Sisto Gara della Rovere

cardinale e vescovo cattolico italiano

Sisto Gara della Rovere (Savona, 1473Roma, 8 marzo 1517) è stato un cardinale e vescovo cattolico italiano.

Sisto Gara della Rovere
cardinale di Santa Romana Chiesa
Ritratto del cardinale della Rovere
 
Incarichi ricoperti
 
Nato1473 a Savona
Ordinato presbiteroin data sconosciuta
Nominato vescovo11 giugno 1509 da papa Giulio II
Consacrato vescovo25 novembre 1509 dal cardinale Leonardo Grosso della Rovere
Creato cardinale11 settembre 1508 da papa Giulio II
Deceduto8 marzo 1517 a Roma
 

Biografia

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Era figlio di Gabriele Gara e di Luchina della Rovere, sorella di papa Giulio II. Pronipote di papa Sisto IV, era anche fratellastro del cardinale Galeotto Franciotti della Rovere e parente dei cardinali Clemente Grosso della Rovere e Leonardo Grosso della Rovere, suoi contemporanei. Non si sa nulla della sua giovinezza sia per mancanza di documentazione, sia perché molti studiosi lo hanno confuso con il più giovane e più famoso fratellastro Galeotto Franciotti della Rovere, figlio di Giovanfrancesco, secondo marito di Luchina - o con i savonesi Francesco della Rovere, vescovo di Camerino e in seguito di Vicenza; e l'omonimo Sisto Della Rovere, vescovo di Saluzzo (dal 27 agosto 1512 alla morte nel 1516). È ipotizzabile che Sisto sia stato avviato alla carriera ecclesiastica per volontà dello zio Giuliano, dato che non sembra avesse preso gli ordini quando ereditò cariche e benefici del fratellastro; non si sa comunque quando fu ordinato. Si è invece certi che non ebbe formazione culturale, né compì studi regolari: è infatti ricordato da De Grassi e Marini come "homo rudis et penitus ignarus litteraturae".

Secondo l'oratore estense a Roma Beltrando Costabili (citato dal Pastor, III, p. 900) il Gara "se retrova a Perusia" al momento della morte di Galeotto, la data 11 settembre 1508,[1] (indicata da molti storici, va corretta nel 1507, in base ai documenti citati da Eubel - van Gulik). In quel frangente si recò subito a Roma, chiamato da Giulio II, che lo stesso giorno della morte del fratellastro, cardinale dal 1503, lo creò cardinale in un concistoro in cui fu l'unico ad essere elevato alla porpora, al titolo di San Pietro in Vincoli, che era stato dello stesso fratellastro, conferendogli buona parte dei benefici e dei privilegi. Nell'arco di poche ore, in quello stesso giorno, fu infatti nominato vice cancelliere e penitenziere, nonché fu eletto amministratore apostolico dell'arcidiocesi di Benevento, della diocesi di Lucca e della diocesi di Vicenza.

La prima di queste due diocesi gli rimase affidata per tutta la vita, anche se il 4 settembre 1513 ottenne da Leone X di poterla cedere ad Andrea Franciotti. Non risulta, però, che tale cessione abbia mai avuto realmente luogo, visto che nel 1517, cinque giorni prima di morire, Sisto rinunciò alla diocesi in favore di Leonardo Grosso Della Rovere. Tenne invece Vicenza soltanto per due anni, essendo sopravvenuto un contrasto con il Senato veneto, che la voleva per Iacopo Dandolo. Giulio II riuscì ad acquietare i Veneziani, ma Sisto, temendo successive ritorsioni, preferì rinunciare a Vicenza. Ottenne in cambio, l'11 giugno 1509, la diocesi di Padova, che aggiunse all'amministrazione di Lucca e di Benevento, cui sembra si sia interessato soltanto dal 1508, e al priorato dell'Ordine di Malta a Roma, conferitogli sempre nel 1508. Fu consacrato vescovo il 25 novembre 1509 da Leonardo Grosso Della Rovere.

