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Советская Армия
Sovetskaja Armija
Esercito Sovietico
Communist star with golden border and red rims.svg
Emblema dell'Armata sovietica
Descrizione generale
Attiva19461991
NazioneURSS URSS
ServizioForza armata
TipoEsercito
Dimensione2 800 000 (guerra fredda)
Comando SupremoMosca
ColoriRosso
Battaglie/guerreGuerra di Corea
Guerra in Afghanistan
Guerra fredda
Anniversari23 febbraio (calendario gregoriano)
Parte di
Comandanti
Degni di notaGeorgij Žukov
Aleksandr Vasilevskij
Ivan Konev
Rodion Jakovlevič Malinovskij
Andrej Antonovič Grečko
Matvej Vasil'evič Zacharov
Ivan Ignat'evič Jakubovskij
Viktor Georgievič Kulikov
Nikolaj Vasilievič Ogarkov
Sergej Fëdorovič Achromeev
Simboli
Spilla da cappelloRed army conscript hat insignia.jpg
Bandiera ufficiale dell'Armata Rossa.Red Army flag.svg
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L'Armata Sovietica (russo: Советская Армия; traslitterato: Sovetskaja Armija) è stata la denominazione dell'esercito dell'Unione Sovietica tra il febbraio 1946 e il dicembre 1991 quando venne sostituito con le Forze di Terra russe, anche se la data ufficiale di cessazione è stata il 25 dicembre 1993. Fino al 25 febbraio 1946 la forza era conosciuta come l'Armata Rossa, istituita con decreto del 28 (15 secondo il calendario giuliano) gennaio 1918 "per proteggere la popolazione, l'integrità territoriale e le libertà civili nel territorio dello stato sovietico"

Indice

StrutturaModifica

La loro struttura tra l'inizio degli anni cinquanta e la fine degli anni ottanta comprendeva le seguenti principali Armi:[1]

DopoguerraModifica

Alla fine della seconda guerra mondiale, l'Armata Rossa contava 527 divisioni di fanteria, 43 divisioni d'artiglieria e oltre 300 brigate corazzate o meccanizzate[2]; queste ultime erano in maggioranza concentrate in 24 corpi corazzati, ognuno con tre brigate corazzate e una motorizzata, e 14 corpi meccanizzati, ognuno con tre brigate meccanizzate e una brigata corazzata[3].

L'esperienza maturata nella grande guerra patriottica aveva dato ai sovietici ampia fiducia nelle forze corazzate a tal punto che da quel momento il numero di reparti corazzati rimase praticamente invariato, mentre quelle che erano le forza di fanteria venne tagliato di due terzi rispetto al periodo bellico. I corpi corazzati e meccanizzati del periodo finale della guerra vennero convertiti in divisioni corazzate, e dal 1957 le divisioni di fanteria vennero convertite in divisioni motorizzate costituite da tre reggimenti fucilieri motorizzati e un reggimento corazzato, per un totale di dieci battaglioni di fanteria motorizzata e sei battaglioni corazzati; Le divisioni corazzate avevano le proporzioni invertite.

Nel marzo 1946 venne costituito il Comando in capo delle forze terrestri sovietiche, che venne sciolto quattro anni più tardi, per essere ricostituito nel 1955. Nel marzo del 1964, il comando supremo venne nuovamente sciolto per essere poi ricostituito nel novembre 1967.[4]

Nel marzo 1946 il Maresciallo Žukov divenne capo delle forze terrestri sovietiche, ma nel mese di luglio dello stesso anno venne sostituito da Ivan Konev, che rimase in carica fino al 1950, quando la posizione di Comandante in capo delle Forze terrestri sovietiche venne abolita per cinque anni, un vuoto organizzativo che probabilmente è stato associato in qualche modo con la guerra di Corea.[5] Tra il 1945 e il 1948, le forze armate sovietiche subirono una riduzione da circa 11,3 milioni di uomini, a circa 2,8 milioni di uomini,[6] una smobilitazione controllata prima, aumentando il numero di distretti militari a 33, poi ridotti a 21, nel 1946.[7] Il personale delle forze terrestri venne ridotto da circa 9 822 000 a circa 2 444 000.[4]

Per stabilire e proteggere gli interessi geopolitici sovietici nell'Europa orientale europei orientali dell'URSS, truppe dell'Armata Rossa che avevano liberato l'Europa orientale dal dominio nazista, nel 1945 sono rimasti sul posto per garantire regimi filosovietici in Europa orientale e a scopo di protezione contro eventuali attacchi provenienti dall'Europa. Altrove, essi potrebbero aver assistito il NKVD nella repressione della resistenza antisovietica resistenza in Ucraina occidentale (1941-1955).[1] Truppe sovietiche, tra cui la 39ª Armata, rimasero dislocate a Port Arthur e Dalian, sulla costa nord-orientale della Cina fino al 1955. Il controllo venne poi consegnato al nuovo governo comunista cinese.

