Differenze tra le versioni di "Mariana Mantovana"

nessun oggetto della modifica
La leggenda vuole che Mariana Mantovana abbia preso il nome da [[Caio Mario]], in onore della sua vittoria sui [[Cimbri]] ottenuta tra Verona e Mantova. Non si sono trovate tracce di Mario ma il territorio di Mariana Mantovana è probabilmente fra quelli distribuiti ai legionari nel corso della centuriazione della pianura mantovana operata a favore dei veterani romani nel [[I secolo]] prima dell'era comune. Bisogna attendere l'anno [[1111]] per trovare la prima citazione di Mariana Mantovana: in quest'anno il conte ''Uberto di [[Conti di Sabbioneta|Sabbioneta]]'', figlio di [[Bosone II (conte)|Bosone II]] è testimone dell'investitura dell'abate dell'[[Abbazia di San Tommaso]], ''Pietro di Acquanegra'', dell'Abbazia della Gironda di [[Bozzolo (Italia)|Bozzolo]]. Per alcuni secoli le vicende del Borgo seguirono quelle di Brescia al cui territorio il contado apparteneva e della cui diocesi faceva parte la parrocchia. Dopo la scomparsa dei [[Conti di Sabbioneta]] il comune di Brescia concesse Mariana Mantovana in feudo alla famiglia [[Ugoni-Longhi]]. Gli Ugoni-Longhi, conti di [[Casalodi]] conservarono il feudo sino all'inizio del [[1400]] quando una parte venne concessa al conte [[Carlo Albertini]], di Prato dichiarato poi decaduto ed incarcerato con i fratelli, accusati di aver organizzato un colpo di stato contro i [[Gonzaga]].
 
Non ci sono notizie certe di Mariana Mantovana per un lungo periodo, ma probabilmente le sue vicende furono influenzata dagli eventi di Brescia contesa a lungo tra i [[Visconti]] di Milano e la [[Repubblica di Venezia]]. Nel [[1427]] [[Asola]], il principale centro del territorio, passò sotto il dominio di Mantova, ma un insurrezione popolare cacciò le milizie gonzaghesche e la comunità decise di darsi spontaneamente alla Repubblica veneta. I tentativi di Venezia di assoggettare anche i borghi limitrofi portarono a una lunga controversia con Mantova per la delimitazione dei confini. Dopo una serie conflitti le parti affidarono il compito di arbitro a [[Francesco Sforza]], che divise il territorio marianese in due settori: la [[Castello di Mariana Mantovana|Rocca di Mariana Mantovana]], con parte del territorio restò ai [[Gonzaga]], il resto di Mariana andò alla [[Repubblica di San MarcoVenezia]] accorpandolo al territorio di Asola. E' da allora che si aggiunse a Mariana Mantovana l'aggettivo ''Mantovana'', per distinguerla dalla porzione presa dai veneziani.
 
Mariana Mantovana divenne dunque terra di confine tra due Stati che, tranne in momenti particolari, conservarono buone relazioni e quindi non necessitavano di apparati difensivi rilevanti. Non per questo la rocca venne trascurata. Era un recinto di potenti mura, circondato da un ampio fossato, con un'alta torre di avvistamento di pianta quadrata coronata da tre merli per lato. A lato della torre si trovavano l'ingresso carraio con ponte levatoio e la posterula pedonale; a destra dell'ingresso, sotto l'arco, una lapide in marmo con leone rampante e le scritte MCCCCLXVI e IACOBUS. D. E. FRAHONO ricorda un capitano del castello che smessa l'armatura si stabilì nel paese. La data del 1466 può essere collegata a Ludovico, secondo Marchese (1444-1478) che si avvalse dell'abilità di Giovanni da Padova per dotare la rocca di Mariana Mantovana di un sistema difensivo idoneo anche a sopportare i tiri delle bombarde. La zona di muratura non interessata dalla torre era coronata da merli ghibellini, alcuni dotati di feritoie verticali mentre nella torre all'altezza dei merli suddetti, verso sinistra, si apre una feritoia orizzontale. All'interno della rocca vi erano poche abitazioni, probabilmente la residenza del comandante della guarnigione ed i locali per ospitare soldati, cavalli e forse il deposito delle derrate. la popolazione abitava all'esterno e veniva ospitata all'interno della rocca solo in caso di pericolo. Notizie sulle strutture difensive di Mariana Mantovana appaiono anche nelle lettere inviate al Marchese da Giorgione di Guastalla, altro architetto militare al servizio dei Gonzaga, in cui si parla dei lavori iniziati per rafforzare la rocca che risultava dotata di rivellino, pilastri e sostegni. Attualmente la maggior parte della rocca è stata demolita e si conservano solo la grande torre (che successivamente è stata dotata di orologio) e l'ingresso con il relativo tratto di mura.
9 072

contributi