 
Ambito veneto, Ritratto del cardinale della Rovere, Palazzo vescovile, Padova

Non si sa nulla dell'attività di Sisto negli anni successivi, se non vaghe indicazioni di gravi malattie, tra le quali la podagra, che lo avrebbero obbligato a ritirarsi in campagna, forse nei dintorni di Tivoli. Probabilmente era già malato nel 1508, ma secondo il De Grassi e il Marini in seguito la sua condizione fu tale da impedirgli spesso di reggersi in piedi. Si recò comunque al conclave del 1513 per sostenere il cardinale Giovanni de' Medici, amico del fratellastro. A Roma la sua salute peggiorò a tal punto che dovette essere trasportato a braccia alle pubbliche cerimonie. Per ridurre il percorso fu quindi alloggiato presso la sacrestia di S. Pietro. Il Medici fu riconoscente a Sisto, quando ascese al soglio pontificio col nome di Leone X, e gli conferì il 19 marzo 1513 le chiese di San Floriano di Lizana e di Santo Stefano di Morio nella diocesi di Trento. Gli confermò inoltre una pensione annua sui frutti del monastero di Chiaravalle nella diocesi di Milano, tuttavia rinunciò a questa pensione, pur non essendovi costretto. Tale inattività era probabilmente dovuta a uno stato di salute sempre più compromesso: nel 1516 pagò ben 300 ducati d'oro a Giovanni de Vigo, archiatra pontificio, per ricevere un'assistenza continua. Morì a Roma, nel palazzo della Cancelleria, l'8 marzo 1517 e fu sepolto in S. Pietro in Vincoli.

Il 9 marzo Camillo Porzio, canonico romano, lo ricordò con un'orazione, universalmente apprezzata, tenuta nel palazzo della Cancelleria al cospetto di diciassette cardinali. Il Pastor cita quel discorso come esemplare di orazione funebre "elegantissima ed eccellente" in lode di "un uomo che in realtà non aveva avuto alcuna delle qualità attribuitegli dall'"eleganza e abilità" dell'oratore". I contemporanei giudicarono Sisto un uomo privo di ingegno, bugiardo, abietto, inelegante e incolto, che aveva ingiustamente approfittato dei meriti e delle amicizie del brillante fratellastro. Sono inoltre indicative del suo reale valore le accuse di non saper leggere né scrivere - riportate dal De Grassi, dal Marini e dal Moroni - e la battuta del cardinale Jorge da Costa di Portogallo (ricordata dal Gregorovius), secondo cui Giulio II, creando cardinale dopo la morte del fratellastro, aveva perduto una spada d'acciaio e riposto nel fodero una di legno.

Genealogia episcopale

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La genealogia episcopale è:

Ascendenza

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Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
 
 
 
 
 
 
 
Gabriele Gara  
 
 
 
 
 
 
 
Sisto Gara della Rovere  
Leonardo Beltramo della Rovere  
 
 
Raffaello della Rovere  
Luchina Monleone Giovanni Monleone  
 
Caterina Cipolla  
Luchina della Rovere  
Giovanni Manirolo  
 
 
Teodora Manirolo  
 
 
 
 
  1. ^ Che Galeotto sia morto l'11 settembre del 1508 e non del 1507 (come recepito nella maggior parte della storiografia ecclesiastica e anche nella voce del DBI su Sisto Gara della Rovere) è provato anche da due epigrammi funerari scritti per lui da Evangelista Maddaleni Capodiferro, detto Fausto (cfr. Gian Paolo Castelli, Ante diem clade Urbis interiit. Fausto Evangelista Maddaleni Capodiferro: il suo tempo, la sua famiglia e il Sacco di Roma, in Dall'Archivio Segreto Vaticano. Miscellanea di testi, saggi e inventari, IX, Città del Vaticano 2016, p. 169, nota n. 69).

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