Guerra freddaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Patto di Varsavia.

Le forze armate sovietiche sul territorio dell'URSS sono state ripartite tra i distretti militari. Erano 32 nel 1945. Sedici distretti sono rimasti dalla metà degli anni settanta fino allo scioglimento dell'Unione Sovietica.

 
Valutazione americana del 1981 dei sette elementi più importanti dell'equipaggiamento dell'Esercito Sovietico

Le armate migliori, più addestrate e meglio equipaggiate dell'Esercito sovietico erano tuttavia concentrate nel Gruppo di forze sovietiche in Germania, che, schierate in Germania orientale, rappresentavano il punto di forza principale del Patto di Varsavia e sembravano in grado di superare, in caso di terza guerra mondiale, la resistenza degli eserciti della NATO e invadere l'Europa occidentale. Le forze sovietiche in Germania durante i lunghi anni della guerra fredda, si addestrarono intensamente per effettuare manovre offensive, contribuirono a controllare la situazione a Berlino e a sopprimere la Primavera di Praga.

Le altre forze dell'Esercito sovietico dislocate in Europa orientale erano invece divise tra il Gruppo di Forze Settentrionali dislocate in Polonia, e il Gruppo di Forze Meridionali dislocate in Ungheria, che misero fine alla la rivoluzione ungherese del 1956. Nel 1958, le truppe sovietiche vennero ritirate dalla Romania. Il Gruppo delle Forze Centrali in Cecoslovacchia venne istituito dopo l'intervento del Patto di Varsavia contro la Primavera di Praga del 1968. Nel 1969, all'estremo confine orientale dell'Unione Sovietica, il conflitto di confine cino-sovietico ha indotto l'istituzione di un distretto militare, il 16º Distretto Militare dell'Asia Centrale ad Alma-Ata in Kazakistan.[8]

Nel 1955, l'Unione Sovietica aveva costituito, con i suoi Stati alleati dell'Europa orientale, il Patto di Varsavia, formalizzando il controllo militare sovietico sulle forze armate di quei paesi. L'alleanza era guidata dal punto di vista militare dal Comandante supremo del Patto di Varsavia che fu sempre un altissimo ufficiale sovietico. L'esercito sovietico ha creato e diretto gli eserciti dell'Europa orientale a sua immagine per il resto della guerra fredda, modellandole per una potenziale invasione dell'Europa occidentale. In realtà l'Esercito sovietico sembrava consapevole della non assoluta affidabilità delle forze alleate del Patto di Varsavia e mantenne sempre uno stretto controllo delle strutture di comando; i materiali più moderni vennero assegnati con priorità alla Nationale Volksarmee della Repubblica Democratica Tedesca che costituiva l'esercito alleato più affidabile ed efficiente.

Dopo il 1956, il premier Nikita Chruščёv ha ridotto le forze di terra per costruire le forze missilistiche strategiche, enfatizzando le capacità nucleari delle forze armate. Nel 1957, il maresciallo Žukov perse il suo posto al Politburo, per essersi opposto a queste riduzioni nelle forze di terra.[9] Lo Stato Maggiore per tutto il periodo della guerra fredda ha pianificato una eventuale invasione dell'Europa occidentale e ciò è stato reso disponibile al pubblico solo dopo che i ricercatori tedeschi in seguito alla riunificazione tedesca e alla dissoluzione dell'Unione Sovietica, hanno ottenuto l'accesso agli archivi della Nationale Volksarmee l'esercito della Repubblica Democratica Tedesca.[10]

Nel 1979 le truppe sovietiche entrarono in Afghanistan, per sostenere il suo governo comunista, appoggiando la fazione del Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan di Babrak Karmal contro quella del presidente Amin che venne ucciso da un commando del KGB. Protagonisti furono gli Specnaz sovietici, reparti speciali, che fecero saltare il nodo di telecomunicazioni di Kabul, paralizzando il comando militare afghano e ottennero il controllo del Ministero dell'Interno. L'invasione dell'Afghanistan provocò l'intensificarsi della resistenza del movimento guerrigliero dei resistenza dei mujahidin e si concluse con il ritiro delle truppe sovietiche, ultimato il 15 febbraio 1989 in seguito agli accordi firmati nel 1988 a Ginevra.

Scioglimento dell'Unione SovieticaModifica

Dal 1985 al 1991 il presidente sovietico Michail Gorbačëv ha avviato un programma di riduzione delle spese militari che comportavano uno sforzo notevole per l'economia sovietica riducendo lentamente le dimensioni delle forze armate, e ritirando le truppe dall'Afghanistan nel 1989.

