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{{Citazione|Il quale colpo fu la distruzione della nostra città, perché crebbe molto odio tra i cittadini|Dino Compagni, ''Cronica'', Libro 1, XXII}}
 
Dopo questo episodio Corso Donati e altri ruppero il confino andandosene a Roma a pregare il papa Bonifacio VIII di intervenire perché ormai si erano formate due fazioni in lotta una delle quali, quella ''cerchiesca'' si era alleata con i ghibellini. Il papa convocò a Roma [[Vieri de' Cerchi]] per farsi dare spiegazioni, ed egli si recò diligentemente riferendo come la sua fede guelfa fosse salda, ma come non fosse possibile riappacificarsi con l'altro partito. I Cerchi confinati, con il sostegno di [[Lotteringo Gherardini]] tornarono allora in città e poco dopo seguirono anche i capi dei Donati. Lo stesso autunno Bonifacio VIII nominò [[Carlo di Valois]], fratello di [[Filippo il Bello di Francia]], ''Paciaro di Toscana'', una carica non ben definita e che molti giudicarono come minacciosa.
 
In quel periodo giunsero a Firenze anche gli esiliati di parte nera di Pistoia e da allora, alleati dei Donati fiorentini e da allora le due fazioni si chiamarono dei bianchi e neri.