Sophisti-pop

genere musicale
Sophisti-pop
Origini stilistiche Pop
Soul
Jazz
New wave
Origini culturali sviluppo a metà degli anni Ottanta, nel Regno Unito
Strumenti tipici sintetizzatore, batteria, basso, chitarra, sassofono
Popolarità
Categorie correlate

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Il sophisti-pop è un sottogenere della musica pop. Il termine è stato applicato retrospettivamente[1] alla musica che è emersa alla metà degli anni Ottanta[2][3] nel Regno Unito[4][5] che incorporava elementi di jazz, soul e pop.[4][6] La musica etichettata in questa maniera spesso ha fatto un uso esteso di tastiere elettroniche, sintetizzatori e arrangiamenti raffinati, in particolare sezioni di fiati.[4]

Stylus Magazine ha suggerito che gli artisti sono stati influenzati dagli album di Roxy Music e Bryan Ferry Bête Noire e Boys and Girls.[5] Secondo AllMusic, tra i maggiori artisti ci sono i Simply Red, i Sade, i The Style Council,[7] Basia, Swing Out Sister, Prefab Sprout e la prima fatica degli Everything but the Girl.[4]

NoteModifica

  1. ^ (EN) Neil Kirkham, Polluting young minds? Smash Hits and 'high Thatcherism' (DOC), in Journal of European Popular Culture, vol. 8, n. 2, 2017, p. 139–152, DOI:10.1386/jepc.8.2.139_1. URL consultato il 26 novembre 2020.
  2. ^ (EN) Jeff Terich, Adam Blyweiss, A.T. Bossenger e Sam Prickett, 10 Essential Sophisti-pop albums, su Treble, 24 aprile 2014. URL consultato il 26 novembre 2020.
  3. ^ (EN) Hazel Cills, Playlist: Underrated New Wave, MTV, 15 giugno 2016. URL consultato il 26 novembre 2020.
  4. ^ a b c d (EN) Pop/Rock » Punk/New Wave » Sophisti-Pop, su AllMusic. URL consultato il 26 novembre 2020.
  5. ^ a b (EN) Thomas Inskeep e Alfred Soto, The Bluffer's Guide – Sophisti-Pop, su Stylus Magazine. URL consultato il 26 novembre 2020 (archiviato dall'url originale il 4 settembre 2011).
  6. ^ (EN) 9 different music genres in the internet age – 2/10 – Sophisti-Pop, in The Economic Times, 7 settembre 2013. URL consultato il 26 novembre 2020.
  7. ^ (EN) All Music Guide, Google Books, p. 395.

BibliografiaModifica

  • (EN) Martin C. Strong, The Great Scots Musicography : The Complete Guide to Scotland's Music Makers, Mercat Press, 2002, ISBN 978-1-8418-3041-4.

Collegamenti esterniModifica