Publio Attio Varo: differenze tra le versioni

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==Biografia==
Ottenne la [[pretore (storia romana)|pretura]] non più tardi del [[53 a.C.]]. Nessun 'altra indicazione nel suo ''[[cursus honorum]]'' è stato riscontrato in precedenza. In seguito ottenne la [[propretura]] come governatore della [[Africa (provincia romana)|provincia romana dell'Africa]], almeno dal [[52 a.C.]].<ref>{{cita|Broughton 1952|pp. 228, 237, 260, 275, 290, 300, 310–311, 535}}.</ref>
 
Allo scoppio della [[guerra civile romana (49-45 a.C.)|guerra civile]], Varo, facente parte degli ''[[optimates]]'', si trovava a [[Osimo]], poiché stava facendo la leva in tutto il ''[[Picenum]]'', mandando in giro dei senatori.<ref>{{cita|Cesare, ''De bello civili''|I, 12}}.</ref> I decurioni di Osimo, quando vennero a sapere dell'arrivo di [[Gaio Giulio Cesare]], che poco prima aveva passato il Rubicone, rivolgendosi ad Attio Varo, dissero che i cittadini del municipio non potevano tollerare che il conquistatore della Gallia dovesse rimanere fuori dalle mura della città, «un comandante della repubblica tanto benemerito, che aveva compiuto così grandi imprese». Varo, scosso dal loro discorso, preferì condurre fuori dalla città il proprio presidio e ritirarsi, ma l'avanguardia di Cesare lo intercettò e attaccò battaglia. Varo venne, poco dopo, abbandonato dai suoi, che in parte preferirono far ritorno a casa, in parte andarono a rimpolpare le fila dell'esercito di Cesare. Tra questi vi era anche un certo Lucio Pupio, centurione primipilo, che in passato aveva militato nell'esercito di Gneo Pompeo. Cesare, dopo aver lodato i soldati di Attio Varo, permise a Pupio di andare via libero, mentre ringraziò gli Osimati per questo loro gesto che non avrebbe dimenticato.<ref>{{cita|Cesare, ''De bello civili''|I, 13}}.</ref>
Curione sbarcò nei pressi di [[Utica (Tunisia)|Utica]], e sorprese in un primo tempo le legioni di Varo. Un ufficiale di Varo, [[Sesto Quintilio Varo]], che era stato a ''[[Corfinium]]'', si appellò alle sue precedenti truppe chiedendo loro di disertare e abbandonare Curione. Le truppe si rifiutarono e, dopo un successo in una scaramuccia di cavalleria, Curione li condusse in un audace attacco in salita. Incoraggiato da questo successo, Curione agì troppo frettolosamente, attaccando quello che credeva essere l'esercito di [[Giuba I]]. In realtà il grosso delle forze del re numida si trovavano poco distanti. E così dopo un successo iniziale, le forze di Curione caddero in un'imboscata e furono praticamente annientate. Curione, una volta circondato con i resti delle sue truppe su una collina, morì nel combattimento che seguì. Pochi furono i sopravvissuti, tra i quali lo storico [[Gaio Asinio Pollione]] e il futuro console [[Gaio Caninio Rebilo]], che fuggì a [[Sicilia (provincia romana)|Sicilia]].
 
Dopo la [[battaglia di Farsalo]], iil restiresto dei Pompeiani, incluso [[Marco Porcio Catone Uticense|Catone]], scapparonoscappò in Africa per continuare a resistere. Dopo svariate insistenze da parte di Catone, Varo cedette il proprio comando supremo al [[Console romano|consolare]] [[Quinto Cecilio Metello Pio Scipione Nasica|Metello Scipione]]. Il grado che Varo ottenne da quel momento (48 a.C.) fu ''[[legatus pro praetore]]'', come attestato epigraficamente.<ref>{{CIL|2|780}}.</ref>
 
Nel [[46 a.C.]], Varo divenne comandante della flotta pompeiana. Dopo la sconfitta nella [[battaglia di Tapso]], Varo fuggì in [[Spagna romana|Spagna]]. Qui fu sconfitto nella [[battaglia di Carteia]] in uno scontro navale adper opera di [[Gaio Didio]], il comandante della flotta di Cesare, e costretto a raggiungere l'esercito di terra sulla vicina spiaggia. Cadde nella [[Battaglia di Munda (45 a.C.)|battaglia di Munda]]. La sua testa, insieme acon quella di [[Tito Labieno]], fu presentata a Cesare.
 
== Note ==
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