Littoria

Iscritto il 2 giu 2006
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Una ulteriore distinzione si suole operare tra rapporti di cortesia e '''rapporti contrattuali di fatto'''.</br>
L'espressione «rapporti contrattuali di fatto» fu adottata per la prima volta in [[Germania]] a Haupt e Lehmann, nel [[1943]], al fine di equiparare taluni "fatti" alle "dichiarazioni di volontà". L'esigenza era quella di far sorgere vincoli anche a carico di chi non avesse manifestato alcuna intenzione al riguardo ma avesse semplicemente tenuto un «comportamento di impatto sociale»: si stava svalutanto il cd. dogma della volontà in favore della tutela degli [[Dirito soggettivo|interessi]] della comunità.</br>
Negli anni '50, Betti ha studiato il fenomeno come appartenente alla teoria delle fonti dell'[[Obbligazione (diritto)|obbligazione]], con l'avvertenza che si tratta di un fenomeno eterogeneo che ha la sua genesi sempre e soltanto da un fatto (e mai da una dichiarazione di volontà).</br />
 
Stella Richter ha classificato questi rapporti della vita di relazione, cioè socialmente tipici, in tre categorie:
#rapporti collegati ad un'[[Promesse unilaterali|offerta al pubblico]]
#rapporti collegati all'appartenenza ad una [[Associazione|organizzazione]] (es. società di fatto).
 
Questa ricostruzione è stata fortemente criticata, perchè si è ritenuto inaccettabile il concetto di ''contatto sociale'', già posto in discussione dalla stessa dottrina tedesca che lo aveva elaborato. Ma la [[Corte di cassazione]] mosra di accedere ancora a questa impostazione, facendo sorgere obblighi [[Contratto|contrattuali]] in capo all'amministratore di fatto che si è ingerito nella gestione degli affari sociali senza averne idonea investitura.< /br>
 
La [[dottrina]] [[Italia|italiana]] (Betti) ricostruisce il fenomeno abbandonando l'idea per cui il contratto deve essere sostenuto da un accordo "dichiarato", e mettendo in primo piano il «contatto tra due sfere di interessi» valutato nella sua tipica concludenza, quale esplicazione di [[autonomia privata]], approvata e protetta dall'[[ordinamento giuridico]] al pari di qualunque altro comportamento [[Negozio giuridico|negoziale]].</br>
Così facendo, si può riconoscere il contratto anche dove manca lo schema [[proposta contrattuale]]-[[accettazione]].
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