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Verso la fine del [[XVIII secolo]] un maggior numero di "iscrizioni cuneiformi" furono portate in [[Europa]] dal danese Niebuhr.
Ci vollero trent'anni prima che un maestro di scuola tedesco, [[Georg Friedrich Grotefend]], riuscisse a decifrare le prime quattro lettere: la (D, la A, la R, e il suono S' (quello della parola sciŠ), che insieme formano il nome [[persia]]no del re [[Dario II di Persia|Dario]] (''Dārayavahuš'').
 
EPassarono altri vent'anni ancora passarono prima che un ufficiale inglese, [[Henry Rawlinson]], contemporaneamente ad altri appassionati studiosi, fornisse validi elementi per una maggiore conoscenza sempre maggiore della scrittura cuneiforme e della relativa lingua assira.
 
Lo studio di Champollion sui [[geroglifico egizio|geroglifici]] non fu certo facile, ma fu forse più complessa la [[decifrazione]] della scrittura cuneiforme. Gli [[Egizi]] usavano un tipo di scrittura composita a base di figure, per lo più incise su materiale solido o riprodotte su superfici pittoriche, quindi con segni ben delineati e distinguibili. Anche i [[Sumeri]], i primi abitanti della [[Mesopotamia]], usando come materiale scrittorio delle tavolette d'argilla, avevano iniziato a scrivere con segni quasi del tutto figurativi, ma abbandonarono poi del tutto questo sistema pittografico, stilizzandolo al massimo, e passando così dal pittografico al cuneiforme. I caratteri cuneiformi erano però notevolmente diversi dalle originarie figure, erano spesso, a parte le iscrizioni su pietra, difficilmente distinguibili gli uni dagli altri, e l'uso dell'argilla non ne facilitava la lettura. È quindi solo grazie allo sforzo appassionato di alcuni geniali assiriologi che si è effettuata la decifrazione, tanto che oggi possiamo usufruire di grammatiche sumeriche e accadiche (assiro-babilonesi), e di un ampio e prestigioso dizionario sia sumerico (in allestimento), che accadico.