati (ATNO) fu un'amministrazione militare franco-britannica, sulle aree dell'ex Impero ottomano, nel periodo 1917–1920, durante e seguente la prima guerra mondiale. Si concluse ufficialmente dopo l'assegnazione del Mandato francese della Siria e del Libano e il Mandato britannico sulla Palestina a seguito della Conferenza di Sanremo (19-26 aprile 1920).

Il Regno arabo di Siria fu il primo Stato arabo moderno a venire alla luce, ma durò poco più di quattro mesi (8 marzo-24 luglio 1920). Durante la sua breve esistenza, il regno fu guidato da Faisal bin Hussein figlio dello sceriffo al-Husayn ibn Ali. Nonostante le sue rivendicazioni sul territorio della Grande Siria, il governo di Faisal controllava un'area limitata e dipendeva dalla Gran Bretagna che, insieme alla Francia, si opponeva all'idea di una Grande Siria e rifiutava di riconoscere Faisal come suo re.[27] Il regno si arrese alle forze francesi il 24 luglio 1920.

A seguito della conferenza di Sanremo e all'abbattimento del breve regno di Re Faisal sulla Siria, a seguito della Battaglia di Maysalun, il generale francese Henri Gouraud, in violazione delle condizioni del mandato, suddivise il Mandato francese della Siria in sei stati, ovvero: Damasco (1920), Aleppo (1920), Stato Alawita (1920), Gebel Druso (1921), l'autonomo Sanjak di Alessandretta (1921) (attuale provincia di Hatay in Turchia), e Grande Libano (1920) divenuto poi l'attuale Libano.

Significato religiosoModifica

La regione ha siti significativi per le religioni abramitiche:[1][28]

Città Descrizione Immagine
Acri Acri è sede del Mausoleo di Bahá'u'lláh, il sito più sacro della religione Bahá'í.[29][30]
Aleppo Aleppo è sede della Grande Moschea, che si crede ospiti le spoglie di Giovanni Battista, figlio di Zaccaria,[31] venerato da tutta la cristianità[32] e dall'Islam.[33][34]
Damasco Damasco ha la Grande Moschea, considerata una delle moschee più grandi e meglio conservate dell'era omayyade. Si ritiene che custodisca i resti del figlio di Zaccaria, Giovanni Battista,[24][35] venerato da tutta la cristianità[32] e dall'Islam, come suo padre.[34] Altri siti importanti comprendono Bab al-Saghir[36][37] e la Moschea Sayyidah Ruqayyah.[38][39]
Haifa Haifa è la sede del Mausoleo del Báb, santo per la religione Bahá'í.[28][40]

Nelle vicinanze si trova il Monte Carmelo. Associato alla figura biblica di Elia, è importante per la cristianità, per i Drusi, gli ebrei e i musulmani.[41]

