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Sottoproletariato

la classe sociale più degradata da un punto di vista economico e culturale, priva di fonti di reddito stabili e coscienza di classe
Il proletariato agricolo, litografia del 1907

Il sottoproletariato (in tedesco Lumpenproletariat, letteralmente "proletariato cencioso"), nelle moderne società industriali, è la classe sociale economicamente e culturalmente più degradata, priva di coscienza politica e non organizzata sindacalmente, i cui componenti traggono il loro reddito da occupazioni vicine a quelle del proletariato ma tuttavia occasionali o talvolta invece sfocianti nell'illegalità. Il termine sorge per definire la classe sociale economicamente più debole rispetto al proletariato, che, invece, può fare affidamento su un reddito relativamente più stabile e sicuro, benché basso, e può vantare una maggiore consapevolezza di classe nonché una maggiore organizzazione dovuta all'inquadramento sindacale. Spesso si fa riferimento al sottoproletariato "urbano", proprio per sottolinearne i caratteri di tipicità nei contesti cittadini e metropolitani.

Indice

Cenni storiciModifica

Già nell'antica Roma nacque l'esigenza di definire una classe al di sotto dei proletari, per poter portare a termine con efficacia i censimenti. Se nei secoli successivi la figura dei sottoproletari venne sempre più associata a quella dei vagabondi e dei mendicanti, nel 1848 Karl Marx li definì come ladri e delinquenti, privi di mestieri, senza scrupoli e lazzaroni.[1]

Nel corso del Novecento si è diffusa la convinzione che il sottoproletario sia più che un segnale di arretratezza, un'inevitabile conseguenza del modello di sviluppo capitalista.

CaratteristicheModifica

Gli studi sociologici riguardanti il sottoproletariato hanno evidenziato una serie di elementi caratterizzanti, quali l'incapacità di organizzarsi politicamente e socialmente, la mancanza di un potenziale rivoluzionario, l'assenza di mobilità sociale, la disorganizzazione e caoticità quotidiana, una disoccupazione cronica, l'essere possibile serbatoio di manovalanza della malavita e di bracci armati di terrorismi politici come il fascismo, il nazismo,il comunismo.[1]

Cause e originiModifica

Gli studi sociologici contemporanei hanno individuato alcune cause comuni presenti nelle realtà moderne, tra le quali annoveriamo uno sviluppo economico a macchia di leopardo, una disorganizzazione sociale dovuta sia a motivi economici sia a fattori politico-militari, un mercato del lavoro libero, un sempre più crescente cinismo selettivo che esclude dal mercato del lavoro, per motivi di età o per pastoie burocratiche e normative, individui ancora in grado di svolgere determinate mansioni, una urbanizzazione incontrollata tendente a creare nuovi ghetti.[1] In generale finché la società non riuscirà a garantire la piena occupazione, sarà inevitabile l'esistenza del sottoproletariato e della malavita, organizzati (partiti estremisti di sinistra e di destra, mafia).

NoteModifica

  1. ^ a b c "Sociologia dell'economia e del lavoro", di Luciano Gallino, Utet, Torino, 1989, pag.238-241, voce "Sottoproletariato"

BibliografiaModifica

  • Louis Chevalier, Classi lavoratrici e classi pericolose, Bari (Parigi), 1976 (1958).
  • Pierre Vercauteren, Les sous-prolétaires, Bruxelles, 1970.
  • Carlo Donolo, Sviluppo ineguale e disgregazione sociale, Quaderni Piacentini (pubbl.n.47), 1972.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica