Sole (astrologia)

primo pianeta del sistema solare in astrologia
Figura pubblicata dal neoplatonico britannico Robert Fludd, alchimista e rosacroce, nell'Utriusque cosmi maioris scilicet et minoris Metaphysica, physica atque technica Historia (1617)

Il Sole in astrologia è il primo e più importante pianeta del sistema solare. Associato alla coscienza dello spirito, inteso come personalità e individualità,[1] indica la parte virile di ognuno di noi, quella solare e diurna, la figura del padre e per una donna anche quella del marito, è il modo di affrontare il mondo, la realtà, è creatività, autorità e volontà.[2]

La posizione del Sole in un oroscopo determina il segno zodiacale di appartenenza e conferisce alla persona le caratteristiche proprie di quel segno. Essere del segno dell'Ariete significa avere il Sole in Ariete al momento della nascita, e così via per tutti gli altri segni che sono attraversati da questo pianeta luminare.

Indice

Caratteristiche e posizioniModifica

 
L'ideogramma del Sole, simbolo della visione dell'occhio, della coscienza, e nucleo individuale dell'Io[3]

Il Sole è domiciliato in Leone, in esaltazione in Ariete, in esilio in Aquario in caduta in Bilancia.

È il luminare per eccellenza anche se astrologicamente è considerato un pianeta. Percorre all'incirca un grado al giorno all'interno dello Zodiaco e termina il suo percorso nell'arco di un anno, toccando così tutte le costellazioni.

Simbologia solareModifica

Il suo simbolo è un punto attorniato dal cerchio zodiacale, in quanto espressione dell'Uno che si espande nelle dodici qualità del cosmo, unendo microcosmo e macrocosmo, il mondo sovrannaturale con quello terreno.[4] In alchimia il Sole governa la crescita dell'oro, ritenuto il più nobile dei metalli, nel quale tutta la creazione è destinata a ritornare dopo la caduta nel biblico peccato originale.[4] Vi corrisponde l'elemento fuoco, e in anatomia il cuore.[5]

 
La dea egizia Hathor sovrastata dal disco solare

Rappresenta le aspirazioni e gli aspetti più elevati della realtà, la coscienza superiore dell'Io, caratterizzata dall'energia maschile del punto centrale racchiuso nella circonferenza dell'uovo femminile cosmico.[3] Oltre all'occhio di Ra, altri simboli astrologici del Sole sono la ruota cosmica o la svastica.[3]

Nonostante questo, non c'è un'attestazione particolarmente diffusa del culto del Sole nei popoli dell'antichità, per i quali il principale punto di riferimento era la Luna, ad eccezione dell'antico Egitto, del Medio Oriente, dell'Europa settentrionale, e delle civiltà precolombiane.[4]

Tra le più antiche cerimonie in onore del Sole vi era l'accensione di numerosi falò in occasione dei solstizi estivi, da cui si otteneva la cenere da spargere sui campi come fertilizzante propiziatorio della semina successiva. Al Sole era quindi attribuita anche una natura fecondatrice,[6] sebbene sottomessa alla figura femminile-lunare della Grande Madre. Mircea Eliade associa alla forza generatrice del Sole anche una valenza infera-ctonia, per il fatto che di notte andava a risplendere nel mondo dei defunti.[7]

Il bacino del Mediterraneo subì gradualmente l'influsso delle teologie solari orientali:[4] il dio mesopotamico Šamaš cominciò ad essere conosciuto nell'antica Grecia col nome di Helios, che però non era un dio olimpico, bensì un titano; solo nel V sec. a.C. fu assimilato ad Apollo. Già negli ambienti esoterici dell'orfismo, tuttavia, il Sole era considerato Intelligenza del mondo, mentre Platone ne parlava come dell'immagine del Bene.[8]

Nell'antica Roma occorre aspettare l'avvento di Giulio Cesare che, a seguito dei contatti con l'Egitto, introdusse il calendario solare in sostituzione di quello lunare. Solo nella successiva età imperiale il Sole assurse a simbolo di principio cosmico.[4] L'imperatore Giuliano nel suo Inno al Sole Re vi ricondusse tutte le divinità del paganesimo, aderendo a una chiara visione eliocentrica, mentre Macrobio nei Saturnali, rifacendosi all'analogia di Plotino tra il Sole e il culmine di ogni potere, fa dire a Vettio:

(LA)