Hittin Hittin è vicino a ciò che si crede sia vicino al santuario di Shu'ayb (forse Jethro). È sacro per drusi e musulmani.[42][43]
Gerusalemme Avendo siti come la Basilica del Santo Sepolcro,[44] il Muro Occidentale,[45] e la Moschea al-Aqsa, la Città Vecchia di Gerusalemme è sacra per la cristianità, l'Islam e l'Ebraismo.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b c d Mustafa Abu Sway, The Holy Land, Jerusalem and Al-Aqsa Mosque in the Qur’an, Sunnah and other Islamic Literary Source (PDF) (Central Conference of American Rabbis) (archiviato dall'url originale il 28 luglio 2011).
  2. ^ Emanuel Pfoh, Syria-Palestine in The Late Bronze Age: An Anthropology of Politics and Power, Routledge, 22 febbraio 2016, ISBN 1-317-39230-2.
  3. ^ a b Killebrew, A. E. e Steiner, M. L., The Oxford Handbook of the Archaeology of the Levant: C. 8000-332 BCE, OUP Oxford, 2014, p. 2 ., ISBN 978-0-19-921297-2.
  4. ^ Thomas Collelo, ed. Lebanon: A Country Study Washington, Library of Congress, 1987.
  5. ^ a b Erodoto, Herodotus VII.63, Fordham University.
  6. ^ Taylor & Francis Group, The Middle East and North Africa 2004, Psychology Press, 2003, p. 1015, ISBN 978-1-85743-184-1.
  7. ^ a b c Clifford Edomond Bosworth, AL-SHĀM", in {{{ency}}}, vol. 9, 1997.
  8. ^ Kamal S. Salibi, A House of Many Mansions: The History of Lebanon Reconsidered, I.B.Tauris, 2003, pp. 61–62, ISBN 978-1-86064-912-7.
  9. ^ Antoun Sa'adeh, The Genesis of Nations, Beirut, 2004. Translated and Reprinted
  10. ^ Ehud Ya'ari, Behind the Terror, su The Atlantic.
  11. ^ Robert Rollinger, 2006 | The terms "Assyria" and "Syria" Again.
  12. ^ Proposto per primo da Theodor Nöldeke nel 1881; cf. Douglas Harper, Syria, in Online Etymology Dictionary, November 2001. URL consultato il 22 gennaio 2013..
  13. ^ Teixidor, Javier, The Pagan God: Popular Religion in the Greco-Roman Near East, Princeton University Press, 2015, pp. 27, ISBN 978-1-4008-7139-1. URL consultato il 14 agosto 2017.
  14. ^ Beattie, Andrew; Pepper, Timothy, The Rough Guide to Syria, Rough Guides, 2001, pp. 290, ISBN 978-1-85828-718-8. URL consultato il 14 agosto 2017.
  15. ^ Dirven, Lucinda, The Palmyrenes of Dura-Europos: A Study of Religious Interaction in Roman Syria, BRILL, 1999, pp. 76, ISBN 978-90-04-11589-7. URL consultato il 17 luglio 2012.
  16. ^ J.F. Healey, The Religion of the Nabataeans: A Conspectus, BRILL, 2001, pp. 126, ISBN 978-90-04-30148-1. URL consultato il 14 agosto 2017.
  17. ^ Caplice, Richard I.; Snell, Daniel C., Introduction to Akkadian, Gregorian Biblical BookShop, 1988, pp. 6, ISBN 978-88-7653-566-6. URL consultato il 14 agosto 2017.
  18. ^ In ebraico, mayim (מַיִם) significa "acqua". Nella Genesi 1:6 Elohim separò le "acque dalle acque". L'area sopra la terra era piena di acqua del cielo (sham-mayim) e la terra sottostante era coperta dall'acqua del mare (yam-mayim).
  19. ^ Tardif, P., 'I won't give up': Syrian woman creates doll to help kids raised in conflict (CBC News), 17 settembre 2017. URL consultato il 6 marzo 2018.
  20. ^ Plinio, Book 5 Section 66, in Natural History, University of Chicago, ISBN 84-249-1901-7.
  21. ^ [1]
  22. ^ Alexander (Ed.) Kazhdan, Oxford Dictionary of Byzantium, Oxford University Press, 1991, p. 748, ISBN 978-0-19-504652-6.
  23. ^ Alexander (Ed.) Kazhdan, Oxford Dictionary of Byzantium, Oxford University Press, 1991, p. 1999, ISBN 978-0-19-504652-6.
  24. ^ a b Le Strange, G., Palestine Under the Moslems: A Description of Syria and the Holy Land from A.D. 650 to 1500, Londra, Committee of the Palestine Exploration Fund, 1890, pp. 30–234, OCLC 1004386.
  25. ^ Khalid Yahya Blankinship, The End of the Jihâd State: The Reign of Hishām ibn ʻAbd al-Malik and the Collapse of the Umayyads, Albany, New York, State University of New York Press, 1994, pp. 47–50, ISBN 0-7914-1827-8.
  26. ^ Paul M. Cobb, White Banners: Contention in ‘Abbāsid Syria, 750–880, Albany, NY, State University of New York Press, 2001, pp. 12–182, ISBN 0-7914-4880-0.
  27. ^ Itamar Rabinovich, Symposium: The Greater-Syria Plan and the Palestine Problem in The Jerusalem Cathedra (1982), p. 262.
  28. ^ a b World Heritage Committee, Convention concerning the protection of the world cultural and natural heritage (PDF), su whc.unesco.org, 2 luglio 2007, p. 34. URL consultato l'8 luglio 2008.
  29. ^ National Spiritual Assembly of the United States, Shrine of Bahá'u'lláh, in Bahá'í News, nº 418, January 1966, p. 4. URL consultato il 12 agosto 2006.
  30. ^ UNESCO World Heritage Centre, Bahá’i Holy Places in Haifa and the Western Galilee, su whc.unesco.org, 8 luglio 2008. URL consultato l'8 luglio 2008.
  31. ^ The Great Mosque of Aleppo | Muslim Heritage, su www.muslimheritage.com. URL consultato il 30 giugno 2016.
  32. ^ a b Vangelo di Luca, Luca|1:5-79|KJV|1:5–79
  33. ^ Corano 19|2|e=15|s=ns
  34. ^ a b Abdullah Yusuf Ali, The Holy Qur'an: Text, Translation and Commentary, Note. 905
  35. ^ Burns, 2005, p.88.
  36. ^ Bab Al-Saghir, in Love Damascus. URL consultato il 31 ottobre 2017.
  37. ^ Demeter, D., Damascus – Bab al-Saghir Cemetery (دمـشـق – مـقـبـرة الـبـاب الـصـغـيـر), Syria Photo Guide, 24 settembre 2014. URL consultato il 12 marzo 2018.
  38. ^ 'Summary of the Tragedy of Sayyeda Ruqayya', Booklet at Ruqayya Mosque, 2008
  39. ^ Kramer, H., Bab Al-Saghir Cemetery, The Complete Pilgrim, 12 aprile 2015. URL consultato il 12 marzo 2018.
  40. ^ Beauty of restored Shrine set to dazzle visitors and pilgrims (Bahá'í World News Service), 12 aprile 2011. URL consultato il 12 aprile 2011.
  41. ^ Breger, M. J., Hammer, L., and Reiter, Y., Holy Places in the Israeli-Palestinian Conflict: Confrontation and Co-existence, Routledge, 16 dicembre 2009, pp. 231–246.
  42. ^ Firro, K. M., The Druzes in the Jewish State: A Brief History, Leida, The Netherlands, Brill Publishers, 1999, pp. 22–240, ISBN 90-04-11251-0.
  43. ^ Dana, N., The Druze in the Middle East: Their Faith, Leadership, Identity and Status, Sussex Academic Press, 2003, pp. 28–30.
  44. ^ Church of the Holy Sepulchre, Jerusalem, Jerusalem, Sacred-destinations.com, 21 febbraio 2010. URL consultato il 7 luglio 2012.
  45. ^ Frishman, Avraham; Kum Hisalech Be’aretz, Jerusalem, 2004

BibliografiaModifica

  • Dictionary of Modern Written Arabic di Hans Wehr (IV edizione, 1994).
  • Michael Provence, "The Great Syrian Revolt and the Rise of Arab Nationalism", University of Texas Press, 2005.
  • Pipes, Daniel (1990). Greater Syria: the History of an Ambition. New York: Oxford University Press. viii, 240 p., ill. with b&w photos and maps. ISBN 978-0-19-506022-5 pbk.; altro ISBN sulla copertina posteriore, 0-19-506002-4