Differenze tra le versioni di "Ramón Menéndez Pidal"

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Menéndez Pidal aprì gli studi linguistici e letterari del suo paese al metodo comparatista e storico, con i quali fissò la base della moderna filologia spagnola e si rivelò essere uno dei più prestigiosi filologi romanzi dell'epoca.
Con ''La leggenda degli infanti de Lara'' ([[1896]]) iniziò i suoi lavori sull'epica spagnola primitiva, lavori continuati con una serie di saggi sul ''[[Poema del mio Cid]]'', accuratamente pubblicati tra il [[1908]] e il [[1911]], e con opere come ''La epopeya castellana a través de la literatura española'' (1910) e ''La Chanson de Roland e il neotradizionalismo'' ([[1959]]).
La sua stima per la figura di [[Rodrigo Díaz de Vivar]] (il leggendario Cid Campeador), in consonanza con gli autori della ''[[Generazione del 98'']], lo portò a scrivere ''La España del Cid'' (1929), nella quale manifestò la sua grande esperienza di storico.
 
Fu l'esponente di maggiro spicco della "tesi tradizionalista" con la quale si afferma che l'epica sarebbe un prodotto popolare, trasmesso dai giullari e messa per iscritto solo successivamente. Al giorno d'oggi si riconosce la sicura importanza e influenza della tradizione orale nell'epica, ma si tende a rifiutare l'ipotesi di una lunga trasmissione orale in quanto non offre comunque punti d'appoggio concreti.
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