« Nam quod omnes paene deos, dumtaxat qui sub caelo sunt, ad solem referunt, non vana superstitio sed ratio divina commendat. 3 Si enim sol, ut veteribus placuit, dux et moderator est luminum reliquorum, et solus stellis errantibus praestat, ipsarum vero stellarum cursus ordinem rerum humanarum, ut quibusdam videtur, pro potestate disponunt, ut Plotino constat placuisse, significant: necesse est ut solem, qui moderatur nostra moderantes, omnium quae circa nos geruntur fateamur auctorem. 4 Et sicut Maro, cum de una Iunone diceret: Quo numine laeso, ostendit unius dei effectus varios pro variis censendos esse numinibus, ita diversae virtutes solis nomina dis dederunt: unde ἓν τὸ πᾶν sapientum principes prodiderunt. 5 Virtutem igitur solis quae divinationi curationique praeest Apollinem vocaverunt: quae sermonis auctor est Mercurii nomen accepit. »

(IT)

« Non è vana superstizione quella che fa [...] ricondurre al Sole tutti gli dèi, o per lo meno quelli celesti, ma divina saggezza. Se il Sole, secondo l'opinione degli antichi, regge e governa tutti gli altri astri,[9] e presiede esso solo al movimento dei pianeti, e se è vero che le stelle con le loro orbite regolano, come taluni ritengono, l'ordine degli eventi umani, o, secondo la teoria di Plotino, lo preannunciano, dobbiamo necessariamente considerare il Sole, in quanto governa i governatori del nostro destino, come origine di tutto ciò che accade intorno a noi. E come Virgilio Marone dicendo a proposito della sola Giunone "per quale suo nome offeso", intese significare che le varie manifestazioni di un solo dio si devono considerare come altrettante divinità, così le diverse proprietà del Sole diedero origine a nomi degli dèi. Di qui i primi sapienti proclamarono il principio hèn tò pan ("il tutto è unico"). Dunque chiamarono Apollo la proprietà divinatrice e curatrice del Sole, mentre quella che presiede al linguaggio ricevette il nome di Mercurio. »

(Macrobio, Saturnali I, 17, 2-5, traduzione di Nino Marinone, Torino, Utet, 1987)

Secondo lo stesso Macrobio, grazie al Sole l'anima umana discesa dallo zodiaco del cosmo per incarnarsi sulla Terra riceveva  la capacità di sentire (fantastikón) e  di pensare (logistikón).[10]

Nell'Occidente latino, comunque, le teologie solari importante dall'Oriente e da altri popoli indoeuropei vennero interpretate sempre più razionalmente, al punto che, secondo Eliade, «in  generale  vi  troviamo ormai  soltanto  una  pallida  immagine  di  quanto  significavano un  tempo le ierofanie solari,   pallida  immagine  che  ci  giunge  sempre  più  scolorata  dal  razionalismo».[11]

Tutto il complesso della simbologia solare venne allora adottata dalla nascente religione cristiana,[4] all'interno della quale, in accordo con l'immagine profetica di Malachia, numerosi esponenti assimilarono la venuta di Cristo alla luce del Sole, ad esempio Clemente Alessandrino,[12] San Girolamo,[13] o sant'Ambrogio.[14] Anche Ilario di Poitiers nel IV secolo fece del Sole il simbolo del Logos, del Cristo Gesù disceso sulla Terra,[15] il cui giorno di nascita veniva a coincidere con la festa pagana del Dies Natalis Sol Invictus.[16]

I primi cristiani pregavano in direzione del sole nascente, e per molti secoli le chiese furono costruite con l'abside orientata verso est.[17]

In seguito, l'identificazione del Cristo con il Sole rimase codificata nei simboli utilizzati nelle chiese, e conosciuta negli ambienti dell'esoterismo cristiano, presso i quali si sapeva che il cristianesimo costituiva una rivelazione in forma esplicita degli antichi misteri solari, celebrati sin dagli albori dell'umanità.[18]

Nel Medioevo, la discesa del Cristo-Sole nel calice della Luna diede luogo all'iconografia del sacro Graal.[19]

