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Solimano il Magnifico

sultano dell'Impero ottomano
Solimano I
Il Magnifico
EmperorSuleiman.jpg
Sultano dell'Impero Ottomano
Qaysar-ı Rum (Cesare dei Romei)
Califfo dell'Islam
Amir al-Mu'minin
Custode delle due Sacre Moschee
Stemma
In carica 30 settembre 1520 –
7 settembre 1566
Incoronazione 30 settembre 1520
Predecessore Selim I
Successore Selim II
Trattamento Padiscià
Altri titoli Basileus
Nascita Trebisonda, 6 novembre 1494
Morte Szigetvár, Regno d'Ungheria, 7 settembre 1566
Sepoltura Moschea di Solimano
Luogo di sepoltura Fatih, Istanbul
Dinastia Ottomana
Padre Selim I
Madre Ayşe Hafsa Sultan
Consorte Hürrem Sultan
Mahidevran
Figli Şehzade Mustafa
Şehzade Murad
Şehzade Mehmed
Mihrimah Sultan
Şehzade Abdullah
Raziye Sultan
Selim II
Şehzade Bayezid
Şehzade Cihangir
Religione Islam
Firma Tughra of Suleiman I the Magnificent.svg

Solimano I, detto "il Magnifico" (tra gli occidentali) o Kanuni (tra i turchi), ovvero il Legislatore[1] (in turco moderno: I. Süleyman; in turco ottomano: سليمان, Sulaymān; Trebisonda, 6 novembre 1494Szigetvár, 6 settembre 1566), fu sultano e padiscià dell'Impero ottomano dal 1520 alla sua morte e uno dei monarchi più importanti dell'Europa del XVI secolo. Portò l'Impero ottomano ai massimi fulgori, sotto la sua amministrazione lo stato ottomano governava almeno 25 milioni di persone[1].

Nel settembre 1520 Solimano succedette a suo padre come sultano e iniziò il suo regno intraprendendo campagne militari contro le potenze cristiane nell'Europa centrale e nel Mediterraneo. A lui cadde Belgrado nel 1521 e nel 1522-1523 Rodi, a lungo sotto il dominio dei Cavalieri di San Giovanni. A Mohács, nell'agosto del 1526, Solimano distrusse la forza militare dell'Ungheria tanto che il re ungherese Luigi II perse la vita nella battaglia. A seguito del conflitto con i Safavidi riuscì ad annettere anche gran parte del Medio Oriente e vaste aree del Nord Africa fino ad arrivare all'ovest dell'Algeria. Sotto il suo dominio la flotta ottomana dominò i mari, dal Mediterraneo al Mar Rosso attraversando il Golfo Persico.

Alla guida di un impero in espansione, Solimano istituì personalmente importanti modifiche legislativi in ​​materia di società, istruzione, fiscalità e diritto penale. Le sue riforme, realizzate in collaborazione con il principale funzionario giudiziario dell'impero, Ebussuud Efendi, armonizzarono il rapporto tra le due forme del diritto ottomano: il sultanato (Kanun) e la religione (Sharia). Fu un pregevole poeta e orafo oltre che un grande mecenate della cultura, sovrintendendo alla cosiddetta "età d'oro" dell'Impero ottomano favorendo il suo sviluppo artistico, letterario e architettonico.

Infrangendo la tradizione ottomana, Solimano sposò Hürrem Sultan, una donna del suo harem, una cristiana di origini rutene che si convertì all'Islam e che divenne famosa in Occidente con il nome di Roxelana, presumibilmente per via dei suoi capelli rossi. Il loro figlio, Selim II, successe a Solimano dopo la sua morte nel 1566 dopo 46 anni di regno, in quanto gli altri suoi potenziali eredi, Şehzade Mehmed e Şehzade Mustafa, erano morti: il primo di vaiolo e il secondo strangolato. Un altro figlio, Şehzade Bayezid, venne giustiziato, insieme ai sui quattro figli, nel 1561 per ordine dello stesso Solimano dopo una ribellione da loro organizzata. Sebbene gli studiosi non ritengano più che l'impero sia declinato dopo la sua morte, la fine del regno di Solimano è ancora frequentemente indicata come uno spartiacque nella storia ottomana. Nei decenni successivi alla sua morte, l'impero iniziò a subire significativi cambiamenti politici, istituzionali ed economici, un fenomeno spesso definito come la "trasformazione dell'Impero ottomano".

BiografiaModifica

Solimano I[2] era figlio di Selim I, detto Yavuz ("il Ponderato", e non "il Crudele" come erroneamente viene ancora detto da taluni)[1].

Durante il regno di Selim I l'Impero ottomano distrusse il rivale sultanato egiziano dei Mamelucchi circassi della dinastia burji. Questo portò i turchi all'annessione della Siria, dell'Egitto, della Palestina e dell'Arabia conquistando il controllo delle tre Città Sante di Mecca, Medina e Gerusalemme. Così all'età di 26 anni, alla morte dei Selim I, Solimano guidava un sultanato sostanzialmente più potente. Ed egli avrebbe continuato a espanderlo fino alla sua morte nel 1566.

A sette anni, Solimano fu mandato a studiare scienze, storia, letteratura, teologia, e tecniche militari nelle scuole del Palazzo di Istanbul e già da giovane iniziò e mantenne una stretta amicizia con Pargali Ibrahim Pascià, uno schiavo che sarebbe diventato uno dei suoi più seguiti consiglieri. Le prime esperienze di governo di Solimano furono quelle di governatore di svariate province, le più importanti Bolu nell'Anatolia del nord e, nel 1509, la terra natale della madre, Caffa, in Crimea, già colonia genovese e porto strategico per il commercio degli schiavi prelevati dalle steppe russe per essere inoltrati verso l'Egitto mamelucco. Tre anni dopo si era trasferito a Magnesia, dove ancora si trovava quando salì al trono.

Agli inizi del regno di Solimano, Costantinopoli (l'odierna Istanbul) contava 400 000 abitanti, e alla fine del XVI secolo erano quasi raddoppiati (700 000). In Europa occidentale nessuna città raggiungeva neanche la metà di tale popolazione. La città era ingrandita da un afflusso ininterrotto di popolazioni che vi si insediavano sia volontariamente sia perché portate dai sultani che sceglievano nei territori di nuova conquista i migliori operai e artigiani per abbellire la propria capitale.

Per imporre i propri diritti, Solimano dovette combattere contro un'infinita serie di avversari. La forza del suo sultanato era basata sulla funzione cruciale del corpo di fanteria dei Giannizzeri (dal turco yeni çeri, "Nuova truppa"). Questi venivano reclutati forzatamente fra i giovani cristiani, obbligati nei primi secoli del sultanato al celibato, affratellati dalla tradizionale aderenza a una stessa confraternita religiosa che era la Bektashiyya. I Giannizzeri, considerati l'élite dell'esercito ottomano, non potevano avere altra occupazione o fonte di reddito che non fossero quelle derivanti dal mestiere delle armi e la loro inattività in tempo di pace faceva aumentare i rischi di disordini. La necessità di tenere occupati i Giannizzeri può aiutare a comprendere il perché della frequenza delle campagne militari ottomane e anche il primo decennio del regno di Solimano fu di conseguenza un periodo di intensa attività bellica.

Protagonista per eccellenza della dinastia che, conquistando Costantinopoli, l'aveva resa per molti versi erede dell'impero bizantino, Solimano fu conquistatore di nuove terre, amministratore di immensi possedimenti, innovatore nel campo della giurisprudenza (il laqab turco era infatti Qānūnī, ossia "Legislatore"[1]), patrono delle arti e poeta lui stesso, Solimano meritò l'appellativo di Magnifico, attribuitogli dai grandi sovrani occidentali.

Alla morte del padre, Selim I, Solimano entrò a Costantinopoli e salì al trono come decimo sultano ottomano. Una sua prima descrizione risalente a poche settimane dopo la sua ascensione venne scritta dal diplomatico veneziano Bartolomeo Contarini: "Il sultano ha solo venticinque anni [in realtà 26], alto e magro ma duro, con una faccia sottile e ossuta. I peli sul viso sono evidenti, ma solo a malapena. Il sultano appare amichevole e di buon umore. Si dice che Solimano abbia un nome appropriato, che si diverta a leggere, che sia ben informato e che abbia un buon senso". Alcuni storici affermano che in gioventù Solimano provasse una forte ammirazione per Alessandro Magno.

