Differenze tra le versioni di "Alcesti (Euripide)"

m
→‎Trama: smistamento lavoro sporco e fix vari
m (→‎Trama: smistamento lavoro sporco e fix vari)
 
== Trama ==
Nel [[prologo]] il [[dio]] [[Apollo]] narra di essere stato condannato da [[Zeus]] a servire come [[schiavo]] nella casa di [[Admeto (mitologia)|Admeto]], [[re]] di [[Fere]] in [[Tessaglia]], per espiare la colpa di aver ucciso i [[Ciclopi]] come vendetta consequenziale all'uccisione del figlio [[Asclepio]] per mano di Zeus stesso. Grazie alla sua [[Xenia (antica Grecia)|benevola accoglienza]], Apollo nutriva per Admeto un grande rispetto, tanto da esser riuscito ad ottenere dalle [[Moire (mitologia)|Moire]] che l'amico potesse sfuggire alla morte, a condizione che qualcuno si sacrificasse per lui. Nessuno, tuttavia, era disposto a farlo, né gli amici, né gli anziani genitori: solo l'amata sposa [[Alcesti (mitologia)|Alcesti]] si era detta pronta. Quando sulla scena arriva [[Tanato (mitologia)|Thanatos]], la Morte, Apollo tenta inutilmente di evitare la morte della donna e si allontana, lasciando la casa immersa in un silenzio angoscioso.
Con l'ingresso del [[Coro greco|coro]] dei cittadini di Fere si apre la tragedia vera e propria. Mentre i coreuti piangono per la sorte della regina, una serva esce dal palazzo e annuncia che Alcesti è ormai pronta a morire, anche se vinta dalla commozione per la sorte della sua famiglia. Grazie all'aiuto di Admeto e dei figli, appare direttamente sulla scena per pronunciare le sue ultime parole: saluta la luce del sole, compiange se stessa, accusa i suoceri, che egoisticamente non hanno voluto sacrificarsi, e consola il marito. Dopo essersi fatta promettere dal marito di non essere sostituita da un'altra donna, Alcesti muore.
{{quoteCitazione|Il tempo ti consolerà: non è più niente chi muore - o nella traduzione di Pontani: Il morto giace il vivo si dà pace. |Alcesti ad Admeto, v.381<ref>Euripide, ''Alcesti'', trad. di Guido Paduano, Fabbri, Milano 2001, p.87</ref>}}
Dopo i tristi commenti del figlioletto, di Admeto e del Coro, arriva sulla scena [[Eracle]], intento in una delle [[dodici fatiche di Eracle|dodici fatiche]], per chiedere [[Xenia (antica Grecia)|ospitalità]]. Admeto lo accoglie con generosità, pur non nascondendogli la propria afflizione, tanto da essere costretto a spiegargliene il motivo. Racconta all'eroe che è morta una donna che viveva nella casa, ma non era consanguinea, così da non metterlo a disagio, pur nascondendo in qualche modo la verità dei fatti.
Prima dei funerali sopraggiunge [[Fere (mitologia)|Ferete]], padre di Admeto, per portare in dono una veste funebre: il re lo respinge stizzito, accusandolo di essere il colpevole della morte della moglie, ma si sente accusare di essere solo un codardo.
A questo punto, il Coro esce di scena (espediente prima di allora usato solo da [[Eschilo]] nell'''[[Orestea]]''), e si conclude la sezione più propriamente "tragica" dell'opera; in quella successiva il dramma si risolve positivamente.
Entra in scena un servo che si lamenta del comportamento di Eracle, il quale, senza riguardo per la situazione, si è perfino ubriacato. Anche se gli era stato ordinato di non farlo, lo schiavo decide di rivelare a Eracle la verità: la donna "non consanguinea" morta, in realtà, è la moglie di Admeto. L'eroe, fortemente pentito, decide così di andare all'Ade per riportarla in vita. Dopo il terzo [[stasimo]], contenente un elogio di Admeto e Alcesti, Eracle ritorna con una donna velata, fingendo di averla "vinta" a dei giochi pubblici, per mettere alla prova la sua fedeltà. Admeto, inizialmente, ha quasi orrore a toccarla, convinto che sia un'altra, e acconsente a guardarla solo per compiacere il suo ospite. Tolto il velo, si scopre che la donna è Alcesti, ora restituita all'affetto dei suoi cari. Eracle spiega che non le è consentito parlare per tre giorni, il tempo necessario per essere "sconsacrata" agli inferi.
{{quoteCitazione|Molte sono le forme del divino; molte cose gli dèi compiono contro le nostre speranze; e quello che si aspettava non si verificò, a quello che non ci si aspettava diede compimento il dio...|Coro<ref>Euripide, ''Alcesti'', trad. di Guido Paduano, Fabbri, Milano 2001, p.149</ref>}}
 
== Critica ==
1 182 051

contributi