Dante colloca nel cielo del Sole gli Spiriti sapienti, contraddistinti dall'«umana fame di sapere», a cui si contrappongono i golosi dell'Inferno. Il Sole infatti, rappresentando la luce della conoscenza, simboleggiata dall'ideogramma dell'occhio (), stimola l'accrescimento dell'Io, del principium individuationis (principio dell'individualità) che tende per natura alla crescita, ad inglobare il macrocosmo,[20] ma la cui «sacra fame dell'oro»[21] può degenerare dalla direzione spirituale in quella materiale, oppure nella vanità o nel travalicamento dei limiti.[20] Il Sole è invece il centro dove la verità rimane congiunta alla fede:[20]

« E vedrai il tuo credere e 'l mio dire
nel vero farsi come centro in tondo. »

(Dante, Divina Commedia, Paradiso, XIII, 50-51)

La vista dell'occhio spirituale è dunque quella che consente il godimento delle verità intellettuali simboleggiate dal Sole.[20] Quest'ultimo è paragonato nel Convivio all'aritmetica, che illumina e pervade di sè ogni altra scienza, ma come la luce solare non può essere direttamente sostenuta dall'occhio, così l'infinità dei numeri resta incomprensibile all'intelletto umano.[22]

« E lo cielo del Sole si può comparare a l'Arismetrica per due proprietadi: l'una si è che del suo lume tutte l'altre stelle s'informano; l'altra si è che l'occhio nol può mirare. E queste due proprietadi sono ne l'Arismetrica: chè del suo lume tutte s'illuminano le scienze, però che li loro subietti sono tutti sotto alcuno numero considerati, e ne le considerazioni di quelli sempre con numero si procede. »

(Dante, Convivio, II, § 13, 15-19)

Agli inizi del Rinascimento, col riemergere di correnti ermetico-esoteriche facenti capo ad una prisca theologia di stampo neoplatonico, la centralità assunta dal Sole in ambito filosofico fu determinante nel ripristino di una visione astronomica eliocentrica.[23]Pico della Mirandola ribadiva che «il Messia non ci può venir presentato da nessun simbolo meglio che dal Sole»;[24] anche Marsilio Ficino spiegava che «nulla si trova nel mondo che più del Sole rassomigli alla divina Trinità: la fecondità indica il Padre, la luce simile all'intelligenza rappresenta il Figlio concepito secondo intelligenza, il calore lo Spirito d'amore».[25] All'ideale di un'unica nuova religione si ispirava anche l'Inno al Sole di Giorgio Gemisto Pletone,[26] che dando l'avvio a un interesse diffuso per questa religiosità solare, teorizzava, secondo la coeva cultura rinascimentale, un mondo dominato dalla razionalità umana che lo avrebbe reso perfetto sotto la guida di sapienti iniziati del Sole, possessori di quel sapere misterico dove confluivano cristianesimo e islam, le divinità greche e quelle orientali, la filosofia di Pitagora e quella platonica.

Un secolo dopo sarà Giordano Bruno a cercare di ripristinare col suo panteismo neoplatonico l'antico culto del Sole,[27] mentre Tommaso Campanella scriveva nella sua città del Sole che gli abitanti di codesta utopia servono Dio «sotto l'insegna del Sole, ch'è insegna e volto di Dio, da cui viene la luce, e 'l calore e ogni altra cosa».[28]

 
Sigillo solare della Gran Loggia d'Italia degli Alam, che riprende gli emblemi dell'antico Egitto

Le antiche simbologie solari egizie, pitagoriche e druidiche, entrarono quindi a far parte della Massoneria come testimoniato da Thomas Paine nei suoi Essays on the origin of the free Masonry,[29] ricorrendo spesso negli emblemi, nei segni di riconoscimento, e nelle sale rituali massoniche:

« Noi tutti sappiamo che il sole è la fontana della luce, la sorgente delle stagioni, la causa del susseguirsi del giorno e della notte, il sostegno della vegetazione, l'amico dell'uomo: quindi solo il Massone sapiente sa la ragione per la quale il sole è posto al "centro" di questa bella sala. »

(Thomas Paine [30])

Mozart nel Flauto magico rappresentò ad esempio il Sole come il regno della luce e della conoscenza governato da Sarastro, contrapposto a quello della Luna e delle tenebre dominato dalla Regina della Notte. Associato al punto cardinale Est, il Sole è diventato simbolo delle forze di realizzazione e di crescita, alternative a quelle degenerative e stabilizzatrici lunari del tramonto.[31]