Prime espansioni: Belgrado e RodiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Rodi (1522).
 
Solimano durante l'assedio di Rodi del 1522

Dopo la successione al padre, Solimano, spesso guidando personalmente le sue truppe, iniziò una serie di conquiste militari che interessarono buona parte del Mar Mediterraneo e parte del Centro Europa. Per prima cosa mise fine a una rivolta guidata dal governatore di Damasco; poi, entro l'agosto 1521 Solimano completò la presa della città di Belgrado e la conquista della Serbia.

Selim I aveva conquistato Gerusalemme nel 1517. La città aveva sofferto per il secolare disinteresse da parte dei Mamelucchi, ma Solimano ne fu così affascinato da ordinare la costruzione delle mura della fortezza che ancor oggi circondano la Città Vecchia.

Prima della sua morte Selim I aveva pianificato di assalire la fortezza cristiana di Rodi. Fu Solimano a mettere in atto il progetto paterno. Nel 1522 con 400 navi portò nell'isola 200 000 uomini. A contrastarli c'erano solo i 7 000 Cavalieri di San Giovanni e le mura della città. Il successivo assedio durò sei mesi e al termine Solimano permise ai sopravvissuti di ritirarsi nel Regno di Sicilia.

UngheriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Piccola guerra in Ungheria.
 
Giovanni II d'Ungheria al cospetto di Solimano nel 1556.

Nel 1525 Francesco I di Francia, in lotta con l'imperatore Carlo V, propose a Solimano un attacco all'Ungheria di Luigi II, un regno all'epoca ben più esteso dell'odierna repubblica. La conquista dell'Ungheria nel 1526 segnò la massima espansione turca in Europa.

Il 29 agosto 1526 Solimano sconfisse il re Luigi II d'Ungheria e di Boemia (Lajos II / Ludvik Jagellonsky) nella battaglia di Mohács. Le forze ottomane occuparono la maggior parte del territorio e il ventenne re ungherese morì, cosa di cui - si dice - Solimano si dispiacque. La morte del re fece collassare l'autorità centrale magiara e si scatenò una lotta per il potere. Alcuni nobili offrirono la corona d'Ungheria all'Arciduca d'Austria Ferdinando I d'Asburgo, legato con parentela alla famiglia reale ungherese. Altri nobili, però, si volsero a Giovanni Zápolya, che era supportato da Solimano e che non fu riconosciuto dalle Potenze dell'Europa cristiana.

L'Ungheria venne spartita in tre tronconi: la maggior parte dell'odierna Ungheria, conosciuta come Grande Alföld, fu rivendicata da Solimano, fu creato lo stato vassallo di Transilvania che venne affidato alla famiglia Zápolya, mentre Ferdinando II ottenne l'Ungheria Reale che comprendeva l'odierna Slovacchia, la Croazia Occidentale e i territori adiacenti. Si fissò così, temporaneamente, il confine fra l'Impero ottomano e il Sacro Romano Impero.

Sotto Carlo V e il fratello Ferdinando I, Arciduca d'Austria, gli Asburgo riconquistarono l'Ungheria e Solimano la invase nuovamente due volte ma fu ricacciato anche per l'inclemenza del tempo dopo l'Assedio di Vienna nel 1529 e nel 1532. L'anno successivo un trattato divise l'Ungheria fra gli Asburgo e Zápolya ma alla morte di questi l'Ungheria rimase agli Asburgo, mentre la Transilvania con l'aiuto delle armate ottomane conquistò la sua autonomia sotto il protettorato turco.

PersiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra ottomano-safavide (1532-1555).
 
L'Impero Safavide. Confini del 1512

Terminati i conflitti sul fronte europeo, Solimano continuò con successo su un altro fronte: la secolare rivalità con lo sciita Impero Safavide che governava la Persia e l'odierno Iraq. Solimano condusse contro i persiani tre campagne, il cui fatto storicamente più importante fu la presa di Bagdad nel 1534. Da quel momento per la città cominciò il lento ma inarrestabile declino che la portò dal suo stato di città fra le più popolose del Medio Oriente a quello di ridotta quasi di frontiera, eclissata dallo sviluppo demografico e politico di Istanbul.

La seconda campagna portò alla temporanea conquista di Tabriz e dell'Azerbaigian (1548-1549) e ad una stabile presenza nella provincia di Van e in alcune fortezze in Georgia, nel Caucaso.