Tra il 19 e il 21 agosto 1991 venne tentato un colpo di stato per deporre il presidente Gorbačëv, organizzato dai neo-stalinisti presenti nel PCUS, ma il colpo di stato fallì.[11]

 
Soldato della 2ª Divisione motorizzata della Guardia "Tamanskaja" a Mosca nel gennaio 1992 che indossa l'Afghanka[12] invernale

L'8 dicembre 1991, i presidenti di Russia, Bielorussia, e Ucraina formalmente sciolsero l'URSS, costituendo la Comunità degli Stati Indipendenti. Michail Gorbačëv si dimise il 25 dicembre 1991; il giorno successivo, il Soviet Supremo si dissolse e l'URSS si dissolse ufficialmente il 26 dicembre 1991. Nel corso dei successivi 18 mesi, gli sforzi politici per trasformare l'esercito dell'Unione Sovietica nell'esercito della CSI fallì e le forze di stanza nelle repubbliche ex sovietiche sono diventate formalmente le forze militari dei rispettivi nuovi stati nati dallo scioglimento dell'Unione Sovietica.

Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica, anche l'esercito sovietico vene sciolto e i nuovi stati che si sono costituiti si sono divisi il suo patrimonio. La divisione è avvenuta in gran parte su base regionale, con i soldati sovietici dalla Russia a far parte del nuovo Esercito russo, mentre i soldati sovietici provenienti dal Kazakistan entrarono a far parte del nuovo Esercito Kazako. Di conseguenza, la maggior parte è andato a quelle che erano le Forze di Terra sovietiche, tra cui la maggior parte dei missili superficie-superficie Scud e Scaleboard che sono stati inglobati nelle forze terrestri russe.[13] Entro la fine del 1992, la maggior parte dei resti dell'esercito sovietico nella ex-repubbliche sovietiche era sciolto. Le forze militari che presidiavano l'Europa orientale, compresi i paesi baltici, gradualmente hanno fatto ritorno a casa tra il 1992 e il 1994.

A metà marzo 1992, il presidente russo Boris El'cin ha nominato il nuovo ministro della difesa russo, segnando un passo fondamentale nella creazione delle nuove forze armate russe. Le ultime vestigia della vecchia struttura di comando sovietica sono state disciolte nel giugno del 1993.

Negli anni successivi, le forze terrestri ex sovietiche sono state ritirate dall'Europa centrale e orientale (compresi i paesi baltici), così come dalle repubbliche ex-sovietiche di Azerbaigian, Armenia, Uzbekistan, Kazakistan, Turkmenistan e Kirghizistan.

Attualmente forze di terra russe sono presenti in Tagikistan, Georgia e in Transnistria.

Dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, un considerevole numero di armi venne trasferita alle nuove forze armate degli stati emergenti alla periferia dell'ex Unione Sovietica, come ad esempio Armenia, Azerbaigian e Tagikistan[14]

Allo stesso modo, armi e altre attrezzature militari sono state lasciate dopo il ritiro sovietico dall'Afghanistan nel 1989[14]

Alcune di queste armi sono state vendute poi sul mercato nero o attraverso i mercanti di armi e sono finite nella mani si organizzazioni terroristiche come al-Qaeda[14] Un rapporto del 1999 ha affermato che la più grande opportunità per le organizzazioni terroristiche di procurarsi armi è nella ex Unione Sovietica.[14]

Nel 2007, la Banca Mondiale ha stimato che, delle 500 milioni di armi da fuoco totali disponibili in tutto il mondo, 100 milioni erano dei Kalašnikov e 75 milioni erano AK-47.[15] Tuttavia, solo circa il 5 milioni di questi sono stati prodotti nella ex URSS[16]

Comandanti in capo delle Forze terrestri sovieticheModifica

Nel periodo in cui il Comando in capo delle Forze terrestri è stato abolito le funzioni di comando delle forze di terra del Soviet Supremo dell'URSS sono state esercitato direttamente dal Ministero della Difesa e dallo Stato maggiore.[17]

Distintivi di grado dell'Armata SovieticaModifica

Per i militari di truppa (fino a sergente anziano) era previsto un codice (СА, SA) che indicava Советская Армия (Sovetskaja Armija), Esercito sovietico.

