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Passò poi in Italia. L'11 luglio 1574 arrivò a Venezia, dove venne accolto con entusiasmo. Vi si trattenne una quindicina di giorni, spendendo una quantità enorme di denaro in feste e regali, rapito dal clima di festa e opulenza della città.<ref name="Frieda, 2011, cap.XIV">Frieda, 2011, cap.XIV</ref>
 
Raggiunto dallo zio [[Emanuele Filiberto di Savoia]], passò quindi per [[Ferrara]], Mantova, [[Torino]] ed infine le [[Alpi]], continuamente istigatosollecitato ad affrettarsi dalle lettere della madre, che si era fatta dichiarare reggente dal figlio morente. Malgrado il fratello minore di Carlo, [[Francesco Ercole di Valois|Francesco duca d'Alençon]], e il cognato [[Enrico IV di Francia|Enrico]] avessero senza indugio ratificato l'atto, Caterina era preoccupata dalla situazione politica turbolenta. In particolare il duca d'Alansone, alleato al re di Navarra, nei mesi precedenti la morte di Carlo IX si era posto a capo di una serie di complotti orditi dal gruppo dei [[Malcontent]], fazione politica formata da protestanti e cattolici moderati. Questi complotti, sventati in parte dalla regina madre e dalla disorganizzazione degli stessi fautori, miravano ad attuare un colpo di stato e mettere sul trono di Francia il cadetto dei Valois. Alleata a suo fratello Francesco, vi era anche [[Margherita di Valois]]: la regina di Navarra aveva infatti deciso di schierarsi con il fratello minore, tradendo le promesse fatte a Enrico prima della sua partenza per la Polonia.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|pp. 62-68.}}</ref>
 
Malgrado questo, Enrico si trattenne diversi giorni in Savoia, dove si fece convincere dallo zio ad ottemperare alle cessioni di alcune città piemontesi previste dal [[Pace di Cateau-Cambrésis|trattato di Cateau-Cambrésis]], che non erano mai stata attuate, malgrado la regina madre lo avesse pregato nelle sue lettere di non fare concessioni ai suoi favoriti o di prendere decisioni importanti prima del suo rientro. Fu una decisione impopolare, che si attirò le proteste di diversi nobili (lo stesso duca di Nevers, confidente stretto di Caterina, era governatore di alcuni territori francesi in Italia), ma gli fece ottenere alcune migliaia di soldati savoiardi. Caterina, che aveva lasciato Parigi alla volta di Lione portando con sè Francesco Ercole (divenuto duca d'Angiò) ed Enrico di Navarra, strettamente sorvegliati da tempo, riabbracciò l'amato figlio a [[Bourgoin-Jallieu|Bourgoin]] il 5 settembre. Enrico abbracciò i due congiunti e con un atto di magnanimità li perdonò, chiedendo in cambio di astenersi da complotti e intrighi contro il nuovo regno.<ref name="Frieda, 2011, cap.XIV"/>
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