Nella terza campagna (1555) Solimano, pur non riuscendo ad eliminarne l'esercito nel Luristan, costrinse lo Scià Tahmasp I, con il trattato di Amasya, a riconoscere i confini esistenti e a promettere di porre termine agli attacchi verso l'Impero ottomano.

Nordafrica, Mediterraneo e Vicino OrienteModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Alleanza franco-ottomana e Alleanza franco-ottomana.

Nello stesso tempo furono annessi vasti territori del Nordafrica; gli Stati barbareschi di Tripolitania, Tunisia, Algeria (ma non il Marocco, che rimase indipendente) divennero province autonome dell'Impero e servirono a Solimano come cuneo e scudo nel conflitto con Carlo V, il cui tentativo di ricacciare i turchi fallì nel 1541.

In questo periodo divennero famosi i corsari barbareschi che dal Nordafrica portarono la guerra da corsa contro la Spagna e fornirono all'Impero, per un breve periodo, la supremazia navale nel Mediterraneo. Inoltre i Turchi controllavano il Mar Rosso, e il Golfo Persico fino al 1554 quando furono sbaragliati dalla flotta dell'Impero portoghese che poi contrastò Solimano per il controllo di Aden.

Nel 1533 Khayr al-Din, conosciuto in Europa come "il Barbarossa", divenne ammiraglio in capo (kapudanpaşa) della marina ottomana che si batteva contro la marina imperiale spagnola. Nel 1535 Carlo V, Imperatore del Sacro Romano Impero, vinse un'importante battaglia a Tunisi ma l'anno successivo, Francesco I di Francia si alleò con Solimano contro Carlo V e nel 1538 la flotta di Carlo V fu sconfitta nella Battaglia di Prevesa dalle navi di Khayr al-Din e questo assicurò ai Turchi la supremazia navale per oltre trent'anni.

Nello stesso anno i due regnanti europei firmarono un trattato di pace ma ancora Francesco I si alleò con Solimano nel 1542. Due anni dopo Carlo V sottoscrisse un'alleanza con il re inglese Enrico VIII, dichiarò guerra alla Francia e Francesco I chiese aiuto a Solimano. Questi inviò la flotta guidata da Khayr al-Din che sconfisse gli Spagnoli e tentò la presa di Napoli. Uno dei risultati dell'alleanza fu il fiero duello fra Dragut e Andrea Doria che stabilì l'influenza europea sul Nord Mediterraneo e quella ottomana sulla costa sud. Francesco I fu costretto al trattato di Crépy. Ma a sua volta Carlo V dovette versare a Solimano una forte somma come risarcimento delle spese di guerra.

Malta, punto di svoltaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Grande assedio di Malta.
 
L'assedio di Malta - Arrivo della flotta turca.

Quando l'Ordine dei Cavalieri Ospedalieri fu ricostituito come Cavalieri di Malta, nel 1530 la loro azione contro la flotta ottomana fece rapidamente assemblare una forza turca che venne inviata contro di loro. Nel 1565 i turchi posero Malta sotto assedio. Il Grande Assedio di Malta iniziò il 18 maggio e terminò l'8 settembre ed è vividamente ritratto negli affreschi dell'italiano Matteo Perez d'Aleccio (1547-1616) nella Sala di San Michele e San Giorgio a La Valletta.

All'inizio la battaglia sembrò ripetere quella di Rodi, che vide la maggior parte della città distrutta e circa metà dei Cavalieri uccisi, ma i rinforzi provenienti dalla Spagna capovolsero le sorti della battaglia, che vide la perdita di circa 30 000 ottomani.

