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In quel periodo giunsero a Firenze anche gli esiliati di parte nera di Pistoia, da allora alleati dei Donati fiorentini, e d’ora in poi le due fazioni si chiamarono dei bianchi e neri.
 
La linea politica dei neri si sviluppò sempre più chiaramente come di stampo elitario, filopapale, espressione della nuova nobiltà mercantile e cittadina, mentre i bianchi, nelle cui file militavano [[Dante Alighieri]] e Petracco, il padre di [[Francesco Petrarca]], erano più vicini al popolo e con una visione politica più equidistante tra il papato e l'Impero. In buona sostanza, guardando anche ai fatti economici, i neri ritenevano che pur di poter mettere le mani sulla gestione delle finanze pontificie, privilegio che allora e nel secolo a venire era riservato ai banchieri fiorentini, qualsiasi ingerenza papale era ben accetta, mentre i bianchi ritenevano necessario innanzitutto il mantenimento delle libertà e della struttura repubblicana e quindi, anche il mantenimento delle prerogative della più antica nobiltà signorile e feudale. Non a caso tra i bianchi militavano esponenti di famiglie feudali come i [[Gherardini]] di [[Montagliari]], che per l'ultima volta, tentarono di opporsi alla nascita di una Firenze "comunale".
 
=== L'esilio dei neri ===