Ufficiali generali
 
маршал Совéтского Союза
Maresciallo dell'Unione Sovietica
comandante generale
 
Главный маршал артиллерии
Maresciallo capo dell'artiglieria
 
Главный маршал Авиации
Maresciallo capo dell'aviazione
 
Главный маршал Бронетанковых войск
Maresciallo capo delle truppe corazzate
 
Главный маршал Связи
Maresciallo capo delle comunicazioni
 
Главный маршал Инженерных войск
Maresciallo capo del Corpo degli ingegneri
 
генерал армии
Generale d'Armata
 
маршал артиллерии
Maresciallo dell'artiglieria
 
маршал Авиации
Maresciallo dell'aviazione
 
маршал Бронетанковых войск
Maresciallo delle truppe corazzate
 
маршал Связи
Maresciallo delle comunicazioni
 
маршал Инженерных войск
Maresciallo del Corpo degli ingegneri
 
генерал-полковник
Colonnello Generale
 
генерал-лейтенант
Tenente generale
 
генерал-майор
Maggior generale
Ufficiali superiori
 
полковник
Polkovnik
 
подполковник
Podpolkovnik
 
майор
Maggiore
Ufficiali inferiori
 
капитан
Capitano
 
старший лейтенант
Tenente anziano
 
лейтенант
Tenente
 
младший лейтенант
Tenente giovane
Sottufficiali
 
старший прапорщик
Sottufficiale anziano
 
прапорщик
Sottufficiale
Sergenti
 
старшина
sergente maggiore
 
старший сержант
Sergente anziano
 
сержант
Sergente
 
младший сержант
Sergente giovane
Truppa
 
ефрейтор
Caporale
 
рядовой
Soldato

EquipaggiamentoModifica

Nel 1990 l'esercito sovietico possedeva:[18]

NoteModifica

  1. ^ a b V.I. Feskov, K.A. Kalashnikov, V.I. Golikov, L'esercito sovietico durante la guerra fredda (1945-1991), Tomsk Casa editrice Tom, University Press, 2004, p. 6.
  2. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. VII, p. 94.
  3. ^ S. J. Zaloga-L. S. Ness, Red Army Handbook, pp. 85-89.
  4. ^ a b Armed Forces of the Russian Federation – Land Forces, Agency Voeninform of the Defence Ministry of the RF, 2007, p. 14.
  5. ^ Scott and Scott, The Armed Forces of the Soviet Union, Eastview Press, Boulder, Co. (1979) p. 142.
  6. ^ William E. Odom, The Collapse of the Soviet Military, Yale University Press, New Haven and London, 1998, p. 39.
  7. ^ Scott and Scott, The Armed Forces of the Soviet Union, Westview Press, Boulder, CO. (1979) p. 176.
  8. ^ Scott and Scott, 1979, p. 176.
  9. ^ Viktor Suvorov, Inside the Soviet Army ISBN 0-241-10889-6.
  10. ^ William E. Odom, The Collapse of the Soviet Military, Yale, 1998, pp. 72–80, disponibile anche su Parallel History Project Archiviato il 22 gennaio 2010 in Internet Archive., e anche in documentation on the associated Polish exercise, Seven Days to the River Rhine, 1979 e in Beatrice Heuser, "Warsaw Pact Military Doctrines in the 1970s and 1980s: Findings in the East German Archives", su Comparative Strategy, October–December 1993, pp. 437–457.
  11. ^ David Remnick, Tomba di Lenin: Gli ultimi giorni di dell'impero sovietico, Vintage Books (1994), ISBN 0-679-75125-4.
  12. ^ Termine russo che indica l'uniforme che indossavano i soldati sovietici durante la guerra in Afghanistan.
  13. ^ Stime del 1992 hanno calcolato cinque brigate SSM con 96 veicoli missilistici andati alla Bielorussia e 12 brigate SSM con 204 veicoli missilistici all'Ucraina, rispetto a 24 brigate SSM con oltre 900 veicoli missilistici incorporati nelle forze terrestri russe e alcuni missili in altre repubbliche ex sovietiche - IISS, l'equilibrio militare 1992-93, Brassey, London, 1992, pp. 72, 86, 96.
  14. ^ a b c d Cécile van de Voorde e Mark S. Hamm, Crimes Committed by Terrorist Groups: Theory, Research, and Prevention, DIANE Publishing, 2011, p. 8, DOI:10.9781437929591, ISBN 1437929591. Disponibile anche in: Crimes Committed by Terrorist Groups: Theory, Research and Prevention .
  15. ^ Phillip Killicoat, Weaponomics: il mercato globale dei fucili d'assalto (PDF), a cura di Banca mondiale. Post-Conflict Transizioni Working Paper No. 10., Università di Oxford, aprile 2007. URL consultato il 3 aprile 2010.
  16. ^ Valerii N. Shilin; Charlie Cutshaw Legends and reality of the AK: a behind-the-scenes look at the history, design, and impact of the Kalashnikov family of weapons Paladin Press ISBN 978-1-58160-069-8.
  17. ^ V.I. Feskov, V.I. Golikov, K.A. Kalashnikov e S.A Slugin, Le forze armate dell'Unione Sovietica dopo la seconda guerra mondiale , dall'Armata Rossa al Soviet ( Parte 1 : le forze di terra ), Tomsk, YTL, 2013, p. 118.
  18. ^ Russian Land Combat Equipment.

Voci correlateModifica

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