Il problema della successioneModifica

 
Distribuzione delle ricompense dopo l'assedio di Szigetvár

Solimano ebbe dalle sue due consorti, Hürrem e Mahidevran, sei figli, quattro dei quali sopravvissero oltre il 1550: Mustafa, Selim, Bayezid e Cihangir. Di questi, il maggiore non era il figlio di Hürrem, ma piuttosto quello di Mahidevran. Hürrem era consapevole che se Mustafa fosse diventato sultano i suoi stessi figli sarebbero stati strangolati; inoltre era riconosciuto come il più talentuoso di tutti i fratelli e godeva dell'appoggio di Pargalı İbrahim Pasha, a quel tempo Gran Visir di Solimano. L'ambasciatore austriaco Ogier Ghiselin de Busbecq noterà che "Solimano ha tra i suoi figli un figlio chiamato Mustafa, meravigliosamente ben educato e prudente e di un'età da governare, dato che ha 24 o 25 anni; che Dio non permetta mai a un Barbaro di tale forza di avvicinarsi noi", continuò inoltre a parlare dei "notevoli doni naturali" di Mustafa. Si ritiene che Hürrem, almeno in parte, sia responsabile degli intrighi intercorsi per la nomina del successore al sultanato; sebbene fosse la moglie di Solimano, ella non esercitava alcun ruolo pubblico ufficiale ma ciò, tuttavia, non gli impedì di esercitare una forte influenza politica. Poiché all'Impero mancava, almeno fino al regno di Ahmed I, qualsiasi mezzo formale per regolare le successioni, queste di solito comportavano la morte dei principi in competizione per evitare disordini civili e ribellioni. Nel tentativo di evitare l'esecuzione dei suoi figli, Hürrem utilizzò quindi la sua influenza per eliminare coloro che sostenevano l'ascesa di Mustafa al trono.

Così, nelle lotte per il potere apparentemente istigate da Hürrem, Solimano fece assassinare Ibrahim e lo rimpiazzò con il suo genero genero, Rüstem Pasha. Nel 1552, quando iniziò la campagna contro la Persia e Rüstem venne nominato comandante in capo della spedizione, iniziarono gli intrighi contro Mustafa. Rüstem mandò uno degli uomini più fidati di Solimano a riferire che i soldati ritenevan0 che fosse giunto il momento di mettere un principe più giovane sul trono, poiché il Sultano non aveva condotto l'esercito personalmente; allo stesso tempo vennero diffuse voci secondo le quali Mustafa si era dimostrato favorevole all'idea. Irritato da ciò e ritenendo che Mustafa ordisse contro di lui per ottenere il trono, nel'estate seguente durante il ritorno dalla sua campagna in Persia, Solimano convocò il figlio nella sua tenda presso la valle di Ereğli affermando che avrebbe "potuto liberarsi dei crimini di cui è stato accusato e non avrebbe avuto nulla da temere se fosse venuto".

 
Sultani coniate durante il regno di Solimano il Magnifico.

Mustafa si trovò di fronte a una scelta: o comparire davanti a suo padre con il rischio di essere ucciso o, se si fosse rifiutato, di essere accusato di tradimento. Alla fine, Mustafa scelse di entrare nella tenda di suo padre, fiducioso che il sostegno dell'esercito lo avrebbe protetto. Busbecq, che afferma di aver ricevuto un resoconto da un testimone oculare, descrisse gli ultimi momenti di Mustafa. Mentre Mustafa entrava nella tenda di suo padre, gli eunuchi di Solimano lo attaccarono mentre si difendeva coraggiosamente. Solimano, separato dalla lotta solo dai tendaggi di lino della tenda, scrutò attraverso la sua tenda e "rivolse sguardi feroci e minacciosi ai muti, e con gesti minacciosi rimproverò severamente la loro esitazione. Quindi, i muti nel loro allarme, raddoppiando i loro sforzi, scagliarono Mustafa a terra e, gettandogli la corda attorno al collo, lo strangolarono".

Si dice che Cihangir sia morto di dolore pochi mesi dopo la notizia dell'omicidio di suo fratellastro. Ai due fratelli sopravvissuti, Selim e Bayezid, fu dato il comando in diverse parti dell'impero. Nel giro di pochi anni, tuttavia, scoppiò tra di loro una guerra civile, ciascuno di essi supportato dalle sue forze leali. Con l'aiuto dell'esercito del padre, Selim sconfisse Bayezid a Konya nel 1559, portando quest'ultimo a cercare rifugio con i Safavidi insieme ai suoi quattro figli. A seguito di scambi diplomatici, il Sultano chiese allo Scià Tahmasp I che Bayezid fosse estradato o giustiziato. Nel 1561, in cambio di grandi quantità di oro, lo scià permise a un sicario turco di strangolare Bayezid e i suoi figli, aprendo di fatto la strada per la successione di Selim al trono cinque anni più tardi.