In ambito esoterico, l'iniziazione ai misteri del Sole rappresenta la conoscenza occulta su tutto quanto si trova esteso nello spazio, mentre la Luna attiene ai segreti che si svolgono nel tempo.[32] Steiner attribuisce la prima alla tradizione egizia di Ermete, la seconda a Mosè.[33] Secondo la cosmogonia antroposofica, l'odierno Sole è una riproposizione della seconda delle quattro epoche cosmiche finora attraversate dalla Terra, dalla quale è giunto a separarsi, diventando la dimora di esseri divini superiori conosciuti come Potestà; sono i creatori di cui parla la Genesi che infusero nell'uomo la coscienza dell'Io, tramite il sacrificio della loro sostanza spirituale.[34] Al tempo di Atlantide, gli adepti dell'Oracolo del Sole avrebbero costituito la parte di umanità più evoluta rispetto a quelli degli altri pianeti, dalla quale sarebbe provenuto il supremo iniziato solare, conosciuto nella letteratura teosofica come Manu, che avrebbe condotto alcuni superstiti di quell'antico popolo in Asia per fondarvi le civiltà post-atlantiche.[35]

Ed è proprio il Sole il simbolo della coscienza diurna dell'Io con cui Steiner invita a riscoprire le antiche verità chiaroveggenti andate perdute, un tempo apprese dall'umanità in forma onirica o crepuscolare, con la nuova coscienza solare richiesta dai tempi attuali, coscienza nella quale egli vede consistere propriamente lo Spirito Solare del Cristo, che fa del cristianesimo la «religione universale del sole», in contrapposizione al demone Sorat.[36]

Il Sole nei segniModifica

La posizione del Sole, più che quella di altri pianeti, influenza il modo di essere dell'individuo ed è quella che determina le caratteristiche generali del carattere. Questo significa che in un'interpretazione globale di un tema natale, al di là dei vari significati che si possono dare agli altri pianeti, esso sarà comunque il cardine da cui partire ed aiuterà nel completamento del quadro astrologico.

NoteModifica

  1. ^ Julius Evola, La Tradizione Ermetica, pag. 61, Mediterranee, 1996.
  2. ^ Renzo Baldini, Trattato tecnico di astrologia, pag. 42, Hoepli, 2013.
  3. ^ a b c Giancarlo Infante, L'altra faccia del sole, pag. 18, Armando Editore, 2013.
  4. ^ a b c d e f Alfredo Cattabiani, Astrolabio, pp. 128-135, Milano, Mondadori, 2015.
  5. ^ H. Freiherr von Klöckler, Corso di astrologia, vol. 2, pp. 41-42, trad. it. di M. Merci, Roma, Mediterranee, 1980.
  6. ^ Mircea  EliadeTrattato  di  storia  delle  religioni, pag. 129, Torino  Bollati Boringhieri, 1976.
  7. ^ Mircea  EliadeTrattato  di  storia  delle  religioni, pp. 147-148, op. cit., Bollati Boringhieri, 1976.
  8. ^ Platone, Repubblica, 508, b-c.
  9. ^ Cfr. Plotino, Enneadi II, 3.
  10. ^ Macrobio, Commento  al «Sogno di Scipione».
  11. ^ Mircea  EliadeTrattato  di  storia  delle  religioni, pag. 157, op. cit., Bollati Boringhieri, 1976.
  12. ^ Clemente  Alessandrino, Cohortatio  ad  Graecos, XI, 114, 1-4.
  13. ^ San Girolamo, Homilia  de  nativitate  Domini, in G. Morin, Hyeronimi  Presbiteri  tractatus  sive homiliae, in Anecdota Maredsolana, III, 2, p. 397.
  14. ^ Cfr. la testimonianza di Ilario di Poitiers, Tractatus in Psalmum, commento al salmo 118, ottavo discorso, n. 57.
  15. ^ Ilario  di  Poitiers, Tractatus  in  Psalmum,   commento  al  salmo  118, n. 5.
  16. ^ Jacopo Curzietti, Gaulli: la decorazione della chiesa del SS. Nome di Gesù, pag. LXXXI, Gangemi, 2015.
  17. ^ E. Peterson, La croce e la preghiera verso oriente, in "Ephemerides liturgicae" 59 (1945), pp. 52-68.
  18. ^ Agostino d'Ippona sosteneva ad esempio: «In effetti, quella che ora prende il nome di religione cristiana esisteva già in antico, e non fu assente neppure all'origine del genere umano, finché venne Cristo nella carne. Fu allora che la vera religione, che già esisteva, incominciò ad essere chiamata cristiana» (Agostino d'Ippona, Ritrattazioni, libro primo, 13,3).
  19. ^ Trevor Ravenscroft, La Lancia Del Destino, pag. 308, Mediterranee, 2001.
  20. ^ a b c d Edy Minguzzi, La struttura occulta della Divina commedia, § 11, pp. 164-179, Scheiwiller, 2007.
  21. ^ Dante, Purgatorio, XXII, 40-41.
  22. ^ Patrick Boyde, V. Russo, Dante e la scienza, vol. 16, pag. 95, Longo, 1995.
  23. ^ K. Ferguson, La musica di Pitagora, pag. 260, Milano, Longanesi, 2009.
  24. ^ «Per nullam aliam rem imaginari Christum congruentius possumus quam per solem» (Giovanni Pico della Mirandola, Heptaplus, VII, 4).
  25. ^ Marsilio Ficino, De Sole, XII, trad. it. in Franco Picchio, Ariosto e Bacco due, pag. 184, Pellegrini Editore, 2007.
  26. ^ Così pregava Pletone:

    «Apollo re,
    tu che regoli e governi tutte le cose nella loro identità,
    tu che unifichi tutti gli esseri,
    tu che armonizzi questo vasto universo così vario e molteplice,
    o Sole, Signore del nostro cielo,
    sii a noi propizio.» (G.G. Pletone, Inno al Sole, dal suo Trattato sulle leggi, Forlì, Victrix, 2012).

  27. ^ Giancarlo Infante, L'altra faccia del sole, pag. 65, op. cit., Armando Editore, 2013.
  28. ^ Tommaso Campanella, La città del Sole, vv. 1085-1088.
  29. ^ Giancarlo Infante, L'altra faccia del sole, pag. 17, op. cit., Armando Editore, 2013.
  30. ^ Origine della massoneria, su carboneria.it.
  31. ^ Rudolf Steiner, L'Iniziazione, pag. 36, Milano, Antroposofica, 2013.
  32. ^ Cfr. Paulo Coelho, Brida, § 1, traduzione di Rita Desti, Milano, Bompiani, 2008, dove si menzionano i due diversi approcci della «Tradizione del Sole» e di quella «della Luna».
  33. ^ Cfr. Steiner, Zarathustra, Ermete e Mosè, ne Il Vangelo di Giovanni, conferenza del 4 gennaio 1910, trad. it., Archiati-Verlag.
  34. ^ Angeli e antroposofia, su angelologia.it.
  35. ^ Rudolf Steiner, La scienza occulta (1910), § IV, pp. 52-115, Bari, Laterza, 1932.
  36. ^ «Prima di Cristo, gli uomini veneravano il loro dio in un determinato luogo, ed è per questo che ci sono diverse religioni. [...] Ma cos'era il cristianesimo? Il cristianesimo era qualcosa di completamente diverso: il divino non è legato a un luogo o a un uomo sulla Terra, ma all'energia del Sole, alla vitalità del Sole che Gesù Cristo ha accolto in sé. E il Sole è universalmente umano. Nessuno in Europa può infatti dire che il Sole che risplende allo zenit sia diverso da quello degli egiziani o dei cinesi o degli australiani. Chi davvero riconosce che l'energia cristica proviene dal Sole deve ammettere l'esistenza di una religione comune a tutti gli uomini. Era la religione comune a tutti gli uomini, anche se la gente non sempre l'ha capito. E ai discepoli è risultato abbastanza chiaro che quella fosse la religione del Sole, lo vediamo espresso nella loro capacità di parlare tutte le lingue. Sono stati in grado di portare una religione della riconciliazione e della tolleranza per tutti gli uomini. Questo è il pensiero della Pentecoste» (Rudolf Steiner, Ma cos'è questo cristianesimo, terza conferenza a Dornach del 9 maggio 1923).

BibliografiaModifica

  • H. Freiherr von Klöckler, Corso di astrologia, trad. it. di M. Merci, Roma, Mediterranee, 1980
  • Edy Minguzzi, La struttura occulta della Divina commedia, § 11, pp. 164-179, Scheiwiller, 2007
  • Renzo Baldini, Trattato tecnico di astrologia, Hoepli, 2013
  • Giancarlo Infante, L'altra faccia del sole, Roma, Armando Editore, 2013 ISBN 9788866771654
  • Alfredo Cattabiani, Astrolabio, Milano, Mondadori, 2015

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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