Differenze tra le versioni di "Cabala ebraica"

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La Tradizione della Qabbalah riverbera nel genere letterario dell'apocalittica. Prima di giungere in età neo-testamentaria e trovare il famoso [[Apocalisse di Giovanni|Libro dell'Apocalisse]] (che chiude la Bibbia nella forma in cui la conoscono i moderni), si dovranno ricordare testi fondamentali di questa tradizione tra cui i libri [[apocrifi]] (non inclusi nel canone biblico) di [[Libro di Enoch|Enoch]] e il canonico Libro del profeta [[Ezechiele]] (il cui primo capitolo è la base della dottrina della Merkavah), scritto al tempo dell'uscita dalla cattività in [[Babilonia]] e la ricostruzione del Tempio di [[Gerusalemme]].
 
Gli scavi archeologici di [[Qumran]] e [[Nag HammâdiHammadi]] hanno rivelato quanto fosse viva questa tradizione e quanti altri scritti l'abbiano arricchita prima di svanire con la distruzione del secondo Tempio e la Diaspora.
Nel Medioevo, questa tradizione tornò visibile mediante la pubblicazione (soprattutto in Spagna, ad opera degli Ebrei Sefarditi) di scritti come il Bahir (Libro della Chiarezza) e lo [[Zohar]] (Libro dello Splendore), che furono le basi della penetrazione della Qabbalah nel pensiero occidentale.
Tuttavia, l'espulsione degli ebrei dalla Spagna ad opera di re [[Ferdinando il Cattolico]] eclissò nuovamente questa tradizione, che riparò a Saféd, in Galilea. Qui attecchirono nuove importantissime opere, tra le quali svetta Etz Chaim "L'Albero della Vita", in cui sono riportati gli insegnamenti di [[Isaac Luria]], che aprì la Qabbalah al pensiero moderno.<ref name="Drob"/>