MorteModifica

 
Mausoleo di Solimano I detto il Magnifico e della moglie Rosselana nel cimitero della Moschea di Solimano in Istanbul

Il 5 o 6 settembre 1566 Solimano, che aveva da poco lasciato Costantinopoli per guidare una spedizione in Ungheria contro l'imperatore Massimiliano II d'Asburgo, morì prima della vittoria ottomana nell'assedio di Szigetvár, due mesi prima di compiere settantadue anni. Il Gran Visir mantenne segreta la sua dipartita durante la ritirata per l'intronizzazione di Selim II. Il corpo del sultano venne riportato a Istanbul per essere sepolto a fianco alla sua sposa preferita Roxelana nel mausoleo vicino alla moschea Süleymaniye, mentre il suo cuore, il fegato e alcuni altri organi furono sepolti a Turbék, fuori Szigetvár. Un mausoleo venne eretto sopra il luogo di sepoltura e divenne un luogo sacro e di pellegrinaggio. Nel giro di un decennio vennero realizzate una moschea e un ospizio sufi vicino e diverse decine di soldati vennero messi a presidiare il luogo.

Riforme giuridiche e politicheModifica

 
Solimano il Magnifico riceve gli ambasciatori (dipinto di Matrakçı Nasuh)

Sebbene il sultano Solimano fosse conosciuto come "il Magnifico" in Occidente, per gli ottomani era Kanuni Suleiman o "Il Legislatore" (قانونی). All'epoca la Shari'ah, o Legge Sacra, era la legge principale nell'impero e, essendo considerata divina dall'Islam, nemmeno il sultano aveva il potere di cambiarla. Tuttavia un'area legislativa distinta, nota come Kanuns (قانون, legislazione canonica), dipendeva esclusivamente dalla volontà di Solimano e copriva settori fondamentali come il diritto penale, il possesso fondiario e l'imposizione fiscale. Fece raccogliere tutti vari giudizi emessi dai nove sultani ottomani che lo avevano preceduto e, dopo aver eliminato le duplicazioni e risolto le dichiarazioni contraddittorie, emise un unico codice legale, prestando comunque attenzione a non violare le leggi fondamentali dell'Islam. Fu in questo contesto che Solimano, sostenuto dal suo Gran Mufti Ebussuud, cercò di riformare la legislazione per adattarsi a un impero in rapido cambiamento. Quando le leggi Kanun raggiunsero la loro forma finale, il codice delle leggi divenne noto come kanun-i Osmani (قانون عثمانی), o "leggi ottomane". Il codice legale di Solimano durò oltre trecento anni.

Solimano prestò particolare attenzione alla difficile situazione dei rayas, soggetti cristiani che lavoravano la terra dei Sifahis. Il suo Kanune Raya, o "Codice dei Rayas", riformò la legge che regolava i prelievi e le tasse a cui i rayas erano obbligati, elevando il loro status al di sopra dei servi tanto che molti servi cristiani emigrarono nei territori turchi per beneficiare di tale riforma. Il Sultano si occupò anche di fornire una protezione agli ebrei residenti nel suo impero per i secoli a venire: alla fine del 1553 o del 1554, su suggerimento del suo medico e dentista preferito, l'ebreo spagnolo Moses Hamon, il Sultano emise un firmano (فرمان) che denunciava formalmente le diffamazioni contro si essi. Inoltre, Solimano emanò nuove leggi penali e di polizia, prescrivendo una serie di multe per reati specifici, nonché riducendo i casi che comportavo un'esecuzione capitale o delle mutilazioni. Nel settore fiscale, vennero applicate imposte su vari beni e prodotti, inclusi animali, miniere, profitti commerciali e dazi sull'importazione e sull'esportazione.

L'istruzione fu un altro settore giudicato molto importante per il Sultano. Le scuole collegate alle moschee e finanziate da fondazioni religiose offrirono lezioni in gran parte gratuite ai ragazzi musulmani prima che ciò avvenisse nei paesi cristiani dell'epoca. Nella capitale dell'impero, Solimano aumentò il numero di mektebs (مكتب, scuole elementari) portandolo a quattordici, insegnando ai ragazzi a leggere e scrivere, nonché i principi dell'Islam. I giovani che desideravano un'istruzione superiore potevano poi accedere ad una delle otto mandrase (مدرسه) il cui programma di studi includeva la grammatica, la metafisica, la filosofia, l'astronomia e l'astrologia. I corsi di perfezionamento consentivano di ottenere un'istruzione di livello universitario, i cui laureati divenivano imam (امام) o insegnanti. I centri educativi erano spesso uno dei tanti edifici che circondavano i cortili delle moschee, gli altri potevano essere biblioteche, bagni, cucine, abitazioni e ospedali a beneficio del popolo.

Le arti sotto SolimanoModifica

 
Tughra di Solimano il Magnifico

Sotto il patrocinio di Solimano, l'impero ottomano entrò nel massimo del suo sviluppo culturale. La sede imperiale sovrintese a centinaia di società artistiche (chiamate اهل حرف Ehl-i Hiref, "Comunità degli artigiani") che ebbero sede presso il Palazzo Topkapi. Dopo un periodo di apprendistato, gli artisti e gli artigiani potevano avanzare di rango nel loro campo e venivano pagati con salari commisurati in rate annuali o trimestrali. I registri delle buste paga, sopravvissuti fino ad oggi, testimoniano l'ampiezza del mecenatismo artistico di Solimano; ad esempio, il primo dei documenti risalenti al 1526 elenca 40 società con oltre 600 membri. L'Ehl-i Hiref fece affluire gli artigiani più talentuosi dell'impero vero la corte del Sultano, sia quelli provenienti dal mondo islamico che quelli originari dei territori recentemente conquistati in Europa, andando a formare una miscela di culture arabe, turche ed europee. Gli artigiani al servizio della corte includevano pittori, rilegatori di libri, pellicciai, gioiellieri e orafi. Mentre i precedenti sovrani erano stati influenzati dalla cultura persiana (il padre di Solimano, Selim I, scrisse poesie in persiano), durante il periodo di Solimano si vide affermare l'identità artistica dell'impero Ottomano.

Lo stesso Solimano fu un abile poeta che scrisse in persiano e in turco sotto il takhallus (nome di penna o pseudonimo) Muhibbi (محبی, "l'Amante"). Alcuni versi di Solimano divennero proverbi turchi, come il celebre "Tutti puntano sullo stesso significato, ma molte sono le versioni della storia". Quando il suo giovane figlio Mehmed morì nel 1543, compose un commovente cronogramma per commemorare l'anno: impareggiabile tra principi, il mio Sultano Mehmed. Oltre all'opera di Solimano, molti grandi talenti animarono il mondo letterario durante il suo regno, tra cui Fuzûlî e Bâkî. Lo storico letterario Elias John Wilkinson Gibb osservò che "in nessun momento, anche in Turchia, fu dato maggiore incoraggiamento alla poesia che durante il regno di questo Sultano".

Solimano è famoso anche per aver finanziato la costruzione di numerosi monumentali e aver favorito lo sviluppo architettonico all'interno del suo impero. Grazie ad una serie di progetti, il Sultano cercò di trasformare Costantinopoli nel centro della civiltà islamica, facendo realizzare ponti, moschee, palazzi e diversi istituti di beneficenza e sociali. Il più grande di questi venne costruito da Mimar Sinan, il principale architetto del Sultano, grazie al quale l'architettura ottomana raggiunse il suo apice. Sinan divenne responsabile dell'edificazione di oltre trecento monumenti sparsi in tutto l'impero, inclusi i suoi due capolavori, la moschea di Solimano e la moschea Selimiye, quest'ultima costruita ad Adrianopoli (ora Edirne) durante il regno del figlio di Solimano, Selim II. Solimano fece restaurare anche la Cupola della Roccia a Gerusalemme e le mura cittadine (le attuali mura della Città Vecchia di Gerusalemme), rinnovò la Kaaba alla Mecca e costruì un complesso a Damasco.

NoteModifica

  1. ^ a b c d Sulaimā´n I, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 19 novembre 2014.
  2. ^ Un ripetuto equivoco lo indica come Solimano II, dando per buono il fatto che Solimano I fosse Suleiman Çelebi (1377-1411), principe ottomano primogenito di Bayezid I, che invece non fu considerato legittimo Sultano ottomano. Sulayman II viene infatti considerato il ventesimo Sultano ottomano che regnò dal 1687 al 1691.

BibliografiaModifica

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